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Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità
... Articolo di
Alessandro
Cordelli del (25-04-09).
Che cosa significa essere liberi? Vi è sicuramente una libertà da qualcosa,
l’assenza di impedimenti a portare a termine un’azione o un progetto che
si è preventivamente deciso di realizzare. È questa la stessa libertà che
si attribuisce ad un sasso quando diciamo che è “in caduta libera”. Ma può
un sasso essere libero? È molto riduttivo limitare la libertà solo all’ultima
fase del processo decisionale. Ci vuole invece il coraggio di domandarsi:
“quanto è libera la mia scelta?” La libertà di scelta – la più importante
– non consiste tanto nel vincere gli ostacoli esterni al compimento delle
decisioni, quanto piuttosto nello sganciarsi dai condizionamenti che hanno
influenzato quelle decisioni. La più grande minaccia alla nostra libertà
non è fuori, ma dentro di noi. Chi, nei tempi moderni, ha svuotato la democrazia
di ogni significato lasciando una formale libertà di scelta ma condizionando
la visione del mondo di popoli interi attraverso il controllo capillare
delle coscienze esercitato dai mezzi di comunicazione di massa, ha ben capito
questo concetto.
Ma non fermiamoci qui. Quella relativa alla comunicazione delle notizie
è, tutto sommato, una forma ancora molto grossolana di negazione della libertà:
qualcosa viene taciuto, qualcos’altro enfatizzato, in modo che in chi riceve
l’informazione si crei una disposizione benevola verso il potere. Ma chi
riceve l’informazione, comunque, la elabora secondo suoi propri schemi interpretativi
e culturali. E dunque, come si formano questi schemi? Perché, in effetti,
anche di fronte alla nuda verità di un fatto, se la mia visione del mondo
è distorta in qualche modo, per esempio è intrisa di violenza, sarò incline
a reagire con violenza, creando dolore a me e agli altri, come se obbedissi
ad un invisibile ordine. Non a caso l’azione più insidiosa dei mezzi di
comunicazione di massa non è tanto quella di fornire notizie false, incomplete
o distorte, quanto indurre in intere generazioni una visione del mondo sintonizzata
sul modello culturale del potere e ad esso funzionale.
Ecco dunque un punto molto importante: una mente intrisa di pregiudizi,
blocchi, condizionamenti farà comunque delle scelte che difficilmente potremmo
definire “libere”, anche in una situazione ideale di massima trasparenza
e di accesso immediato a qualsiasi informazione. Per molte persone non è
possibile spingersi oltre questo livello. Chi infatti – e sono molti – non
ha mai fatto un lavoro su sé stesso è convinto che la personalità sia, come
il corpo, qualcosa di immutabile, che ci determina completamente; in altri
termini io sono la mia mente e tutti gli schemi in base ai quali costruisco
scale di valori per misurare l’universo delle mie esperienze rappresentano
l’ultimo livello ontologico di ciò che si intende con la parola “io”. Quelli
che invece hanno spinto la loro ricerca sulla via della meditazione sanno
che “io” e “sé” sono due cose diverse, e che la mente può essere osservata
come da una posizione privilegiata in cui l’Essere affonda le proprie radici
nel terreno della pura consapevolezza. Tuttavia, quello che si vede da questa
prospettiva non è di grande conforto per quanto riguarda la nostra indagine
sulla libertà: la mente appare infatti come un groviglio di schemi, essenziali
per sopravvivere in una realtà basata sulla dinamica stimolo-risposta, ma
che consegnano inesorabilmente l’uomo ad un determinismo poco più raffinato
di quello del sasso che cade.
Certo, con la riflessione ed il paziente lavoro su noi stessi potremo gradualmente
sostituire gli schemi creati in noi dalle contraddizioni che nelle famiglie
si trasmettono di generazione in generazione, da un sistema scolastico ottuso
e coercitivo, dai traumi che giocoforza si subiscono quando si esce dal
guscio per incontrare il mondo, con altri schemi più limpidi, innocenti
ed efficaci, ma sempre di schemi si tratterà. Il punto è proprio questo:
l’azione è sempre guidata dalla mente, e la mente non conosce altra modalità
che quella reattiva, in cui la ricchezza indeterminata dell’Essere precipita
nella gabbia preconfezionata del pensiero. L’io è invece autenticamente
libero nel momento in cui si pone al di sopra della mente e dei suoi schemi,
vale a dire nello stato meditativo. Ma, come sappiamo, questa è la modalità
del puro esserci, dell’osservazione silenziosa e non giudicante. È inazione;
un’inazione massimamente consapevole e in quanto tale più carica di attività
della stessa azione, ma pur sempre inazione.
Libertà e consapevolezza vanno dunque di pari passo, e se un’azione realmente
libera non potrà mai realizzarsi, essa è tuttavia un limite a cui tendere
cercando più di frantumare i macigni dentro di noi che di spostare quelli
esterni. Vi è poi la regione dell’autentica libertà, a cui si approda quando
viene abbandonata ogni pretesa di agire e si sceglie l’unione, in una comprensione
profonda e non discorsiva, con la totalità dell’Essere, fuori e dentro di
noi.
Alessandro
Cordelli
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