Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Una rapida, ma significativa, digressione.
Un tale chiese al Buddha: "Ma che cos'è che fa sì che tutti questi 'esperti'
predichino le loro opinioni e le chiamino verità? E' una tendenza umana
oppure è solo una cosa da cui essi traggono soddisfazione e potere?". "Oltre
la consapevolezza", rispose il Buddha, "non esiste alcuna verità assoluta.
I falsi ragionamenti portano a concludere che una convinzione sia vera e
un'altra falsa. E' la predilezioni per le proprie care opinioni a far si
che si affermi che chiunque non sia d'accordo è destinato a fare una brutta
fine. Ma nessun vero ricercatore si fa imbrogliare da tutto questo. Passa
via in pace e va, senza macchia, per la tua via, libero da teorie, credi
e dogmi".
Buddha "Majjhima Nikaya"
Non si può trovare la natura di Buddha con la vivisezione.
La realtà non può essere afferrata dalla mente discorsiva o senziente. Osservare
di momento in momento il respiro, osservare la postura è la vera natura.
Non ci sono altri segreti oltre a questo. (Shunryu
Suzuki Roshi - Mente Zen, mente di principiante)
Sia che venga intesa come un processo di comprensione graduale, che come
accadimento repentino, la meditazione non può essere definita agevolmente.
Se ne possono, tuttavia, evidenziare accezioni e corrispondenze.
Vi riassumo in sintesi, cortesi visitatori, il significato di meditare:
essere attenti, consapevoli, e quindi non illudersi, non prefigurarsi realtà
che non esistono, non proiettare i nostri desideri ed ambizioni sugli oggetti
e sulle persone che ci circondano.
Meditare significa ri-entrare in contatto con la nostra natura essenziale,
che siamo noi, e non qualcosa di diverso, alieno. L'incontro con questa
nuova ed entusiasmante realtà ci predispone automaticamente, cioè senza
sforzo, a nuovi tipi di rapporti sociali e culturali, basati sulla tolleranza
e sul rispetto reciproco.
Bene, ma come realizzare tutto ciò? Se fosse stato facile vivremmo già in
una specie di Eden reale. Invece sussistono alcune difficoltà che dipendono
dai condizionamenti ricevuti, sin da fanciulli, dalla società nel suo complesso.
Fate bene attenzione, perché non si tratta di colpevolizzare nessuno.
Le tecniche per meditare non sono la meditazione, cioè non bisogna confonderle
con quello stato meditativo che si consegue quando una certa tecnica ha
successo. Le tecniche sono artifici, modesti trucchi per indurci a dirigere
di tanto in tanto la nostra attenzione verso noi stessi, in modo da poter
esplorare il proprio, personale ed esclusivo, mondo interiore.
Tuttavia, sarà bene precisarlo, la meditazione non è introspezione. Infatti,
in ultima analisi la tecnica meditativa diventa "osservazione".
In un primo frangente, durante l'esercizio dell' osservazione si distinguerà
necessariamente tra l'osservatore, ovvero colui che osserva (il meditante)
e l'oggetto osservato (ad esempio il flusso del respiro). Successivamente,
con il procedere dell'esercizio (quando l'attenzione si protrae al di là
della mera identificazione) o, come dicono i buddisti, dell'assorbimento
(della concentrazione), osservatore ed oggetto osservato smetteranno di
esistere l'uno indipendentemente dall'altro. Si creerà una sintesi completa
e armoniosa. Si avrà dapprima la netta sensazione di una perfetta sincronia
tra i due (corpo-mente e respiro). Successivamente, solleciti nel favorire
una disposizione d'animo umile e ricettiva, interverrà un nuovo modo di
essere che potremmo spiegare o indicare solo con alcune metafore: colui
che agisce senza agire, senza originare reazioni illusorie, lungo un sentiero
privo di tracciato, senza inizio, ma nemmeno fine.
Al contrario di quel che ci si attenderebbe si percepirà una sensazione
di distacco, ma solo in termini relativi. Cioè contrapposta alla usuale
e stressante adesione emotiva causata da una impropria identificazione.
In realtà sarebbe meglio descriverla come una sensazione di unione ad un
livello partecipativo differente e qualitativamente più elevato, di compassione
e coerenza. Si farà strada la consapevolezza che noi in realtà non siamo
limitati a quel piccolo io, egoista perché spaventato, e sovente persino
litigioso. Al contrario, nel cogliere il senso più profondo e illimitato
della realtà, riusciremo finalmente a concepire nuove parvenze, minuscoli
frammenti di verità.
nick.salius
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