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Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità
... Articolo di
Alessandro
Cordelli del (05-03-09).
“Io” non mi appartengo. Se penso a cosa intendo con il pronome “io” mi
accorgo che si tratta di una manciata di atomi organizzati secondo leggi
proprie della natura. Tanto la materia, prima che si aggregasse nella mia
persona, quanto le leggi secondo cui si è aggregata esistevano dall’inizio
del tempo come caratteri e proprietà dell’intero universo. Per un fugace
attimo una delle infinite (ma non illimitate) possibilità dell’essere si
è incastrata nel gioco di altre relazioni realizzando una struttura in grado
di auto-attestare la propria esistenza. Se – come sosteneva Platone – la
realtà fosse una collezione di idee immutabili a cui si conformano le copie
materiali, allora avrei diritto di reclamare una individualità per me stesso,
permanente eppure limitata. Ma se l’Essere è un oceano di pura possibilità
che gratuitamente permette il sorgere e il trasformarsi di innumerevoli
strutture obbedienti a logiche profondissime, allora io sono qualcosa di
più: il prezzo da pagare è la perdita di una illusoria individualità, ma
il guadagno è grande: io sono da sempre e per sempre l’universo stesso in
uno dei suoi modi più evoluti, un modo cosciente.
Com’è che sorge
la coscienza? Fenomenologicamente si ha un insieme di sottosistemi stimolo-risposta
che formano un tutto organico, ben determinato da istinti e personalità.
Ciò nondimeno, può bastare la coerenza interna e la complessità delle relazioni
per fare sorgere qualche cosa di cui è impossibile dare una definizione,
ma che è evidentissimo a qualsiasi essere umano? Ogni atto fisico, percezione,
deduzione acquista significato solo perché fa riferimento ad un livello
eminentemente immateriale, sede dei significati, altrimenti sarebbe pura
sintassi, fenomenologia. L’ambito materiale è sintattico, e le corrispondenze
che possiamo stabilire sono solo relazioni sintattiche di livello superiore;
la semantica è per sua natura immateriale, e la consapevolezza che ho di
me stesso attesta questo piano. Ciò che forma la dinamica del sistema materiale
del mio corpo (cervello compreso) fa riferimento a qualcosa che non riesco
a definire meglio che come “modo dell’Essere”, o anche “io-sono”. L’”io-sono”
è qualcosa di ontologico di pertinenza dell’intera realtà come un tutto,
quando io soffro o gioisco è l’intero universo a soffrire o gioire. Come
dice Meister Eckhart, nel suo fondo più radicale ed essenziale, l’anima
è una cosa sola con Dio. In questo senso l’anima non ha bisogno del corpo,
essa è respiro dell’universo e il corpo le è solo contingente; i modi dell’Essere
– di cui le leggi fisiche sono un pallido riflesso – sono invece così ricchi
che permettono vibrazioni di complessità quale quella in cui il mio sistema-corpo
(che è comunque una proprietà del tutto, sebbene individualizzabile, poiché
io sono definito e mantenuto dalla totalità delle relazioni di cui sono
terminale) può costituirsi come vibrazione, transitoria e impermanente.
Il salto profondo della consapevolezza (meditazione) è il rendersi conto
di esistere non come sistema-corpo, ma come “io-sono”, cioè come possibilità
dell’Essere. Certo, domani potrei anche morire; tuttavia la circostanza
che qui ed ora io esisto e so di esistere come complesso gioco di relazioni
in un sistema materiale, mi è garanzia di un fatto ben preciso: ciò che
rappresenta la mia essenza, la mia persona depurata da qualsiasi aspetto
materiale o contingente, è nelle possibilità dell’Essere (cioè di qualcosa
che addirittura contiene lo stesso universo materiale); da ciò nasce un
senso di gratitudine, di lode, un canto silenzioso di gloria nei confronti
del “qualcosa” che è a fondamento dell’Essere, inconoscibile e inarrivabile
poiché assoluto, mentre ogni mio movimento si svolge sul piano della contingenza.
Alessandro
Cordelli
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