|
Meditazione nel web » Riflessioni
» Articolo 036
Riflessioni in prospettiva spirituale.
Vittime o carnefici, amici, nemici?
Tempo fa decisi di astenermi da "riflessioni" superflue limitando
qualunque considerazione ad argomenti strettamente pertinenti. Lì per
lì mi adattai di buon grado. Tuttavia, dinanzi a determinati eventi,
quali le recenti rivelazioni sulle pratiche di tortura (Maggio 2004),
lo sgomento provato per la loro assurda e barbara insensatezza diventa
quasi eccessivo. L'unico rimedio possibile è tentare di comprendere,
razionalizzare.
Uno degli errori più ricorrenti che taluni "conoscitori dell'anima"
commettono nell'interpretare la relativa facilità con cui degli individui
così ordinari possano trasformarsi da bravi ragazzi in adusi e terribili
torturatori è considerare i loro comportamenti come reazioni allo stato
di guerra. Al contrario, se la violenza espressa con la tortura non
fosse stata già presente nelle loro pur deboli, fiacche e prostrate
menti, nulla l'avrebbe indotta o suscitata. Tanto meno l'ipotetica coercizione
ad odiare subita, eventualmente, dai diretti superiori.
La cultura, le religioni organizzate, indirizzano, di fatto, la visione
individuale e l'esperienza soggettiva esclusivamente verso il mondo
esterno. Riti, celebrazioni, preghiere pubbliche, proclami di fede,
sono solo parodie della spiritualità. L'aver negato e dissuaso dall'esperienza
soggettiva dell'inalienabile e primeva purezza interiore che ci unisce
indissolubilmente quali fratelli, sorelle, figli dell'esistenza, è stata
un mancanza grave, reiterata e perpetrata con indifferenza apparentemente
incolpevole, ma a cui bisognerà comunque rimediare.
Se la porta simbolica che conduce alla propria interiorità è chiusa,
sbarrata, come credere ai fantastici tesori ivi racchiusi? Come raggiungere
l'incontaminata sorgente, munifica e benevola, dispensatrice di cotanta
freschezza, amore, coraggio e vitalità? Come dissetarsi sino al punto
di trascendere la propria mente e veder poi, questo è il vero miracolo,
che la sua natura di luce non è racchiusa esclusivamente dentro di noi?
Trascendere la propria mente non significa dividerla in mente mondana,
venale, avida o criminale da una parte e mente spirituale dall'altra;
oppure condizionarla, indottrinarla, per tentare di superarne certi
limiti impliciti. Bensì divenirne consapevoli.
Essa, la sua natura, spettro luminescente che riflette tutto ciò con
cui viene in contatto e ne proietta l'iridescente quintessenza, è presente
dovunque. Sia nel dolore silente e represso dei persecutori che nella
sofferenza lancinante e manifesta delle povere vittime, entrambi oppressi
da un assurdo miraggio. Tutto quel buio laggiù non è affatto malvagità.
Non ha una sua propria esistenza. E' solo la tipica e riprovevole, assoluta
mancanza di luce.
Vittime o carnefici, amici, nemici? Per quanto le nostre strade possano,
lungo il cammino, dividersi e divergere, la meta rimane sempre la stessa,
l'unificazione. Ricondursi, se mai ce ne fossimo apparentemente allontanati,
all'essenza, alla divinità. Scaturigine inconfondibile di amore, compassione,
certezza, gioia, felicità.
Certo, attraversando questa selva confusa di opinioni distorte tali
idee potrebbero apparire fuori luogo. Specialmente quando la sofferenza
provocata dall'incertezza o dalle mille difficoltà contingenti ci sovrasta.
Ma tant'è! Arrendevolezza? Amorevolezza? Gioia di vivere? Semplicità?
Dalle considerazioni banali all'inconcludenza felice il passo è breve.
Un piccolo sguardo all'incommensurabile. Come una nenia, una melodia,
un mantra che ripete senza ripetere per poi tacere. E donarci così,
semplicemente, la misura inesorabile del silenzio di chi non c'è più,
di coloro che permangono unicamente nei nostri ricordi. Oppure di quelli
che dovranno ancora ritornare per comprendere meglio ed allietare questo
sorprendente spettacolo, siffatta bizzarra rappresentazione.
Vittime o carnefici, amici, nemici? Quale soluzione? Mi sembra proprio
lo stesso discorso dualista di sempre. Un esempio. Saggezza e amore
non sono due facce della stessa medaglia. Saggezza è Amore. E non è
uno stato verso cui tendere in futuro. La saggezza è l'amore che si
esprime qui e ora, nel presente. Questo fu sia l'insegnamento del Buddha
che la predicazione del Cristo. Ma tale approccio risulta necessariamente
indigesto a coloro che prediligono il potere temporale mercanteggiando
nei templi ... Queste individui o gruppi, per salvaguardare i loro interessi
e soddisfare la sciocca avidità che li anima, devono necessariamente
procrastinare la giustizia favoleggiando futuribili luoghi di delizia,
paradisiache realizzazioni inconsistenti.
Suppongo che il nocciolo della questione sia il seguente. Sarebbe l'ora
che talune religioni smettessero di confondere la gente, il prossimo,
con false promesse o bugie. Rifiutassero l'ipocrisia, qualunque tipo
di strumentalizzazione. Distinguessero chiaramente l'ambito civile dai
propositi religiosi. Si adoperassero concretamente per migliorare le
persone. Lasciassero alla collettività l'onere di risolvere le emergenze
umanitarie o provvedere a quegli aiuti finalizzati a superare le cause
stesse di precarietà e indigenza senza addurre la mera giustificazione
che la spiritualità è pure servizio. Infatti un servizio reso senza
la giusta consapevolezza può, la storia insegna, dimostrarsi inadeguato
e persino deleterio. Cessassero di far propaganda per difendere o far
valere una loro presunta supremazia. Riaccogliessero le istanze spirituali
originarie cui si richiamano, ahimé lo dimostrano i fatti, perlopiù
solo declamando. Insegnassero come realizzare, conquistare, raggiungere
o conseguire una propria spiritualità e non limitarsi alla precettistica
collettiva che spesso deborda in quella politica. Spiegassero che la
vera via per il rispetto reciproco e la benevolenza non consiste nell'adozione
superficiale e ipocrita dei cosiddetti "valori", ma nel divenire consapevoli,
che questi "valori" sussistono già, di per sé, nella propria interiorità
e quindi basterà rinvenirli, farli emergere, attualizzarli. Non solo
limitarsi a promuoverli, ma creando e favorendo le condizioni per farli
affiorare.
L'intero oceano della gioia sussulta sotto la
modesta onda della nostra coscienza. L'essenza della vita, è proprio
dietro i nostri occhi, pensieri, sentimenti. Quando siamo calmi trapelano
armonia, chiarezza, serenità.
Ciascuno di noi deve riconoscere la propria illusione personale. L'illusione
di essere onde separate le una dalle altre e dal contesto del proprio
mare, l'oceano di vita.
Ipse dixit, la chiave non è più segreta. Allorquando ci renderemo conto
di essere pure quel ramo di ciliegio in fiore, come un gabbiano sul
mare che sfida senza timore l'improvvida tempesta, diverremo, non di
meno, il nostro presunto nemico. Ne comprenderemo le ragioni augurandogli
di cogliere, anch'egli rapidamente, i frutti dei propri più reconditi
ed autentici sentimenti.
Grazie per la cortese attenzione
|
Fate click sulla foto in alto per ritornare alla pagina iniziale della directory riflessioni. Le "riflessioni" di questa directory saranno soggette ad ulteriori revisioni.
§
Quando un valore viene imposto dall'esterno, rimane superficiale.
Basta grattar via la superficie e sotto compare il barbaro, il gorilla
...
Osho, Osho Times Ed. It. n° 79, p. 17
§
Saggezza vedica
Dal male deriva solo altro male. Di conseguenza, la malvagità va temuta
ancor più del fuoco. La saggezza suprema cosiste nel non fare il male,
nemmeno ai propri nemici.
Tirukkural 21:202-203
§
Coi sensi e la mente costantemente sotto controllo grazie alla meditazione,
assorto nel sé interiore, l'aspirante raggiunge il nirvana, lo stato
di gioia e pace duratura, che in me ha la sua sede.
Bhagavad Gita 6:15
§
L'amore è ricerca della propria identità.
Sankaracarya
§
Parla pure di filosofia quanto ti pare e piace, adora pure tutti
gli dei che vuoi, partecipa pure a tutte le cerimonie e canta tutti
gli inni sacri come preferisci, ma la liberazione non verrà mai, nemmeno
dopo cento eoni, se non realizzi l'Unità.
Sankara
§
Che cos'è la condotta virtuosa? Non distruggere mai la vita, poiché
l'uccisione conduce ad ogni altro peccato. Di tutte le virtù sommate
dagli antichi saggi, le principali sono condividere il cibo e proteggere
tutte le creature viventi.
Tirukkural 33: 321-322
§
Pace non e' solo il contrario di guerra, non e' solo lo spazio temporale
tra due guerre ... Pace e' di piu'. E' la Legge della vita. E' quando
noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la
giustizia.
Detto degli Irochesi - indiani, nativi americani
|