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Meditazione nel Web » Immagini per la meditazione (la foto è © dreamstime.com)

Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.

Meditazione nel Web » Immagini per la meditazione (leaf pattern)

Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.

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Dopo un po' di tempo, quando la concentrazione diviene piu' stabile, si arriva a comprendere, tramite l'osservazione di mente-e-materia, che in ogni singola frazione di secondo milioni e milioni di cose sorgono e si disintegrano, che questo processo continuera' a riprodursi e che sta oltre la volonta' di chicchessia, sia egli un essere umano, un deva o un Brahma. Quando si comprende questo processo di apparizione e disintegrazione delle cose, senz'ombra di dubbio si raggiunge la saggezza suprema.

(Webu Sayadaw)

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«Per imparare qual sia la vera natura delle miriadi di cose, devi sapere che, anche se possono apparirti rotonde o quadrate, le fattezze degli oceani e delle montagne sono infinitamente varie: in verità contengono mondi infiniti. Non solo attorno a te, ma anche proprio sotto i tuoi piedi, o in una goccia d'acqua».

(Eihei Dogen, "Genjo Koan")

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Sakka, re degli dei, chiese al Buddha: "Ma i diversi maestri religiosi non hanno il medesimo obiettivo, non aspirano alla stessa meta e non insegnano la stessa cosa?". "No, Sakka", rispose il Buddha, "niente affatto. E come mai? Questo mondo e' composto di miriadi di differenti punti di vista e alcune persone aderiscono a questo e altre a quello, e vi si aggrappano al punto da affermare: 'Solo questo e' vero, tutto il resto e' falso'. Si comportano col credo e le convinzioni come con un territorio di loro proprieta'. Percio' i maestri religiosi non hanno tutti la stessa meta né insegnano la stessa disciplina, ne' aspirano alla stessa meta".

(Sakka-pañña-sutta, Digha-nikaya, XXI)

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Non pensate di studiare il buddismo per trarne qualche vantaggio come ricompensa per la vostra pratica.

(Dogen)

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Come un uomo che voglia domare un toro lo legherà a un albero, così la mente dev'essere saldamente legata con la consapevolezza all'oggetto della meditazione.

Commento:
Ashin Buddhaghosa spiega che quando un meditante lavora nel modo giusto, mantenendo la consapevolezza del tocco del respiro che entra e che esce all'imboccatura delle narici, prima o poi deve manifestarsi un segno. Spiega anche che il segno non è per tutti il medesimo. Per alcuni sarà un tocco lieve come un fiocco di cotone, un batuffolo di seta o una leggera brezza. Per altri potrà essere una forma come una stella, un diadema di gemme o un filo di perle. Altri avvertiranno una sensazione grezza come se venissero pinzati da una molletta di legno. Altri sperimenteranno il segno come una lunga treccia di corda, un mazzo di fiori o uno sbuffo di fumo. Altri ancora lo avvertiranno come una ragnatela, una pellicola di nuvola, un fior di loto, la ruota di un carro, il disco della luna, il disco del sole. Se appare un segno luminoso, non bisogna cominciare a pensarci né dargli attenzione diretta; il segno è originato dalla percezione, perciò bisogna capire che appare diverso a causa della differenza di percezione. (Visuddhi Magga - © copyleft perle.risveglio.net)

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Dimenticare se stessi è il dharma migliore, il miglior atto di culto alla religione del Buddha. La pratica della meditazione di benevolenza è il dono migliore a tutti gli esseri senzienti privi di protezione.

(Milarepa, dai Cento Mila Canti)

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Meditazione del mattino

Il Dharmakaya sta illuminando di luce il mattino. Sedendo in silenzio, col cuore pacificato, sorrido. Questo è un nuovo giorno: faccio voto di attraversarlo in piena consapevolezza. Il sole della saggezza presto splenderà ovunque. Fratelli e sorelle, conducete con diligenza la vostra mente in profonda meditazione.

Namo Shakyamunaye Buddhaya
Namo Shakyamunaye Buddhaya
Namo Shakyamunaye Buddhaya


(Maestro Thich Nhat Hanh)

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Ancora sulla meditazione. La meditazione è riportare la mente a casa, e questo si ottiene innanzitutto con la pratica della consapevolezza.

(Maestro Sogyal Rinpoche)

Il percorso di meditazione nel web » Cenni su Buddismo e meditazione  3°

Talvolta le inevitabili vicissitudini che prima o poi s'incontrano durante la propria esistenza appaiono eccessive. Se l'identificazione con gli eventi di routine è troppo intensa e coinvolgente potremmo incontrare qualche difficoltà. Ristabilire un'equa distanza tra le esigenze della quotidianità e le aspirazioni individuali o ideali è un compito tutt'altro che semplice. Il buddismo ci offre un soccorso indiretto.
 

Cenni su Buddismo e meditazione  3°

Per praticare la meditazione non è indispensabile studiare il Buddhismo. Tuttavia la conoscenza di alcuni suoi concetti fondamentali potrebbe risultare di grande aiuto.
 

Estinzione del sé e realtà dell'io

Quando i buddisti negano la realtà dell'io non intendono affermare che la persona non esiste, bensì ch'essa è composta da un'insieme di numerosi fattori che possono essere percepiti autonomamente l'uno dall'altro.

Per i buddisti irrealtà o non-realtà non implicano affatto non-esistenza. Irreale è una circostanza che, essendo prodotta da una serie di cause concomitanti, non ha una propria natura, non è autogena, cioè non si genera da sé.

Pertanto quando i buddisti affermano che il sé o atman o anima individuale non è reale ciò non significa che non esiste, bensì che la sua vera natura è composita ed in continuo mutamento. Il suo rapporto con la vita è come quello di un'onda con l'oceano. L'onda emerge, percorre una certa distanza, si affievolisce e infine viene riassorbita. Dopo di che il ciclo si ripete. Ma allora chi soccombe? Nessuno, perché ciò che si estingue sono attaccamenti, illusioni e identificazioni, l'inconsapevolezza della propria natura essenziale che genera sofferenza, tutto ciò che crediamo essere anima, mentre è solo puro e smisurato egocentrismo.

La continuità non consiste in una trasmigrazione di anime, bensì nella rinascita del carattere. Le forme-pensiero riemergono, si ripropongono, ma non vi è traslazione di un'entità-ego. Come affermò lo stesso Buddha, in sintesi, "il nostro pensare passa, ma i nostri pensieri continuano. Il ragionamento cessa, ma la conoscenza rimane. I tuoi Sâmskara, ovvero l'imput ricevuto dal karma delle tue precedenti esistenze durante cui non riuscisti a conseguire il risveglio, è il tuo sé. Nei tuoi Sâmskara tu continuerai a vivere e raccoglierai in esistenze future la messe seminata ora e in passato. Tu stesso raccoglierai ciò che semini, non altri".
 

Il nulla, il vuoto

Il termine nulla "nothing" del buddismo è da intendersi come "nessun oggetto" (no-thing). Il nulla buddista è no-thing e non, come maliziosamente s'induce a credere, un vuoto assoluto.
 

Estinzione del desiderio

Estinzione del desiderio significa attribuire ad ogni cosa il giusto valore, ciò che effettivamente gli compete. Al di là della mera illusione che induce a identificarsi complessivamente con le proprie realizzazioni dimenticandone l'origine, noi stessi, la nostra ingegnosa e prolifica mente. In realtà, i desideri non si estinguono mai per scelte deliberate o costrizioni coercitive. Così saranno solo rimossi, relegati nei meandri dell'inconscio e pronti a ripresentarsi nuovamente, più vigorosi e travolgenti che mai, alla prima futile occasione. Al contrario, i desideri effimeri, possono essere superati, pressoché definitivamente, quando il proibitivo e affascinante alone misterico che li avvolge viene opportunamente smascherato da una sua chiara, puntuale e accurata osservazione e quindi, così facendo, smentito, demitizzato e ridimensionato. Riassumendo, bisogna evitare di essere posseduti dagli oggetti desiderati, è senz'altro lecito adoperarsi per ottenerli e disporne nel migliore dei modi, ma senza doverne dipendere.
 

Distacco

L'esperienza insegna che non si può essere attaccati morbosamente a ciò che si conosce davvero e intimamente, quel che si rispetta e si ama. Ciò vale sia nei confronti di se stessi che di altre persone, care o seducenti, e di oggetti particolarmente attraenti. Bisogna interagire sempre direttamente e mai in base a idee preconcette, pseudovalori predefiniti, pregiudizi. Il distacco non si ottiene prefiggendosi e adottando determinate modalità di comportamento. Per distacco non s'intende rinuncia o negazione, ma la realizzazione di una distanza equa e volitiva, tra le proprie esigenze interiori ed il mondo oggettivo, che si consegue quando la nostra capacità di valutazione diventa appena appena più intensa, penetrante, e si trasforma da semplice e banale comprensione in intuizione profonda dei vicendevoli rapporti d'interdipendenza e reciprocità. In realtà il distacco consiste, pertanto, in uno stato di grande imperturbabile sensibilità nei confronti del mondo.
 

Meditazione (cenni)

Per Buddha il Dhyana (meditazione) non è detrimento di coscienza, trance estatica o visione beatifica, ma deliberato e cosciente superamento dell'egoismo. Secondo la dottrina buddista vi sono quattro Dhyana. Il primo assorbimento (Jhana) è una condizione di gioia e soddisfazione che ha origine da una solitudine piena d'investigazione e di riflessione. Il secondo nasce dalla profonda tranquillità senza riflessione o investigazione. Il terzo conduce alla distruzione della passione. Il quarto consiste nella pura equanimità che pone fine al dolore. I quattro Dhyana sono solo punti di riferimento relativi. Utili per comprendere, al massimo, le circostanze del proprio training.

I termini jhana (pali) e dhyana (sanscrito) vengono tradotti come "concentrazione", "assorbimento", "meditazione". In effetti indicano quello stato di relax durante il quale, nella mente, non c'è più soggetto né oggetto. In altre parole si tratta dello stato in cui la mente non è più attraversata da alcun pensiero. Quando il buddismo fu esportato in Cina, Dhyana venne pronunciata "ch'an", infine in Giappone venne detta "zen".
 

Conclusione

Per ultimare riporto in sintesi una riflessione del mio insegnante che mi sembra utile e appropriata.

Qualche tempo fa un amico, molto deluso dalle circostanze, mi chiese: "questo mondo è solo immaginario"? Amico, gli risposi, ciò che in effetti esiste davvero è un giusto modo di concepire il mondo e le relazioni ch'esso comporta. Allora il mondo, nel raccoglimento meditativo che genera quiete e serena condiscendenza, rivelerà la propria vera natura ed apparirà prorompente, solido e solidale come non mai, un amico partecipe dei nostri bisogni e pronto ad esaudirli laddove ve ne sia vera esigenza. Perché il mondo, nonostante la sua apparente e ambigua freddezza e neutralità, non è un fattore alieno e indifferente, ma un soggetto vivo, coinvolto e appassionato.

Grazie per la cortese attenzione

nick.salius

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