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Calmo. Non sperimenta piacere ne' dolore, ne' distrazione ne' concentrazione,
ne' sapienza ne' ignoranza. La sua natura e' libera dalle condizioni. Vincita
o perdita per lui non fa differenza. Solo nella foresta o immerso nel mondo,
dio del cielo o semplice mendicante, non fa differenza!
Ashtavakra Gita 18:10-11
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Tra le colonne dello spirito e della materia il cuore ha montato un'altalena,
su cui l'anima e tutti i mondi dondolano senza posa. Anche il sole e la
luna dondolano all'infinito. L'anima dondola con milioni di nascite, come
la rivoluzione infinita del sole e della luna. Miliardi di ere sono passate
senza che il movimento si fermasse un solo istante. Il cielo e la terra
dondolano, il vento e l'acqua dondolano. Prendendo un corpo, anche Dio dondola.
Kabir
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Il mondo è la ruota di Dio, che gira e rigira in tondo con tutte le creature
viventi sul bordo. Il mondo è il fiume di Dio, che da lui fluisce e in lui
rifluisce.
Shvetashvatara Upanishad
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"Non c'è un luogo, o re, in cui il nirvana si situi, ma il nirvana esiste
e colui che ben riordina la propria vita, con attenzione cosciente, lo realizzerà.
Proprio come il fuoco esiste, ma non c'è posto in cui il fuoco (da sé) si
possa immagazzinare. Ma se una persona sfrega l'uno contro l'altro due bastoni
il fuoco viene; nello stesso modo, o re, il nirvana esiste, benché non ci
sia punto in cui sia immagazzinato. E colui che ben riordina la propria
vita, con attenzione, attenta, lo realizzerà".
Milindapañña
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità
di provenienza eterogenea. Articolo del (27-07-07).
Queste brevi, ma interessanti note, sono riflessioni su lunghi mesi di
pratica meditativa. Forse potranno esser d'aiuto a qualche altro inquieto
viandante alla ricerca della verità, il fulgore nascosto tra le pieghe dell'Essere.
Rapito dalla vastità dell’Intero, quando riesco a calmare anche solo
per poco le pretese di un ego che non tollera silenzio ed inazione. Nessuna
lotta interna, però; sarebbe una lotta destinata alla sconfitta nello stesso
momento in cui viene intrapresa. Nel tentativo di reprimere l’antico io
spaventato dalla prospettiva di non lasciare traccia, tutto verrebbe coperto
dall’ombra oppressiva di un oscuro maestro interiore che afferma la propria
santità – e con essa l’eterna permanenza – nella capacità di distaccarsi,
ridotta a pura abilità psicologica.
L’esercizio supremo della volontà, il più difficile, è la non-volontà. Così
come la forma più alta di conoscenza è la dissoluzione della conoscenza
stessa nell’Essere. E non vi è merito alcuno nel raggiungere il distacco
puro ed assoluto, non più di quanto ne abbia un fiore ad aprirsi all’alba.
Il premio di colui che accede alla buia luce della consapevolezza non può
essere misurato con le parole e i valori della cultura della separazione
e dell’illusione della (possibilità di) permanenza. Non è un diventare migliori
degli altri, né vedere cose che per gli altri sono nascoste, e neanche visitare
mondi sconosciuti ai più; vorrei tanto che così fosse, ma non è così. Il
premio è rendere attuale un modo di essere in sé stessi e nel mondo che
tutti gli uomini hanno, nella stessa misura, tra le possibilità del proprio
essere. Tutto ciò che esiste nell’universo, infatti, costruisce il tempo
tra il suo apparire strutturando una preesistente materia e il suo dissolversi
liberando quella stessa materia per nuove strutture, muovendosi incessantemente
verso un fine che consiste nella più ampia realizzazione delle sue possibilità.
Un albero non è fatto per parlare, e non sarebbe felice di poter parlare.
E l’uomo non fa eccezione.
Dunque, credevo che iniziando il cammino della meditazione le mie ansie
sarebbero sparite; non è così, ma adesso riesco a vederle, le mie ansie.
Credevo che le smisurate proiezioni del mio ego si dissolvessero permettendomi
di dare il meglio nelle concrete situazioni quotidiane; non è così, ma adesso
posso ricondurre con gentilezza il bambino fantasioso e ribelle alla realtà
dell’adesso. Credevo che tutti i miei fratelli inquieti notassero immediatamente
nei miei occhi la luce della saggezza e venissero a me come capre assetate
ad una pozza; invece essi sono così rapiti dalle loro incessanti parole
che quando sono con loro non riesco neanche ad aprire bocca, ma in fondo
che cosa potrei dire loro di così importante da migliorare la loro vita?
Se fossero in grado di ascoltarmi non avrebbero bisogno delle mie parole.
Invece, io posso imparare da loro quanto sia difficile cambiare il mondo
e le persone, e come in fondo tutto vada avanti anche senza di me; e questo
non è cosa da poco. Speravo, infine, di scoprire una via di accesso privilegiata
al mistero di Dio; tutto quello che ho raggiunto, però, è stata l’intuizione
che ogni via precedentemente battuta, anche quelle più sottilmente spirituali,
ricadono a terra come pesanti macigni, inquinate dalle nostre rappresentazioni.
Sfogliando gli innumerevoli aspetti della contingenza come petali di un
fiore, dai più grossolani ai più reconditi, dalla mia sacca spariscono abilità,
conoscenze, affetti, ricordi, sogni... il viandante nudo su una strada che
non proviene né conduce poiché è già essa stessa meta si arrende alla luce
del limpido meriggio e lascia finalmente che un pensiero nato altrove occupi
gli spazi della sua mente ormai vuota: nel progressivo dissolvimento
dell’io nel Tutto si arriva fino alla soglia dell’infinito; poi, un altro
passo, e il niente, il Nirvana, oppure l’Assoluta Trascendenza...
Alessandro
Cordelli
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