
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Saggezza non vuol dire conoscenza, ma comprensione esperienziale. La
saggezza aiuta a cambiare radicalmente le abitudini e le percezioni man
mano che si scopre la sempre mutevole e interconnessa natura di tutta l'esistenza.
Martine Batchelor, "Meditation For Life"
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La tua ricerca sui libri, parola per parola, potrà anche portarti a una
profonda conoscenza, ma non è certo il modo di arrivare a percepire un riflesso
della tua vera natura. Quando avrai gettato via tutte le tue idee sulla
mente e sul corpo, la verità originale apparirà nella sua interezza.
Dogen, "La pratica della meditazione"
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Descrivere la verita' cosi' come l'ho vista, nonche' il modo in cui l'ho
raggiunta, questo e' stato il mio scopo costante, dal quale ho tratto un'ineffabile
pace mentale, perche' ho accarezzato la speranza che possa portare alla
fede nella verita' e possa indirizzare gli indecisi verso l'Ahimsa.
M.K.Gandhi, autobiografia
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Abbi fede in te stesso! Quando non hai fiducia nell'onda, come puoi credere
nell'Oceano?
Sai Baba
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Alcuni cosiddetti praticanti e sacerdoti sono assai tenacemente attaccati
alle loro credenze religiose; gente che vede le cose unilateralmente, incline
alle liti e alle dispute.
Udana VI, 4
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Io sono l'oceano. Tutti i mondi sono le onde. Questa è la verità: non
c'è niente cui aggrapparsi, niente da lasciar andare, niente da dissolvere.
Ashtavakra Gita 6:2
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La Verità di base di tutte le Religioni, senza riguardo a nazione o razza,
è Una e la Stessa.
Sai Baba
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Fluisci con qualunque cosa possa accadere e lascia libera la mente. Rimani
centrato, accettando qualsiasi cosa tu faccia. E' tutto qui.
Chuang-zi
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Non si può far a meno di ridere e di apparire irriverenti quando ci si
trova di fronte alla fantastica sovrastruttura di superstizione e di mistero
che è stata costruita sopra e attorno alla semplicità di base che la VERITÀ
è!
Ramesh Balsekar
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Pertanto, lo scopo della santa vita non consiste nel procurarsi offerte,
onori o fama, né nell'acquisto di moralità, concentrazione o l'occhio di
saggezza. L'incrollabile liberazione del cuore: è quello invero l'obiettivo
della santa vita, la sua essenza, la sua meta.
Majjhima Nikaya, 29
Per meditare diligentemente non serve aver fede o credenze.
Nemmeno nella meditazione le cui tecniche, di per sé, sono solo artifici.
In questo articolo parleremo, in modo generico, di "ambiti e limiti di fedi
e credenze". Non si tratta di un invito ad abbandonare alcunché, né tanto
meno a recepire. E' solo un'esortazione a riflettere sul fatto che la realtà
è molto più semplice e lineare di quanto, in genere, non si supponga. La
tendenza a complicare persino le vicende esistenziali più banali è propria
di chi voglia occultare. Oppure, ed è forse il caso della spiritualità,
l'atteggiamento di chi non conosce un bel nulla, ma dovendo mantenere ambiziosamente
un certo prestigio è disposto e propenso a inventare ...
Fedi |
Divinità | Religioni |
Meditazione | Spiritualità
| Epilogo
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L'adozione di un credo, che per la maggior parte delle persone è solo
un fatto esteriore, epidermico e superficiale, non implica diventare automaticamente
religiosi. Le professioni di fede sono solo espressioni ideologiche e non
hanno nessun rapporto con la spiritualità.
Professare una fede, adottare un credo, implica, di per sé, non conoscere.
Altrimenti che bisogno avremmo di credere e aderire ciecamente a qualcosa
di prestabilito se ne fossimo già edotti, se ciascuno ne avesse già una
qualche pur minima esperienza? Credere equivale ad ammettere la propria
ignoranza. Al contrario, colui che conosce non crede affatto. Perché dovrebbe
credere in ciò che ha già appreso in prima persona? Sa, o presume di sapere
e tanto gli basta. D'altra parte l'adesione acritica e irrazionale ad una
determinata fede, basta guardarsi intorno, produce ottusità, ipocrisia,
in certi casi persino violenza. E le risultanze successive, ovvero i riscontri
pratici delle credenze recepite passivamente, confermeranno quasi sempre
i convincimenti preconcetti, le persuasioni aprioristiche, le ideologie
pregiudiziali, prefissate.
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Sarò più preciso. Chi ha fatto esperienza della divinità non ha bisogno
di credere nella divinità. D'altra parte coloro che s'impongono di credere
nella divinità prima di averla conosciuta – stiamone pur certi – prima o
poi la vedranno come proiezione della propria immaginazione. Piuttosto che
propagandare la fede sarebbe più onesto insegnare a investigare la propria
interiorità e non a rivolgersi esclusivamente verso la superficie delle
cose, siano esse dottrine, dogmi, vanità, ecc.
La conoscenza spirituale non implica automaticamente competenze morali,
politiche o sociali. Se succede significa solo che uno è andato un tantino
al di là del proprio orticello. Forse ha provato un po' d'amore! E la vertigine
interiore lo ha confuso. Ma sarebbe stato meglio se non si fosse nemmeno
pronunciato. Infatti la saggezza spirituale non conferisce nozioni specialistiche,
semmai solo dubbi.
Coloro che meditando, pregando, hanno la fortuna di ri-conoscersi, d'incontrare
il proprio sé, il loro ego, i più arditi vagheggiamenti ultraterreni, vi
rinunceranno, giacché vedranno che non sono reali, bensì fittizi, illusori.
E così facendo troveranno tesori infinitamente più ricchi, l'amore, la gioia,
la beatitudine, la creatività.
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Le religioni cui mi riferisco, riporto solo le più note e rappresentative,
sono: Induismo, Giainismo, Buddhismo, la religione di Zoroastro e quella
dei Sikh, Ebraismo, Cristianesimo, Islam, Taoismo, Confucianesimo, Scintoismo.
E naturalmente al loro interno esistono individui meravigliosi, maestri,
asceti, mistici insuperabili. Non ci sono dubbi. Infatti, una volta defunti,
vengono venerati, santificati, commemorati, celebrati, rievocati e ... riesaminati,
rimeditati, reinterpretati, ponderati, ripensati.
La mia idea è che le religioni custodiscano delle verità soggettive certamente
utili, significative. Se la loro organizzazione si limitasse alla spiritualità,
sarebbero certamente capaci di operare convenientemente. E non intendo nemmeno
dire che le dottrine religiose siano del tutto inadeguate, tutt'altro. Ciascuna
religione ha si una sua mitologia, ma pure delle ragioni storiche di per
sé parimenti valide. Ovviamente tutte le religioni sono sullo stesso identico
piano. Non ce n'è una superiore alle altre. Se qualcheduna tra esse cerca
il predominio causerà soprusi culturali ed economici, violenze private e
collettive, guerre.
E' del tutto inutile predicare l'amore e la pace tra i popoli della terra
e nel contempo credere e sostenere che Buddha, Gesù, Mosè, Maometto, Zoroastro,
Mahavira, Krishna e tanti altri che ometto per brevità, siano in qualche
modo più eccelsi e divini o superiori l'un l'altro. In prospettiva spirituale
non esistono differenze. Essi furono tutti, così come lo siamo noi, figli
di un unico Dio, l'Esistenza. Certo, ebbero visioni particolari della vita
che differirono in pochi, minimi e insignificanti dettagli. E fu sulla base
di questi irrisori, quanto inevitabili dettagli che folle di stravaganti
teologi edificarono le loro imponenti impalcature di fede.
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Sicché pare evidente come l'amore venga, comunque, prima della fede,
la ricerca spirituale e interiore prima di qualunque conoscenza religiosa
teorica. Prima ancora d'insegnare una fede bisognerebbe dimostrare la ricchezza
di una vita vissuta nell'affetto reciproco.
Basterebbe dissotterrare il tesoro sepolto appena appena
dentro di noi, per veder sgorgare zampilli di acqua risanatrice. O viceversa,
manifestare così tanta comprensione ed affetto che il fior di loto della
propria interiorità si schiuderà da solo effondendo la sua straordinaria
fragranza. Oppure star li fermi e assisi a osservare, senza scegliere, tutto
ciò che capiti, sin quando i veli dell'immaginazione non cadranno tutti
da soli per lasciare intravedere il proprio volto originale e realizzare
la nostra vera e primigenia, autentica natura spirituale. Oppure pregare
che tutto questo accada, che egli, l'insondabile, si manifesti, per ringraziare
...
La spiritualità favorisce il benessere psicofisico individuale creando un'armonia
tale da consentire la consapevolezza che in realtà siamo come le onde di
un mare di luce infinita, il mare eternità. Le vicissitudini di queste onde,
come i risvolti di quel mare, sono tantissime, ma una sola evidenza, una
sola realizzazione può esser d'aiuto a risolvere il proprio enigma esistenziale.
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Coloro che riusciranno a divenire consapevoli di se stessi in quanto
mare, non più smisurate onde che svettano orgogliosamente o valli che si
deprimono ed umiliano inutilmente, ma si riconosceranno come oceano di amore
e di pace, allora essi sapranno che la fine non esiste. E avendolo conosciuto
vivranno come re. Saranno imperatori nel solo ed unico regno possibile,
il regno di vita.
La conoscenza spirituale non è automaticamente imprimatur di saggezza sociologica.
Nel lontano passato accadde, ma allora la cultura, oltre che appannaggio
di pochi, si confrontava con realtà storiche ben diverse.
Cos'è vero, dov'è il giusto, come regolarsi? Naturalmente
non ne ho idea. Non sono capace di congetture di così ampio respiro. Tuttavia
penso che la dimensione del sacro sia intrinseca, inseparabile e fluisca
con la vita medesima. Pertanto, coloro che si attengono alla vita come fenomeno
sacro non possono che averne cura e riguardo dal principio alla fine, senza
pensare di poterne disporre a piacimento o poterla dirigere secondo qualche
folle, inaudito dogma, assioma, presupposto, ma assecondandone la spirale
evolutiva.
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La Verità della vita non può essere un male minore. Essa è la fragranza
della gioia interiore, il sussurro amorevole del mare eternità, il senza
nome e privo di forme le cui onde di silenzio lambiscono i nostri innumerevoli
e fragili, eppur preziosi e antichi, magnifici piedi di umile argilla.
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nick.salius
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