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Riflessioni su new age, meditazione e spiritualità
Articolo n° 025 - Destinazione Mar Web, 25°
Ecoterrorismo
Un punto di vista "spirituale" o New Age sull'argomento.
Che cosa è l'ecoterrorismo? La prassi di qualche nuova idea violenta
ed eccentrica? Niente affatto. L'ecoterrorismo è piuttosto antico. Ma
la drammaticità dei recenti eventi catastrofici ha dimostrato che i
suoi tragici effetti non si limitano più ad aree geografiche specifiche
e circoscritte. Interessano, invece, il nostro pianeta nel suo complesso.
La manomissione e le ferite inferte all'ambiente sono state così incisive
da diffondersi rapidamente e dovunque. Sono divenute globali. Un solo
dato: oramai è molto probabile che l'effetto serra stia divenendo irreversibile.
Chi sono gli ecoterroristi? Singoli individui, responsabili di brutali
modifiche inferte all'habitat? Gruppi circoscritti, fautori dei più
incredibili e inverosimili disastri ambientali? Se fosse così semplice
avremmo risolto metà del problema. In realtà siamo noi stessi allorquando
deleghiamo i nostri rappresentanti politici. Non dimentichiamolo mai.
Rammentiamo sempre che lo sviluppo selvaggio, lo sfruttamento indiscriminato
delle risorse planetarie hanno prodotto siccità, fame e inquinamento.
La violenza criminale e ignominiosa commessa danneggiando l'habitat
naturale non è affatto, come taluni sostengono, il prezzo inevitabile
da pagare per l'industrializzazione e lo sviluppo. Forse questa follia
non sarà mai perseguita o punita dalla giustizia ordinaria. Ma se la
situazione ambientale peggiorasse ... nemmeno il più abile trasformismo
riuscirebbe a salvare i cittadini rei ... dalle ire sommarie, dal caos.
Numerosi "esperti" asseriscono che l'indifferenza ecologica persisterà
fintantoché i costi delle catastrofi non diverranno insostenibili. Per
ora l'unica alternativa immediata alla distruzione sistematica del nostro
habitat naturale è lo sviluppo sostenibile. La crescita indiscriminata
non è evoluzione. La natura delle cose ammette solo il progresso tollerabile.
Chi non si adegua a tale semplice ed elementare criterio suggerito unicamente
dal buon senso è un incosciente.
I nodi cruciali da superare per risolvere l'aggressività implicita alla
lenta, ma costante, devastazione in corso sono, a mio avviso: il rispetto
della libertà, l'organizzazione del lavoro e il superamento delle dottrine
o visioni egocentriche.
La libertà è un bene comune. E' indispensabile precisarlo perché molte
persone, o popoli, confondono il desiderio, l'urgenza o la necessità
di perseguire e realizzare i loro esclusivi interessi, arbitrariamente
e a discapito di chiunque, con la libertà. Ma quale libertà? Solo la
propria?
Sarebbe il caso, parafrasando, di rammentare che il lavoro è fatto per
l'uomo e non l'uomo per il lavoro! E' indispensabile cercare un equilibrio
tra le due esigenze. In ogni caso, sempre e comunque, è fondamentale
privilegiare il soggetto dell'eventuale contendere, cioè l'essere umano,
e non il lavoro. Senza esagerare ed eccedere, nondimeno con il massimo
rispetto.
Quali sono le origini ideologiche di cotanto scempio? Dove sono disseminate
le trappole dottrinali dell'industrializzazione intollerabile percorsa
dall'Occidente? Quali le alternative? Tentiamo di analizzare il problema
secondo la nostra ottica ricorrente, la spiritualità.
Cerchiamo di capire quali dottrine abbiano alterato e compromesso il
nostro normale rapporto con la natura sino al punto da renderlo così
precario. Una delle anomalie, forse poco evidente, ma non per questo
meno importante, è stata la propaganda sistematica plurisecolare dell'intolleranza
religiosa repressiva nei confronti della libertà di pensiero; il rifiuto
di riconoscere che le verità religiose e quelle scientifiche, in ultima
analisi, coincidono sempre e che le credenze dogmatiche sono solo retaggi
culturali di un'antichità senza più storia né tempo.
I sistemi religiosi occidentali hanno sempre considerato l'uomo spiritualmente
al di sopra del suo ambiente, in una posizione di diritto dominante,
giungendo persino a sostenere che l'uomo è stato collocato da Dio sulla
terra per custodirla e coltivarla. Tesi o prospettive ammissibili solo
in una società preindustrializzata nella quale l'intervento umano è
ancora molto ridotto.
Il sistema di governo della società, concepito e realizzato con la complicità
di talune istituzioni religiose, si è basato sul controllo dell'egocentrismo
individuale con l'arcinoto sistema di credenze, rituali, doveri e costumi
che hanno imposto agli individui di sacrificare se stessi per la collettività.
Due esempi. Il controllo preventivo delle nascite è stato, per molto
tempo, decisamente contrastato, mentre il circolo vizioso del consumismo
ad oltranza, al contrario, molto ben tollerato.
Alcune tra queste tristi organizzazioni religiose si sono arrogate il
diritto di legiferare moralmente secondo criteri profondamente irrazionali.
Facendo supporre, o dichiarandolo apertamente, di rappresentare la divinità
sulla terra e quindi, attribuendosi infallibilità ed unicità di giudizio,
di essere soggetti estremamente autorevoli. Ma il rapporto con la divinità
non può essere mediato da nessuno. Tale attinenza è di natura discreta,
personale. Come se non bastasse l'infelice presunzione d'intercedere
tra Dio e gli umani, ecco la babele degli scismi religiosi, ispirati
innanzitutto da interessi secolari, a creare confusione, "distinguo"
teologici e divisioni sociali. Al di là dei ben noti, ma inevitabili
e farseschi periodici ripensamenti o pentimenti, quali sono stati i
frutti di cotanta lungimiranza ultraterrena?
Basta guardarsi attorno per sincerarsi delle manipolazioni e manomissioni
degeneranti e quasi irreparabili realizzate dalla polimorfa, iridescente
e vivace congerie di apostoli divulgatori, dispensatori di verità preconcette,
sull'ambiente in cui viviamo. In che senso? Noi siamo anche il nostro
habitat: un background culturale, economico ed ecologico. Ebbene, sono
state proprio le idee di predominio assoluto dell'uomo sulla natura,
il rifiuto di programmare l'adattamento, l'integrazione e la sincronizzazione
dei ritmi e delle rispettive esigenze di espansione e rigenerazione,
a produrre, in primo luogo, gli attuali e drammatici rovinosi risultati.
Oramai è assurdo delegare il destino del pianeta alla provvidenziale
pianificazione di una intelligenza superiore. Ciascuno deve dare il
meglio di se, costruire prima di protestare o rinunciare, adoperando
tutta la propria creatività, che per sua stessa natura è divina.
I rimedi? Correre ai ripari, ovviamente: dissociarsi di fatto da ogni
tipo di manomissione della natura tentando di valutare meglio le belle,
quanto retoriche e ingannevoli risoluzioni, i melliflui propositi o
le generiche frasi ad effetto pronunciate da vetusti, antichi ed incommensurabili
pulpiti. Rifiutare subito le idee irrazionali, che in ambito religioso
equivalgono ai machiavellici egoismi economici in campo sociopolitico.
Riflettere su quella masnada di falsi profeti che hanno imperversato
per secoli condizionando idealmente un numero incredibile di persone
realmente buone e sincere, procrastinando indefinitamente le loro legittime
aspirazioni di giustizia e benessere con assurde promesse illusorie
di castigo o felicità oltremondana. Tale metodo, cioè lo stimolo dell'immaginazione
per favorire una fuga psicologica dalla realtà, non è stato affatto
un innocente esercizio consolatorio. Ha causato soggezione, dipendenza,
rassegnazione. D'altra parte è facile riconoscere i falsi profeti: sono
tutti coloro che predicano affermazioni irrazionali.
Nessuna propaganda ideologica potrà mai essere anche religiosa, ma solo
mero proselitismo finalizzato alla divulgazione di convincimenti soggettivi
e opinioni dogmatiche. Tali teorie, che non sono remote "rivelazioni",
ma il frutto di reiterate alterazioni di antichi insegnamenti spirituali,
sostengono una concezione della vita fondata su presupposti tutt'altro
che universali, bensì parziali e limitati nel tempo, soggettivi.
Il rispetto strategico e intelligente per la natura, che è noi stessi
e non altro da noi, non può più esser procrastinato. Noi non siamo affatto
isole distanti e saparate, ma intimamente interdipendenti gli uni dagli
altri e dalla vita, tanto nelle sue espressioni più volitive ed energiche,
quanto nel silenzio delle plaghe desertiche.
Il controllo repressivo dei sentimenti egocentrici si è rivelato un
bluff, un'immensa parodia ipocrita. Al contrario, la creazione di condizioni
tali da favorire la comprensione e il successivo superamento dell'egotismo
sosterrà un altruismo spontaneo. Tuttavia non bisogna credere che la
comprensione della propria natura superficiale sia un fenomeno istintivo.
Essa necessita, dapprincipio, una notevole autodisciplina, il cui esercizio
è essenziale nei rapporti di convivenza civile. L'amore per il prossimo,
la compassione per tutte le creature viventi dovranno divenire anche
e soprattutto devozione per la natura.
Durante il recente vertice Onu sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg
(Settembre 2002) il premier sudafricano Thabo Mbeki ha parlato apertamente
e a ragion veduta di apartheid globale, di una "società globale" che
si basa sulla "povertà di molti e la prosperità di pochi", di "isole
di benessere" circondate da "un mare di povertà". E' vero, ma lo stato
di precarietà ambientale conseguente all'utilizzo caotico delle risorse
energetiche colpirà tutti, le collettività più opulente come le popolazioni
più povere.
Alcuni tra gli interventi più urgenti per cautelarsi da eventuali peggioramenti
dell'equilibrio ambientale complessivo sono i seguenti: riduzione decisiva
delle emissioni di ossidi di carbonio nell'atmosfera per scongiurare
un aumento dell'effetto serra; salvaguardia delle foreste e creazione
di nuovi ecoparchi; contenimento della sovrappopolazione; uso sapiente
delle risorse idriche, ittiche ed alimentari; difesa della biodiversità.
Bisognerà cambiare, altresì, il modo di produrre energia: dai combustibili
fossili al "solare" o al nucleare innovativo di VI generazione
che dà luogo a quantità molto minori di scorie radioattive residue.
Per concludere, mi sembra interessante citare Gene Kan, giovane e geniale
americano, uno dei primi programmatori a produrre una versione open
source dell'applicazione di scambio files Gnutella, deceduto, all'età
di 25 anni il 29 maggio u.s. (2002). Amava scrivere haiku, le
minuscole composizioni poetiche tradizionali del sol levante. Il 30
Maggio del 2001 creò la seguente:
Lo stile di vita americano: / comprare, consumare
e poi buttare via. / Liquidare la Terra".
L'idea espressa nella poesia è bella, ma mi sembra un po' ingenerosa
ed eccessiva. L'america è il paese dai molteplici consumi, è vero, ma
anche dalle cospicue risorse scientifiche e dalle tante sorprese ...
Grazie per la cortese attenzione.
L'insegnante di meditazione che collabora con
Meditare.it
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