Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Meditazione è essere nel presente, fai qualsiasi cosa, cammina, corri,
mangia, e partecipa totalmente all'azione, resta nel presente.
(Osho)
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Identificazione
È importante rendersi conto che identificare se stessi come meditanti o
come persone spirituali o perfino come buddhisti può essere un altro modo
di cadere in trappola o di perdere il proprio vero equilibrio. È come trasportare
una zattera sulla testa invece di usarla come un mezzo per giungere all'altra
riva. Lo scopo della meditazione non è di creare una nuova identità spirituale,
né di diventare la persona più meditativa del condominio, che dice agli
altri come dovrebbero vivere. Praticare vuol dire lasciar andare.
(Joseph Goldstein & Jack Kornfield - © copyleft
perle.risveglio.net)
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Meditazione non è fuggire dal mondo.
(Jiddu Krishnamurti)
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Mezz’ora di Meditazione ogni giorno è essenziale, ad eccezione di quando
si è molto indaffarati. Allora c’è bisogno di un’ora intera.
(S. Francesco di Sales 1567–1622)
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La meditazione zen non è culturismo e non è nemmeno un metodo per ottenere
qualcosa di materiale. È la tranquillità, la beatitudine stessa. È l'attualizzazione
della verità e della saggezza.
(Dogen Zenji)
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"Una forte determinazione di essere felici vi aiuterà. Non aspettate
le circostanze per cambiare, credendo erroneamente che in esse stanno le
difficoltà. Non fate dell'infelicità un'abitudine cronica, con la quale
affliggete voi stessi e i vostri associati. E' una benedizione per voi stessi
e per gli altri se siete felici. Se possedete la felicità, voi possedete
ogni cosa; essere felici significa essere in sintonia con Dio. Quella forza
di essere felici ci viene attraverso la meditazione."
(Paramahansa Yogananda)
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Meditare è essere totalmente presenti a ciò che accade.
(Daniel Odier)
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"Siedi in meditazione, ma non pensare; limitati ad osservare la mente;
vedrai i pensieri entrare. Prima che entrino, allontanali, così la tua mente
potrà conoscere il vero silenzio".
(Yogi Vishnu Bhaskar Lele)
La meditazione non è protesa oltre l'ego – come taluni simpatici
detrattori tentano di sostenere – ma mira a smascherare i melliflui giochi
dell'ego. La base psicologica del relativismo è la resa incondizionata della
ragione che delega la responsabilità individuale. La meditazione è un fenomeno
naturale che si estende oltre ... Dove? Oltre l'egotismo, l'avidità, ...
Un'ulteriore riflessione meditativa. Brevi appunti sulla via della meditazione.
Amici, non lasciamoci turlupinare dalle prediche. Tanto meno da questo stesso
ricorrente blaterare. Vi riesce difficile? In effetti abbiamo bisogno d'un
vero punto d'appoggio, d'una certezza che non dispensi necessariamente fandonie,
ma ci concili con la realtà. La meditazione non è una sorta di quiescenza,
bensì intraprendenza allo stato puro. Se credi che rinuncia e passività
possano condurti a veleggiare tra le più alte vette della spiritualità,
cioè della coscienza, ti sbagli di grosso.
Lo spirito meditativo richiede innanzitutto che tu agisca senza distrarti.
Supponiamo che tu stia correndo. Bene, diventa consapevole di ciò che stai
facendo, in questo caso di correre, fino al punto di diventare la corsa
medesima. Anche se per pochi istanti sopraggiungerà il momento in cui non
ci sarà più distanza tra te e l'atto di correre. In quell'attimo di presenza
assoluta realizzi semplicemente l'unità di ciò che sei e quel che fai. Quella
è meditazione.
Osserva il respiro. Immergi la tua coscienza nell'oceano di flussi e riflussi
aeriformi che si alternano senza sosta. Inspirazioni ed espirazioni che
avvengono regolarmente ed in modo del tutto spontaneo. In questo esercizio
è indispensabile mantenere la naturalezza del respiro. Per realizzarlo bisogna
soprattutto nutrire fiducia nella vita. Ebbene giungerà inaspettatamente
il momento in cui tra te e l'atto di respirare si creerà una sintonia tale
da consentire senza sforzo uno stato di coscienza unitario.
Persino se siedi. ... Chi sei, colui che siede o l'energia che siede immobile
senza batter ciglio? La distanza si attenua vieppiù sino a coglierne l'essenza.
Già, chi sei? Il problema della tua vera identità s'impone repentino ...
Chi crede che le ideologie siano tutte sparite s'illude. Cos'è un'ideologia?
E' avere idee preconcette su come dovrebbe essere la vita. Gli ideologi
creano sette, identità fittizie, quindi cercano, se non impongono, consensi.
Supportare identità aleatorie fondate sulla condivisione di principi o valori
di matrice ideologica è, a dir poco, un errore ... Perché significa creare
di fatto divisioni profonde, segregazione, fomentare odio e violenza per
spingersi, talvolta, sino al conflitto esplicito. E il tutto sempre in nome
di una presunta quanto immaginaria supremazia, il primato dell'ego. La nostra
vera identità è ciò che ri-unisce, è la consapevolezza della propria essenza,
condivisa da tutti, l'amore. Per inciso, l'amore non è il contrario dell'odio,
ma dell'inconsapevolezza. Tutto il resto sono soprattutto orpelli egotici
che impediscono lo sviluppo di relazioni sane.
Quello dell'identità è un falso
problema. Identità individuale e collettiva alla fin fine coincidono sempre.
Purtroppo sei così avvezzo a mentire, agli altri come a te stesso, nonché
a interpretare – giudicare, sentenziare, scegliere, discriminare – che non
ti rendi conto nemmeno di recitare. Mi sembra comunque ovvio come nella
società sia indispensabile un minimo di reciprocità. Le combriccole di furbacchioni
che tentano di far prevalere la fede sulla razionalità andrebbero considerate
per ciò che rappresentano realmente ... Ma che significa credere?
Il credere che mi suscita perplessità è quello aprioristico, la cieca
adesione prima dell'esperienza. L'unità – per taluni l'identità – con lo
spirito non può essere oggetto preliminare di fede. Ci mancherebbe altro,
ad esempio, che cominciassimo a credere nella meditazione. Tuttavia ciascuno
può creare condizioni introspettive tali da conseguire una consapevolezza
così vivida della realtà complessiva da superarne il mero aspetto superficiale.
La capacità di credere, ossia la vera fede si consegue quando la percezione
di ciò che è davvero la vita, senza la mediazione del pensiero logico, schiude
la coscienza alle più profonde – o eccelse – intuizioni esistenziali.
Brandire i simboli della fede è un altro aspetto negativo. Così fuorviante
che mi sembra ridicolo. Un conto è custodirli nel proprio cuore, contemplarli
fino a comprenderli davvero, ben altro esibirli come mero segno d'appartenenza.
Ma appartenenza a cosa, a una genìa ignorante – mi riferisco all'ignoranza
spirituale – quanto ipocrita?
Capita spesso di confondere la tendenza all'autocontrollo esasperato
con la razionalità. Rilassarsi, lasciarsi andare, agire disinvolti, ma con
amore e quindi rispettosi, provar meraviglia, aprirsi agli aspetti più sorprendenti
della vita non significa rinunciare alla razionalità. Percepire l'incommensurabile
non implica ricusare la logica, ma smettere di assecondare, seppur brevemente,
la frenetica attività della mente. Sospendere il chiacchiericcio mentale.
Osservare, quindi, i pensieri che si avvicendano senza pensare capricciosamente
e consentire la visione del cielo più intimo sgombro di nubi, la percezione
della propria interiorità libera dai costrutti e dalle conseguenze dei pensieri
volubili.
Il rapporto maestro-allievo: episodico, relativo, tecnico, comporta solo
indicazioni di massima, il maestro non è un simbolo, il maestro indica la
via per emanciparsi, nel senso di riuscire a ragionare autonomamente senza
credere supinamente, liberandosi dalle superstizioni. Suggerisce come cogliere,
tra le pieghe del silenzio, il senso profondo della vita, quindi i metodi
che al momento ritiene più utili per meditare. Senza dimenticare ovviamente
gli insegnanti del passato cui andrà sempre tutto il nostro rispetto.
La sola, unica, vera religione universale possibile è quella dell'amore.
Le altre sono solo inadeguate parodie localistiche coinvolte, troppo spesso,
con interessi profani. Mediocri parvenze d'ingannevole spiritualità. Al
contrario, occorre una religione che zampilli dal cuore come nella mente
e si espanda sino a coinvolgere chiunque. Una religione con pochi riti e
ammennicoli vari, che rispetti la memoria, ma nel contempo si rinnovi di
continuo. Una religione fluida che consideri i cosiddetti libri sacri per
ciò che sono realmente, fonti d'ispirazione e non raccolte d'anacronistiche
leggi divine. Una religione dell'amore, dei Buddha, del Cristo. Una religione
non ideologica.
Una semplice, quanto forse futile, osservazione. La spiritualità – scevra
da contenuti ideologici – è sempre più in auge. Affinché ci sia eclissi,
fuga dalla spiritualità, tramonto, dovrebbe esserci stata anche un'alba.
Sennonché non v'è nulla, nel cuore degli umani, che non sia mai nato senza
sorgere, sparito prima di tramontare, all'infuori della loro stessa presenza
che testimonia, silenziosamente, la persistenza del non-nato, dell'increato
...
Grazie per la cortese attenzione
05-04-10 - nick.salius
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