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Quando un valore viene imposto dall'esterno, rimane superficiale. Basta
grattar via la superficie e sotto compare il barbaro, il gorilla ...
Osho, Osho Times Ed. It. n° 79, p. 17
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Saggezza vedica
Dal male deriva solo altro male. Di conseguenza,
la malvagità va temuta ancor più del fuoco. La saggezza suprema cosiste
nel non fare il male, nemmeno ai propri nemici.
Tirukkural 21:202-203
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Coi sensi e la mente costantemente sotto controllo grazie alla meditazione,
assorto nel sé interiore, l'aspirante raggiunge il nirvana, lo stato di
gioia e pace duratura, che in me ha la sua sede.
Bhagavad Gita 6:15
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L'amore è ricerca della propria identità.
Sankaracarya
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Parla pure di filosofia quanto ti pare e piace, adora pure tutti gli
dei che vuoi, partecipa pure a tutte le cerimonie e canta tutti gli inni
sacri come preferisci, ma la liberazione non verrà mai, nemmeno dopo cento
eoni, se non realizzi l'Unità.
Sankara
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Che cos'è la condotta virtuosa? Non distruggere mai la vita, poiché l'uccisione
conduce ad ogni altro peccato. Di tutte le virtù sommate dagli antichi saggi,
le principali sono condividere il cibo e proteggere tutte le creature viventi.
Tirukkural 33: 321-322
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Pace non e' solo il contrario di guerra, non e' solo lo spazio temporale
tra due guerre ... Pace e' di piu'. E' la Legge della vita. E' quando noi
agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia.
Detto degli Irochesi - indiani, nativi americani
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità di provenienza eterogenea.
Tempo fa decisi di astenermi da "riflessioni" superflue limitando qualunque considerazione ad argomenti strettamente pertinenti. Lì per lì mi adattai di buon grado. Tuttavia, dinanzi a determinati eventi, quali le recenti rivelazioni sulle pratiche di tortura (Maggio 2004), lo sgomento provato per la loro assurda e barbara insensatezza diventa quasi eccessivo. L'unico rimedio possibile è tentare di comprendere, razionalizzare.
Uno degli errori più ricorrenti che taluni "conoscitori dell'anima" commettono
nell'interpretare la relativa facilità con cui degli individui così ordinari
possano trasformarsi da bravi ragazzi in adusi e terribili torturatori è
considerare i loro comportamenti come reazioni allo stato di guerra. Al
contrario, se la violenza espressa con la tortura non fosse stata già presente
nelle loro pur deboli, fiacche e prostrate menti, nulla l'avrebbe indotta
o suscitata. Tanto meno l'ipotetica coercizione ad odiare subita, eventualmente,
dai diretti superiori.
La cultura, le religioni organizzate, indirizzano,
di fatto, la visione individuale e l'esperienza soggettiva esclusivamente
verso il mondo esterno. Riti, celebrazioni, preghiere pubbliche, proclami
di fede, sono solo parodie della spiritualità. L'aver negato e dissuaso
dall'esperienza soggettiva dell'inalienabile e primeva purezza interiore
che ci unisce indissolubilmente quali fratelli, sorelle, figli dell'esistenza,
è stata un mancanza grave, reiterata e perpetrata con indifferenza apparentemente
incolpevole, ma a cui bisognerà comunque rimediare.
Se la porta
simbolica che conduce alla propria interiorità è chiusa, sbarrata, come
credere ai fantastici tesori ivi racchiusi? Come raggiungere l'incontaminata
sorgente, munifica e benevola, dispensatrice di cotanta freschezza, amore,
coraggio e vitalità? Come dissetarsi sino al punto di trascendere la propria
mente e veder poi, questo è il vero miracolo, che la sua natura di luce
non è racchiusa esclusivamente dentro di noi?
Trascendere la propria
mente non significa dividerla in mente mondana, venale, avida o criminale
da una parte e mente spirituale dall'altra; oppure condizionarla, indottrinarla,
per tentare di superarne certi limiti impliciti. Bensì divenirne consapevoli.
Essa, la sua natura, spettro luminescente che riflette tutto ciò con
cui viene in contatto e ne proietta l'iridescente quintessenza, è presente
dovunque. Sia nel dolore silente e represso dei persecutori che nella sofferenza
lancinante e manifesta delle povere vittime, entrambi oppressi da un assurdo
miraggio. Tutto quel buio laggiù non è affatto malvagità. Non ha una sua
propria esistenza. E' solo la tipica e riprovevole, assoluta mancanza di
luce.
Vittime o carnefici, amici, nemici? Per quanto le nostre strade
possano, lungo il cammino, dividersi e divergere, la meta rimane sempre
la stessa, l'unificazione. Ricondursi, se mai ce ne fossimo apparentemente
allontanati, all'essenza, alla divinità. Scaturigine inconfondibile di amore,
compassione, certezza, gioia, felicità.
Certo, attraversando questa
selva confusa di opinioni distorte tali idee potrebbero apparire fuori luogo.
Specialmente quando la sofferenza provocata dall'incertezza o dalle mille
difficoltà contingenti ci sovrasta. Ma tant'è! Arrendevolezza? Amorevolezza?
Gioia di vivere? Semplicità?
Dalle considerazioni banali all'inconcludenza
felice il passo è breve. Un piccolo sguardo all'incommensurabile. Come una
nenia, una melodia, un mantra che ripete senza ripetere per poi tacere.
E donarci così, semplicemente, la misura inesorabile del silenzio di chi
non c'è più, di coloro che permangono unicamente nei nostri ricordi. Oppure
di quelli che dovranno ancora ritornare per comprendere meglio ed allietare
questo sorprendente spettacolo, siffatta bizzarra rappresentazione.
Vittime o carnefici, amici, nemici? Quale soluzione? Mi sembra proprio
lo stesso discorso dualista di sempre. Un esempio. Saggezza e amore non
sono due facce della stessa medaglia. Saggezza è Amore. E non è uno stato
verso cui tendere in futuro. La saggezza è l'amore che si esprime qui e
ora, nel presente. Questo fu sia l'insegnamento del Buddha che la predicazione
del Cristo. Ma tale approccio risulta necessariamente indigesto a coloro
che prediligono il potere temporale mercanteggiando nei templi ... Queste
individui o gruppi, per salvaguardare i loro interessi e soddisfare la sciocca
avidità che li anima, devono necessariamente procrastinare la giustizia
favoleggiando futuribili luoghi di delizia, paradisiache realizzazioni inconsistenti.
Suppongo che il nocciolo della questione sia il seguente. Sarebbe l'ora
che talune religioni smettessero di confondere la gente, il prossimo, con
false promesse o bugie. Rifiutassero l'ipocrisia, qualunque tipo di strumentalizzazione.
Distinguessero chiaramente l'ambito civile dai propositi religiosi. Si adoperassero
concretamente per migliorare le persone. Lasciassero alla collettività l'onere
di risolvere le emergenze umanitarie o provvedere a quegli aiuti finalizzati
a superare le cause stesse di precarietà e indigenza senza addurre la mera
giustificazione che la spiritualità è pure servizio. Infatti un servizio
reso senza la giusta consapevolezza può, la storia insegna, dimostrarsi
inadeguato e persino deleterio. Cessassero di far propaganda per difendere
o far valere una loro presunta supremazia. Riaccogliessero le istanze spirituali
originarie cui si richiamano, ahimé lo dimostrano i fatti, perlopiù solo
declamando. Insegnassero come realizzare, conquistare, raggiungere o conseguire
una propria spiritualità e non limitarsi alla precettistica collettiva che
spesso deborda in quella politica. Spiegassero che la vera via per il rispetto
reciproco e la benevolenza non consiste nell'adozione superficiale e ipocrita
dei cosiddetti "valori", ma nel divenire consapevoli, che questi "valori"
sussistono già, di per sé, nella propria interiorità e quindi basterà rinvenirli,
farli emergere, attualizzarli. Non solo limitarsi a promuoverli, ma creando
e favorendo le condizioni per farli affiorare.
L'intero oceano della gioia sussulta sotto la modesta
onda della nostra coscienza. L'essenza della vita, è proprio dietro i nostri
occhi, pensieri, sentimenti. Quando siamo calmi trapelano armonia, chiarezza,
serenità.
Ciascuno di noi deve riconoscere la propria illusione personale.
L'illusione di essere onde separate le una dalle altre e dal contesto del
proprio mare, l'oceano di vita.
Ipse dixit, la chiave non è più segreta.
Allorquando ci renderemo conto di essere pure quel ramo di ciliegio in fiore,
come un gabbiano sul mare che sfida senza timore l'improvvida tempesta,
diverremo, non di meno, il nostro presunto nemico. Ne comprenderemo le ragioni
augurandogli di cogliere, anch'egli rapidamente, i frutti dei propri più
reconditi ed autentici sentimenti.
Grazie per la cortese attenzione
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