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Potete accumulare una grande quantità di prove sull’esistenza di Dio,
e scrivere articoli davvero intelligenti sul tema, ma sicuramente la prima
domanda sarà: come sapete che ciò che pensate è vero? Può il pensare portare
all’esperienza di ciò che è inconoscibile?
Riflessioni su Dio - Jiddu Krishnamurti
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Una volta che la religione diventa organizzata, spesso perde completamente
il collegamento con la sua fonte spirituale e diviene un'istituzione secolare
che sfrutta le necessità spirituali umane senza soddisfarle.
Le religioni organizzate tendono a creare sistemi gerarchici che si concentrano
sulla ricerca del potere, controllo, politica, soldi, possessi, e altre
preoccupazioni secolari .La gerarchia religiosa disapprova e scoraggia le
esperienze spirituali dirette nei suoi membri, perché esse favoriscono l'indipendenza
e non possono essere efficacemente controllate.
Quando succede questo, la vita spirituale e genuina continua solamente nei
rami mistici, ordini monastici, ed estatici delle religioni coinvolte.
Stanislav Grof
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Le spinte dell'identità religiosa sono state e sono fonti di guerre,
la fede può indurre a compiere atti violenti contro gli «infedeli». Ma c'è
anche un altro aspetto: può ispirare nei leader «che ascoltano la parola
di Dio» una sorta di pericolosissima iperconfidenza in sé, oserei dire certezza.
[...]
Riflessioni del filosofo Daniel Dennett su
Panorama del 7/2/2007
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La credenza religiosa e la pratica spirituale non vengono più considerati
elementi di una fede trasmessa da generazioni e da accettare in modo acritico,
ma piuttosto delle scelte da fare con senso di libertà e con responsabilità.
"Riflessioni su alcune affermazioni del Dalai Lama" di Stephen Batchelor
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Quando una persona conosce la solitudine del silenzio e apprezza la gioia
della quiete, allora è libero dal timore e sperimenta la gioia dell'aderenza
alla realtà.
Dai «Detti del Buddha: Riflessioni per ogni giorno», di William Wray
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Le religioni organizzate trasformano gli uomini in conigli senza testa
e non hanno un minimo di compassione verso nessuno. Basta pensare ai miliardi
di sterline che divorano per mantenere i cosiddetti uomini di fede e le
loro strutture e quanta miseria viene invece destinata per prendersi cura
dei bisognosi del mondo.
Sir Elton John in un intervista del Novembre 2006
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Noi ci aspettavamo che essi (gli occidentali, l'uomo bianco, NdR) completassero
il nostro cerchio di natura spirituale. Ma invece di riportare il simbolo
del cerchio, sono ritornati con la croce. Il cerchio mantiene unita la gente,
la croce la divide.
Citazioni tratta dal libro: Indiani D’America, Il Grande Spirito parla al
nostro cuore, Red Edizioni, 1995.
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Se ti aggrappi a un'idea ritenendola la verità assoluta, anche se la
verità in persona venisse a bussare da te, non apriresti la porta per accoglierla.
Dighanaka Sutta, MN 74
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità di provenienza eterogenea. Articolo del (09-02-07).
Non è la prima volta che affronto il tema delle religioni organizzate.
Sembrerebbe quasi il light motiv di queste riflessioni. Ogni volta mi chiedo,
sarò stato sufficientemente chiaro? Avrò esagerato? In fin dei conti le
strutture religiose conducono importanti attività d'assistenza. Spesso sopperiscono
alla latitanza della compagine pubblica. E' vero, ma basta solo questo per
dover ascoltare all'infinito la propaganda religiosa ufficiale, oppure non
sarebbe il caso che lo Stato si facesse carico, soprattutto tramite il volontariato,
di risolvere le più ricorrenti situazioni di disagio sociale?
Nel corso della storia accadde sovente di subire truci e fosche propagande.
Non mancarono nemmeno spietate ed insulse suggestioni repressive. Gli esempi
di condizionamenti o persuasioni ideologiche irrazionali furono numerosi
quanto ridondanti. Ma uno in particolare svettò - e persiste tuttora - sugli
altri. L'insolente quanto arrogante pretesa di essere i "mediatori" tra
Dio e la sua creazione. Il problema è che gli indottrinamenti sociali che
ne discendono, basati su illogicità e insensatezza, ed avallati dall''uso
ambiguo dell'abilità dialettica, possono falsare l'oggettività e cagionare,
se male interpretati, sofferenze psicologiche o fisiche inenarrabili.
Purtroppo la prassi di distorcere a proprio vantaggio la realtà è un espediente
molto diffuso tra le varie sette e consorterie religiose organizzate. Non
vi sembra che il loro coinvolgimento con i più svariati interessi economici
sia eccessivo? Per coinvolgimento intendo l'innegabile fervore d'incrementare
la consistente sequela di finanziamenti pubblici di cui già godono. E l'amore
incondizionato per il prossimo, l'uguaglianza, la compassione e il rispetto
per tutti gli esseri viventi? Il tradimento d'ideali e principi, in relazione
agli insegnamenti originari dei vari maestri spirituali predecessori, fondatori,
o ritenuti tali fu palese, conclamato. Un raggiro perpetrato tanto nel Cristianesimo
come nell'Induismo, ecc.
Ben differente è la situazione della dottrina buddhista. Infatti, il
Buddha storico Gautama Siddharta, chiese espressamente ed esplicitamente
di non tener conto della sua predicazione perchè egli non era un Dio, ma
un uomo comune. Suggerì, quindi, a ciascuno di ricercare la luce innanzitutto
dentro se stessi senza affidarsi ciecamente ai cosiddetti testi sacri.
"Credere in una dottrina significa perdere la libertà. Diventando dogmatici,
si pensa che la propria dottrina sia l'unica giusta e si accusano le altre
di eresia. L'attaccamento alle opinioni è il massimo ostacolo al sentiero
spirituale. Benché il mio insegnamento non sia un dogma né una dottrina,
certo alcuni lo intendono così. Devo spiegare chiaramente che insegno un
metodo per sperimentare la realtà, e non la realtà medesima, così come un
dito che indica la luna non è la luna. Una persona intelligente seguirà
la direzione indicata dal dito per vedere la luna, ma chi vede soltanto
il dito e lo scambia per la luna non vedrà mai la luna reale. Io insegno
un metodo da mettere in pratica, non qualcosa in cui credere o da adorare.
Il mio insegnamento si può paragonare a una zattera che serve ad attraversare
il fiume.
Solo uno stolto rimarrà abbarbicato alla zattera una volta che sia approdato
all'altra sponda, alla sponda della liberazione".
Da: "Vita di Siddharta il Buddha" di Thich Nhat Hanh (Ubaldini,
1992)
La spiritualità, argomento prevalente di queste riflessioni, non ha un
credo, non è una fede. Si basa innanzitutto sul buon senso, sulla ragionevolezza.
I quesiti così formulati - Da dove veniamo? Perché siamo al mondo? E quale
futuro attende l’uomo e la terra? - sono prettamente filosofico/scientifici.
Le convenzioni sociali, le regole invalse, le norme accettate, i patti,
le intese morali, le consuetudini (come abitudini e tradizioni), le esperienze
evocatrici interiori (come le funzioni cerimoniali), non sono per nulla
elementi spirituali. Pratiche esoteriche rituali, miracolistica, tutto ciò
che si richiama a fenomeni soprannaturali non è, pertanto, religione o spiritualità,
ma appartiene al dominio mentale. La spiritualità non va confusa con gli
apparati scenici. Essa si occupa di trascendenza e la via più breve ed ovvia
per esperire la trascendenza è l'osservazione di se stessi, della propria
interiorità.
Tuttavia, se le intuizioni della trascendenza possono dirsi religione, non
è altrettanto vero per i loro risvolti sociali. Volerli generalizzare ed
applicare indistintamente a tutti i componenti di quella grande famiglia
che è la società nel suo insieme equivale a comprimere il raziocinio, limitare
le libertà individuali, opprimere la saggezza, reprimere l'amore, la bontà,
l'espressività.
Molti pensano che esaminare la religione alla luce delle teorie scientifiche
significhi romperne l’incantesimo e provocare una catastrofe. È la posizione
di chi non è vero credente ed è convinto del fatto che la morale, la sicurezza
pubblica o altre cose importanti non starebbero in piedi senza lo «show»
della religione, cioè le credenze, i rituali, gli ornamenti e le gerarchie
delle religioni organizzate. La maggior parte dei religiosi sono «fedeli
alla fede», più che a Dio. (Riflessioni del filosofo Daniel Dennett su
Panorama del 7/2/200)
Di converso, nessuno dovrebbe prescrivere o imporre scelte necessariamente
laiche a chi volesse seguire in ogni caso le proprie inclinazioni religiose.
Riconosco che se non avessi assistito all'attuale recrudescenza della propaganda religiosa irrazionale, avrei evitato di approfondire ancora queste tematiche. In effetti si tratta di argomenti controproducenti che non aggiungono quasi nulla alla ricerca del vero, o se preferite, del giusto, del buono, del bello, di ciò che è. Semmai distolgono, rendono disattenti. Il solo orizzonte spirituale che merita impegno è l'osservazione delle proprie reazioni, ma in silenzio, senza valutare o giudicare. Dapprima la sequela dei pensieri si succede ininterrottamente. Poi sopravviene una breve pausa. Successivamente l'impercettibile frangente si espande sino a divenire vieppiù calmo e tranquillo, luminescente. E trasformarsi infine nella stupefacente intuizione dell'unica compassionevole reciprocità. Il resto sono solo giochi dell'ego.
Grazie per la cortese attenzione
nick.salus
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