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Archivio Riflessioni
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Proprio come lo splendore di tutte le stelle non ammonta a neanche un sedicesimo dello splendore della luna, così nessuno dei mezzi impiegati per acquistarsi merito religioso, o monaci, vale la sedicesima parte dell'amorevolezza. L'amorevolezza, che è libertà di cuore, li assorbe tutti; essa riluce, brilla, risplende.

(Itivuttaka, 27)

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Parole del Buddha

Cinque cose sono state ben insegnate da quel beato che sa e vede, da quel puro, risvegliato perfettamente da se stesso, ovvero le cose che tutte le persone, donne e uomini, monaci e laici, dovrebbero ricordare ogni giorno. Quali cinque cose? 1) La mia natura è di decadere: io non sono esente dalla decadenza. 2) La mia natura è d'essere soggetto a malattia: io non sono immune dalle malattie. 3) La mia natura è di dover morire: io non sono immune dalla morte. 4) Tutto quel che ho, che mi è caro e fonte di piacere, cambierà e sparirà. 5) Io sono il padrone delle mie azioni, l'erede delle mie azioni, originato dalle mie azioni, dipendente dalle mie azioni, vivo sostentandomi con le mie azioni. Di qualunque azione compia, buona o cattiva che sia, sarò io ad ereditare il frutto.

(Anguttara Nikaya, V, 57)

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L'amore più grande

Attraversa con la mente tutte le direzioni dello spazio e non troverai nessuno che ti sia più caro di te stesso. Poiché anche gli altri amano se stessi, non far del male agli altri se te stesso ami.

(Udâna, V, 1)

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Il vero vincitore

Di coloro che in battaglia vincono mille volte mille nemici, colui che vince se stesso è il più grande dei vincitori.

(Dhammapada, VIII, 103)

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Cerca di vedere tutti i problemi come sfide. Considera le negatività che insorgono come occasioni per imparare e crescere. Non sfuggire i problemi, non dartene la colpa, e non seppellire le tue difficoltà in un silenzio santimonioso. Hai un problema? Bene! Più grano da macinare per il mulino. Rallegrati, tuffatici dentro e studialo.

(Bhante Henepola Gunaratana, "Consapevolezza in parole semplici")

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Meditazione nel web » Riflessioni » Articolo 039

Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità di provenienza eterogenea.

  1. Le ragioni del cuore
  2. La solitudine del vuoto interiore
  3. Clandestino

Una volta qualcuno adulò maliziosamente il millepiedi dicendogli: sei un essere meraviglioso, come fai a muovere con tanta fantastica sincronia i tuoi innumerevoli piccoli piedi?
Il mille piedi, che non ci aveva mai pensato, tentò di dimostrarlo in pratica e ... ohibò ... non riuscì più a muoversi di un solo misero passo.
 

Le ragioni del cuore

Riflettere in prospettiva spirituale significa riflettere innanzitutto con il cuore. Ovviamente la ragione ha pur sempre un suo ruolo, ma non è l'artefice, bensì lo strumento. Esistono, allora, le ragioni del cuore che ben lungi da qualsivoglia sentimentalismo qualunquista diventano, nei limiti del possibile, conoscenza diretta.

Un cuore che non è in pace con se stesso proietterà il proprio eterno conflitto interiore nel mondo esterno, sugli altri. Pretenderà di dirimere ogni contingenza intervenendo secondo gli schemi aprioristici di principi, valori, dottrine morali, presupposti ideali, ecc.

Così facendo il problema sembrerebbe risolto, una formula e via. Ma al di là di qualunque ipocrita menzognera finzione è fondamentale stabilire quali siano i giusti valori. Non quelli astratti, scontati o funzionali, ma i più importanti, irrinunciabili, preliminari. E' una situazione bizzarra. Ci si comporta come se l'umano, prima ancora di farne esperienza ne fosse già edotto. Esperire l'amore, la compassione, è tutt'altro che proclamarli.

Fintantoché insisteremo nell'anteporre il carro ai buoi, ovvero i valori ausiliari alla consapevolezza, resteremo succubi, bloccati. Esistono delle priorità indifferibili. Quando agisco in sintonia con me stesso senza basarmi su alcun condizionamento pregresso, prevalgono la concretezza, la spontaneità dell'immediatezza, che sono libertà e intelligenza.

La maggior parte di noi crede che la controparte dell'amore sia l'odio. Invece è la consapevolezza. L'effettiva polarità è quella tra amore e consapevolezza.

L'amore, i sentimenti ci sospingono verso il mondo esterno. Ma l'amore ideale, compiuto, è impossibile da realizzare. Lo inseguiamo. Stiamo quasi per coglierlo e ci sfugge. La delusione è inevitabile. Subentra la consapevolezza della realtà. Saremo rigettati a noi stessi. La consapevolezza dirige il flusso della nostra attenzione verso l'interiorità. Sembra proprio che il fiume dell'essere proceda tra le rive di amore e consapevolezza.

Suppongo, pertanto, che i primi veri valori siano: l'amore, che anche nelle sue più genuine e autentiche espressioni d'insostituibile dedizione e purezza ci orienta inevitabilmente verso realizzazioni estrinseche; la consapevolezza, ovvero il movimento che nella presa d'atto empirica di "ciò che è", della propria realtà complessiva, riconduce immancabilmente alla luce, verso se stessi; seguono creatività, tolleranza; i valori più tradizionali, quali la famiglia, ecc.

Eh si, ancora una volta parrebbe tutto eccellente, se non che rispunta il solito tentennamento. Non abbiamo fiducia in noi stessi? Avvertiamo l'imprescindibile esigenza d'ispirarci a specifici modelli ideali? Bene, abbiamo bisogno di punti di riferimento sicuri, di certezze. Ben vengano, quindi, principi, valori. Ma che i primi, essenziali, siano per lo meno i più autentici, i giusti preludi: l'amore, la consapevolezza. E la loro incomparabile e ineffabile sintesi, la compassione.

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La solitudine del vuoto interiore

Se il mio guscio interiore non è vuoto, ma strapieno, ricolmo e identificato con le più assurde insulsaggini, non sarò mai più un essere umano, bensì un automa, una macchina. Ciò che ci appare così terribile, la solitudine del vuoto interiore, è invece preghiera, meditazione, energia vitale.

Essendo stati così precocemente allontanati da quel contesto interiore, non riusciamo più a riconoscerlo come naturale e lo temiamo. Se invece sapessimo che è sufficiente un leggero e fugace ambientamento, per adattarsi, entrare, uscire e trarne innumerevoli vantaggi e benefici, come la certezza di comportamenti più tolleranti e consoni alle circostanze, ne saremmo oltremodo sorpresi. Oppure delusi e dispiaciuti per tutti quei poveri illusi, onestamente convinti di percorrere una via di pace. Mentre è palese, è sotto gli occhi di tutti, non sopportano nemmeno un povero affamato, indigente, bisognoso, un nullatenente.

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Clandestino

Lo definiscono clandestino. Si, perchè forse non riesce a nascondere la sua sete, la fame. E se fosse pervenuto sotto mentite spoglie? Se invece di un misero derelitto non fosse piuttosto quel Dio così tanto osannato in tutti questi splendidi e nitidi templi?

Se fosse? Ma egli, quel desolato miserabile spiantato è già quel Dio. Lo abbiamo dimenticato! Sicché allontanandolo, ricacciandolo indietro come belva famelica sorpresa a rubare poche briciole disperate di compassionevole soccorso, abbiamo allontanato un Buddha, il Cristo, Dio stesso.

Ciò che chiamiamo interventi per il benessere e la pace, contro la fame, sono solo finzioni. Tranne che in pochi rari e ammirevoli casi non si tratta d'interventi strutturali, cooperazioni organiche, ma di minuscoli infimi oboli elargiti per tacitare qualche coscienza, rassicurare la propria autostima, espandere talune influenze religiose settarie e avvantaggiarsi di ricchezze territoriali, risorse.

Cosa rimane? L'amorevolezza, che non è un merito, ma un sorriso, una mano tesa per aiutare a risolvere e non una prece melliflua, una ipocrita simulata finzione. E infine nessun merito, alcun beneficio, proprio nulla, non ci sarà nessuno a serbarne il ricordo, a ricompensarci. Tranne, ovviamente, noi stessi.

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Grazie per la cortese attenzione

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