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Inspirando ed espirando
Inspiro e libero la mia mente. Espiro
e libero la mia mente. Così ci si esercita.
Anapanasati-sutta
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Tre modi sbagliati di pensare
"Monaci, ci sono tre modi sbagliati
di pensare. Quali? Quel modo di pensare che è fondato sul desiderio di venir
lodato, quel modo di pensare che è fondato su guadagni, onori e reputazione,
e quel modo di pensare che è fondato sull'immischiarsi negli affari altrui.
Questi sono i tre modi di pensare non profittevoli".
Buddha, Itivuttaka,
80
§
Vivi nella gioia
"Vivi nella gioia e nell'amore, anche in mezzo
all'odio. Vivi nella gioia e nella salute, anche in mezzo alla malattia.
Vivi nella gioia e nella pace, anche in mezzo ai conflitti. Osservati dentro,
stai tranquillo. Libero da paura ed attaccamento, conosci la dolce gioia
della via".
Dal Dhammapada, XV
§
I nostri problemi, sia quelli che sperimentiamo fuori di noi, come guerre,
crimini e violenza, sia quelli che sperimentiamo dentro di noi, come sofferenza
emotiva e psicologica, non saranno risolti finché non presteremo attenzione
a questa nostra, sempre negletta, dimensione interiore. Questa è la ragione
per cui i grandi movimenti degli ultimi cento e più anni, come la democrazia,
il liberalismo, il socialismo e il comunismo, non sono riusciti ad apportare
i benefici universali che si credeva avrebbero apportato, malgrado molte
idee fossero meravigliose. Ci vuole una rivoluzione, certamente, ma non
una rivoluzione politica, economica o tecnologica. Di queste abbiamo già
fatto sufficiente esperienza durante il secolo scorso per sapere che un
approccio puramente esteriore non basterà. Quel che propongo è una rivoluzione
spirituale.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
§
L'attenzione è il sentiero per l'immortalità; la disattenzione è il sentiero
per la morte. Gli attenti non muoiono; i disattenti sono già come morti.
Dhammapada 21
§
La libertà è quel trionfante stato di coscienza che sta oltre l'influenza
del desiderio. La mente cessa di aver sete di qualunque cosa abbia visto
o sentito; anche di ciò che viene promesso dalle scritture. E la libertà
suprema è quella completa liberazione dal mondo del cambiamento originata
dalla conoscenza dello spirito.
"Yogasûtra" di Patañjali, 1:15-16
§
Le genti spinte dalla paura vanno in cerca di un rifugio in montagne
e grotte, alberi sacri e santuari; ma questi non sono rifugi sicuri, non
sono il rifugio supremo; non è accorrendo a questi rifugi che ci si libera
da ogni dolore.
Dhammapada, 188-189
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità di provenienza eterogenea.
Noi siamo già ciò che dovremmo raggiungere. Quindi per trasformazione
s'intende solo una serie di circostanze: divenire coscienti della propria
dimensione interiore, rendersi conto che, in realtà, tra interiore ed esteriore
non v'è alcuna differenza, cioè "interiore" non è altro che la prospettiva
del silenzio, una consapevolezza priva di pensieri.
Dopo aver pubblicato, all'incirca un mese, fa "Le
ragioni del cuore, ecc.", ho ricevuto delle osservazioni piuttosto interessanti.
From: Bea
To: nick.salius
Sent: Monday, August
02, 2004 11:26 AM
Subject: Insanabili conflitti
Quesito
Ecco un'altra perla che si aggiunge alle altre … Caro Nick, mi riferisco
al tuo articolo 039. Hai scritto:
“Quando agisco in sintonia con me stesso senza basarmi su alcun condizionamento
pregresso, prevalgono la concretezza, la spontaneità dell'immediatezza,
che sono libertà e intelligenza.”
Tante volte l’agire in base alle
proprie convinzioni, liberi da qualsiasi condizionamento, può creare fratture
all’interno di alcuni di quegli ambienti in cui ci impegniamo a realizzare
i valori in cui crediamo e gli ideali di amore e compassione. Mi riferisco
in primo luogo alla famiglia, ambiente in cui accade spesso che “l’essere
se stessi” e “il vivere armoniosamente” creano un insanabile conflitto.
Faccio un esempio (che poi è la mia esperienza …). Supponiamo che una
donna esprima alla propria famiglia (cattolica) la decisione di andare a
vivere insieme all’uomo che ama, spiegando sinceramente di non condividere
l’idea di sposarsi in chiesa né tanto meno di volerci battezzare e sottoporre
ai vari sacramenti i figli che avrà …. supponiamo che il padre abbia quasi
un infarto alla notizia … supponiamo che minacci di disconoscerla e di non
volerla mai più vedere, se macchierà di un “disonore” simile la famiglia
... supponiamo che si vedano giorno dopo giorno i propri genitori soffrire
per questa decisione …. Credimi, non esagero, nelle famiglie del sud queste
realtà sono storie ordinarie.
A questo punto cosa sarebbe prioritario:
essere se stessi fino in fondo? .... evitando una farsa …. insomma per due
persone che non riconoscono l’autorità religiosa di un prete, sarebbe un’ipocrisia
sposarsi secondo il rito cattolico e lo sarebbe ancor di più far battezzare
i propri figli …
Non si tratta della voglia di essere irriverenti,
ma della necessità interiore di essere onesti verso se stessi e verso chi
si mette al mondo. Seppur a modo mio, credo nell’esistenza di un Dio. Ciò
che non accetto è l’ufficialità di chi si è arrogato il potere di farsene
portavoce.
Nessuno più di te visto che ne parli sempre, caro Nick,
può capire quanto questi opportunisti (questa è tua!) ci abbiano già manipolato.
Oppure sarebbe più giusto accondiscendere a questa tradizione per non turbare
l’ordine familiare e non infliggere una sofferenza ai propri cari?
Qualcuno può replicare che se un genitore davvero ama i figli, dovrebbe
accettarli per quelli che sono e che, quindi, prima o poi questo padre accetterà
la scelta della propria figlia …. E se così non fosse? Tu stesso nell’articolo
parli di “poveri illusi, onestamente convinti di percorrere una via di pace”…..
supponiamo che questo ipotetico padre sia uno di questi, una persona vissuta
in tempi di povertà in cui si lavorava sin da bambini senza aver la possibilità
di crescere culturalmente, una persona che accetta totalmente la chiesa
e tutti i suoi crismi perché privo dell’elasticità mentale per allargare
le proprie vedute e lasciare insinuare il dubbio …. Che colpa gli si può
fare in fondo? E’ pressoché impossibile far vacillare il mondo che, quest’uomo
di 70 anni, si è costruito in una vita intera e al quale è visceralmente
aggrappato.
Vorrei molto conoscere la tua opinione a riguardo. Nell’attesa
ti saluto affettuosamente e ti ringrazio, una volta ancora, per la generosità
con cui riesci ad “illuminare” me e chissà quanti altri visitatori del sito.
Bea
Risposta
Gent.ma Bea, mi ha molto fatto molto
piacere ricevere le tue considerazioni perchè sono molto concrete mentre
io, un po' per necessità di sintesi e un po' per carattere, ho la tendenza
ad estrapolare senza tener conto dei problemi specifici.
Considero
il tuo intervento un contributo davvero importante. Tanto più che numerosi
articoli presenti in meditare.it si basano proprio sull'interazione culturale
con i visitatori.
Forse avrei dovuto spiegare meglio cosa si potrebbe
intendere con l'agire in sintonia con se stessi. Questa è un'ottima occasione.
In effetti ne ho dato il senso per scontato. "Se stessi" non è la mente,
le convinzioni personali, ma la propria interiorità che è uno spazio di
silenzio, rigenerazione e riposo (turiya), che può essere raggiunto sia
con la meditazione che con la preghiera. L'unica conseguenza o realizzazione
che tale pratica comporta è maggiore chiarezza, ordine, in un certo senso
lungimiranza, comprensione, simultaneità che però non è semplice partecipazione
emotiva, ma coscienza complessiva di circostanze, limiti e implicazioni,
quindi consapevolezza. Il primo risultato, suppongo tra i più importanti,
è la sollecitudine, la compassione.
Secondo tale prospettiva è ovvio
che i primi criteri cui attenersi sono il rispetto per le credenze altrui
e l'equilibrio. Non si può provocare un dispiacere per qualcosa di così
relativamente futile come un'idea, un principio. Altrimenti trasformeremmo
la libertà di opinione o la propensione alla laicità nell'ennesimo dogma.
Se agisci consapevolmente puoi continuare a mantenere il comportamento che
la società richiede o si attende senza nessuna ipocrisia. Tale scelta non
comporterebbe nessuna contraddizione. La commedia c'è già. Sarebbe quindi,
tutt'al più, la prosecuzione di un gioco, il gioco della vita. Mentre tu,
la tua purezza interiore, che non è la mente, ma ben oltre la mente, non
ne sarai minimamente coinvolta. Rispetterai le esigenze sociali, parteciperai
... Prima o poi saranno gli altri, influenzati dalla tua stessa autentica
presenza, a cambiare.
D'altra parte, se sarai consapevole non riuscirai
a far soffrire nessuno. La migliore soddisfazione possibile è, innanzitutto,
beneficiare gli altri. Non si tratta di sacrificare passivamente i propri
convincimenti, ma di comprendere così bene la situazione da privilegiare
le scelte più compatibili con ambiente, usi, costumi, abitudini, consuetudini,
ecc. Il risultato sarà la contentezza dei parenti e la tua certezza di essere
stata costruttiva. A loro la felicità, a te la gioia, la qualità spirituale
di pace e silenzio, lo stato meditativo, la tua natura più profonda.
Per quanto riguarda i figli, io non ho esperienze pedagogiche, ma suppongo
che l'ideale sarebbe educarli a ragionare autonomamente. In particolare
durante l'infanzia dove corrono il pericolo di essere istruiti a credere
senza discutere, a subire passivamente determinate ideologie superstiziose
che, volenti o nolenti, li accompagnerebbero come un'irriducibile ombra
per tutta la vita. Quindi, consapevolezza e ragionamento autonomo e può
darsi che il loro cristianesimo diverrà più simile a quello del discepolo
Tommaso.
E' superfluo che
lo dica, ma non mi ritengo affatto così abile come mi descrivi. Invece,
complimenti per la tua chiarezza.
Salius
A distanza di un mese circa, mentre tentavo di articolare o dipanare
un processo di pensiero coerente per concludere decentemente la risposta
e spiegare il mio punto di vista per evitare di essere frainteso, ho
ricevuto un aforisma a dir poco
esplicativo, illuminante.
Credo che occorra
fare un'importante distinzione fra religione e spiritualità. La religione
si occupa delle credenze nei proclami di salvezza sostenuti da questa o
da quell'altra tradizione di fede, e una delle sue funzioni è di promuovere
una certa forma della realtà metafisica o filosofica, che include, forse,
anche un'idea di paradiso o di inferno. Sono collegati a ciò gli insegnamenti
- o dogmi - religiosi, i riti, le preghiere e così via. La spiritualità,
invece, si occupa di qualità dello spirito umano come amore e compassione,
pazienza, tolleranza, perdono, contentezza, senso di responsabilità, senso
di armonia, che apportano felicità sia a sé che agli altri.
(Tenzin
Gyatso, XIV Dalai Lama)
A causa di principi, valori, ideali,
furono commessi, veri e propri soprusi.
Noi ci occupiamo di spiritualità
e non di religione.
Grazie per la cortese attenzione
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