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Gesù dice: «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno
dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli».
(Mt 7, 21)
Il Buddha dice: «Come un fiore bello e delicato ma senza
profumo, non meno inutili sono le belle parole di chi non le mette in pratica».
(Dhammapada, 52-53)
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Essere vittoriosi non è una questione di autoconvincersi che tutto va
bene. Piuttosto, se realmente vi osservate, se considerate il vostro essere
nella sua interezza e lo esaminate, troverete che siete buoni e sani così
come siete. Infatti, l'intera esistenza è ben costruita, tanto che c'è pochissimo
spazio per la sfortuna. Naturalmente ci sono sempre sfide. Ma per il vero
guerriero non c'è guerra. Non siete mai in guerra col vostro mondo.
Chögyam Trungpa
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Aiuta la barca del fratello ad attraversare e anche la tua raggiungerà
l'altra riva.
Proverbio Indù
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Qualità umane come la moralità, la compassione, il rispetto per i valori
umani, la saggezza e così via sono state il fondamento di tutte le civiltà.
Queste qualità vanno coltivate e sostenute con un'educazione morale sistematica
in un ambiente sociale favorevole, in modo che possa emergere un mondo più
umanitario.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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Non posso concepire un dio personale che influenzi direttamente le azioni
degli individui, o che direttamente sieda in giudizio sulle creature della
sua stessa creazione. Non posso far questo a dispetto del fatto che la causalità
meccanicistica, in una certa misura, sia stata messa in dubbio dalla scienza
moderna. [Stava parlando della meccanica quantistica e del collasso del
determinismo]. La mia religiosità è costituita dall'umile ammirazione che
provo per lo spirito infinitamente superiore che si rivela nel poco che,
con la nostra comprensione debole e transitoria, possiamo comprendere della
realtà. La moralità è della massima importanza, ma per noi, non per Dio.
Albert Einstein, da "Albert Einstein: Il lato
umano", stampato da
Helen Dukas e da Banesh
Hoffman, Università di Princeton, p.66
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Come una madre darebbe la vita per proteggere il proprio unico figlio,
nello stesso modo si coltivi un cuore sconfinato verso tutti gli esseri.
Sutta Nipata I, 8
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Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità di provenienza eterogenea.
Le considerazioni che mi accingo a sottoporvi nascono dalla necessità
di essere sempre più chiari per tentare di superare vaghezza e nebulosità.
Infatti la spiritualità non è un'emergenza indistinta e relativa, ma una
realtà concreta e condivisa.
Visitare la propria interiorità per conoscere se stessi, ma a quale scopo?
Cosa speriamo o supponiamo di rinvenirvi? Segreti occulti, circostanze metafisiche
relativamente aleatorie, benefici concreti? Cerchiamo di comprendere richiamandoci
a coloro che conobbero davvero.
Un momento, quanto di queste eroiche
figure corrisponde alla realtà e non all'immaginario collettivo che, nel
corso dei secoli, le idealizzò e mitizzò? Epigoni dello spirito, figli di
dei senza riscontri, formidabili e coraggiosi pionieri, o esploratori seri
e attendibili? Risultanze storiche suffragate da elementi concreti.
Senonché qualcosa non funzionò. Dove condussero i sentieri da
essi tracciati? Quali di noi li ripercorsero davvero, che accadde? Gli insegnamenti
del Buddha, del Cristo, della maggior parte dei maestri spirituali del passato,
furono mistificati e perloppiù disattesi.
Sovente, a causa di trascuratezza
e superficialità, le nostre stesse ricerche sono condizionate in partenza
da nebbiose aspettative. Ancor prima d'intraprenderle nutriamo già idee
preconcette su quali dovrebbero essere le rispondenze conclusive. Mi chiedo
se sia possibile evitare siffatte influenze e suggestioni per riscoprire
in se stessi e nella propria vita quegli elementi di autentica spiritualità
atti a favorire vero benessere, contentezza e prosperità.
Tuttavia,
prima di addentrarci ulteriormente nella nostra disamina, è indispensabile
puntualizzare che le suddette realizzazioni non pioveranno dall'alto. Quindi
è utile comprendere sia pur in modo sintetico e approssimativo, in che misura
disciplinarsi e cosa sia la moralità.
Cominciamo dalla moralità. Mi sembra che nel corso
delle nostre occasionali riflessioni abbiamo già fatto dei notevoli progressi.
Moralità e consapevolezza non sono disgiunte. Un individuo consapevole non
agisce d'impulso soggiacendo a impeti e slanci irrazionali, ma è indotto
sempre e con la massima naturalezza a considerare costantemente il risultato
delle proprie azioni. Invece il moralismo è tutt'altro affare. Moralista
è colui che predica un certo tipo di comportamento, una serie di regole
preordinate e predeterminate da un orientamento ideologico aprioristico,
cioè dal suo credo, ma poi, quasi immancabilmente, non le rispetta. Quindi
diventa, tranne che in casi rari quanto eccezionali, suo malgrado ipocrita.
La moralità, comunemente intesa, non ha nulla a che vedere con il
concetto di purezza. Una mente pura è innanzitutto una mente silente, consapevole
e sincera. Una mente che non cerca di dominare, d'imporsi, perchè non deve
dimostrare le sue capacità. Tuttavia, pur senza pretendere di dominare,
s'impone con la sua tolleranza, con amore, compassione e rispetto.
In quest'ottica, il peccato, che preferisco chiamare errore, è l'identificazione
inconsapevole con l'oggetto del desiderio.
Sicché ritorniamo alla
prima questione testé formulata. In che misura è indispensabile disciplinarsi?
Nella misura in cui bisogna dedicare la giusta attenzione. Il punto è importantissimo.
Se ci si disciplina a seguire determinate regole di comportamento il gioco,
l'impegno, non avrà mai fine. Se invece ci si disciplina ad essere consapevoli
del proprio corpo e della mente, in tal caso è possibile raggiungere un
momento oltre il quale la consapevolezza fluirà da sé e risulterà impossibile
intraprendere azioni che arrechino danno a chiunque, ovvero diano luogo
a contegni ingiusti e violenti.
Si tratta di argomenti molto semplici
ed arcinoti. Seguirli in pratica è arduo. Ci vuole coraggio ed alcune altre
cose, come, ad esempio, star bene, godere di una buona salute. Naturalmente
stiamo esaminando solo un aspetto della questione, un certo tipo di approccio.
Ne esistono diversi e tutti altrettanto validi.
A questo punto mi chiedo. Ma si può predicare un compromesso? L'esortazione
del Cristo - ama il tuo prossimo come te stesso - è forse un compromesso?
Ci sarebbe pure da dire che nessuno ama davvero se stesso. Altrimenti le
nostre situazioni individuali sarebbero ben diverse. Il fatto è che per
amare davvero se stessi bisogna prima ri-conoscersi. Non tanto se ci sia
qualcuno degno di essere amato, quanto se quel qualcuno esista davvero.
Cosa c'è al di là delle apparenze, delle credenze, idee, spirito? Non
lo sappiamo. V'è un nulla che diventa il tutto. Un nulla che una volta intuito
e percepito può trasformarsi (rivelarsi?), in men che non si dica, nell'essenza
medesima. Come quando l'oscurità della notte sta per lasciarci, ma il sole
non è ancora sorto, un fenomeno transitorio. E' ciò che circonda il nucleo,
l'alone del nostro volto originale. Questo ricopre e protegge l'interiorità
più intima. Una dimensione che trascende il fisico ed il mentale e che potrebbe
essere descritta solo dall'interno. La dimensione della meditazione.
Ovviamente si fa per dire, non v'è mai conclusione. La vita è un processo
dialettico in itinere che si avviluppa apparentemente sulle parole, le immagini,
i suoni, ma poi si districa e sviluppa nell'impellenza della quotidianetà,
nell'emergenza di coloro che soffrono davvero, perché hanno fame, sete,
che sono senza un lavoro, oppure ne hanno uno precario, soccombendo alle
ingiustizie di chi si dichiara bellamente credente, ma non si duole né rimedia
alla propria condotta morale.
Ce li siamo dimenticati, o la pantomima
spirituale è solo un altro modo elegante e raffinato per credere, stavolta
si, di esser diventati davvero migliori?
Grazie per la cortese attenzione
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