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Archivio Riflessioni
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La vita è come un film. È come lo svolgimento di una storia che vediamo e interpretiamo, mentre ci identifichiamo con gli attori (cioè i divi) e ci immergiamo nel dramma. Quando si comincia a notare questo fatto, la vita diventa più leggera. La monotonia svanisce e comincia la magia. Perché quando rivolgiamo la nostra attenzione ai nostri stessi corpi, sensazioni, percezioni, impulsi e coscienza, scopriamo che siamo intessuti dei fantastici fili delle storie che proiettiamo. Solo un io del genere può creare ed esser creato: un io fisso, inamovibile è come morto.

Stephen Batchelor, da Tricycle, (Anno IV, n. 2

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Lo studio dello Zen, l'apprendimento della via, è per la nascita e per la morte e non per le altre cose. Che cosa vuol dire "le altre cose"? Suscitare la mente e rimescolare i pensieri proprio adesso; escogitare stratagemmi ed artifici; aggrapparsi e rifiutare; coltivare pratica e realizzazione; avere purezza e contaminazione; avere idee di sacro e profano; di buddha ed esseri senzienti; scrivere versi e canzoni, comporre odi e poesie; parlare dello Zen e della via; parlare di giusto e sbagliato; parlare di passato e presente. Queste varie attività non sono relative all'argomento di "nascita e morte" e sono tutte "le altre cose".

Chien-ju

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Come un limpido cristallo di rocca assume l'uno o l'altro colore per effetto di ciò che vi si sovrappone, così la mente purificata è trasparente a qualunque cosa incontri: vedente, processo del vedere o cosa veduta.

Patañjali, "Yogasûtra", 1:41

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Al mondo ci sono troppe cose da imparare e la vita è troppo breve per imparare tutto; perciò dovremmo portare a termine ciò che abbiamo cominciato, piuttosto che gingillarci con tante cose.

Geshe Ngawang Dhargyey, "Consigli di un amico spirituale"

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L'ego è la mente che pensa.  La mente che pensa, l'ego, l'io, me, sono tutti la stessa cosa. Sono nomi diversi per la medesima cosa, che è un'illusione.

Ramesh Balsekar

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Non c'è bisogno di ottenere né di aspirare a un nuovo stato di coscienza: elimina i tuoi pensieri attuali, questo è tutto.

Ramana Maharshi

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Comunque siano gli esseri, deboli o forti, lunghi e grandi o di media grandezza o corti, piccoli o grossi, visibili o invisibili, che vivano lontano oppure vicino, che siano già nati oppure siano in attesa di nascere: tutti gli esseri abbiano un cuore felice.

Suttanipata, 146-147

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Cercare la pace è come cercare una tartaruga coi baffi. Non riuscirete a trovarla. Ma quando il vostro cuore sarà pronto, essa verrà a cercare voi.

Ajahn Chah

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Impara come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire domani.

Mahatma Gandhi

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Parole! La via è oltre il linguaggio, dato che in essa non c'è oggi, né ieri, né domani.

Seng-Tsan, “Verses On The Faith Mind”

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L'essere umano fa parte di un tutto, da noi chiamato "universo"... una parte limitata nel tempo e nello spazio, che sperimenta se stesso, i propri pensieri e le proprie sensazioni come separati dal resto: una specie di illusione ottica della sua stessa coscienza. Quest'illusione è per noi una sorta di prigione, che ci limita ai nostri desideri personali ed all'affetto per le poche persone a noi più vicine. Il nostro compito dev'essere di liberarci da questa prigione, allargando il cerchio della compassione per abbracciare tutte le creature viventi e la totalità della natura e della sua bellezza.

Albert Einstein

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Ci sono molte persone assai attaccate alla loro individualità. Esse desiderano, innanzitutto e soprattutto, continuare ad esistere come individui e solo in seconda istanza cercare la verità, dato che non sono preparate a perdere l'individualità. Desiderano conservare la loro identità pur desiderando scoprire qual sia la verità. Ma in questo processo, bisogna eliminare l'identità in se stessa. Se davvero scoprite che cosa siete, vedrete che non siete individui, non siete persone, non siete dei corpi. E coloro che s'aggrappano alla loro identità corporea o spirituale non sono pronti per questa comprensione.

Nisargadatta Maharaj
 

Meditazione nel web » Riflessioni » Articolo 051

Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità di provenienza eterogenea.

Spigolature spirituali - 2°

Noto con rammarico, non sono le religioni ad avere un denominatore comune, bensì quei maestri spirituali cui le medesime s'ispirarono. Successivamente, nel prosieguo storico, accaddero una serie di rielaborazioni dei messaggi originali tali da costituire e fondare le cosiddette dottrine. Quando la spiritualità si trasferisce su carta muore all'istante e se concepita in modo pappagallesco, pedissequo e ripetitivo diventa perniciosa.

Il mio non è un discorso di contrapposizione. Parto dal confronto, ma approdo sempre all'unitarietà d'intenti, alla comprensione e condivisione compassionevole delle nostre modeste realizzazioni personali. Tuttavia, salvo casi particolari o del tutto specifici, al solo pensiero che qualcuno possa ritenersi autorità spirituale, mi sento profondamente dispiaciuto per la sua dabbenaggine, impostura e ciarlataneria.

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Quesito
Un mio amico ha immaginato, che noi siamo frammenti di esseri, vissuti milioni di anni fa .... voi cosa ne pensate?

Risposta
Penso che siamo frammenti di vite vissute da sempre. Pensieri, idee, esperienze, conoscenze, ecc. Abbiamo ereditato una memoria biologica di cui ancora non ci rendiamo conto.

Ma chi pensa? Chi ha ereditato? Chi ha vissuto? Chi non si rende conto?

E' proprio questo il punto. Teoricamente si potrebbero proporre tante spiegazioni. Magari uno risponde, come ho fatto prima io, un po' per gentilezza ed un altro po' per presunzione e in tono saccente. Me ne scuso. In pratica bisognerebbe esperire. Il linguaggio ordinario è insufficiente. In passato si sopperì con il simbolismo. Un altro metodo è quello metaforico. Taluni maestri spirituali comunicarono con parabole da interpretare secondo la propria comprensione. Io prediligo la comunicazione poetica.

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Quesito
Che profluvio di parole! E se anche noi, dubbiosi, ricercatori, dimenticassimo che sono solo finzioni, magari splendide, ma pur sempre mere rappresentazioni? Come rammentarlo senza perdersi, chi mai riuscirà ad accorgersi che si tratta, essenzialmente, di semplici giochi?

Risposta
Se ne accorge il testimone. Colui che riesce ad osservare i propri pensieri. Vedi, certe volte la terminologia è contorta. Si può discuterne all'infinito. Ciò che conta è il senso generale del discorso. Ad esempio tu mi potresti rispondere che in effetti noi siamo la mente. Ed io dovrei replicarti che per mente s'intende il processo del pensiero. E che quando il flusso del pensiero s'interrompe ciò che rimane, il mezzo fisico d'osservazione è quella pseudoentità definita non-mente. Ma così saresti soddisfatto? Credo che altrettanto importante sia esperire il testimone in modo da rendersi conto dal vivo di quanto stiamo dicendo.

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Quesito
Sono una buddhista, ma spesso mi trovo in serie difficoltà dinnanzi a persone o amici disabili. Secondo voi è davvero giusto affermare che soffrono per via delle loro azioni nelle vite passate? Come si possono dire certe cose ad un vostro amico sulla sedia a rotelle? - Stai pagando per quello che hai commesso nelle vite passate! - E' cosi brutto amici, non credete?

Risposta
Carissima, il tuo è proprio un bel quesito. Ai tuoi amici potresti rispondere che karma non significa affatto soffrire o avvantaggiarsi per i comportamenti delle vite precedenti. Sarebbe assurdo, ridicolo. Spiegato in questo modo non è altro che un "pettegolezzo new age da buddha bar". Karma, semmai, significa ereditare il livello di consapevolezza che si è raggiunto nelle vite passate.

Ciò che si reincarna sono i semi delle tendenze, la propria consapevolezza. Non si tratta di un'anima che interagisce, ovvero di una presenza, ma di un'assenza, un punto di discontinuità del continum pluridimensionale.

Con tutto il rispetto per l'apprezzabilissimo, stimolante e utilissimo intervento, ma il tuo è un punto di vista che non nasce dall'osservazione della realtà per ciò che è, bensì deriva da una qualche dottrina. Senza rendertene conto tu interpreti la quotidianità secondo canoni precostituiti.

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Certo, uno magari piange, soffre, però non deve attaccarsi a quella stessa sofferenza che provoca il pianto. Essere consapevoli corrisponde ad attribuire a ciascun evento il giusto valore. Innanzitutto bisognerebbe essere in grado di distinguere temporaneamente la componente fisica del dolore da quella psicologica. Dopodiché, rammentare che benessere e patimento sono solo situazioni temporanee. Non intendo illusioni, ma circostanze in continua evoluzione. Infine sperimentare e prendere atto che quanto più si è consapevoli, tanto meno si soffre, in tutti i sensi possibili, sia emotivamente che fisicamente.

Ora, se è piuttosto facile comprendere il lato psicologico di ciò che sembra distacco, un po' meno lo è in senso propriamente fisico. Tuttavia è utile rammentare, a tal proposito, che con il procedere della consapevolezza corpo e mente non risultano essere separati, bensì modalità percettive di una realtà unica, la "gioia". Ci si comincia a rendere conto che la sofferenza e colui che soffre non sono distinti, e che poiché non sono nemmeno distanti, svaniscono gradualmente. In che modo? Un flusso di "misteriosa" energia lambisce e lenisce inspiegabilmente le proprie afflizioni. Tali considerazioni non sono teoria. Seppur in modo certamente semplificato, parziale, ridotto e limitatamente a circostanze specifiche ne ho avuto esperienza e sentore.

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Cari amici, secondo il buddismo non c'è nessuna anima che debba reincarnarsi. Come ho letto nel sito: "La continuità non consiste in una trasmigrazione di anime, bensì nella rinascita del carattere. Le forme-pensiero riemergono, si ripropongono, ma non vi è traslazione di un'entità-ego". Capisco che si tratta di differenze sottili. Colui che soffre in un certo senso è la stessa persona di prima, ma in un'altra si tratta di un individuo completamente nuovo. E' la stessa persona di prima in quanto l'imput è identico. E' nuovo perché in realtà si tratta di un individuo che non è mai esistito. Ma questo è il buddhismo più ortodosso.

In un'altra pagina ho letto che le anime sono essenzialmente fenomeni di consapevolezza. Su ciò sono ancora più d'accordo, perchè quando la consapevolezza si espande, la percezione del mondo e dell'eventuale sofferenza che talvolta comporta è completamente diversa. Un conto è spiegare cosa accade, un'altro viverlo in prima persona. Eppure sarebbe così semplice. Ma chi vuole davvero cambiare? La domanda è rivolta anche a me stesso.

Forse se qualcuno insegnasse a coloro che sono ammalati la meditazione di consapevolezza del proprio respiro, non dico che risanerebbero, però riuscirebbero a considerare le circostanze da un punto di vista completamente differente. Così nuovo ed alternativo, così vero da ridargli la speranza e confidare persino in ciò che prima ritenevano del tutto improbabile, e in se stessi, o nella bontà degli umani. E sorridere, nonostante poi taluni dovessero lasciarci con un po' di anticipo, non tanto per la certezza o eventualità di ritornare, quanto nella gioia implicita di aver conquistato e superato l'unica vero ostacolo, l'illusione. Una vota chiesi ad un maestro di Yoga: perchè tutto questo dolore? Ed egli impietosamente mi rispose: ciascuno deve riconoscere la propria illusione personale.

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In risposta ad un un interlocutore sostenitore dell'idea che non è possibile amare senza soffrire.

E invece è possibile amare senza soffrire! E' il proprio ego che soffre, la propria possessività. Altrimenti non è religione, ma scempio. Gli altruisti non soffrono psicologicamente perché gioiscono per il bene altrui. E quando invece sono gli altri a patire allora si adoperano per soccorrere, lenire. Esiste un amore, una gioia che si può conseguire con la meditazione o con un giusto modo di pregare, ma a condizione di essere sinceri e compassionevoli con chiunque. Sinceri e compassionevoli, ma solo dopo aver acquisito la certezza che, in realtà, non esistono differenze tra il me, il te o il se. L'irriducibile certezza che siamo "uno in tutti e tutti nell'uno".

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Le persone, un po' per assuefazione ed un po' perché quasi nessuno è oramai più abituato a pensare autonomamente, credono che si possa sopravvivere soltanto se le anime esistono e persistono unicamente come entità individuali.

In sintonia con il pensiero del Buddha Gautama Siddharta, nonché di tanti altri maestri spirituali, mi pare ovvio che sia proprio tale pregiudizio, credenza e identificazione con Ego e Atman ipotetici, a impedirci di vivere pienamente e sopravvivere consapevolmente.

Il processo di comprensione individuale è intuitivo, più o meno lungo, breve, repentino. Lungo questo cammino, il conseguimento della consapevolezza che noi siamo già tutt'uno con lo spirito, il Brahman, ci consente di conservare memoria della nostra vita attuale e di rammentare le vite precedenti. La memoria è sempre intrinseca e mai estrinseca. Quindi di persistere e permanere coscientemente, al di là del corpo fisico come parte integrante di un tutto unico e non più come entità separate.

I semi karmici sono l'imput, ma non si tratta di entità indipendenti. Potrebbero intendersi come manifestazione biologica che accentua e favorisce o nega e dissuade la comparsa di determinate tendenze.

Mi piace evidenziare che alla nascita la nostra coscienza è come una tabula rasa. intendevo dire che la nostra eredità karmico-ancestrale consiste solo in una serie di predisposizioni, mentre tutto il resto delle proprie conoscenze viene acquisito durante questa stessa vita.

Le mie sono credenze o convinzioni abbastanza opinabili. Non si tratta affatto di certezze.

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Nella scuola di pensiero sino-giapponese veniva spesso raccontato un aneddoto, attribuito al Buddha, secondo il quale ognuno di noi dovrebbe immaginare di avere, al posto della lingua, un'ascia: se l'ascia verrà usata bene, servirà per tagliare i rami oscuranti dell'illusione e farà emergere la vera natura delle cose, mentre se verrà usata male finirà per ferire il suo detentore stesso ...
Tutto questo ovviamente implica una chiarezza di pensiero, una concentrazione ed un "essere nell'istante presente" ...
 

Grazie per la cortese attenzione

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