
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Il problema non è il materialismo in quanto tale. Piuttosto, è il presupposto
di fondo che la piena soddisfazione possa risultare solo dalla gratificazione
dei sensi. Diversamente dagli animali, la cui ricerca della felicità è limitata
alla sopravvivenza e alla soddisfazione immediata dei desideri sensoriali,
noi esseri umani abbiamo la capacità di sperimentare la felicità a un livello
più profondo che, una volta raggiunto, può sovrastare le esperienze infelici.
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
§
L'odio non cessa con l'odio, in nessun tempo; l'odio cessa con l'amore:
questa è la legge eterna.
(Dhammapada I, 5)
§
Non dovremmo cercare la vendetta su coloro che hanno commesso crimini
contro di noi, o rispondere ai loro crimini con altri crimini. Dovremmo
riflettere che per la legge del karma essi sono a rischio di rinascite ben
misere e dolorose e che il nostro dovere verso di loro, come verso ogni
essere, è di aiutarli a procedere verso l'estinzione del dolore, piuttosto
che lasciarli affondare ai più bassi livelli della rinascita.
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
§
Quando non darete più luogo alla rabbia di insorgere, non vedrete più
alcun nemico, in nessun luogo. Il nemico esiste fuori solo se c'è rabbia
dentro.
(Lama Zopa Rinpoche, "The Door to Satisfaction")
§
Alla fine scopriremo - ovviamente per lo più col senno di poi - che dovremmo
essere molto grati alle persone che ci hanno reso la vita difficile.
(Ayya Khema, "Quando vola l'aquila di ferro")
§
Compassione e' la disponibilita' a giocare nel regno dei sogni sapendo
bene d'essere svegli.
(Matthew Flickstein, "Ingoiando il fiume Gange")
§
Questo sé, che è testimone di tutto il fare, di tutti i desideri, di
tutti gli odori, di tutti i gusti; questo sé che pervade l'universo, che
è oltre le parole, che è gioia perenne, che è sempre presente nel mio cuore,
è invero il Brahman. Lui raggiungerò quando il mio ego si estinguerà.
(Chandogya Upanishad)
§
L'orgoglio e l'indifferenza ricoprono anche questo cuore, così come il
sole è oscurato dalle nubi che si affastellano; i pensieri orgogliosi sradicano
tutta la modestia dalla mente e il dispiacere intride anche la volontà più
forte.
(Fo-Sho-Hing-Tsan-King)
§
Cento elefanti, cento cavalli, cento carri trainati dai muli, centomila
vergini adornate d'oro e brillanti non valgono un sedicesimo d'un solo passo
avanti. Va' avanti, uomo! Va' avanti! E' meglio avanzare che retrocedere!
(Samyutta Nikaya X, 8)
§
Chi è libero dall'egoismo ed è padrone di se stesso e delle proprie passioni,
consegue la suprema perfezione della libertà dal karma.
(Bhagavad Gita 18:49)
§
Hai diritto al lavoro, ma non al frutto del tuo lavoro. Non dovresti
mai impegnarti nell'azione per trarne una remunerazione, e nemmeno dovresti
desiderare l'inattività. Fa' il tuo dovere in questo mondo, Arjuna, ben
centrato in te stesso e senza appigli egoistici, e sii sempre uguale nella
vittoria come nella sconfitta, perché lo yoga è la perfetta equanimità.
(Bhagavad Gita)
§
Soggiogati dall'incantesimo ipnotico di piacere e dolore, viviamo incatenati
all'egoismo. Sebbene siamo in realtà padroni di noi stessi, vaghiamo di
nascita in nascita, trascinati dalle nostre stesse azioni.
(Shvetashvatara Upanishad)
La percezione delle parole, che diventano discorsi, ed esprimono
significati, può avvenire a più livelli. Tramite una mente superficiale,
inconsapevole delle proprie mire o, più semplicemente, senza intermediazione
alcuna. Direttamente, al di là di qualunque distorsione egotica, preconcetto,
finalità di predominio.
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Qual'é la parola chiave, quella che apre la porta della dimensione spirituale,
consapevolezza, meditazione, compassione, ...?
L'ego è fittizio, periferico, è un falso centro. Bisogna ritrovare il proprio
centro autentico che, non è l'«altro», un'autorità aliena o ingannevole,
ma il nostro medesimo essere.
Esiste ancora un quid che non possa essere assolutamente mercificato e che
nemmeno le dottrine religiose siano in grado di gestire, finalizzare o manipolare?
Per egocentrismo non s'intende il legittimo diritto a vivere una vita ricca,
onesta e decorosa. Ovvero l'aspirazione a migliorare, a realizzare i propri
obbiettivi. S'intende, piuttosto, la tendenza a identificarsi, inconsapevolmente,
con l'oggetto dei propri desideri, che quindi diventa un falso centro. A
subirlo senza riuscire a riconoscere se corrisponde davvero alle proprie
esigenze o se, invece, è superfluo.
Leggermente diverso è il discorso per coloro che praticano l'identificazione
consapevole con un'idea, un sentimento positivo, un simbolo che assumono
temporaneamente come proprio centro, ossia in quanto ausilio o supporto
al personale cammino spirituale.
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In ogni caso, egocentrismo è sempre il condizionamento. Come superarlo?
La meditazione può aiutarci, ma in che modo? Uno degli scopi della meditazione
è quello di rilassare la mente in modo che divenga limpida, trasparente.
Scorgere il giardino interiore, prendere coscienza delle proprie radici
esistenziali diventa più che naturale, spontaneo.
Se c'è quiete, calma, silenzio, se i pensieri non agitano più la superficie
della coscienza, sarà normale iniziare a percepire se stessi. Intuire se
medesimi è anche accettare il fatto che il nostro ego non è un'entità fissa,
invariabile, ma un'interfaccia dinamica tra esistenza ed essenza. Quando
saremo in contatto con noi stessi non avremo più bisogno di siffatto egotico
succedaneo. Diverremo via via più liberi dagli innumerevoli ego-condizionamenti.
La meditazione ci sospinge,
pertanto, al superamento del nostro egocentrismo senza rimuovere o reprimere
nulla e, cosa ancorché essenziale, senza aderire ad alcun valore che non
sia la semplice consapevolezza. Tuttavia la meditazione, intesa come arte
di essere soli, non è sufficiente, ha bisogno del suo completamento naturale,
l'amore, cioè l'arte di essere insieme.
Quando la solitudine interiore si coniuga con la comprensione amorevole,
ovvero la celebrazione gioiosa, nasce l'unità, si realizza il principio
dello Yoga.
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Sino a qualche anno fa presumevo che ricercando con insistenza sarei
riuscito a trovare un metodo che mi aiutasse ad essere più incisivo, meno
superficiale.
Sembra sia trascorsa un'eternità, oppure un frammento di tempo così minuscolo,
tale da essere accaduto ieri, magari appena un minuto fa. Peregrinando con
la fantasia ero vivamente impegnato a supporre teorie e dedurre ogni sorta
di conclusioni, anche le più inverosimili.
Tuttavia, nonostante gli eventuali successi, riconoscimenti o futili affermazioni,
avvertivo una lieve insoddisfazione. Nutrivo la speranza, alimentavo la
certezza, celavo l'esigenza. Supponevo la possibilità di un mondo più giusto.
Con il tempo compresi che il punto non è dove cercare, se dentro se stessi
o fuori di noi. Il punto è se riteniamo di essere ancora colui che agisce
e quindi completamente identificati con la nostra presunta identità ego,
oppure ci siamo già resi conto di non essere gli agenti, bensì gli attori.
Finché permane un senso di azione personale il contesto continuerà a sopraffarci.
Al contrario, quando l'agire fluirà da sé in modo naturale e spontaneo,
per sovrabbondanza di energia e non per difetto, non smetteremo mai di sorprenderci.
Ma dovremmo, se non altro, smettere di essere ripetitivi e reiterare l'attuale
circolo vizioso o perseverare nell'illusione personale. Esseri falsamente
addolorati che soffrono e si autocommiserano ce ne sono già fin troppi.
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Pensare di poter cambiare le proprie sorti o quelle del mondo misurandosi
con l'egocentrismo è assurdo. Il risultato sarebbe inevitabile, una sonora
sconfitta. Esiste una strategia alternativa alla quale nessuna forza violenta
e reazionaria può opporsi: la consapevolezza.
Per vivere consapevolmente non è affatto indispensabile
apportare cambiamenti radicali ai propri ritmi, abitudini o stili di vita.
Non si tratta di accettare, bensì di attenersi a ciò che è così com'è. Tanto
i rinnovamenti compatibili esterni avverranno comunque e come conseguenza
della propria trasformazione interiore.
Ad esempio, gli individui tendenzialmente violenti pensano che un approccio
pacifico sia perdente. Invece le vere rivoluzioni si fanno con la conoscenza,
la cultura, la comprensione, la consapevolezza. Gli esseri senzienti, che
lo sappiano o meno, agiscono ovunque in risonanza gli uni con gli altri.
La consapevolezza dissipa,
con il tempo, qualunque imperativo dogmatico. E sotto qualunque forma appaia.
Sia di credenze superstiziose, brame o avidità di potere, tendenze dissolutive,
che di ogni espressione irrazionale o fanatica. Sarà la consapevolezza stessa
a indicare la via. Prevedere è relativamente assurdo. Questo perché la consapevolezza
è vita e la vita non è una formula.
Tuttavia attenzione, è inutile crogiolarsi beatamente auspicando un equilibrio
effimero che potrebbe si venire, ma che poi risulterebbe in contrasto con
le esigenze della vita quotidiana. Bisogna muoversi, agire, darsi da fare,
affrontare se stessi, superare le idiosincrasie personali, le proprie ordinarie
menzogne, con attenzione, dedizione e sincerità. Pertanto, indipendentemente
dal cammino già intrapreso o dalle proprie predilezioni, sarà inevitabile
osservare se stessi con sguardo fermo, fisso, indefesso e deciso.
Con la consapevolezza non ci sono rinunce o desideri. In uno stato di consapevolezza
è impossibile cadere vittime di desideri perniciosi. Non è questione di
Buddhismo o meno. In tale ottica conta soprattutto la comprensione del fatto
che non si può ridurre pretestuosamente ogni cosa all'occasionale opposizione
tra bene e male. Sintetizzando, il bene ed il male non consistono nella
scelta tra soddisfazione del desiderio o rinuncia, bensì nella consapevolezza
o nell'incoscienza con cui si compiono tali scelte.
Gurdjieff avrebbe detto che ci s'illude
di scegliere o rinunciare, ma in realtà nessuno è capace di fare alcunché
fin quando non diverrà auto-consapevole. Ma di cosa? Di se stesso e del
fatto che non v'è alcun Io ad agire, che la differenza tra Me e Te è solo
una convenzione operativa.
Coloro che si rivolgono esclusivamente all'esterno, alla periferia, rimangono
comunque soggetti al dominio della mente con tutte le inevitabili contraddizioni
ch'essa, per la sua stessa natura dualistica, comporta. Mentre la spiritualità,
il nirvana, il regno dei cieli, è innanzitutto
percezione sintetica, non-mente, silenzio, chiarezza ...
D'altra parte, il pensiero, che discende dall'ego, potrà mai percepire la
Verità? Essa è oltre il mondo del pensiero. Ego e verità non possono coesistere.
Dove c'è l'uno non v'è l'altra, e viceversa. O la volontà di predominio,
oppure quella di compassione.
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Un'altra breve considerazione. Così come esiste la volontà di potenza
o di predominio, esiste anche la volontà di pace. Essa è connaturata all'ordine
naturale delle cose per cui chi la viola o dissipa il patrimonio di unità,
aiuto reciproco o consenso e coesione tra uomini, società, culture, regioni,
popoli e nazioni, causerà sofferenze a se stesso, ai propri cari, nonché
alla comunità cui appartiene, sempre secondo il ruolo o grado di responsabilità
che ricopre. Questa considerazione, beninteso, è solo una banale constatazione
di quanto non sia già accaduto nel corso della storia.
Il fondamento di qualunque percorso spirituale è la concordia. Non si può
minimamente pensare di meditare o dedicarsi alla contemplazione se sussistono
o persistono elementi di contrasto, divergenze. Prima di meditare è preferibile,
pertanto, creare armonia nei propri rapporti complessivi. Infatti la concordia
non tarderà a trasformarsi in serenità, nonché nel coraggio necessario per
osservare la propria vita con la determinazione di uno spettatore equanime,
indifferente e imparziale. E se durante questa osservazione riusciremo a
intravedere le modalità d'interazione del nostro ego, ebbene avremo raggiunto
lo scopo inizialmente prefissoci, la consapevolezza. Che non è fine dell'ego,
bensì fine dell'identificazione con un'entità impermanente. Utile, ma solo
perché funzionale.
Quante riflessioni! Molti tra noi, si sono resi oramai conto di come l'effettivo
benessere, discenda, innanzitutto, dalla propria interiorità, dall'aver
compreso quella forma di vile pusillanimità che ci induce all'egocentrismo,
dall'essersi, quindi, riconciliati e dal sentirsi in armonia con se stessi.
Tuttavia rimane ancora un quesito essenziale: come superare la dimensione
individuale per incidere con efficacia nella società?
I veri cambiamenti sociali si realizzano quando una
nuova attitudine o comportamento raggiunge una soglia di diffusione tale
da essere adottato, repentinamente e/o per sincronicità, da tutti i componenti
di una determinata collettività.
Quando un certo numero di persone diventano consapevoli di un loro diritto/dovere
non v'è nulla che possa più arginare la svolta e la novità/progresso si
espande in un tempo molto più rapido di quanto non sia servito ai primi
artefici per elaborare e concretizzare le proprie realizzazioni iniziali.
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Troppo teorico? Ebbene, se rammenterete ben poco di queste ultime note
sarà comunque servito a qualcosa. A spegnere la sete di false ed inutili
analisi speculative. A illudersi di poter riuscire ad afferrare la spiritualità
mediante il mero esercizio intellettuale, astratto o dottrinale.
nick.salius
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