Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Se mediti sul vuoto e non realizzi l'unità del vuoto e della beatitudine,
allora quel che pratichi è soltanto nichilismo.
(Dai «Centomila canti» di Milarepa)
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Superare gli attaccamenti non significa diventare freddi e indifferenti.
Al contrario, significa imparare ad avere un rilassato controllo della propria
mente tramite la comprensione delle reali cause di sofferenza e di soddisfazione.
Questo ci mette in condizioni di godere di più della vita soffrendo di meno.
(Kathleen McDonald, Come si medita)
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Colui che è andato oltre questo pantano, quest'arduo sentiero, che ha
attraversato quest'illusorio oceano di vita, che è libero dal bisogno, dalla
perplessità, assorto nel jhana, svincolato, non più limitato, costui io
chiamo un bramino.
(Buddha, Dhammapada, 414)
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Di conseguenza la pratica è come una chiave, la chiave della meditazione.
Se abbiamo in mano la chiave giusta, non importa quanto la serratura sia
saldamente chiusa, quando la inseriamo e la giriamo il lucchetto si apre.
Se non abbiamo la chiave non riusciremo ad aprire e non sapremo mai che
cosa c'è nel baule.
(Ajahn Chah)
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La meditazione è superiore all'ascetismo severo e alla via della conoscenza.
È superiore anche al servizio disinteressato.
(Bhagavad Gita VI, 46)
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"Non importa quanto è disarmonico ciò che ti circonda: se mediti, o rimani
seduto in silenzio, per qualche minuto, ogni giorno, e se vivi in armonia,
sarai sempre in Paradiso e porterai nel tuo petto, ovunque andrai, un paradiso
portatile".
(Paramahansa Yogananda)
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Come nelle profondità abissali dell'oceano non vi sono onde, ma tutto
è calmo, nello stesso modo il meditante si mantenga interiormente immobile
e non ondeggi in alcuna circostanza.
(Sutta Nipâta)
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Meditazione è scoprire se c’è un campo che non è stato già contaminato
dal conosciuto.
(Jiddu Krishnamurti)
È essenziale che non disprezziate e non vi aggrappiate né
al regno dell'attività né a quello della quiete e che continuiate assiduamente
la vostra pratica. Vi potrà spesso sembrare di non ottenere niente con la
pratica in mezzo all'attività, mentre il metodo quietistico porta risultati
inattesi. Tuttavia state certi che coloro che privilegiano il metodo quietistico
non possono nemmeno sperare di entrare mai in meditazione in mezzo all'attività.
(Hakuin)
Qual'é la difficoltà più rilevante alla meditazione? Probabilmente è
l'incostanza, la saltuarietà nella pratica. Per superarla ho dovuto lottare
per anni. Il mio temperamento m'induceva a sperimentare sempre nuovi metodi.
Spesso si trattava di tecniche agli antipodi. Le adottavo per qualche giorno
e quando mi rendevo conto che la mia meditazione era sempre instabile, volitiva
e occasionale mi rivolgevo alla tecnica successiva. Forse il problema consisteva
nel fatto che non davo il tempo all'energia di seguire la via che in quel
determinato caso le era più consona.
Un momento quale sarebbe questa via? Non si tratta certo d'accumulare conoscenze.
E' un percorso duplice. Da una parte, presa di coscienza delle credenze
fittizie, di ciascuna identificazione, della spasmodica quanto sotterranea
sete di predominio, quindi superamento dell'infernale volontà di potenza
o di successo che non si basi sulla compassione. Dall'altra, arricchimento
di attitudini concrete come l'efficienza, la praticità, o poco evidenti,
ma non per questo meno fondamentali, come la facoltà intuitiva.
Costanza, un imperativo cui s'attribuisce forse persino troppo rilievo quando
si tratta di questioni concrete come lo studio, gli affetti, il lavoro,
ma che viene trascurato del tutto qualora ci si dedichi a qualsivoglia percorso
spirituale. La costanza nella pratica periodica della propria meditazione
è un punto da cui non si può prescindere.
Se vi raccontassi fandonie ve ne accorgereste subito. Ma prima di parlarne
ho vissuto tutto ciò sulla mia pelle. Come vi dicevo all'inizio, per quanti
anni mi sono atteggiato – intimamente – a ricercatore spirituale quando
invece non ero né più né meno che un emerito saltimbanco? Quando invece
mi risolsi di pazientare superai le abitudini più dannose o inadatte e scorsi
orizzonti oramai inattesi. Ma la chiave per intraprendere la svolta non
fu l'ambizione.
Il segreto della meditazione non consiste nel metodo, nella giusta tecnica.
Perché a quella, provando e riprovando, ci si può arrivare. Il segreto della
meditazione è nella volontà di cambiare. Non si tratta di ritrosia nell'affrontare
il nuovo, Non è la paura d'abbandonare terre conosciute per inoltrarsi in
un imprevedibile oceano inesplorato. E' la scelta di adoperarsi per conoscere
se stessi, per raggiungere uno stato di relativa non-scelta.
Uno tra i maggiori fraintendimenti cui incorrono spesso i cosiddetti ricercatori
spirituali è confondere la meta con il cammino seguito per raggiungerla.
La consapevolezza della propria natura più intima, essenziale, non si consegue
rimanendo passivi.
La precarietà fisica – l'incertezza economica – esistono da sempre, ma
oggi la consapevolezza dell'ignoranza spirituale, seppur camuffata dalla
fantasmagorica preponderanza della comunicazione hi-tech, è più viva che
mai. La precarietà fisica è nella natura delle cose, nell'impermanenza dei
propri vissuti. Ciononostante la coscienza non lo accetta, si ribella, esplora
e ricerca un modo per superare l'impasse, anela metodi, vie da seguire,
certezze. L'ipocrisia dilaga, a volte è così sfacciate da sembrar persino
insolente.
Mi sono appena recato dal mio insegnante di meditazione. Dapprincipio non
ho avuto il coraggio di raccontargli nulla, ma forse il mio stato d'animo
era palese. Infatti ad un certo punto mi apostrofa vivamente.
«Se cerchi certezze non le troverai mai. Quando l'esistenza
sembra sfuggirti di mano, quando la tua meditazione è divenuta viepiù infruttuosa
e ti sembra di correre in circolo senza riuscire mai ad afferrare alcunché,
tanto meno la benché minima sensazione di benessere, medita sull'impermanenza
e ne trarrai beneficio immediato.»
Naturalmente ho seguito subito il suo consiglio. Mi sono reso conto che
il vero ostacolo al libero flusso dell'energia era proprio la ricerca spasmodica
di un appiglio ...
La via della meditazione corrisponde a un cammino verso l'equilibrio
ed è un sentiero che andrebbe percorso con molta umiltà. Se lo esplori intellettualmente
non farai altro che approfondire i diversi metodi accumulando una cospicua
congerie di conoscenze, ma in realtà non ne saprai affatto. Se nutri aspettative,
mancherai comunque il traguardo. Se pensi che ci sia un traguardo, non hai
capito nulla, perché la meditazione è solo l'ennesimo sogno. Quando ti accorgerai
che in realtà non c'è nessuno che medita, forse ne avrai afferrato l'essenza.
Se speri in qualche beneficio non dimenticare che si tratta di un gioco.
Grazie per la cortese attenzione
01-02-10 - nick.salius
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