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E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete,
tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia,
tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.
(Herman
Hesse)
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La meditazione seduta è fondarsi nella quiete, pace e gioia. Così come
un’ancora trattiene un’imbarcazione così che questa non viene trascinata
via, il respiro consapevole sostiene la nostra consapevolezza del momento
presente, e ci tiene in contatto con la nostra vera natura.
(Thich
Nhat Hanh)
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità ... Articolo di
Elisabetta Amistà del (18-01-12).
Sembra impensabile che pochi elementi, come sabbia, mare e luce, possano
influire in maniera preponderante al raggiungimento di una vera e propria
sensazione di benessere e rilassamento. Soprattutto se associate ai giusti
“filtri” come quello di una accurata selezione musicale e di una corretta
respirazione. Tanto basta per raggiungere, infatti uno status fisico adatto
alla meditazione che non al conseguimento di particolari asana yoga, o semplicemente
di un attimo, in cui ci doniamo “Noi stessi” ed il nostro pensiero interiore.
La musica riesce a liberare la mente, e nell’enorme varietà di proposte
in ambito discografico, consiglio di dirigersi anche su specifici strumenti
quali il flauto, l’arpa e il pianoforte che, inseriti in particolari effetti
sonori inducono la calma fondamentale per la “riscoperta del sé”.
Per i cultori del classico, l’adagio e il rondò per arpa K 617 di W. A.
Mozart, per gli amanti della musica celtica, interessante, è l’ascolto del
cd di
Patrick Ball “Magia dell’arpa celtica” entrambi potrebbero essere un
valido inizio di ascolto indirizzato ad affrontare una respirazione consapevole.
Nel libro di
Maurizio Morelli “L’arte del pranayama” ed. Red anno 2010, vengono
descritte le tecniche di respirazione in maniera specifica e applicata.
La conoscenza delle tecniche, affrontate con consapevolezza, inducono
sicuramente all’autoascolto, una fase iniziale di meditazione, che non
verte sull’annullamento degli stimoli esterni, ma centrata proprio nell’«osservazione» passiva del
nostro corpo, dei suoi segnali concreti e non.

Starà poi al singolo trovare il percorso per raggiungere lo stato psicofisico
ideale, lavorando sull’ascolto musicale, coadiuvandolo con la musica e osservando
tutto ciò che il corpo trasmette attraverso il fastidio, il dolore, il benessere,
un iniziale affanno, l’inquietudine. Osservazione silenziosa
nella posizione del loto, mantenendo le spalle rilassate, prestando attenzione
ad una respirazione che sarà ritmata dall’esercizio della tecnica appropriata.
Il segreto dell’ascolto passivo induce un dono di noi stessi, che scopriremo
prezioso nella quotidianità di un ufficio, della vita relazionale affettiva
e sociale, con il monito di una più controllata consapevolezza soggettiva
e delle nostre emozioni.
Elisabetta Amistà
19-01-12 - Elisabetta Amistà
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