Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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A questo mondo ci sono pochissime persone in grado di ragionare normalmente
... Il mondo è costruito su compromessi, sulla disonestà, sulla frode. Ma
la frode più grande è la spiritualità. Però non andare a dirlo in giro perché
ti faresti dei nemici ... Colui che possiede la rivelazione della sua vera
identità, non va ad associarsi con lo spiritualismo di professione, il cui
unico scopo è quello di fare denaro.
(Nisargadatta Maharaj)
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È nell'amore che la religione consiste e non nelle cerimonie: nell'amore
puro e sincero del cuore. Se una persona non è pura di corpo e di mente,
tutto il suo andare al tempio ad adorare Shiva è inutile. Shiva risponde
alle preghiere delle persone pure di corpo e di cuore, mentre gli impuri
che cercano di insegnare la religione ad altri alla fine falliranno. Il
culto esteriore è solo un simbolo del culto interiore, ma il culto e la
purezza interiori sono la cosa vera; senza di essi il culto esteriore non
è di alcun profitto.
(Swami Vivekananda)
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Finché non avrai realizzato il grande principio che tutto pervade, è
essenziale che parole e azioni si sostengano a vicenda. Non attenerti alla
comprensione intellettuale altrui; rivolgi la luce della consapevolezza
alla sua origine.
(Pao-chih)
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Nessuna facolta' della mente puo' cogliere la verita' (il Risveglio)
oltre la mente, nessuna coazione puo' svelare il significato della non-azione;
per cogliere il significato della non-azione e la verita' oltre la mente,
taglia la mente alle radici e resta nella pura consapevolezza.
(Tilopa)
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Se sei confuso, ci sono mille differenziazioni, diecimila distinzioni.
Se sei illuminato, tutto appartiene alla stessa, unica, famiglia.
(Wu-chien)
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"Fa che il tuo "dogma" sia la pratica spirituale, non il credere".
(Paramahansa Yogananda)
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Non costringero' con alcun mezzo altre persone, compresi i bambini, ad
adottare le mie credenze, ne' con l'autorita', ne' con la minaccia, il denaro,
la propaganda e nemmeno con l'educazione. Invece, attraverso il dialogo
compassionevole, aiutero' gli altri ad abbandonare il fanatismo e la chiusura
mentale.
(Thich Nhat Hanh)
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Nella meditazione profonda i praticanti possono percepire forme come
neve o fumo. Possono avvertire un forte vento oppure vampate di calore.
Possono vedere nel loro interno sempre più luce: faville, lampi, il sole,
o la luna. Questi sono segni che si è avanti nel percorso verso il Brahman.
(Shvetashvatara Upanishad)
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Tutte quelle disgustose persone religiose ingannano prima se stesse e
poi tutti gli altri, vivono sulla credulità e dabbenaggine della gente,
fanno una vita facile, vendono merce scadente e promettono una merce buona
che non potranno mai consegnare. Ma voi volete credere a tutte queste assurdità:
è una riflessione sulla vostra intelligenza, che casca in tutte le stronzate
cui vi esponete.
(U. G. Krishnamurti)
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Parla di filosofia quanto vuoi, adora tutti gli dei che vuoi, va' alle
cerimonie e canta tutti gli inni sacri che vuoi, ma la liberazione non verrà
mai, nemmeno dopo cento eoni, se non realizzi l'unità.
(Sankara)
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Il segno, l'inspirazione, l'espirazione, questi tre non sono l'oggetto
d'un unico momento-coscienza. Colui che non è cosciente di tutte e tre queste
cose non consegue alcuno sviluppo. Il segno, l'inspirazione, l'espirazione,
questi tre non sono l'oggetto d'un unico momento-coscienza. Colui che è
cosciente di tutte e tre queste cose consegue lo sviluppo. (Visuddhi Magga).
Commento: C'è un momento-coscienza che ha come oggetto l'inspirazione. C'è
un altro momento-coscienza che ha come oggetto l'espirazione. Infine c'è
un terzo momento-coscienza che ha come oggetto il segno che appare nel punto
di contatto. Il meditante che non presti attenzione a tutt'e tre non riuscirà
a raggiungere né la concentrazione d'assorbimento, né quella d'accesso.
Il raggiungimento della concentrazione d'accesso o d'assorbimento è possibile
solo quando tutti e tre questi oggetti sono chiari.
(Ashin Buddhagosa)
Che sono i simboli? Espressioni sintetiche, forme primitive,
modelli che possono raccontare la vita in due modi. Il primo è exoterico.
Ad ogni simbolo si associa un significato ben preciso che esclude l'imponderabile.
Il secondo è esoterico. In tal caso non rappresenta solo un archetipo, ma
cela un itinerario di conoscenza soggettiva che secondo alcuni riflette
le istanze di un mondo ultrafenomenico, per altri una modalità di percezione
talmente limpida da superare le distorsioni causate da qualsivoglia preconcetto.
Presupposti |
Contemplazione |
Identificazione | Radici
| Tolleranza
Conoscenza ! Meditazione
| Epilogo
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Il presupposto di qualunque dissertazione che intenda occuparsi di meditazione
e quindi di benessere e spiritualità è sempre la
consapevolezza. Quanto più
un individuo diventa consapevole, tanto meno ha bisogno di modelli, emblemi,
regole a cui conformarsi o ispirarsi, che lo rappresentino o lo sottopongano
a vincoli, controlli, restrizioni. Per raggiungere e/o mantenere un minimo
di libertà dai consueti e usuali condizionamenti bisognerebbe, quindi, porre
sempre e innanzitutto l'accento sull'attenzione. Non si possono, ad esempio,
compiere azioni dannose se si è ben svegli. D'altra parte sia la compassione
che tanti analoghi astratti ideali si concretizzano, soprattutto, con la
consapevolezza.
Ma perché si insiste così tanto e dal principio, sulla consapevolezza? Un
motivo marginale e al tempo stesso prioritario. La consapevolezza non è
un metodo, né tanto meno uno stile di vita. Sin dalle prime fasi del relax
meditativo, le energie naturali che entrano in gioco sono già così considerevoli
da implicare maggior efficienza mentale, quindi più concentrazione, che
comporta a sua volta un raffinamento della facoltà intuitiva. Sarebbe alquanto
opportuno, pertanto, essere sempre ben consci di quel che si pensa, dei
più riposti desideri, sogni, ambizioni. Meglio evitare di prevaricare involontariamente
chicchessia, giacché in tal guisa si correrebbe il rischio di alimentare
il proprio ego creando, sia a se stessi che agli altri, inutili e superflui
disagi.
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Uno tra gli artifici che condusse in passato tanti individui verso apparenti
o transitori stati meditativi fu la contemplazione dei simboli. Ma oggi,
alla luce delle nostre attuali conoscenze, che si può aggiungere?
In linea di massima sarebbe preferibile che la maggior parte delle persone
evitasse la contemplazione dei simboli o delle icone. E non perché sia un
metodo esoterico praticato, a volte, anche dai cosiddetti occultisti. Purtroppo
il termine "esoterico" è stato trattato con scherno e dispregio senza nemmeno
soffermarsi a riflettere che tantissime pratiche religiose, riti commemorativi
e celebrativi compresi, specialmente quando ammettono l'imponderabile e
l'irrazionale, come l'esistenza o l'adorazione del mistero, sono anch'esse,
senza ombra di dubbio, "esoteriche".
Numerose e antiche istituzioni laiche o religiose tradizionali considerano
siffatti esercizi quali pratiche ammissibili. Richiamo come esempio la chiesa
cattolica che suggerisce e sostiene la contemplazione del crocifisso, o
la colta ed erudita massoneria che reputa, giustamente, lo studio dei simboli
come uno dei modi possibili per favorire la spiritualità. Ritengo, pertanto,
che in alcuni casi e a determinate condizioni tali metodi potrebbero dimostrarsi
relativamente utili.
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In effetti i veri problemi sorgono, per l'appunto, quando ci si identifica
con un determinato simbolo senza comprenderlo appieno. Numerosi tra coloro
che si sono sentiti traditi oppure offesi o delusi dal fatto che in Francia
(Febbraio 2004) sia stata promulgata una legge che vieta l'ostentazione
dei simboli religiosi nei luoghi pubblici hanno percepito la circostanza
come una restrizione della libertà, di una facoltà di scelta individuale.
In linea teorica potrebbe esser vero. Ma se tale presunta libertà consiste
in pratiche, usi e costumi coercitivi, talvolta persino ai limiti
dell'idolatria o dell'insensatezza, che impongono credenze violente quanto
illogiche e riducenti come, ad esempio, la cieca ubbidiente sottomissione
a ipotetiche verità spirituali rivelate, ebbene sarebbe mille volte più
giudizioso e rispettoso, a mio avviso, che ciascuno evitasse di ostentare
o finanche imporre le proprie convinzioni in ambiti di pertinenza pubblica
e destinasse le predilezioni e consuetudini personali alla sfera privata.
La verità, per sua stessa natura, non potrà mai esser rappresentata da un
simbolo. Essa è viva. Nasce nel cuore del silenzio. Ciascuno può averne
una qualche intuizione, ma la sua rappresentazione non può essere generalizzata.
E qui il bello della conoscenza simbolica. Essa è alla portata di chicchessia,
giacché non pretende, accenna, suggerisce. I simboli indicano, additano
e si ri-velano, prodighi, donando a ciascuno secondo la propria comprensione.
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Più in generale, indipendentemente dal fatto che i simboli rappresentino
istanze più o meno fondate sulla ragione e quindi più o meno benefiche e
scientifiche, sovente lo sproposito consiste nell'identificarsi in modo
così velleitario e generico con quegli stessi simboli sino a ritenerli parte
di se. Essi potrebbero appartenere si, alle proprie radici culturali, ma
solo superficialmente, in senso secolare, profano. In realtà, ciò che conta
effettivamente, le nostre radici esistenziali sono innanzitutto nell'affetto,
nell'amorevolezza, nella reciprocità, nella compassione, nella consapevolezza
che siamo tutti esseri interdipendenti. Principi, ideali, valori? No, nient'affatto?
Perché non designarli con il loro vero nome? Qualità! Prerogative e peculiarità
che non sono esclusiva o monopolio di nessuna tradizione religiosa in particolare
o in quanto tale, ma di tutta l'umanità.
Se volessimo descriverci che cosa ci potrebbe mai rappresentare al meglio
dinanzi al mondo se non uno spirito di vera giustizia? D'altra parte, un
conto sono le tradizioni, i trascorsi culturali, ben altro quelli della
coscienza. Coloro che sono ancorati al proprio passato psicologico non riescono
né a pregare, né a meditare. Le vere preghiere sono istanze di ringraziamento
e non richieste d'aiuto. Tutti coloro che vivono una vita gioiosa
e ricca di effervescente spiritualità sono presenti sia a se stessi che
alle esigenze e ragioni degli altri. Il predominio ideologico, al contrario,
è una vera nefandezza culturale.
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Tolleranza non significa accettare o subire, sempre e comunque, qualunque
sciocchezza ci venga propinata. Tolleranza implica innanzitutto ragionevolezza.
Al contrario, l'identificazione con determinati simboli o culture comporta
cecità e produce immancabilmente, nel lungo periodo, come la stessa storia
dei popoli e delle loro religioni dimostrano, fondamentalismi, soprusi,
violenza, sofferenza.
Per sapere chi siamo non abbiamo necessariamente bisogno d'identificarci
con simboli, segni ed emblemi o superstiziose prosaiche credenze. Esseri
identificati con un determinato simbolo significa solo che ancora non lo
abbiamo compreso appieno. In effetti non ci si può identificare consapevolmente
con nessun simbolo perché nel momento stesso in cui se ne diventa coscienti
esso è stato trasceso.
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La consapevolezza dei simboli religiosi è conoscenza diretta che travalica
tradizioni, cultura, ideologie, per trasmettere intuitivamente la forza
degli archetipi logici alla base del pensiero umano. I simboli così recepiti
esemplificano la realtà della vita in modo immediato e schematico sostituendo
le mordaci parole sul silenzio al docile e mansueto silenzio delle parole.
I simboli rappresentano l'ultimo legame, l'istanza conclusiva con il mondo
oggettivo prima d'intraprendere quell'avventura considerata da molti come
soggettiva, ma che in effetti trascende, per comprenderle assieme, tutte
le dimensioni di questa splendida vicenda chiamata vita.
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Allorquando durante i primi esercizi di meditazione il flusso dei pensieri
rallenta o s'interrompe, l'ultimo tentativo di razionalizzare la nuova situazione,
una delle cui principali caratteristiche consiste nell'assenza degli usuali
riferimenti di tempo e spazio, è la rappresentazione simbolica. L'ultimo
appiglio o punto di contatto che la mente cognitiva ha, metaforicamente,
con il dominio del mondo sino a quel momento conosciuto, è il ricorso ad
un simbolo. Esso si presenta con una significativa, ma futile impressione
sensoriale. Potrebbe apparire come un percorso di accesso, ad esempio un
tunnel, un vortice, un'erta scoscesa e impervia o una china ripida e aspra
che si trasformano in agevole sentiero, oppure un cancello, un punto di
luce, una stella, la figura carismatica del proprio maestro spirituale.
Nel contempo, o in alternativa, si potrebbero percepire armonie musicali,
profumi soavi, una gradevole sensazione di pace. Al di la del simbolo visualizzato
qualunque spiegazione o conclusione diventa mera congettura, banale illazione.
I simboli religiosi così recepiti sono la pietra miliare della consapevolezza.
Punto di approdo per la conoscenza exoterica e di partenza per quella spirituale.
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Identità culturale e identità spirituale, alla fin fine, coincidono sempre.
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nick.salius
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