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Riflessioni in prospettiva spirituale
Noi siamo già ciò che dovremmo raggiungere. Quindi per trasformazione
s'intende solo una serie di circostanze: divenire coscienti della propria
dimensione interiore, rendersi conto che, in realtà, tra interiore ed
esteriore non v'è alcuna differenza, cioè "interiore" non è altro che
la prospettiva del silenzio, una consapevolezza priva di pensieri.
Insanabili conflitti
Dopo aver pubblicato, all'incirca un mese, fa "Le
ragioni del cuore, ecc.", ho ricevuto delle osservazioni piuttosto
interessanti.
From: Bea
To: nick.salius
Sent: Monday, August 02, 2004 11:26 AM
Subject: Insanabili conflitti
Quesito
Ecco un'altra perla che si aggiunge alle altre … Caro Nick, mi riferisco
al tuo articolo 039. Hai scritto:
“Quando agisco in sintonia con me stesso senza basarmi su alcun condizionamento
pregresso, prevalgono la concretezza, la spontaneità dell'immediatezza,
che sono libertà e intelligenza.”
Tante volte l’agire in base alle proprie convinzioni, liberi da qualsiasi
condizionamento, può creare fratture all’interno di alcuni di quegli
ambienti in cui ci impegniamo a realizzare i valori in cui crediamo
e gli ideali di amore e compassione. Mi riferisco in primo luogo alla
famiglia, ambiente in cui accade spesso che “l’essere se stessi” e “il
vivere armoniosamente” creano un insanabile conflitto.
Faccio un esempio (che poi è la mia esperienza …). Supponiamo che una
donna esprima alla propria famiglia (cattolica) la decisione di andare
a vivere insieme all’uomo che ama, spiegando sinceramente di non condividere
l’idea di sposarsi in chiesa né tanto meno di volerci battezzare e sottoporre
ai vari sacramenti i figli che avrà …. supponiamo che il padre abbia
quasi un infarto alla notizia … supponiamo che minacci di disconoscerla
e di non volerla mai più vedere, se macchierà di un “disonore” simile
la famiglia ... supponiamo che si vedano giorno dopo giorno i propri
genitori soffrire per questa decisione …. Credimi, non esagero, nelle
famiglie del sud queste realtà sono storie ordinarie.
A questo punto cosa sarebbe prioritario: essere se stessi fino in fondo?
.... evitando una farsa …. insomma per due persone che non riconoscono
l’autorità religiosa di un prete, sarebbe un’ipocrisia sposarsi secondo
il rito cattolico e lo sarebbe ancor di più far battezzare i propri
figli …
Non si tratta della voglia di essere irriverenti, ma della necessità
interiore di essere onesti verso se stessi e verso chi si mette al mondo.
Seppur a modo mio, credo nell’esistenza di un Dio. Ciò che non accetto
è l’ufficialità di chi si è arrogato il potere di farsene portavoce.
Nessuno più di te visto che ne parli sempre, caro Nick, può capire quanto
questi opportunisti (questa è tua!) ci abbiano già manipolato. Oppure
sarebbe più giusto accondiscendere a questa tradizione per non turbare
l’ordine familiare e non infliggere una sofferenza ai propri cari?
Qualcuno può replicare che se un genitore davvero ama i figli, dovrebbe
accettarli per quelli che sono e che, quindi, prima o poi questo padre
accetterà la scelta della propria figlia …. E se così non fosse? Tu
stesso nell’articolo parli di “poveri illusi, onestamente convinti di
percorrere una via di pace”….. supponiamo che questo ipotetico padre
sia uno di questi, una persona vissuta in tempi di povertà in cui si
lavorava sin da bambini senza aver la possibilità di crescere culturalmente,
una persona che accetta totalmente la chiesa e tutti i suoi crismi perché
privo dell’elasticità mentale per allargare le proprie vedute e lasciare
insinuare il dubbio …. Che colpa gli si può fare in fondo? E’ pressoché
impossibile far vacillare il mondo che, quest’uomo di 70 anni, si è
costruito in una vita intera e al quale è visceralmente aggrappato.
Vorrei molto conoscere la tua opinione a riguardo. Nell’attesa ti saluto
affettuosamente e ti ringrazio, una volta ancora, per la generosità
con cui riesci ad “illuminare” me e chissà quanti altri visitatori del
sito.
Bea
Risposta
Gent.ma Bea, mi ha molto fatto molto piacere ricevere le tue considerazioni
perchè sono molto concrete mentre io, un po' per necessità di sintesi
e un po' per carattere, ho la tendenza ad estrapolare senza tener conto
dei problemi specifici.
Considero il tuo intervento un contributo davvero importante. Tanto
più che numerosi articoli presenti in meditare.it si basano proprio
sull'interazione culturale con i visitatori.
Forse avrei dovuto spiegare meglio cosa si potrebbe intendere con l'agire
in sintonia con se stessi. Questa è un'ottima occasione. In effetti
ne ho dato il senso per scontato. "Se stessi" non è la mente, le convinzioni
personali, ma la propria interiorità che è uno spazio di silenzio, rigenerazione
e riposo (turiya), che può essere raggiunto sia con la meditazione che
con la preghiera. L'unica conseguenza o realizzazione che tale pratica
comporta è maggiore chiarezza, ordine, in un certo senso lungimiranza,
comprensione, simultaneità che però non è semplice partecipazione emotiva,
ma coscienza complessiva di circostanze, limiti e implicazioni,
quindi consapevolezza. Il primo risultato, suppongo tra i più importanti,
è la sollecitudine, la compassione.
Secondo tale prospettiva è ovvio che i primi criteri cui attenersi sono
il rispetto per le credenze altrui e l'equilibrio. Non si può provocare
un dispiacere per qualcosa di così relativamente futile come un'idea,
un principio. Altrimenti trasformeremmo la libertà di opinione o la
propensione alla laicità nell'ennesimo dogma. Se agisci consapevolmente
puoi continuare a mantenere il comportamento che la società richiede
o si attende senza nessuna ipocrisia. Tale scelta non comporterebbe
nessuna contraddizione. La commedia c'è già. Sarebbe quindi, tutt'al
più, la prosecuzione di un gioco, il gioco della vita. Mentre tu, la
tua purezza interiore, che non è la mente, ma ben oltre la mente, non
ne sarai minimamente coinvolta. Rispetterai le esigenze sociali, parteciperai
... Prima o poi saranno gli altri, influenzati dalla tua stessa autentica
presenza, a cambiare.
D'altra parte, se sarai consapevole non riuscirai a far soffrire nessuno.
La migliore soddisfazione possibile è, innanzitutto, beneficiare gli
altri. Non si tratta di sacrificare passivamente i propri convincimenti,
ma di comprendere così bene la situazione da privilegiare le scelte
più compatibili con ambiente, usi, costumi, abitudini, consuetudini,
ecc. Il risultato sarà la contentezza dei parenti e la tua certezza
di essere stata costruttiva. A loro la felicità, a te la gioia, la qualità
spirituale di pace e silenzio, lo stato meditativo, la tua natura più
profonda.
Per quanto riguarda i figli, io non ho esperienze pedagogiche, ma suppongo
che l'ideale sarebbe educarli a ragionare autonomamente. In particolare
durante l'infanzia dove corrono il pericolo di essere istruiti a credere
senza discutere, a subire passivamente determinate ideologie superstiziose
che, volenti o nolenti, li accompagnerebbero come un'irriducibile ombra
per tutta la vita. Quindi, consapevolezza e ragionamento autonomo e
può darsi che il loro cristianesimo diverrà più simile a quello del
discepolo Tommaso.
E' superfluo che lo dica, ma non mi ritengo affatto così abile come
mi descrivi. Invece, complimenti per la tua chiarezza.
Salius
A distanza di un mese circa, mentre tentavo di articolare o dipanare
un processo di pensiero coerente per concludere decentemente la risposta
e spiegare il mio punto di vista per evitare di essere frainteso, ho
ricevuto un aforisma a dir
poco esplicativo, illuminante.
Credo che occorra fare un'importante distinzione
fra religione e spiritualità. La religione si occupa delle credenze
nei proclami di salvezza sostenuti da questa o da quell'altra tradizione
di fede, e una delle sue funzioni è di promuovere una certa forma della
realtà metafisica o filosofica, che include, forse, anche un'idea di
paradiso o di inferno. Sono collegati a ciò gli insegnamenti - o dogmi
- religiosi, i riti, le preghiere e così via. La spiritualità, invece,
si occupa di qualità dello spirito umano come amore e compassione, pazienza,
tolleranza, perdono, contentezza, senso di responsabilità, senso di
armonia, che apportano felicità sia a sé che agli altri.
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
A causa di principi, valori, ideali, furono commessi, veri e propri
soprusi.
Noi ci occupiamo di spiritualità e non di religione.
Grazie per la cortese attenzione
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Inspirando ed espirando
Inspiro e libero la mia mente. Espiro e libero la mia mente. Così ci
si esercita.
Anapanasati-sutta
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Tre modi sbagliati di pensare
"Monaci, ci sono tre modi sbagliati di pensare. Quali? Quel modo di
pensare che è fondato sul desiderio di venir lodato, quel modo di pensare
che è fondato su guadagni, onori e reputazione, e quel modo di pensare
che è fondato sull'immischiarsi negli affari altrui. Questi sono i tre
modi di pensare non profittevoli".
Buddha, Itivuttaka, 80
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Vivi nella gioia
"Vivi nella gioia e nell'amore, anche in mezzo all'odio. Vivi nella
gioia e nella salute, anche in mezzo alla malattia. Vivi nella gioia
e nella pace, anche in mezzo ai conflitti. Osservati dentro, stai tranquillo.
Libero da paura ed attaccamento, conosci la dolce gioia della via".
Dal Dhammapada, XV
§
I nostri problemi, sia quelli che sperimentiamo fuori di noi, come
guerre, crimini e violenza, sia quelli che sperimentiamo dentro di noi,
come sofferenza emotiva e psicologica, non saranno risolti finché non
presteremo attenzione a questa nostra, sempre negletta, dimensione interiore.
Questa è la ragione per cui i grandi movimenti degli ultimi cento e
più anni, come la democrazia, il liberalismo, il socialismo e il comunismo,
non sono riusciti ad apportare i benefici universali che si credeva
avrebbero apportato, malgrado molte idee fossero meravigliose. Ci vuole
una rivoluzione, certamente, ma non una rivoluzione politica, economica
o tecnologica. Di queste abbiamo già fatto sufficiente esperienza durante
il secolo scorso per sapere che un approccio puramente esteriore non
basterà. Quel che propongo è una rivoluzione spirituale.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
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L'attenzione è il sentiero per l'immortalità; la disattenzione è
il sentiero per la morte. Gli attenti non muoiono; i disattenti sono
già come morti.
Dhammapada 21
§
La libertà è quel trionfante stato di coscienza che sta oltre l'influenza
del desiderio. La mente cessa di aver sete di qualunque cosa abbia visto
o sentito; anche di ciò che viene promesso dalle scritture. E la libertà
suprema è quella completa liberazione dal mondo del cambiamento originata
dalla conoscenza dello spirito.
"Yogasûtra" di Patañjali, 1:15-16
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Le genti spinte dalla paura vanno in cerca di un rifugio in montagne
e grotte, alberi sacri e santuari; ma questi non sono rifugi sicuri,
non sono il rifugio supremo; non è accorrendo a questi rifugi che ci
si libera da ogni dolore.
Dhammapada, 188-189
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