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Uno dei suoi seguaci esortava il Buddha a fare un miracolo per convincere
alcuni scettici, ma il Buddha rispose: «Il Tathagata non approva i miracoli,
i poteri magici e la divinazione, perciò non fa niente di tutto ciò. Il
Tathagata e i suoi discepoli convincono gli scettici solo col miracolo della
verità».
Digha Nikaya
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«Il nostro obiettivo primario, come buddisti, è di lavorare per creare
un mondo migliore per tutte le forme di vita. La promozione del buddismo
come sistema di credenze è un obiettivo secondario. I tre principi-guida
del nostro lavoro sono: gentilezza, compassione e tolleranza e rispetto
per gli altri sistemi di credenze».
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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Che cosa è "così come non è"? Il tuo io.
Che cosa è "così com'è"?
I buddha.
Dogen, "Zen razionale"
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Ti dirò brevemente dell'eterno stato, menzionato da tutte le scritture,
in cui può entrare solo chi è autocontrollato ed esente da passioni egoistiche.
Coloro le cui le vite sono dedicate al Brahman raggiungono questo supremo
obiettivo.
Bhagavad Gita 8:11
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Tutti tremano davanti a un'arma, tutti temono la morte. Sapendo che cosa
proveresti tu, non uccidere e non istigare altri a uccidere.
Dhammapada,
129
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Che cosa s'intende per non-dualità, Mahatmi? S'intende che la luce e
l'ombra, il lungo e il corto, il bianco e il nero possono essere sperimentati
solo l'uno relativamente all'altro: la luce non è indipendente dall'ombra,
né il nero dal bianco. Non esistono opposti, ma solo relazioni. Nello stesso
modo, il nirvana e il mondo ordinario in cui si soffre non sono due cose
separate, ma interdipendenti. Non c'è nirvana se non dove c'è il mondo della
sofferenza; non c'è mondo della sofferenza separato dal nirvana, perché
l'esistenza non è mutualmente esclusiva.
Lankavatara Sutra
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Il Koan della vera via
Un dialogo tra Joshu e Nansen.
La
via cos'è?
Joshu chiese [al suo maestro] Nansen: "La via, cos'è?".
Nansen disse: "È la mente Quotidiana".
Joshu disse:"Bisogna mirare ad
essa, non è vero?".
Nansen: "Nel momento in cui miri a qualcosa, l'hai
già persa".
Joshu: "Se non miro ad essa, come posso conoscere la Via?"
Nansen: "La Via non ha nulla a che fare col 'conoscere' o col non 'conoscere'.
Conoscere è solo percepire ciecamente.
Non conoscere è solo assenza di
percezioni.
Se hai raggiunto la via a cui non si può mirare, è come lo
spazio: un vuoto assolutamente limpido.
Non puoi forzarla nell'uno o
nell'altro modo".
In quel momento Joshu si risvegliò al significato profondo.
La sua mente fu come la Limpida luna piena.
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L'Essere Supremo trascende di gran lunga l'universo, pur essendo immanente
in tutte le creature. Non ha forma perché trascende nomi e forme. Non Lo
tocca la tristezza. Chi conosce l'Eterno diventa immortale; gli altri invece
restano nelle carceri del dolore.
Svetasvatara Upanisad, III, 10
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Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità di provenienza eterogenea.
Dopo aver dialogato con vari utenti del forum ho notato qualche titubanza
in merito al vero significato del termine relativismo. Vorrei tentare, a
tal proposito, di spiegarne qualche concetto fondamentale. La mia opinione,
di semplice fruitore del web, non si contrappone a quella di coloro che
lo condannano. Non ho il benché minimo ardire di contendere, confrontarmi
o cimentarmi con i suoi oppositori, ovvero con quelli che la pensano diversamente,
per cui tenterò di semplificare. Quella di relativismo, e per giunta etico,
è un'etichetta tanto generica quanto comoda. Scusate, chi non è a favore
di retta educazione, vita e famiglia? I relativisti? Non diciamo stranezze.
Cos'è il relativismo?
Relativismo è il riconoscimento che la vita
si sviluppa e si afferma secondo un processo dialettico. Un esempio di tale
processo è l'alternanza tra attività e riposo. Qualunque ciclo vitale esige
attività e momentanea quiescenza, affermazione del vero come tesi, negazione
del falso in quanto antitesi, realizzazione dell'assoluto in qualità di
sintesi.
Quindi relativismo non significa, così come ingenuamente
o maliziosamente affermano taluni, confusione, ovvero fraintendimento di
valori, bensì accettazione della vita, consapevoli che l'esistenza ha tanti
lati, ma un unico centro.
Relativismo è riconoscere che l'odio è
solo assenza di amore, la malvagità è carenza totale di bontà, mentre la
paura, che tanto spesso provoca violenza, è innanzitutto mancanza di certezze.
Relativismo, pertanto, è comprendere che queste certezze sono il processo
stesso della vita. Infine, ma solo per questi brevi appunti, relativismo
è accettazione della vita secondo l'unica realtà possibile, le sue innumerevoli
manifestazioni, e non in virtù di false generalizzazioni di veri principi.
La vita, che è amore, è sia il giorno che la notte, sia alba che tramonto,
sia luce che la sua assenza, l'oscurità; e non esclusivamente giorno, alba,
luce, contrapposti a notte, tramonto, oscurità.
Il relativismo è
vita, che è amore, e quindi interezza. Il relativismo pondera, non suddivide
per condannare, emarginare e talvolta persino distruggere ciò che arbitrariamente
ritiene cattivo, ma coglie la bellezza dell'intero, sia l'uomo (o la donna)
che la sua ombra, consapevole che separare l'uomo dalla propria ombra è
un'arroganza men che meno ridicola.
La soluzione? Svegliarsi dal
torpore, prestare cura e attenzione, agire consapevolmente. E quando le
pulsioni distruttive tentano di prendere il sopravvento? Il relativismo
è anche disciplina, culto del buon senso, pietà per gli altri come per se
stessi, compassione infinita. Chi ha mai detto che sia il contrario?
Ci sentiamo incerti, abbiamo paura e ci illudiamo di poter sopperire
con delle credenze aprioristiche, triste succedaneo di una vera riscoperta
della propria essenza primeva. Ma la purezza della fonte è solo alle origini.
Non esistono opposti, ma solo relazioni, questo
è il relativismo!Cos'è il bene e cos'è il male per il relativismo?
Bene è verità, giustizia ed equità. Male, male assoluto, è l'ipocrisia.
Ma quale potrebbe essere uno degli ipotetici confini tra bene e male?
Quello tra razionalità e irrazionalità è sufficiente? E' innegabile, la
storia insegna che i comportamenti e le scelte basati sull'irrazionalità
sono quasi sempre perniciosi e le persone tendenzialmente irrazionali sono
più propense, seppur in gradi e differenti evidenze, a esaltarsi, al fanatismo.
Il relativismo non ha particolari idee da propugnare e, quindi, nemmeno
nemici da combattere. Non si sente superiore, pertanto nemmeno in grado
di convertire.
Pensare di essere buddhisti, induisti, cristiani, ecc., è attribuirsi
false identità. Ben diverso, invece, è l'appartenere ad una determinata
nazione. Infatti gli stati hanno confini geografici rilevabili concretamente,
mentre gli spartiacque tra le ideologie sono effimeri, mentali, del tutto
teorici.
Non v'è affatto bisogno d'identificarsi, il più delle volte
inconsapevolmente, con un gregge fittizio. La gente che ora crede di essere
islamica è altrettanto umana di quella cristiana. E viceversa.
Purtroppo
quando non si riesce a trovare o dissetarsi dalla viva fonte originaria,
ci si aggrappa, un po' dovunque, a riti, culture, formalismi. Si giunge
persino al punto di costruirsi qualche pseudoidentità inventando, sulla
base di spunti e occasioni storiche reali, dei falsi miti. E di esibire
queste false identità come nobili e sacri vessilli alla cui ombra si diventa
guerrieri fin quando può accadere persino che ci si combatta davvero.
Così si crea e ricrea il nemico, che in passato era il barbaro, l'infedele,
mentre ora sarà il relativista. Il fruscio dei vessilli ideologici genera,
nei casi più estremi, solo nidi di serpi. Di converso, il riscoprirsi, al
di là di ogni fittizia etichetta, fratelli e sorelle nella purezza e trasparenza
adamantina della propria inequivoca e compassionevole natura di esseri senzienti,
prelude alla luce, alla pace e all'amore.
Mi auguro che in futuro
le differenze tra le varie religioni divengano sempre più sfumate a favore
di una religiosità essenziale che ci consenta di vivere in sintonia con
la natura, che siamo noi, senza pretendere di dominarla, bensì rispettarla.
Ovviamente, religiosità non è vaghezza spirituale. Si tratta solo di un
fenomeno esente da interessi economici o corporativi che restituisce la
spiritualità alla sua dimensione ideale.
Chi è colui (colei) che
sottende l'equilibrio delle vicende naturali? Ovviamente, non lo so. Infatti
più se ne parla, meno lo si conosce ... Ma tutto questo discorso non è un
nuovo modello ideologico? No, è solo un modesto tentativo di ampliare le
proprie vedute, di far chiarezza.
Molti tra noi, sia gli osservatori occasionali o disattenti che quelli
oltremodo interessati o compartecipi alle vicende politiche, culturali e
religiose di questi primi anni del nuovo millennio, hanno notato una considerevole
tendenza comunicativa a semplificare l'esposizione dei problemi sociali
per ridurla ai minimi termini.
Purtroppo le nostre considerazioni
non sono da meno. Condizionati dal mezzo telematico ad agevolare e favorire
la comprensione immediata delle questioni trattate siamo spesso costretti
ad asserire o replicare in modo altrettanto riduttivo.
Quali sono
i limiti oltre cui la spiritualità diviene politica? E' semplice! Quando
le indicazioni d'una religione oltrepassano la sfera individuale per rivolgersi
a quella sociale, allora diventano pratica di governo, affari pubblici.
Mentre l'ambito spirituale è una questione di coscienza rigorosamente
soggettiva, quello politico è soprattutto collettivo. Quindi inutile nascondersi
dietro un dito. I recenti pronunciamenti del clero italiano, Giugno 2005,
sono stati politici.
Tuttavia, una volta tratteggiata la natura di
questi interventi, bisogna capire che il clero ha pieno diritto ad esprimersi
come meglio crede. Conoscere il suo punto di vista politico avrà risvolti
che a lungo termine si dimostreranno senz'altro utili.
Ma che centra
la politica con il relativismo?
Relativismo, e
qui la chiave di tutto il nostro discorso, significa libertà ed eguaglianza,
tolleranza e pluralismo, civiltà e democrazia. Bisogna evitare di cadere
nei tranelli linguistici. E' sufficiente un minimo di consapevolezza, apertura
mentale e flessibilità di giudizio per rendersi conto di come il cosiddetto
relativismo non sia altro che pluralismo democratico, democrazia pluralista.
Pertanto la vera alternativa è tra assolutismo eternalista di matrice
dottrinaria da una parte (pittorescamente potrei descriverla come una scelta
che presuppone fede, sudditi e regni); e pluralismo democratico essenzialmente
laico dall'altra, che richiede comprensione, consapevolezza, raziocinio,
uomini intimamente liberi, pienamente responsabili e psicologicamente indipendenti.
Ambedue sono a favore di vita, retta educazione e famiglia. Chi privilegia
il primo opta per uno Stato tendenzialmente teocratico o che, per lo meno,
accetta l'influsso di un determinato credo religioso dogmatico. Chi sostiene
il secondo intende mantenere ben distinte le religioni dallo Stato.
Indubbiamente non si tratta di schieramenti politici veri e propri perchè
in Italia i sostenitori dell'uno o dell'altro pensiero al momento, Luglio
2005, si trovano sia a destra che a sinistra.
Infine, perchè ho scritto queste riflessioni? Non saprei, ma forse è
stato il desiderio di vedere gli umani sempre più reciprocamente solidali
e curiosi di scoprire, in se stessi come nel mondo esterno, il nucleo, la
fonte stessa d'ogni sollecitudine.
Grazie per la cortese attenzione
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