
Il percorso spirituale di un pellegrino sulla via della meditazione.
Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Finché non ci giriamo e non affrontiamo ciò che abbiamo sempre evitato,
che cosa stiamo realmente facendo della nostra vita? La pratica non è quella
certa cosa graziosa che facciamo soltanto sul cuscino da meditazione. Finché
non impariamo a osservarci obiettivamente e non persistiamo nell'osservazione
con sempre maggiore onestà di tutti i modi in cui ci siamo trattenuti per
timore, non potremo cominciare ad avvertire la libertà insita nell'uscire
dalla nostra stanza protetta per entrare nella vita reale che ci attende.
(Ezra Bayda, Being
Zen: Bringing Meditation to Life)
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Prima di morire, Milarepa diede le ultime istruzioni ai discepoli convenuti.
Disse: «Quando morirò ... non costruite statue e stupa in mia memoria; alzate,
invece, il vessillo della meditazione. Rifiutate tutto ciò che incrementa
l'aggrappamento all'ego o ai veleni interiori, anche se sembra un bene.
Fate ciò che porta beneficio agli altri, anche se sembra un male. Questa
è la vera via del dharma. Poiché la vita è breve e il momento della morte
è sconosciuto, dedicatevi interamente alla meditazione. Agite in modo saggio
e coraggioso secondo la vostra innata intuizione, anche a costo della vita.
In breve, comportatevi in modo di non dovervene vergognare».
(Chogyam Trungpa)
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La meditazione non è ritirarsi sull'Himalaya, né isolarsi dalla vita
reale. ... La meditazione non è uno sforzo, non è una attività. La meditazione
non è utopia, non è fuga. ... La meditazione è la fine di ogni utopia, di
ogni fuga.
(Osho)
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Il vero splendore della meditazione non risiede in alcun metodo, ma nella
continua esperienza vitale della presenza mentale. Nonché nella sua armonia,
chiarezza, pace e, più importante di ogni cosa, nella completa assenza di
attaccamento.
(Sogyal Rinpoche)
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Meditare significa affrontare la realtà e non scappare. Se stai scappando
dai tuoi veri problemi, non stai meditando correttamente. Dovresti sederti
su un cumulo di calma e concentrazione. Hai bisogno di sederti su un monte
di consapevolezza per poter guardare in faccia il dolore e osservare in
profondità la natura della tua sofferenza.
(Thich Nhat Hanh)
In quest'autunno, durante cui la mia mente percepisce l'ambiente
così sobrio e pacifico che le foglie pare giungano a terra solo dopo qualche
tempo, non scorgo ancora nulla di nuovo. La politica è invischiata nelle
menzogne di sempre. La cultura ha perso la bussola dell'approfondimento.
L'arte non riconosce più la bellezza. La religione teme persino l'armonia.
... Ma ciò che rimane, il silenzio della meditazione, è così ricco d'energia
da non riuscire ad esprimerlo.
Gli individui sono fondamentalmente buoni, ma ciascuno soffre – in diversa
misura – per i bisogni inappagati, per i desideri insoddisfatti. Se si rendessero
conto che la necessità primaria dell'esistenza è come un tesoro dimenticato
in un remoto ripostiglio della propria dimora ne rimarrebbero davvero sorpresi.
Bene, ma dove si trova esattamente il tesoro? Dov'è l'anfratto parapsichico
che custodisce così tanta ricchezza? Ovviamente mi esprimo – precisarlo
non è mai superfluo – con un metalinguaggio simbolico.
L'anfratto, il calice dell'elisir è innanzitutto l'idea che:
- non ci sono idee o pensieri che possano descrivere, rappresentare, sostituire
la realtà;
- la dimensione dello spirito è l'essenza sovramentale che circoscrivi idealmente
nel silenzio della pausa tra un pensiero e un altro.
La dimensione in cui interagiamo ora è, perlopiù, quella del desiderio inconsapevole.
Quando con la pratica della meditazione la coscienza si espande inizi a
comprendere un panorama esistenziale più ampio. ... Che ho concluso affermando
ciò, ti ho rivelato qualche verità esoterica? No di certo, proseguiamo ...
Sei capace di pensare a qualcosa senza provare desiderio o ripulsa? Senza,
cioè, subire la dicotomia implicita, inerente? Quella è meditazione, una
tra le più alte forme di meditazione possibili. Il segreto, uno dei segreti
della meditazione è l'idea che bisogna aprirsi alla realtà. Se osservi il
respiro, dico "osservi", non "lo pensi" ... Quel'è – per inciso – la differenza
tra osservarlo e pensarlo? Se osservi lo segui puntuale, non lo sopravanzi,
né rimani indietro. Qui e ora, presente al presente, con il respiro. Se
l'osservi apriti alle qualità più intrinseche dell'aria in quanto veicolo
del prana. Apriti alla realtà.
Non proteggerti con una corazza d'indifferenza. Non nasconderti in un ipotetico
guscio peraltro invisibile. Apriti alle infinite possibilità dell'esistenza.
Non irrigidirti mai su posizioni aprioristiche. Esamina e poi decidi di
conseguenza. E vedrai un miracolo. La politica diverrà un servizio, uno
tra i tanti, non più una mera professione oratoria. La cultura riconquisterà
i primati di conoscenza che le competono. L'arte non sarà relegata, ma si
affermerà di nuovo nella società. E la religione smetterà di raccontare
frottole, di coltivare di tutto ... tranne che compassione, di dividere
la gente, di trincerarsi dietro oscuri retaggi pseudo-magici, ma entrerà
nel cuore di ciascuno.
Sii vigile, perché la macchina delle illusioni è sempre in agguato. Qualunque
approccio spirituale non può prescindere dalla rinuncia alla centralità
dell'ego. E la meditazione è il fattore determinante che ti aiuta a conseguire
quella consapevolezza sufficiente per aprire gli occhi al mondo, per cominciare
a scorgere un barlume di verità.
Grazie per la cortese attenzione
16-11-10 - nick.salius
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