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State con le persone nel silenzio; non sprecate tempo prezioso ed energie
in discorsi oziosi. Mangiate in silenzio; lavorate in silenzio. Dio ama
il silenzio.
Paramahansa Yogananda - SRF Lessons
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È meglio vedere Dio in ogni cosa che tentare di rappresentarselo.
Neem Karoli Baba
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Onoro il Dio ed la Dea, genitori eterni dell'universo. L'Amante, a causa
del suo sconfinato amore, prende la forma dell'amato. Che bellezza! Entrambi
sono fatti dello stesso nettare e condividono lo stesso alimento.
Jñaneshwar (conosciuto anche come Jñanadeva)
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità di provenienza eterogenea. Articolo del (15-05-07).
Dai ritmi della contingenza a quelli del proprio essere, sino alla rinuncia
dell’ego, per divenire tutt’uno con la stessa volontà del cosmo, dell’assoluto,
o se preferite, di Dio.
Tutto quanto si svolge nel tempo ha un suo ritmo, e così anche la Vita
stessa, e la vita di ogni singolo essere vivente. Il ritmo della nostra
vita è in qualche modo legato al nostro più profondo modo di essere nel
mondo, potremmo dire che è la nostra stessa essenza. Il ritmo implica sempre
una distinzione: cose più importanti su cui cadono gli accenti si susseguono
a cose meno importanti; un flusso uniforme e indistinto non ha ritmo. Dunque,
il ritmo della nostra vita è scandito dalle cose che ci accadono a cui diamo
più o meno importanza; esso però è anche la maggiore o minore grazia e leggerezza
con cui gli eventi danzano nel campo della nostra coscienza e noi stessi
danziamo sulla scena del mondo.
La distinzione tra la parte ritmica e quella melodica della musica è per
certi versi nebulosa. Può accadere che il ritmo divenga talmente tenue,
sottile, complesso da acquisire il carattere della melodia; d’altra parte
certe melodie sono a tal punto caratterizzate dal ritmo che le sostiene
da identificarsi con esso. Così nella vita. La qualità degli eventi che
si susseguono e la loro importanza è melodia, il loro alternarsi e ripetersi
è ritmo. Ad un certo punto però è il ripetersi stesso degli eventi (cioè
il ritmo) che conferisce loro una particolarissima qualità (cioè la melodia).
Il mio respiro è ritmo, come pure il mio parlare e il mio movimento. La
mia mente ha un suo ritmo: sfugge, si riposa per poi tornare a sfuggire.
Il cosmo ha un ritmo, che però non è banalmente il moto degli astri o l’alternarsi
delle stagioni e del giorno con la notte, ma qualcosa di molto più profondo.
Cogliere quel ritmo non è possibile – io credo – allo stesso modo in cui
si riesce a cogliere un ritmo qualsiasi, anche molto nascosto e complicato,
all’interno del cosmo. Infatti quel ritmo – il ritmo stesso del cosmo –
per sua stessa natura trascende tutti i ritmi che all’interno del cosmo
vengono realizzati. Allora, non possiamo riconoscere quel ritmo con i mezzi
della sola ragione, poiché quei mezzi, che funzionano tanto bene nell’individuare
relazioni all’interno del Tutto, sono totalmente inadeguati se lo si vuole
trascendere, il Tutto. Però, forse, è possibile accedere al ritmo cosmico
per altra strada, e cioè accordando a quello il ritmo particolare del nostro
essere. Non conoscerlo, quindi, ma risuonare in esso e con esso. La strada
è quella percorsa dai grandi spiriti illuminati di ogni tempo e di ogni
cultura; rinunciando ad opporre la nostra sterile e piccola volontà al flusso
cosmico degli eventi, respirando lo stesso respiro dell’Universo, fino a
giungere ad un tale dissolvimento dell’io particolare nell’Assoluto da volere
la stessa Volontà di Dio.
Alessandro
Cordelli
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