Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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O Krishna, Incantatore di cuori, sollevatore di montagne, sento il tuo
flauto che mi chiama: devo venire da te per la via segreta attraverso l'erba
alta?
Mirabai
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«Portami un frutto da quell'albero».
«Eccolo».
«Aprilo».
«L'ho aperto».
«Cosa vedi al suo interno?».
«Dei piccolissimi semi, o venerabile».
«Aprine uno».
«L'ho aperto».
«Cosa vedi al suo interno?»
«Nulla di nulla».
«Figlio mio, da codesto nulla di nulla, in verità, nasce quest'albero maestoso.
Da codesto nulla di nulla è costituito ciò che esiste: quello è il reale,
è l'essenza. Quello sei tu, Svetaketu».
Chandogya Upanishad
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"Io sono" è un fatto concreto, mentre "io sono stato creato" è un'idea.
Né dio né l'universo sono venuti a dirvi che vi hanno creato. La mente,
ossessionata dall'idea di causalità, inventa la creazione e poi si domanda:
"Chi è il creatore?". La mente stessa è il creatore, ma neppure questo è
del tutto vero, dato che la creazione e il creatore sono una cosa sola.
La mente e il mondo non sono separati. Comprendi che tutto ciò che pensi
che il mondo sia è la tua stessa mente. Tutto lo spazio e il tempo sono
nella mente.
C'è soltanto l'immaginazione. Ti ha assorbito al punto che non riesci nemmeno
a comprendere quanto lontano dalla realtà tu sia finito. Senza dubbio l'immaginazione
è molto creativa. Su di essa si costruiscono universi su universi. Tuttavia
sono tutti nello spazio e nel tempo, nel passato e nel futuro, che, semplicemente,
non esistono.
Sei tu a muoverti, non il tempo. Smetti di muoverti e il tempo cesserà.
Il passato e il futuro si fonderanno nell'eternità.
Nisargadatta Maharaj
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Se non riesci a comprendere che la fede altrui è vera quanto la tua,
dovresti almeno renderti conto che gli altri esseri umani sono veri quanto
te.
Mohandas Karamchand Gandhi
E’ spirituale ciò che non ha forma, che non cambia, che non porta
convenienze, che non può essere pensato, che è ciò che è. ... La spiritualità,
in sintesi, è l’indipendenza dello spirito di fronte a tutto ciò che è mutevole,
limitato, misurabile, in altre parole tutto ciò che dipende dal nome e dalla
forma. ... ‘Spiritualità’ è un altro termine per indipendenza e non-dipendenza.
(Arnaud Desjardins).
Meditazione è porsi momentaneamente al di qua della propria mente parcellizzata
per incontrare la coscienza originaria.
Spero tanto che il prologo offra spunti per riflettere a tutti coloro
che considerano la spiritualità come un fenomeno prevalentemente identitario.
In realtà è l'esatto contrario. Le identificazioni religiose esclusive spingono
sempre verso il basso, verso i meandri della più oscura inconsapevolezza,
verso i recessi della più fosca intolleranza, verso le tenebre del più tetro
settarismo. La storia insegna.
Il vero relativismo - termine
che in realtà è solo uno slogan; deipnotizzatevi, per favore, non andate
contro la gioiosità della vita - dicevo, il vero relativismo è quello della
spiritualità di lungo corso imperante che promette, consola, seduce, in
apparenza nobilita, ma poi scende a compromessi tali d'annullare tutto ciò
che di buono la sua parte migliore si sforza da sempre di raggiungere. La
cronaca illustra.
Qui speculiamo sull'amorevolezza. Solleciti verso la sofferenza, ma disgustati
riguardo la bramosia. Per quella non v'è cura che tenga. Addio perbenisti,
benpensanti, integralisti, moralisti, siate solerti per ciò che resta della
vostra anima. Qui non v'è nulla che vi possa interessare. Non abbiamo ricette.
Non facciamo promesse. Alcun primitivo immaginario lignaggio. Non ci sono
maestri inclini a giudicare.
Bene, ora che l'aria è tersa, ora che l'avidità si è dileguata con le ombre
degli stessi pregiudizi che la sostengono, possiamo permetterci qualche
confidenza. Siamo certi d'esser stati davvero autentici? A rimpiattino con
la speranza. O il gioco non è che un modo come un altro per intrattenere?
Caro lettore, non è che non ce la raccontiamo tutta. Lasciamo stare un momento
le proposizioni teoriche. Per star "qui e ora" io non pratico uno sforzo.
Anzi, ho sperimentato che più ci si sforza peggio è. Non intendo dire che
non si debba far nulla. Ma di tanto in tanto è indispensabile mollare la
presa, allentare, giocare. Ecco, giocare, è l'unico modo per essere davvero
presenti a se stessi "senza esserci", senza pensieri tipo attenzione, meditazione,
ecc. Probabilmente sono influenzato da qualche teoria. Qual'é il mio punto
di vista? Lo stesso che esprimo istante per istante, pensiero per pensiero,
ma soprattutto nel silenzio. La mia dottrina (licenza poetica) è ciò che
non dico, ma si arguisce dallo sviluppo delle circostanze. Dall'impatto
emotivo che hanno su di me, nonché dal modo in cui le affronto. In ogni
caso, se hai già meditato, sono sicuro che mi comprendi ...
Le circostanze spirituali più belle, tipo particolari percezioni repentine
di calma e di quiete, mi sono capitate proprio quando non me l'attendevo
affatto. Quindi la meditazione, nel mio caso la vipassana, ma va benissimo
sicuramente ciò che più ti attrae, ti aggrada o ti fa star meglio, è stata
come un preludio, una preparazione per ciò sarebbe potuto venire in seguito,
ma di cui non ne avevo la certezza; la meditazione, o tante altre pratiche
analoghe, sono come una scommessa ...
Per andar dove? Bordo del precipizio, nulla, e tutte quelle definizioni
analoghe che potrebbero apparire apocalittiche o catastrofiche sono modi
di esprimersi molto coloriti per indicare le circostanze che si schiudono
quando i pensieri si placano, la mente tace, l'osservatore diviene preponderante.
La novità esistenziale è così consistente che per qualche tempo, prima di
acclimatarsi con la propria interiorità, ci si sente fortemente sorpresi,
disorientati. Tuttavia, procedendo nell'auto-esplorazione con cautela, il
che non significa analizzare la mente, bensì comprenderla complessivamente
divenendo consapevoli delle peculiari motivazioni intrinseche, ed accettandole
per ciò che sono, si perviene ad una visione spirituale ...
(Lui) non continua, infatti non c'è più, ma oramai è nella sua stessa natura
seguire la corrente. E' diventato la corrente medesima. Sicché, in effetti,
(Lui) non fa nulla. Semmai sei (tu), siamo (noi), a intralciarlo, a porci
su quella scia, su quella lunghezza d'onda, che non è più una, ma è l'intero
spettro. ...
Le tecniche? Un testo scritto introduce soltanto. Si prova, si esplora,
ma è meglio avvertire chiunque di non attendersi affatto risultati mirabolanti,
tanto meno conquiste di maggiore efficienza psichica. Le tecniche sono trastulli
temporanei per giungere al punto in cui non servono più e si riesce a comprendere
che la meditazione non è una tecnica. Quindi penso sia utile praticarle
a condizione di rammentare che si tratta di semplici chiavi, ma che la porta
da aprire è assolutamente sprovvista della benché minima serratura. Chi
l'ha detto? ...
Osservi, non sei più identificato, prendi atto di quanto accaduto e se il
tuo stato di testimonianza (consapevolezza) è stabile e profondo agisci
o reagisci per come si conviene, diciamo secondo il tuo senso di giustizia,
poi ti adoperi e svolgi il ruolo che altri si attendono da te ... Anche
questo è karma. Non c'è nessun film per il semplice motivo che noi stessi
siamo il film. Chi l'ha visto? ...
"... le idee non testate a fondo nella realtà valgono niente!". Che i Buddha
di tutti i tempi possano rendercene edotti.
07-06-08 - nick.salius
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