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Meditazione nel web » Riflessioni » Articolo 047

Riflessioni in prospettiva spirituale

Relativista? No grazie, pluralista!

Dopo aver dialogato con vari utenti del forum ho notato qualche titubanza in merito al vero significato del termine relativismo. Vorrei tentare, a tal proposito, di spiegarne qualche concetto fondamentale. La mia opinione, di semplice fruitore del web, non si contrappone a quella di coloro che lo condannano. Non ho il benché minimo ardire di contendere, confrontarmi o cimentarmi con i suoi oppositori, ovvero con quelli che la pensano diversamente, per cui tenterò di semplificare. Quella di relativismo, e per giunta etico, è un'etichetta tanto generica quanto comoda. Scusate, chi non è a favore di retta educazione, vita e famiglia? I relativisti? Non diciamo stranezze.
 

Relativista?

Cos'è il relativismo?

Relativismo è il riconoscimento che la vita si sviluppa e si afferma secondo un processo dialettico. Un esempio di tale processo è l'alternanza tra attività e riposo. Qualunque ciclo vitale esige attività e momentanea quiescenza, affermazione del vero come tesi, negazione del falso in quanto antitesi, realizzazione dell'assoluto in qualità di sintesi.

Quindi relativismo non significa, così come ingenuamente o maliziosamente affermano taluni, confusione, ovvero fraintendimento di valori, bensì accettazione della vita, consapevoli che l'esistenza ha tanti lati, ma un unico centro.

Relativismo è riconoscere che l'odio è solo assenza di amore, la malvagità è carenza totale di bontà, mentre la paura, che tanto spesso provoca violenza, è innanzitutto mancanza di certezze. Relativismo, pertanto, è comprendere che queste certezze sono il processo stesso della vita. Infine, ma solo per questi brevi appunti, relativismo è accettazione della vita secondo l'unica realtà possibile, le sue innumerevoli manifestazioni, e non in virtù di false generalizzazioni di veri principi.

La vita, che è amore, è sia il giorno che la notte, sia alba che tramonto, sia luce che la sua assenza, l'oscurità; e non esclusivamente giorno, alba, luce, contrapposti a notte, tramonto, oscurità.

Il relativismo è vita, che è amore, e quindi interezza. Il relativismo pondera, non suddivide per condannare, emarginare e talvolta persino distruggere ciò che arbitrariamente ritiene cattivo, ma coglie la bellezza dell'intero, sia l'uomo (o la donna) che la sua ombra, consapevole che separare l'uomo dalla propria ombra è un'arroganza men che meno ridicola.

La soluzione? Svegliarsi dal torpore, prestare cura e attenzione, agire consapevolmente. E quando le pulsioni distruttive tentano di prendere il sopravvento? Il relativismo è anche disciplina, culto del buon senso, pietà per gli altri come per se stessi, compassione infinita. Chi ha mai detto che sia il contrario?

Ci sentiamo incerti, abbiamo paura e ci illudiamo di poter sopperire con delle credenze aprioristiche, triste succedaneo di una vera riscoperta della propria essenza primeva. Ma la purezza della fonte è solo alle origini.

Non esistono opposti, ma solo relazioni, questo è il relativismo!Cos'è il bene e cos'è il male per il relativismo? Bene è verità, giustizia ed equità. Male, male assoluto, è l'ipocrisia. Ma quale potrebbe essere uno degli ipotetici confini tra bene e male?  Quello tra razionalità e irrazionalità è sufficiente? E' innegabile, la storia insegna che i comportamenti e le scelte basati sull'irrazionalità sono quasi sempre perniciosi e le persone tendenzialmente irrazionali sono più propense, seppur in gradi e differenti evidenze, a esaltarsi, al fanatismo. Il relativismo non ha particolari idee da propugnare e, quindi, nemmeno nemici da combattere. Non si sente superiore, pertanto nemmeno in grado di convertire.
 

No grazie, pluralista!

Pensare di essere buddhisti, induisti, cristiani, ecc., è attribuirsi false identità. Ben diverso, invece, è l'appartenere ad una determinata nazione. Infatti gli stati hanno confini geografici rilevabili concretamente, mentre gli spartiacque tra le ideologie sono effimeri, mentali, del tutto teorici.

Non v'è affatto bisogno d'identificarsi, il più delle volte inconsapevolmente, con un gregge fittizio. La gente che ora crede di essere islamica è altrettanto umana di quella cristiana. E viceversa.

Purtroppo quando non si riesce a trovare o dissetarsi dalla viva fonte originaria, ci si aggrappa, un po' dovunque, a riti, culture, formalismi. Si giunge persino al punto di costruirsi qualche pseudoidentità inventando, sulla base di spunti e occasioni storiche reali, dei falsi miti. E di esibire queste false identità come nobili e sacri vessilli alla cui ombra si diventa guerrieri fin quando può accadere persino che ci si combatta davvero.

Così si crea e ricrea il nemico, che in passato era il barbaro, l'infedele, mentre ora sarà il relativista. Il fruscio dei vessilli ideologici genera, nei casi più estremi, solo nidi di serpi. Di converso, il riscoprirsi, al di là di ogni fittizia etichetta, fratelli e sorelle nella purezza e trasparenza adamantina della propria inequivoca e compassionevole natura di esseri senzienti, prelude alla luce, alla pace e all'amore.

Mi auguro che in futuro le differenze tra le varie religioni divengano sempre più sfumate a favore di una religiosità essenziale che ci consenta di vivere in sintonia con la natura, che siamo noi, senza pretendere di dominarla, bensì rispettarla. Ovviamente, religiosità non è vaghezza spirituale. Si tratta solo di un fenomeno esente da interessi economici o corporativi che restituisce la spiritualità alla sua dimensione ideale.

Chi è colui (colei) che sottende l'equilibrio delle vicende naturali? Ovviamente, non lo so. Infatti più se ne parla, meno lo si conosce ... Ma tutto questo discorso non è un nuovo modello ideologico? No, è solo un modesto tentativo di ampliare le proprie vedute, di far chiarezza.
 

Riflessioni

Molti tra noi, sia gli osservatori occasionali o disattenti che quelli oltremodo interessati o compartecipi alle vicende politiche, culturali e religiose di questi primi anni del nuovo millennio, hanno notato una considerevole tendenza comunicativa a semplificare l'esposizione dei problemi sociali per ridurla ai minimi termini.

Purtroppo le nostre considerazioni non sono da meno. Condizionati dal mezzo telematico ad agevolare e favorire la comprensione immediata delle questioni trattate siamo spesso costretti ad asserire o replicare in modo altrettanto riduttivo.

Quali sono i limiti oltre cui la spiritualità diviene politica? E' semplice! Quando le indicazioni d'una religione oltrepassano la sfera individuale per rivolgersi a quella sociale, allora diventano pratica di governo, affari pubblici.

Mentre l'ambito spirituale è una questione di coscienza rigorosamente soggettiva, quello politico è soprattutto collettivo. Quindi inutile nascondersi dietro un dito. I recenti pronunciamenti del clero italiano, Giugno 2005, sono stati politici.

Tuttavia, una volta tratteggiata la natura di questi interventi, bisogna capire che il clero ha pieno diritto ad esprimersi come meglio crede. Conoscere il suo punto di vista politico avrà risvolti che a lungo termine si dimostreranno senz'altro utili.

Ma che centra la politica con il relativismo?
Relativismo, e qui la chiave di tutto il nostro discorso, significa libertà ed eguaglianza, tolleranza e pluralismo, civiltà e democrazia. Bisogna evitare di cadere nei tranelli linguistici. E' sufficiente un minimo di consapevolezza, apertura mentale e flessibilità di giudizio per rendersi conto di come il cosiddetto relativismo non sia altro che pluralismo democratico, democrazia pluralista.

Pertanto la vera alternativa è tra assolutismo eternalista di matrice dottrinaria da una parte (pittorescamente potrei descriverla come una scelta che presuppone fede, sudditi e regni); e pluralismo democratico essenzialmente laico dall'altra, che richiede comprensione, consapevolezza, raziocinio, uomini intimamente liberi, pienamente responsabili e psicologicamente indipendenti. Ambedue sono a favore di vita, retta educazione e famiglia. Chi privilegia il primo opta per uno Stato tendenzialmente teocratico o che, per lo meno, accetta l'influsso di un determinato credo religioso dogmatico. Chi sostiene il secondo intende mantenere ben distinte le religioni dallo Stato.

Indubbiamente non si tratta di schieramenti politici veri e propri perchè in Italia i sostenitori dell'uno o dell'altro pensiero al momento, Luglio 2005, si trovano sia a destra che a sinistra.
 

Conclusione

Infine, perchè ho scritto queste riflessioni? Non saprei, ma forse è stato il desiderio di vedere gli umani sempre più reciprocamente solidali e curiosi di scoprire, in se stessi come nel mondo esterno, il nucleo, la fonte stessa d'ogni sollecitudine.
 

Grazie per la cortese attenzione 

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Uno dei suoi seguaci esortava il Buddha a fare un miracolo per convincere alcuni scettici, ma il Buddha rispose: «Il Tathagata non approva i miracoli, i poteri magici e la divinazione, perciò non fa niente di tutto ciò. Il Tathagata e i suoi discepoli convincono gli scettici solo col miracolo della verità».

Digha Nikaya

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«Il nostro obiettivo primario, come buddisti, è di lavorare per creare un mondo migliore per tutte le forme di vita. La promozione del buddismo come sistema di credenze è un obiettivo secondario. I tre principi-guida del nostro lavoro sono: gentilezza, compassione e tolleranza e rispetto per gli altri sistemi di credenze».

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

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Che cosa è "così come non è"? Il tuo io.
Che cosa è "così com'è"? I buddha.

Dogen, "Zen razionale"

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Ti dirò brevemente dell'eterno stato, menzionato da tutte le scritture, in cui può entrare solo chi è autocontrollato ed esente da passioni egoistiche. Coloro le cui le vite sono dedicate al Brahman raggiungono questo supremo obiettivo.

Bhagavad Gita 8:11

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Tutti tremano davanti a un'arma, tutti temono la morte. Sapendo che cosa proveresti tu, non uccidere e non istigare altri a uccidere.

Dhammapada, 129

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Che cosa s'intende per non-dualità, Mahatmi? S'intende che la luce e l'ombra, il lungo e il corto, il bianco e il nero possono essere sperimentati solo l'uno relativamente all'altro: la luce non è indipendente dall'ombra, né il nero dal bianco. Non esistono opposti, ma solo relazioni. Nello stesso modo, il nirvana e il mondo ordinario in cui si soffre non sono due cose separate, ma interdipendenti. Non c'è nirvana se non dove c'è il mondo della sofferenza; non c'è mondo della sofferenza separato dal nirvana, perché l'esistenza non è mutualmente esclusiva.

Lankavatara Sutra

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Il Koan della vera via

Un dialogo tra Joshu e Nansen.

La via cos'è?

Joshu chiese [al suo maestro] Nansen: "La via, cos'è?".
Nansen disse: "È la mente Quotidiana".
Joshu disse:"Bisogna mirare ad essa, non è vero?".
Nansen: "Nel momento in cui miri a qualcosa, l'hai già persa".
Joshu: "Se non miro ad essa, come posso conoscere la Via?"
Nansen: "La Via non ha nulla a che fare col 'conoscere' o col non 'conoscere'.
Conoscere è solo percepire ciecamente.
Non conoscere è solo assenza di percezioni.
Se hai raggiunto la via a cui non si può mirare, è come lo spazio: un vuoto assolutamente limpido.
Non puoi forzarla nell'uno o nell'altro modo".
In quel momento Joshu si risvegliò al significato profondo.
La sua mente fu come la Limpida luna piena.

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L'Essere Supremo trascende di gran lunga l'universo, pur essendo immanente in tutte le creature. Non ha forma perché trascende nomi e forme. Non Lo tocca la tristezza. Chi conosce l'Eterno diventa immortale; gli altri invece restano nelle carceri del dolore.

Svetasvatara Upanisad, III, 10

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