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Meditazione nel web » Riflessioni » Articolo 050

Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità di provenienza eterogenea.

Spigolature spirituali - 1°

Namastè. Questo saluto è in hindi, la lingua ufficiale in India (ma, in realtà, una delle tante); si usa in genere al posto del nostro "ciao", "buongiorno", "buonasera", ecc. Deriva dal sanscrito "namas", che indica l'atto di adorazione/devozione al Divino. Personalmente amo molto il gesto (le mani giunte) che lo accompagnano, a simboleggiare l'unità inscindibile di colui che compie il saluto e della persona salutata.

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Disse Siddharta (di H. Hesse): "Che dovrei mai dirti io, o venerabile? Forse questo, che tu cerchi troppo? Che tu non pervieni al trovare per il troppo cercare"?
"Come dunque"? chiese Govinda.
Rispose Siddharta: "Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non avere scopo".

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La mia motivazione di ricerca spirituale è la seguente: per quanto io possa acquisire dal mondo esterno mi manca sempre un qualcosa d'indefinibile, forse è il semplice, ineludibile, richiamo dell'Origine .... Una realizzazione più sottile che però non si trova necessariamente all'interno. I modi per riprodurla sono tanti.

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Una frase del maestro Zen Han Shan che mi fu molto utile: "Cerca il punto dal quale emergono i tuoi pensieri e nel quale poi scompaiono".

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Mi sembra che nelle varie tradizioni spirituali i metodi di preghiera siano molto simili: la concentrazione su un'immagine divina, la ripetizione di uno dei Nomi che attribuiamo all'Assoluto (a seconda del credo di ciascuno), o di un mantra: può essere una ripetizione vocale o solo mentale, accordata magari al ritmo del respiro, ecc.

Queste sono in genere le linee fondamentali che vanno poi "personalizzate" in funzione delle tue predisposizioni, del modo in cui il flusso spontaneo del tuo cuore desidera esprimersi: puoi utilizzare anche brevi parole come "Amore", "Luce", ecc., 'sentendole' profondamente: tutto quello che il tuo intimo può suggerirti, e che può mettere d'accordo la tua mente e il tuo cuore.

Giunge poi il momento in cui la preghiera 'accade' da sé, semplicemente, e il fluire spontaneo del nostro sentire trabocca silenziosamente verso l'Inconoscibile, in un moto di amore che cancella i confini tra noi e l'Oggetto del nostro amore ... Non esiste sensazione più bella, probabilmente ...

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E' proprio vero! E' per questo che meditiamo superficialmente, senza approfondire, senza avere il coraggio d'inoltrarci negli ambiti meno noti della nostra interiorità. E' troppo facile attribuire il motivo di tale riluttanza al fatto che nel mondo dell'interiorità non vi siano segnali, indicazioni, vie predeterminate da seguire con la sicurezza, la certezza della meta. Aggrappati, abbarbicati, attaccati, avvinghiati alla propria infelicità. Sarà davvero perchè non conosciamo altro? Oppure dipende dal fatto che preferiamo la consuetudine ed evitiamo certe novità? La consapevolezza è un conto, tuttavia bisognerà prima o poi chiudere gli occhi per guardare dentro e avventurarcisi senza remore. Superare le idiosincrasie dell'abitudine e inoltrarsi con coraggio e spirito d'avventura.

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Si fa strada in me l'idea che Dio, cioè la Verità, sia la Vita. E quindi che la Vita sia, a tutti gli effetti, come la Verità. D'altra parte quando mi trovai in seria difficoltà, rischiando la mia incolumità, mi rivolsi a Dio come "Progenitore Salvifico". Tuttavia, in seguito, mi resi conto che era stata la paura. Il timore di un'individuo che ha intravisto si, una parvenza di energia che pervade o emana dagli esseri e le cose, ma non ha conseguito ancora quell'Essenza in modo abbastanza permanente. E per realizzarla l'unico modo che io conosca è quello di meditare tutti i giorni.

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Quesito
Ho sempre invidiato i monaci (di qualsiasi "fede", dai benedettini ai buddisti tibetani) per la bellezza rigorosa ed essenziale della loro vita. Ma, in effetti, ammiro e stimo chiunque sia capace di condurre un'esistenza il più possibile sfrondata dal superfluo, e in compenso concentrata, piena, intensa, nell'avvicendarsi di attimi vissuti nella più serena e radicata (auto)consapevolezza. Il mio dubbio è questo. L'attrazione per la vita monastica è indice di maturità spirituale, o piuttosto, al contrario, della volontà di deresponsabilizzarsi dal proprio ruolo "attivo" nel mondo? Dopotutto, monaci - e, anzi, monaciguerrieri - si può essere anche conducendo un'esistenza apparentemente "normale". Ma, allora, ripeto. Scelta di vita monastica: scelta matura, o scelta deresponsabilizzante?

Risposta
Né l'una né l'altra, né opzione matura, né scelta deresponsabilizzante. Così come accade nella tradizione del Buddhismo Theravada, ma forse anche in altre, bisognerebbe prevedere per chiunque la possibilità di significativi periodi di ritiro spirituale da reiterare all'occorrenza o secondo le circostanze. D'altra parte, il vero "monachesimo" può essere solo interiore. Le parvenze sono solo melliflua ipocrisia. Quanti sono i veri mistici? Il tempio reale è quello interiore. Gli ambiti esterni servono solo a riconciliarci più agevolmente con noi stessi.

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Io parlo di vita vissuta e tu di libri morti e sepolti, frasi fatte, memorizzate e ripetute ad oltranza come se fossero o rappresentassero la verità. Tu dividi il mondo in alto ed in basso. Hai mai pensato che così facendo, è ovvio, secondo tale concezione debbano necessariamente esistere giustizia ed ingiustizia, ricchezza e povertà? Quindi tale visione è di per sé funesta e foriera di sofferenze inumane. A questo punto dai per scontato che esista il paradiso di un Dio dove predominano la saggezza e l'amore. Fantasie puerili, invereconde, deleterie, fuorvianti. Oltre che dualismo questo è mero relativismo. Tu t'immagini intere cascate di virtù divine piovere dall'alto. Io queste cosiddette virtù le intravedo dovunque, in alto, in basso, in tutte le direzioni, ed anche e soprattutto qui. Le intravedo persino nelle tue parole e nei libri che citi, ma non le scorgo nei comportamenti settari di coloro che sono interessati innanzitutto, e sai proprio bene di chi parlo, a raggirare il proprio prossimo pur di consolidare il potere temporale mediante la falsa propaganda.
 

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Un monaco chiese a Shigui: "Qual e' il primo principio?". Shigui disse: "Quel che hai appena chiesto e' il secondo principio".

Zen cinese

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Superare l'attaccamento non vuol dire diventare freddi e indifferenti. Al contrario, significa imparare ad avere un controllo rilassato sulla propria mente, tramite la comprensione delle vere cause di felicità e di soddisfazione, cosa che ci mette in condizione di godere di più della vita soffrendo di meno.

Kathleen McDonald, "How to Meditate"

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Ho sentito quel Gôtama il Buddha dire: «Ora do questo insegnamento, Nigrodha, non per conquistare seguaci, non coll'intenzione di farti desistere dai tuoi studi religiosi, né per farti rinunciare al tuo modo di vivere, né per farti accettare cose che tu e il tuo maestro considerate distruttive e morbose, né per farti rinunciare a cose che tu e il tuo maestro considerate benefiche e salutari. Niente affatto. Ma vedi, Nigrodha, ci sono cose distruttive e morbose finora mai scartate, cose che riguardano gli appigli, che portano al rinnovarsi del divenire, moleste, che producono effetti dolorosi, che portano al rinnovarsi del dolore della nascita, dell'invecchiamento della morte in futuro. È per il rigetto di queste cose che insegno questo Dhamma. Se si vive secondo questo insegnamento, le cose interessate dagli appigli verranno accantonate e le cose sane, che portano all'integrità saranno portate ad aumentare e si potrà raggiungere, qui ed ora, la realizzazione della piena e abbondante comprensione».

Digha Nikaya, 25

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Quando i buddisti dicono che "un bodhisattva non teme i risultati, ma solo le cause" essi intendono che dobbiamo mettere tutta la nostra energia nel seminare buoni semi oggi, piuttosto che angosciarsi per le piante che stanno già crescendo dai semi che abbiamo seminato in passato.

Hsing Yun, "Descrivendo l'indescrivibile"

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Poiché, in verità, schiavitù e liberazione sono relative, questi concetti esistono solo per chi ha terrore dell'universo. Quest'universo è il riflesso delle menti. Come d'un unico sole vedi nell'acqua molti riflessi, così considera la schiavitù e la liberazione.

Vigyan Bhairava Tantra

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Nell'imparare questo percorso, è importante soltanto stare coi piedi per terra, agire in base alla realtà. Una minima ipocrisia e cadi nel regno dei demoni.

Liao-an

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Il cuore esente da invidia non dev'essere meno stimato della condotta virtuosa in sé. Nell'abbondanza di cose preziose che un uomo può acquistare, nessuna sorpassa una natura esente da invidia verso tutti.

Tirukkural 17: 161-162

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