Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Se pensi "io respiro" l'io è superfluo. Non c'è nessun tu che possa dire
"io". Quel che chiamiamo io non è che una porta oscillante che si muove
quando inaliamo ed esaliamo il respiro. Si muove soltanto: questo è tutto.
Quando la tua mente è pura e abbastanza calma per seguire questo movimento,
non c'è niente: nessun "io", nessun mondo, nessuna mente né corpo; solo
una porta che oscilla.
Shunryu Suzuki Roshi
«Che io possa trovare la serenità per accettare le cose
che non posso cambiare; il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare
e la saggezza per distinguere le une dalle altre. Che io possa vivere un
giorno alla volta, godendo di ogni istante, accettando le difficoltà come
una via per la pace». (Anonimo
buddista)
Riflessioni atipiche. Vi è mai capitato di sentirvi perplessi senza rimedio
e non comprenderne il vero motivo? Le circostanze si susseguono senza sosta,
il tempo incalza, procede rapido e inesorabile verso una mèta indistinta.
Persino le ombre si defilano senza che si riesca a focalizzarne il profilo.
Il nocciolo di ciascun problema diventa evanescente, si sottrae alla benché
minima analisi, si nasconde. Siamo come un'immensa periferia. E al centro
una sorta di vuoto apparentemente incolmabile.
Bene, ci sentiamo così titubanti da mascherare il sentimento d'ignoranza
che ne deriva con l'agghiacciante, finta, arrogante sicumera del mentitore
incallito. Sicché cominciamo ad aderire ai miti che la cultura contemporanea
ci propone. Cerchiamo cioè di riempire ciò che sembra vuoto con un indefinibile,
oscuro mucchio di contenuti fittizi. Tuttavia, mentre ci illudiamo d'aver
risolto l'enigma esistenziale, il terreno continua a scivolare sotto i propri
claudicanti, malcerti, piedi d'argilla. Le fondamenta della singolar magione
ideologica che con tanto sacrificio abbiamo così costruito risulteranno
meramente poggiate ad un sottofondo di viscido limo. Sennonché fin dai primi
inattesi, inopinati eventuali sussulti, ci ritroveremo in balia della più
truce incertezza, del più ostile disagio, del più effimero progetto di vita
giammai concepito.
E mentre le originarie prerogative d'ordinaria opulenza sfumano vieppiù
in un presente d'incalzante straordinaria precarietà, ci atterriamo a tal
punto d'attribuire all'altro, a qualunque soggetto relativamente estraneo
turbi la propria oppiacea coscienza, ogni colpa, ogni angustia, ogni disagio.
Sicché ci ritroviamo, in men che non si dica, ad abbracciar le più truci
tra le nefandezze giammai concepite: xenofobia, nazionalismo, razzismo,
apartheid, intolleranza, fanatismo, pregiudizio, autoritarismo, assolutismo,
dogmatismo ... derive reazionarie, scarsamente democratiche e per nulla
trasparenti ... chi più sa più ne aggiunga. Un elenco così dispregevole
che non riesco nemmeno a compilare. Amici, esiste davvero qualche volontà
all'infuori o al di là di ciò che emerge dai nostri stessi cuori e l'empatia
traspone in azione? Cerchiamo la volontà d'amore e traduciamola in esiti
concreti. Solo quella riuscirà ad arginare le velleità d'ogni sopruso, a
superare la precarietà dell'indigenza, a restituirci la gloria del successo.
Parole al vento? Nient'affatto.
Sediamo silenti ogni mattino, ogni crepuscolo, ciascun momento d'opportuno
relax si renda disponibile. Non riflettete più, non meditate, non sforzatevi
affatto. Non concentrate il vostro spirito, avverrà comunque senza che l'abbiate
nemmeno desiderato. Dritti, ma flessibili come docili, consentite che il
vento dell'accettazione vi culli dolcemente finché gli eventi dell'attesa
non si trasformino in un unico happening spirituale. Lasciate che il mondo
accada, che il giorno si traduca nella notte, che l'energia dell'odio si
trasformi in compassione, che l'incostanza s'attenui. Se la coscienza incontra
il respiro, consentitegli di seguire il suo corso. L'esistenza non è più
un fenomeno estraneo, qualcosa d'affrontare o superare, tanto meno subire.
Siamo tutt'uno con la vita. La forza dello spirito, la chiara luce della
consapevolezza, s'irradierà dunque attorno a voi. Il relax ha consentito
la concentrazione. Siete divenuti tutt'uno con l'amata, con i cari, con
il melo che rallegra il luminoso giardino della limpida, rinnovata coscienza
interiore. Ed è meditazione ...
Non appena saremo relativamente più calmi — e nel prosieguo dei giorni via
via più avvezzi — coglieremo l'essenzialità della natura primeva, scorgeremo
il tesoro custodito nella nostra stessa coscienza, ne rinverremo la fonte
ivi sottesa, beneficeremo di vitalità, coraggio, fermezza, tolleranza e
benevolenza tali che altrimenti non avremmo osato nemmeno sperare ... Proprio
così, dopo qualche minuto potremo riprendere la routine, le consuete ordinarie
intraprese.
Grazie per la cortese attenzione
27-10-08 - nick.salius
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