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Riflessioni in prospettiva spirituale
Relativista? No grazie, pluralista!
Dopo aver dialogato con vari utenti del forum ho notato qualche titubanza
in merito al vero significato del termine relativismo. Vorrei tentare,
a tal proposito, di spiegarne qualche concetto fondamentale. La mia
opinione, di semplice fruitore del web, non si contrappone a quella
di coloro che lo condannano. Non ho il benché minimo ardire di contendere,
confrontarmi o cimentarmi con i suoi oppositori, ovvero con quelli che
la pensano diversamente, per cui tenterò di semplificare. Quella di
relativismo, e per giunta etico, è un'etichetta tanto generica quanto
comoda. Scusate, chi non è a favore di retta educazione, vita e famiglia?
I relativisti? Non diciamo stranezze.
Relativista?
Cos'è il relativismo?
Relativismo è il riconoscimento che la vita si sviluppa e si afferma
secondo un processo dialettico. Un esempio di tale processo è l'alternanza
tra attività e riposo. Qualunque ciclo vitale esige attività e momentanea
quiescenza, affermazione del vero come tesi, negazione del falso in
quanto antitesi, realizzazione dell'assoluto in qualità di sintesi.
Quindi relativismo non significa, così come ingenuamente o maliziosamente
affermano taluni, confusione, ovvero fraintendimento di valori, bensì
accettazione della vita, consapevoli che l'esistenza ha tanti lati,
ma un unico centro.
Relativismo è riconoscere che l'odio è solo assenza di amore, la malvagità
è carenza totale di bontà, mentre la paura, che tanto spesso provoca
violenza, è innanzitutto mancanza di certezze. Relativismo, pertanto,
è comprendere che queste certezze sono il processo stesso della vita.
Infine, ma solo per questi brevi appunti, relativismo è accettazione
della vita secondo l'unica realtà possibile, le sue innumerevoli manifestazioni,
e non in virtù di false generalizzazioni di veri principi.
La vita, che è amore, è sia il giorno che la notte, sia alba che tramonto,
sia luce che la sua assenza, l'oscurità; e non esclusivamente giorno,
alba, luce, contrapposti a notte, tramonto, oscurità.
Il relativismo è vita, che è amore, e quindi interezza. Il relativismo
pondera, non suddivide per condannare, emarginare e talvolta persino
distruggere ciò che arbitrariamente ritiene cattivo, ma coglie la bellezza
dell'intero, sia l'uomo (o la donna) che la sua ombra, consapevole che
separare l'uomo dalla propria ombra è un'arroganza men che meno ridicola.
La soluzione? Svegliarsi dal torpore, prestare cura e attenzione, agire
consapevolmente. E quando le pulsioni distruttive tentano di prendere
il sopravvento? Il relativismo è anche disciplina, culto del buon senso,
pietà per gli altri come per se stessi, compassione infinita. Chi ha
mai detto che sia il contrario?
Ci sentiamo incerti, abbiamo paura e ci illudiamo di poter sopperire
con delle credenze aprioristiche, triste succedaneo di una vera riscoperta
della propria essenza primeva. Ma la purezza della fonte è solo alle
origini.
Non esistono opposti, ma solo relazioni, questo
è il relativismo!Cos'è il bene e cos'è il male per il relativismo?
Bene è verità, giustizia ed equità. Male, male assoluto, è l'ipocrisia.
Ma quale potrebbe essere uno degli ipotetici confini tra bene e male?
Quello tra razionalità e irrazionalità è sufficiente? E' innegabile,
la storia insegna che i comportamenti e le scelte basati sull'irrazionalità
sono quasi sempre perniciosi e le persone tendenzialmente irrazionali
sono più propense, seppur in gradi e differenti evidenze, a esaltarsi,
al fanatismo. Il relativismo non ha particolari idee da propugnare e,
quindi, nemmeno nemici da combattere. Non si sente superiore, pertanto
nemmeno in grado di convertire.
No grazie, pluralista!
Pensare di essere buddhisti, induisti, cristiani, ecc., è attribuirsi
false identità. Ben diverso, invece, è l'appartenere ad una determinata
nazione. Infatti gli stati hanno confini geografici rilevabili concretamente,
mentre gli spartiacque tra le ideologie sono effimeri, mentali, del
tutto teorici.
Non v'è affatto bisogno d'identificarsi, il più delle volte inconsapevolmente,
con un gregge fittizio. La gente che ora crede di essere islamica è
altrettanto umana di quella cristiana. E viceversa.
Purtroppo quando non si riesce a trovare o dissetarsi dalla viva fonte
originaria, ci si aggrappa, un po' dovunque, a riti, culture, formalismi.
Si giunge persino al punto di costruirsi qualche pseudoidentità inventando,
sulla base di spunti e occasioni storiche reali, dei falsi miti. E di
esibire queste false identità come nobili e sacri vessilli alla cui
ombra si diventa guerrieri fin quando può accadere persino che ci si
combatta davvero.
Così si crea e ricrea il nemico, che in passato era il barbaro, l'infedele,
mentre ora sarà il relativista. Il fruscio dei vessilli ideologici genera,
nei casi più estremi, solo nidi di serpi. Di converso, il riscoprirsi,
al di là di ogni fittizia etichetta, fratelli e sorelle nella purezza
e trasparenza adamantina della propria inequivoca e compassionevole
natura di esseri senzienti, prelude alla luce, alla pace e all'amore.
Mi auguro che in futuro le differenze tra le varie religioni divengano
sempre più sfumate a favore di una religiosità essenziale che ci consenta
di vivere in sintonia con la natura, che siamo noi, senza pretendere
di dominarla, bensì rispettarla. Ovviamente, religiosità non è vaghezza
spirituale. Si tratta solo di un fenomeno esente da interessi economici
o corporativi che restituisce la spiritualità alla sua dimensione ideale.
Chi è colui (colei) che sottende l'equilibrio delle vicende naturali?
Ovviamente, non lo so. Infatti più se ne parla, meno lo si conosce ...
Ma tutto questo discorso non è un nuovo modello ideologico? No, è solo
un modesto tentativo di ampliare le proprie vedute, di far chiarezza.
Riflessioni
Molti tra noi, sia gli osservatori occasionali o disattenti che quelli
oltremodo interessati o compartecipi alle vicende politiche, culturali
e religiose di questi primi anni del nuovo millennio, hanno notato una
considerevole tendenza comunicativa a semplificare l'esposizione dei
problemi sociali per ridurla ai minimi termini.
Purtroppo le nostre considerazioni non sono da meno. Condizionati dal
mezzo telematico ad agevolare e favorire la comprensione immediata delle
questioni trattate siamo spesso costretti ad asserire o replicare in
modo altrettanto riduttivo.
Quali sono i limiti oltre cui la spiritualità diviene politica? E' semplice!
Quando le indicazioni d'una religione oltrepassano la sfera individuale
per rivolgersi a quella sociale, allora diventano pratica di governo,
affari pubblici.
Mentre l'ambito spirituale è una questione di coscienza rigorosamente
soggettiva, quello politico è soprattutto collettivo. Quindi inutile
nascondersi dietro un dito. I recenti pronunciamenti del clero italiano,
Giugno 2005, sono stati politici.
Tuttavia, una volta tratteggiata la natura di questi interventi, bisogna
capire che il clero ha pieno diritto ad esprimersi come meglio crede.
Conoscere il suo punto di vista politico avrà risvolti che a lungo termine
si dimostreranno senz'altro utili.
Ma che centra la politica con il relativismo?
Relativismo, e qui la chiave di tutto il nostro
discorso, significa libertà ed eguaglianza, tolleranza e pluralismo,
civiltà e democrazia. Bisogna evitare di cadere nei tranelli linguistici.
E' sufficiente un minimo di consapevolezza, apertura mentale e flessibilità
di giudizio per rendersi conto di come il cosiddetto relativismo non
sia altro che pluralismo democratico, democrazia pluralista.
Pertanto la vera alternativa è tra assolutismo eternalista di matrice
dottrinaria da una parte (pittorescamente potrei descriverla come una
scelta che presuppone fede, sudditi e regni); e pluralismo democratico
essenzialmente laico dall'altra, che richiede comprensione, consapevolezza,
raziocinio, uomini intimamente liberi, pienamente responsabili e psicologicamente
indipendenti. Ambedue sono a favore di vita, retta educazione e famiglia.
Chi privilegia il primo opta per uno Stato tendenzialmente teocratico
o che, per lo meno, accetta l'influsso di un determinato credo religioso
dogmatico. Chi sostiene il secondo intende mantenere ben distinte le
religioni dallo Stato.
Indubbiamente non si tratta di schieramenti politici veri e propri perchè
in Italia i sostenitori dell'uno o dell'altro pensiero al momento, Luglio
2005, si trovano sia a destra che a sinistra.
Conclusione
Infine, perchè ho scritto queste riflessioni? Non saprei, ma forse
è stato il desiderio di vedere gli umani sempre più reciprocamente solidali
e curiosi di scoprire, in se stessi come nel mondo esterno, il nucleo,
la fonte stessa d'ogni sollecitudine.
Grazie per la cortese attenzione
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Uno dei suoi seguaci esortava il Buddha a fare un miracolo per convincere
alcuni scettici, ma il Buddha rispose: «Il Tathagata non approva i miracoli,
i poteri magici e la divinazione, perciò non fa niente di tutto ciò.
Il Tathagata e i suoi discepoli convincono gli scettici solo col miracolo
della verità».
Digha Nikaya
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«Il nostro obiettivo primario, come buddisti, è di lavorare per creare
un mondo migliore per tutte le forme di vita. La promozione del buddismo
come sistema di credenze è un obiettivo secondario. I tre principi-guida
del nostro lavoro sono: gentilezza, compassione e tolleranza e rispetto
per gli altri sistemi di credenze».
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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Che cosa è "così come non è"? Il tuo io.
Che cosa è "così com'è"? I buddha.
Dogen, "Zen razionale"
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Ti dirò brevemente dell'eterno stato, menzionato da tutte le scritture,
in cui può entrare solo chi è autocontrollato ed esente da passioni
egoistiche. Coloro le cui le vite sono dedicate al Brahman raggiungono
questo supremo obiettivo.
Bhagavad Gita 8:11
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Tutti tremano davanti a un'arma, tutti temono la morte. Sapendo che
cosa proveresti tu, non uccidere e non istigare altri a uccidere.
Dhammapada, 129
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Che cosa s'intende per non-dualità, Mahatmi? S'intende che la luce
e l'ombra, il lungo e il corto, il bianco e il nero possono essere sperimentati
solo l'uno relativamente all'altro: la luce non è indipendente dall'ombra,
né il nero dal bianco. Non esistono opposti, ma solo relazioni. Nello
stesso modo, il nirvana e il mondo ordinario in cui si soffre non sono
due cose separate, ma interdipendenti. Non c'è nirvana se non dove c'è
il mondo della sofferenza; non c'è mondo della sofferenza separato dal
nirvana, perché l'esistenza non è mutualmente esclusiva.
Lankavatara Sutra
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Il Koan della vera via
Un dialogo tra Joshu e Nansen.
La via cos'è?
Joshu chiese [al suo maestro] Nansen: "La via, cos'è?".
Nansen disse: "È la mente Quotidiana".
Joshu disse:"Bisogna mirare ad essa, non è vero?".
Nansen: "Nel momento in cui miri a qualcosa, l'hai già persa".
Joshu: "Se non miro ad essa, come posso conoscere la Via?"
Nansen: "La Via non ha nulla a che fare col 'conoscere' o col non 'conoscere'.
Conoscere è solo percepire ciecamente.
Non conoscere è solo assenza di percezioni.
Se hai raggiunto la via a cui non si può mirare, è come lo spazio: un
vuoto assolutamente limpido.
Non puoi forzarla nell'uno o nell'altro modo".
In quel momento Joshu si risvegliò al significato profondo.
La sua mente fu come la Limpida luna piena.
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L'Essere Supremo trascende di gran lunga l'universo, pur essendo
immanente in tutte le creature. Non ha forma perché trascende nomi e
forme. Non Lo tocca la tristezza. Chi conosce l'Eterno diventa immortale;
gli altri invece restano nelle carceri del dolore.
Svetasvatara Upanisad, III, 10
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