|
Meditazione nel web » Riflessioni
» Articolo 046
Riflessioni in prospettiva spirituale
Tra ricerca, moralità e compromessi
Le considerazioni che mi accingo a sottoporvi nascono dalla necessità
di essere sempre più chiari per tentare di superare vaghezza e nebulosità.
Infatti la spiritualità non è un'emergenza indistinta e relativa, ma
una realtà concreta e condivisa.
Ricerca
Visitare la propria interiorità per conoscere se stessi, ma a quale
scopo? Cosa speriamo o supponiamo di rinvenirvi? Segreti occulti, circostanze
metafisiche relativamente aleatorie, benefici concreti? Cerchiamo di
comprendere richiamandoci a coloro che conobbero davvero.
Un momento, quanto di queste eroiche figure corrisponde alla realtà
e non all'immaginario collettivo che, nel corso dei secoli, le idealizzò
e mitizzò? Epigoni dello spirito, figli di dei senza riscontri, formidabili
e coraggiosi pionieri, o esploratori seri e attendibili? Risultanze
storiche suffragate da elementi concreti.
Senonché qualcosa non funzionò. Dove condussero i sentieri da essi tracciati?
Quali di noi li ripercorsero davvero, che accadde? Gli insegnamenti
del Buddha, del Cristo, della maggior parte dei maestri spirituali del
passato, furono mistificati e perloppiù disattesi.
Sovente, a causa di trascuratezza e superficialità, le nostre stesse
ricerche sono condizionate in partenza da nebbiose aspettative. Ancor
prima d'intraprenderle nutriamo già idee preconcette su quali dovrebbero
essere le rispondenze conclusive. Mi chiedo se sia possibile evitare
siffatte influenze e suggestioni per riscoprire in se stessi e nella
propria vita quegli elementi di autentica spiritualità atti a favorire
vero benessere, contentezza e prosperità.
Tuttavia, prima di addentrarci ulteriormente nella nostra disamina,
è indispensabile puntualizzare che le suddette realizzazioni non pioveranno
dall'alto. Quindi è utile comprendere sia pur in modo sintetico e approssimativo,
in che misura disciplinarsi e cosa sia la moralità.
Moralità
Cominciamo dalla moralità. Mi sembra che nel
corso delle nostre occasionali riflessioni abbiamo già fatto dei notevoli
progressi. Moralità e consapevolezza non sono disgiunte. Un individuo
consapevole non agisce d'impulso soggiacendo a impeti e slanci irrazionali,
ma è indotto sempre e con la massima naturalezza a considerare costantemente
il risultato delle proprie azioni. Invece il moralismo è tutt'altro
affare. Moralista è colui che predica un certo tipo di comportamento,
una serie di regole preordinate e predeterminate da un orientamento
ideologico aprioristico, cioè dal suo credo, ma poi, quasi immancabilmente,
non le rispetta. Quindi diventa, tranne che in casi rari quanto eccezionali,
suo malgrado ipocrita.
La moralità, comunemente intesa, non ha nulla a che vedere con il concetto
di purezza. Una mente pura è innanzitutto una mente silente, consapevole
e sincera. Una mente che non cerca di dominare, d'imporsi, perchè non
deve dimostrare le sue capacità. Tuttavia, pur senza pretendere di dominare,
s'impone con la sua tolleranza, con amore, compassione e rispetto.
In quest'ottica, il peccato, che preferisco chiamare errore, è l'identificazione
inconsapevole con l'oggetto del desiderio.
Sicché ritorniamo alla prima questione testé formulata. In che misura
è indispensabile disciplinarsi? Nella misura in cui bisogna dedicare
la giusta attenzione. Il punto è importantissimo. Se ci si disciplina
a seguire determinate regole di comportamento il gioco, l'impegno, non
avrà mai fine. Se invece ci si disciplina ad essere consapevoli del
proprio corpo e della mente, in tal caso è possibile raggiungere un
momento oltre il quale la consapevolezza fluirà da sé e risulterà impossibile
intraprendere azioni che arrechino danno a chiunque, ovvero diano luogo
a contegni ingiusti e violenti.
Si tratta di argomenti molto semplici ed arcinoti. Seguirli in pratica
è arduo. Ci vuole coraggio ed alcune altre cose, come, ad esempio, star
bene, godere di una buona salute. Naturalmente stiamo esaminando solo
un aspetto della questione, un certo tipo di approccio. Ne esistono
diversi e tutti altrettanto validi.
Compromessi
A questo punto mi chiedo. Ma si può predicare un compromesso? L'esortazione
del Cristo - ama il tuo prossimo come te stesso - è forse un compromesso?
Ci sarebbe pure da dire che nessuno ama davvero se stesso. Altrimenti
le nostre situazioni individuali sarebbero ben diverse. Il fatto è che
per amare davvero se stessi bisogna prima ri-conoscersi. Non tanto se
ci sia qualcuno degno di essere amato, quanto se quel qualcuno esista
davvero.
Cosa c'è al di là delle apparenze, delle credenze, idee, spirito? Non
lo sappiamo. V'è un nulla che diventa il tutto. Un nulla che una volta
intuito e percepito può trasformarsi (rivelarsi?), in men che non si
dica, nell'essenza medesima. Come quando l'oscurità della notte sta
per lasciarci, ma il sole non è ancora sorto, un fenomeno transitorio.
E' ciò che circonda il nucleo, l'alone del nostro volto originale. Questo
ricopre e protegge l'interiorità più intima. Una dimensione che trascende
il fisico ed il mentale e che potrebbe essere descritta solo dall'interno.
La dimensione della meditazione.
Conclusione
Ovviamente si fa per dire, non v'è mai conclusione. La vita è un
processo dialettico in itinere che si avviluppa apparentemente sulle
parole, le immagini, i suoni, ma poi si districa e sviluppa nell'impellenza
della quotidianetà, nell'emergenza di coloro che soffrono davvero, perché
hanno fame, sete, che sono senza un lavoro, oppure ne hanno uno precario,
soccombendo alle ingiustizie di chi si dichiara bellamente credente,
ma non si duole né rimedia alla propria condotta morale.
Ce li siamo dimenticati, o la pantomima spirituale è solo un altro modo
elegante e raffinato per credere, stavolta si, di esser diventati davvero
migliori?
Grazie per la cortese attenzione
|
Fate click sulla foto in alto per ritornare alla pagina iniziale della directory riflessioni. Le "riflessioni" di questa directory saranno soggette ad ulteriori revisioni.
§
Gesù dice: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel
regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei
cieli».
(Mt 7, 21)
Il Buddha dice: «Come un fiore bello e delicato ma senza profumo, non
meno inutili sono le belle parole di chi non le mette in pratica».
(Dhammapada, 52-53)
§
Essere vittoriosi non è una questione di autoconvincersi che tutto
va bene. Piuttosto, se realmente vi osservate, se considerate il vostro
essere nella sua interezza e lo esaminate, troverete che siete buoni
e sani così come siete. Infatti, l'intera esistenza è ben costruita,
tanto che c'è pochissimo spazio per la sfortuna. Naturalmente ci sono
sempre sfide. Ma per il vero guerriero non c'è guerra. Non siete mai
in guerra col vostro mondo.
Chögyam Trungpa
§
Aiuta la barca del fratello ad attraversare e anche la tua raggiungerà
l'altra riva.
Proverbio Indù
§
Qualità umane come la moralità, la compassione, il rispetto per i
valori umani, la saggezza e così via sono state il fondamento di tutte
le civiltà. Queste qualità vanno coltivate e sostenute con un'educazione
morale sistematica in un ambiente sociale favorevole, in modo che possa
emergere un mondo più umanitario.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
§
Non posso concepire un dio personale che influenzi direttamente le
azioni degli individui, o che direttamente sieda in giudizio sulle creature
della sua stessa creazione. Non posso far questo a dispetto del fatto
che la causalità meccanicistica, in una certa misura, sia stata messa
in dubbio dalla scienza moderna. [Stava parlando della meccanica quantistica
e del collasso del determinismo]. La mia religiosità è costituita dall'umile
ammirazione che provo per lo spirito infinitamente superiore che si
rivela nel poco che, con la nostra comprensione debole e transitoria,
possiamo comprendere della realtà. La moralità è della massima importanza,
ma per noi, non per Dio.
Albert Einstein, da "Albert Einstein: Il lato
umano", stampato da Helen Dukas e da Banesh
Hoffman, Università di Princeton, p.66
§
Come una madre darebbe la vita per proteggere il proprio unico figlio,
nello stesso modo si coltivi un cuore sconfinato verso tutti gli esseri.
Sutta Nipata I, 8
§
|