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» "Gesù 2.0" di nick.salius
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità ... Articolo di nick.salius del 09-12-08, redatto in occasione
del Natale 2008.
Gesù 2.0
Si, ne avevam proprio bisogno, il Natale di Gesù 2.0. D'altra parte
in cosa potremmo sperar di meglio se non un'aurora di tranquilla, durevole
e profonda armonia che ci consenta d'affrontare le turbolenze e incertezze
quotidiane con l'opportuno cipiglio? L'ottimismo non si fabbrica, non
dipende dai convincimenti. Semmai deriva, innanzitutto, dalla sensazione
che onestà e giustizia riusciranno infine a prevalere sulle istanze
più ipocrite e indecenti. Vi propongo tre intuizioni natalizie su cui
riflettere. Se Dio è nostro padre, significa che noi siamo della Sua
stessa natura. Tutti i problemi derivano dal non comprendere la propria
mente. Entra in sintonia con te stesso e sarai in armonia con l'universo.
Un Natale di pace
L'auspicio è per un Natale di pace, mi sembra ovvio. Ma come realizzare,
conseguire, una pace che sia duratura? Cercare la pace sforzandosi di
risultare esteriormente amorevoli, altruisti o compassionevoli, serve
a ben poco. Casomai sono solo atteggiamenti melliflui forieri di una
doppia morale. La pace deve essere innanzitutto raggiunta interiormente.
Non sto parlando d'introspezione, né tanto meno di banale relax. E non
si tratta di una conquista. Tanto meno di un training. La via dei condizionamenti
coincide con quella della miseria morale e materiale. Solo l'indipendenza
da suggestioni e plagi intravista con la meditazione può offrire quell'inizio
di libertà interiore indispensabile per sentire e non subire la spinta
ad elevare la propria coscienza al di sopra del gretto egoismo. Quando
il simbolico punto di luce esteriore coincide con l'altrettanta emblematica
oasi di pace interiore, ecco zampillare dal nulla o riversarsi dal tutto,
scaturire dal silenzio o prorompere dal ritmo del più assurdo e caotico
putiferio l'essenza della consapevolezza.
Meditazioni natalizie
Diciamo che il tutto procede da sé, noi ci illudiamo di muovere il
mondo, ma la ruota, imperterrita, ci ignora, come sempre, amabilmente.
Quando la superficie è lucida sembra brillare ... la virtù ... Ma cosa
cova sotto la cenere? A differenza di altre pratiche spirituali la meditazione
non comporta necessariamente professioni di fede. Se da una parte sembrerebbe
un concetto trito e ritrito al punto d'apparire più una difesa che la
constatazione dell'evidenza, dall'altra ... la meditazione vien già
praticata da chiunque. La chiarezza e l'unità verso cui protende sono
soprattutto compassione, amorevolezza e sollecitudine. Impulsi che durante
le festività religiose diventano particolarmente significativi.
Partecipa, per esempio, ai tradizionali canti natalizi. Immagina di
diventare tutt'uno con la musica. Rammenta di mantenere una posizione
consona ed in ogni caso non supina. Non appena la musica sarà terminata
rimani in silenzio per un po'. Successivamente, non tralasciare una
passeggiata distensiva.
Oppure contempla un soggetto ritenuto sacro. Meglio, ovviamente, se
ti attrae o affascina, incanta, seduce, rapisce ... E' inutile pensare
al Buddha se un Buddha per te non rappresenta nulla (per me corrisponde,
approssimativamente, ad una qualità della dimensione interiore). Lo
stesso dicasi per le preghiere. Ciò che fa la differenza è la qualità
dell'attenzione, di una partecipazione consapevole e, nei limiti del
possibile, spontanea. Fermo restando, come sempre, l'equilibrio, il
non esagerare in nulla, nonché il fatto di trarne benefici. Tutti questi
approcci, meditazioni in senso lato, devono essere e rimanere pratiche
distensive. Non presuppongono nessuna credenza aprioristica.
Epilogo
La natura è solo una. Ci appare umana, parziale, o divina secondo
il modo in cui riusciamo a percepire la realtà. Ciò che è, al di là
di qualunque possibile immaginazione, è già di per sé incredibilmente
magnifico. La sensazione di ricevere e che il tutto proceda dall'alto
è relativa, illusoria, perché l'alto è già qui, esattamente come l'acqua
dolce non può essere separata dallo zucchero (altrimenti avremmo solo
acqua e solo zucchero, giammai acqua dolce).
Quando un bambino africano muore non c'è stato nessun Dio malvagio o
indifferente, semplicemente perché è stato Dio stesso a morire. E quella
parte-tutto saprà comunque farsi valere.
Quando un bambino africano nasce, ora come 2.000 ani fa – è per questo
che l'ho rinominato Gesù 2.0? – quando un bambino nasce non c'è stato
nessun Dio buono e compassionevole, semplicemente perché è stato Dio
stesso a ri-nascere.
Ai posteri. Le prime parole che Dio.2008 pronunciò nascendo furono:
dov'è l'onda (d'amore)?
Buon Natale.
nick.salius
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