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Riflessioni su new age, meditazione e spiritualità
Articolo n° 034 - Destinazione Mar Web, 34°
Una breve, ma significativa, raccolta di riflessioni che hanno come
temi conduttori sia la religione che l'economia.
Religione ed economia
La prima fase della battaglia per la vita, della rivoluzione spirituale
individuale è la lotta tra consapevolezza e incoscienza.
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L'umanità, cui siamo così orgogliosi di appartenere, è il prodotto
evolutivo della cooperazione tra individui che ha sconfitto i metodi,
ben più primitivi, della competitività.
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Religione da una parte, politica ed economia dall'altra. Quale sarebbe
il loro rapporto? In realtà non ne hanno alcuno e non dovrebbero interferire
minimamente.
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Che cos'è la religione? E' una scienza soggettiva il cui ambito è
ben oltre il dominio mentale.
Il modo in cui, ahimè taluni, concepiscono la religione non ha alcun
rapporto con la spiritualità. La religiosità è, come la verità, un fenomeno
intimo, intrinseco, recondito, individuale e soggettivo. Al contrario,
ho l'impressione che numerosi leader religiosi siano proiettati, in
prevalenza, verso il mondo esterno e si servano della dottrina morale
per propagandare le loro credenze, la propria ideologia.
Se s'intende "disciplina" come capacità, disponibilità e ricettività
ad apprendere (da cui il termine discepolo), senza pregiudizi, allora
"Religione" è la disciplina della "Verità".
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Il senso di possesso indiscriminato genera identificazione ed egotismo.
Se ciascuno smettesse di pensare così: ecco il mio corpo, la mia casa,
i miei figli; ma dicesse e ne fosse pienamente consapevole: ecco il
corpo che l'esistenza mi ha riservato, l'ho ricevuto in dono; la casa
che sono riuscito a costruire con il mio lavoro e la sollecitudine dei
miei amici e benefattori; ecco i figli, un'altra manifestazione della
compassione universale reciproca; allora il senso di separazione o diffidenza
non ci seguirebbe più come un'ombra. Saremmo più aperti e, forse, capiremmo
meglio gli altri e noi stessi.
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A mio avviso bisognerebbe riuscire a seguire la via di mezzo. Lottare
quando necessario e rinunciare al momento opportuno, ovvero se le aspirazioni
sono utopiche. Tuttavia sarebbe sempre utile rammentare che l'estro
personale, l'immaginazione creativa, sono sovente capaci di raggiungere
risultati insperati.
Ancora una cosa. La lotta è parte della vita, di una parabola ascendente
che ad un certo punto, giocoforza, si trasforma nel suo opposto, parabola
discendente. Al vertice stanno e permangono le persone più equilibrate,
coloro che si rendono conto dei propri eventuali errori e si correggono,
quelli privi di pregiudizi, che non propendono ciecamente per nulla.
Anche in campo spirituale lotta e rinuncia si equivalgono. Infatti l'una
segue sempre l'altra e viceversa. L'attività segue la passività, il
giorno la notte.
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Queste riflessioni non sono futuribili realizzazioni ipotetiche,
ne tanto meno promesse fittizie. Se da una parte non vi sarà proprio
nessuno che un bel mattino, dopo aver meditato, si metterà a levitare,
è scontato , ma è sempre meglio ribadirlo per non ingenerare false aspettative,
dall'altra il conseguimento di uno stato meditativo ci renderà la percezione
della vita ben più lieve.
Scopriremo ciò che sovente, quasi per riservatezza viene taciuto, la
compassione per tutti gli esseri viventi. Si, giacché al di là della
mera esibizione dei propri simboli culturali o di qualunque artefatta
e rituale manifestazione esteriore, ciò che conta è il sentirsi in pace
con se stessi e quindi, di conseguenza, con tutti gli altri. Forse non
raggiungeremo in tal guisa il massimo della competitività. Ma la vita
non è produttività, bensì amore. Di converso potrebbe verificarsi una
circostanza dapprincipio impensabile. L'ingegnosità di ciascun individuo
che abbia trasceso la sofferenza psicologica mediante l'auto-consapevolezza,
sarà tale da imprimere impulsi di sviluppo singolari, innovativi e imprevisti.
Grazie per la cortese attenzione.
L'insegnante di meditazione che collabora con
Meditare.it
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