
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Dopo un po' di tempo, quando la concentrazione diviene piu' stabile,
si arriva a comprendere, tramite l'osservazione di mente-e-materia, che
in ogni singola frazione di secondo milioni e milioni di cose sorgono e
si disintegrano, che questo processo continuera' a riprodursi e che sta
oltre la volonta' di chicchessia, sia egli un essere umano, un deva o un
Brahma. Quando si comprende questo processo di apparizione e disintegrazione
delle cose, senz'ombra di dubbio si raggiunge la saggezza suprema.
(Webu Sayadaw)
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«Per imparare qual sia la vera natura delle miriadi di cose, devi sapere
che, anche se possono apparirti rotonde o quadrate, le fattezze degli oceani
e delle montagne sono infinitamente varie: in verità contengono mondi infiniti.
Non solo attorno a te, ma anche proprio sotto i tuoi piedi, o in una goccia
d'acqua».
(Eihei Dogen, "Genjo Koan")
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Sakka, re degli dei, chiese al Buddha: "Ma i diversi maestri religiosi
non hanno il medesimo obiettivo, non aspirano alla stessa meta e non insegnano
la stessa cosa?". "No, Sakka", rispose il Buddha, "niente affatto. E come
mai? Questo mondo e' composto di miriadi di differenti punti di vista e
alcune persone aderiscono a questo e altre a quello, e vi si aggrappano
al punto da affermare: 'Solo questo e' vero, tutto il resto e' falso'. Si
comportano col credo e le convinzioni come con un territorio di loro proprieta'.
Percio' i maestri religiosi non hanno tutti la stessa meta né insegnano
la stessa disciplina, ne' aspirano alla stessa meta".
(Sakka-pañña-sutta, Digha-nikaya, XXI)
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Non pensate di studiare il buddismo per trarne qualche vantaggio come
ricompensa per la vostra pratica.
(Dogen)
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Come un uomo che voglia domare un toro lo legherà a un albero, così la
mente dev'essere saldamente legata con la consapevolezza all'oggetto della
meditazione.
Commento:
Ashin Buddhaghosa spiega che quando un meditante lavora nel modo giusto,
mantenendo la consapevolezza del tocco del respiro che entra e che esce
all'imboccatura delle narici, prima o poi deve manifestarsi un segno. Spiega
anche che il segno non è per tutti il medesimo. Per alcuni sarà un tocco
lieve come un fiocco di cotone, un batuffolo di seta o una leggera brezza.
Per altri potrà essere una forma come una stella, un diadema di gemme o
un filo di perle. Altri avvertiranno una sensazione grezza come se venissero
pinzati da una molletta di legno. Altri sperimenteranno il segno come una
lunga treccia di corda, un mazzo di fiori o uno sbuffo di fumo. Altri ancora
lo avvertiranno come una ragnatela, una pellicola di nuvola, un fior di
loto, la ruota di un carro, il disco della luna, il disco del sole. Se appare
un segno luminoso, non bisogna cominciare a pensarci né dargli attenzione
diretta; il segno è originato dalla percezione, perciò bisogna capire che
appare diverso a causa della differenza di percezione. (Visuddhi Magga -
© copyleft perle.risveglio.net)
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Dimenticare se stessi è il dharma migliore, il miglior atto di culto
alla religione del Buddha. La pratica della meditazione di benevolenza è
il dono migliore a tutti gli esseri senzienti privi di protezione.
(Milarepa, dai Cento Mila Canti)
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Meditazione del mattino
Il Dharmakaya sta illuminando di luce il mattino. Sedendo in silenzio, col
cuore pacificato, sorrido. Questo è un nuovo giorno: faccio voto di attraversarlo
in piena consapevolezza. Il sole della saggezza presto splenderà ovunque.
Fratelli e sorelle, conducete con diligenza la vostra mente in profonda
meditazione.
Namo Shakyamunaye Buddhaya
Namo Shakyamunaye Buddhaya
Namo Shakyamunaye Buddhaya
(Maestro Thich Nhat Hanh)
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Ancora sulla meditazione. La meditazione è riportare la mente a casa,
e questo si ottiene innanzitutto con la pratica della consapevolezza.
(Maestro Sogyal Rinpoche)
Talvolta le inevitabili vicissitudini che prima o poi s'incontrano
durante la propria esistenza appaiono eccessive. Se l'identificazione con
gli eventi di routine è troppo intensa e coinvolgente potremmo incontrare
qualche difficoltà. Ristabilire un'equa distanza tra le esigenze della quotidianità
e le aspirazioni individuali o ideali è un compito tutt'altro che semplice.
Il buddismo ci offre un soccorso indiretto.
Per praticare la meditazione non è indispensabile studiare il Buddhismo.
Tuttavia la conoscenza di alcuni suoi concetti fondamentali potrebbe risultare
di grande aiuto.
Estinzione del sé e realtà dell'io
Quando i buddisti negano la realtà dell'io non intendono affermare che
la persona non esiste, bensì ch'essa è composta da un'insieme di numerosi
fattori che possono essere percepiti autonomamente l'uno dall'altro.
Per i buddisti irrealtà o non-realtà non implicano affatto non-esistenza.
Irreale è una circostanza che, essendo prodotta da una serie di cause concomitanti,
non ha una propria natura, non è autogena, cioè non si genera da sé.
Pertanto quando i buddisti affermano che il sé o atman o anima individuale
non è reale ciò non significa che non esiste, bensì che la sua vera natura
è composita ed in continuo mutamento. Il suo rapporto con la vita è come
quello di un'onda con l'oceano. L'onda emerge, percorre una certa distanza,
si affievolisce e infine viene riassorbita. Dopo di che il ciclo si ripete.
Ma allora chi soccombe? Nessuno, perché ciò che si estingue sono attaccamenti,
illusioni e identificazioni, l'inconsapevolezza della propria natura essenziale
che genera sofferenza, tutto ciò che crediamo essere anima, mentre è solo
puro e smisurato egocentrismo.
La continuità non consiste in una trasmigrazione di anime, bensì nella rinascita
del carattere. Le forme-pensiero riemergono, si ripropongono, ma non vi
è traslazione di un'entità-ego. Come affermò lo stesso Buddha, in sintesi,
"il nostro pensare passa, ma i nostri pensieri continuano. Il ragionamento
cessa, ma la conoscenza rimane. I tuoi Sâmskara, ovvero l'imput ricevuto
dal karma delle tue precedenti esistenze durante cui non riuscisti a conseguire
il risveglio, è il tuo sé. Nei tuoi Sâmskara tu continuerai a vivere e raccoglierai
in esistenze future la messe seminata ora e in passato. Tu stesso raccoglierai
ciò che semini, non altri".
Il nulla, il vuoto
Il termine nulla "nothing" del buddismo è da intendersi come "nessun
oggetto" (no-thing). Il nulla buddista è no-thing e non, come maliziosamente
s'induce a credere, un vuoto assoluto.
Estinzione del desiderio
Estinzione del desiderio significa attribuire ad ogni cosa il giusto
valore, ciò che effettivamente gli compete. Al di là della mera illusione
che induce a identificarsi complessivamente con le proprie realizzazioni
dimenticandone l'origine, noi stessi, la nostra ingegnosa e prolifica mente.
In realtà, i desideri non si estinguono mai per scelte deliberate o costrizioni
coercitive. Così saranno solo rimossi, relegati nei meandri dell'inconscio
e pronti a ripresentarsi nuovamente, più vigorosi e travolgenti che mai,
alla prima futile occasione. Al contrario, i desideri effimeri, possono
essere superati, pressoché definitivamente, quando il proibitivo e affascinante
alone misterico che li avvolge viene opportunamente smascherato da una sua
chiara, puntuale e accurata osservazione e quindi, così facendo, smentito,
demitizzato e ridimensionato. Riassumendo, bisogna evitare di essere posseduti
dagli oggetti desiderati, è senz'altro lecito adoperarsi per ottenerli e
disporne nel migliore dei modi, ma senza doverne dipendere.
Distacco
L'esperienza insegna che non si può essere attaccati morbosamente a ciò
che si conosce davvero e intimamente, quel che si rispetta e si ama. Ciò
vale sia nei confronti di se stessi che di altre persone, care o seducenti,
e di oggetti particolarmente attraenti. Bisogna interagire sempre direttamente
e mai in base a idee preconcette, pseudovalori predefiniti, pregiudizi.
Il distacco non si ottiene prefiggendosi e adottando determinate modalità
di comportamento. Per distacco non s'intende rinuncia o negazione, ma la
realizzazione di una distanza equa e volitiva, tra le proprie esigenze interiori
ed il mondo oggettivo, che si consegue quando la nostra capacità di valutazione
diventa appena appena più intensa, penetrante, e si trasforma da semplice
e banale comprensione in intuizione profonda dei vicendevoli rapporti d'interdipendenza
e reciprocità. In realtà il distacco consiste, pertanto, in uno stato di
grande imperturbabile sensibilità nei confronti del mondo.
Meditazione (cenni)
Per Buddha il Dhyana (meditazione) non è detrimento di coscienza, trance
estatica o visione beatifica, ma deliberato e cosciente superamento dell'egoismo.
Secondo la dottrina buddista vi sono quattro Dhyana. Il primo assorbimento
(Jhana) è una condizione di gioia e soddisfazione che ha origine da una
solitudine piena d'investigazione e di riflessione. Il secondo nasce dalla
profonda tranquillità senza riflessione o investigazione. Il terzo conduce
alla distruzione della passione. Il quarto consiste nella pura equanimità
che pone fine al dolore. I quattro Dhyana sono solo punti di riferimento
relativi. Utili per comprendere, al massimo, le circostanze del proprio
training.
I termini jhana (pali) e dhyana (sanscrito) vengono tradotti come "concentrazione",
"assorbimento", "meditazione". In effetti indicano quello stato di relax
durante il quale, nella mente, non c'è più soggetto né oggetto. In altre
parole si tratta dello stato in cui la mente non è più attraversata da alcun
pensiero. Quando il buddismo fu esportato in Cina, Dhyana venne pronunciata
"ch'an", infine in Giappone venne detta "zen".
Per ultimare riporto in sintesi una riflessione del mio insegnante che
mi sembra utile e appropriata.
Qualche tempo fa un amico, molto deluso dalle circostanze,
mi chiese: "questo mondo è solo immaginario"? Amico, gli risposi, ciò che
in effetti esiste davvero è un giusto modo di concepire il mondo e le relazioni
ch'esso comporta. Allora il mondo, nel raccoglimento meditativo che genera
quiete e serena condiscendenza, rivelerà la propria vera natura ed apparirà
prorompente, solido e solidale come non mai, un amico partecipe dei nostri
bisogni e pronto ad esaudirli laddove ve ne sia vera esigenza. Perché il
mondo, nonostante la sua apparente e ambigua freddezza e neutralità, non
è un fattore alieno e indifferente, ma un soggetto vivo, coinvolto e appassionato.
Grazie per la cortese attenzione
nick.salius
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