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Vivo come le onde
Quando l'uomo e la donna in me si uniscono nell'amore, allora la bellezza
splendente ed equilibrata sul loto dai due petali dentro di me mi abbaglia
gli occhi. I suoi raggi brillano più della luna e dei gioielli che emanano
luce dai cappucci dei serpenti. La mia pelle e le mie ossa si trasformano
in oro ed io sono un serbatoio d'amore, vivo come le onde. Una sola goccia
d'acqua cresce fino a diventare un mare innavigabile.
Lalan
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George Ivanovitch Gurdjieff diceva: "La gente finge di sapere qualsiasi cosa su Dio, sulla vita futura, l'universo, le origini dell'uomo, l'evoluzione e su tutto; ma, in realtà, non sa nulla, neppure su se stessa. E ogni volta che uno parla di qualcosa che non sa come se la sapesse, mente".
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Farsi ombra
L'uomo rimane nella sua stessa ombra e si chiede perché mai faccia buio.
Detto Zen
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Il problema dell'umanita' e' che gli stupidi sono strasicuri, mentre
gli intelligenti sono pieni di dubbi.
Bertrand Russell
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti, curiosità
di provenienza eterogenea. Articolo del (07-02-07).
Cosa c'è di più puro, rispettabile e sacro di una convivenza affettuosa?
Il suo suggello, più che sufficiente ed eterno, è l'amore. Quello disinteressato,
senza confini. Pensate forse che l'amore, per estrinsecarsi debba assumere
necessariamente la convalida di un qualche contratto che ne delimiti e regoli
ambiti e validità applicative? Obbligarlo, costringerlo, coartarlo, è un
semplice controsenso. L'amore non può essere irreggimentato. Disciplinarlo
equivale ad opprimerlo. A meno che, ovviamente, non si preferisca condurre
o trascinare una vita ipocrita.
Naturalmente le convivenze, come qualunque rapporto sociale che si rispetti,
hanno bisogno di una serie di regole. Da qui i cosiddettti pacs, i patti
civili di solidarietà. Dal punto di vista formale, una legittima necessità
giuridica. In prospettiva spirituale una vera e propria testimonianza d'accuratezza,
relazione, solidarietà, reciprocità. Come descriverne valenze e implicazioni
interiori?
Usi e costumi si avvicendano. Il tempo ne rinnova inesorabilmente prassi
e consuetudini. Volenti o nolenti, è solo una questione di epoche, le tradizioni
si adattano alle mutevoli circostanze economiche, al progresso delle conoscenze
scientifiche, alla maturità psicologica dei popoli. Ma cos'è che rimane
davvero costante nei rapporti interpersonali di natura profondamente affettiva
da poter essere ritenuto sicuramente invariabile al punto da poterlo connotare
come spirituale?
La dedizione. Una cura ed attenzione così coinvolgente e totale da realizzare,
seppur in piccolo e nei limiti della nostra caduca e transuente natura fisica,
un'unità quasi ancestrale. Un riflesso dell'insostenibile, una leggerezza
dell'essere che superi le proprie idiosincrasie personali per riuscire a
condividere ben più che il proprio semplice pensiero, ben altro che l'eventuale
e disgustoso opportunismo solidale: un'unità d'intenti e sensibilità che
trascenda le modeste consuetudini del sopravvivere in comune per riscoprire
il miracolo della creatività. Non più singolarità parcellizzate, frazionate,
bensì un pluralismo mutuo, biunivoco.
Naturalmente stiamo parlando solo della "piccola unione". La cui spiritualità
dipende dall'intrinseca sacralità della vita medesima. D'altro canto le
limitazioni dell'universo oggettivo non cessano mai di esistere se non nei
momenti di condivisione assoluta. Un dono prima che un risultato. Per quanto
l'essere Divino Supremo, che dimora nel cuore di ciascuno tenti di celarsi
agli occhi indiscreti e profani d'ogni schiatta gaudente, esso palpita e
freme dinanzi il prodigo che dona se stesso senza attendersi nulla in cambio,
neanche la gioia, nemmeno il silenzio.
L'uno che è senza secondo. Presiede al tempo, allo spazio e alle cause secondarie;
rimane ignoto a chi ha l'intelletto oscurato dalle passioni e dai fattori
esterni. Sicché mi crogiolo al chiarore di una luce senza sorgente ed immagino
di navigare in un oceano senza nome, le cui onde, pur tutte diverse, aspirino
senza remore egocentriche a un mondo buono in cui predominino gli affetti
sopra le differenze, il desiderio di condividere su quello d'imperare, i
veri insegnamenti del Cristo, la comprensione di Krishna e la saggezza degli
incalcolabili Buddha sulla degenerante perfidia dei bigottismi più beceri
e dal richiamo vagamente nostalgico di un periodo storico ancora troppo
vicino da poter esser giammai, così facilmente dimenticato.
Grazie per la cortese attenzione
nick.salus
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