Meditazione nel web » Riflessioni
» "Che ore sono?" di Alessandro Cordelli
Riflessioni in prospettiva spirituale, notizie, dati, aneddoti,
curiosità ... Articolo di
Alessandro
Cordelli del (07-01-09).
Vi è un atto elementare di meditazione che rientra nell’esperienza
quotidiana di ognuno, anche di quelli che non hanno abbracciato un percorso
di consapevolezza né intendono farlo, mentre per coloro che sono impegnati
nella pratica meditativa si tratta di un gesto non intenzionalmente
rivolto a coltivare l’attenzione mentale (anche se poi è la pratica
che ce ne fa riconoscere la valenza meditativa). Forse non abbiamo mai
considerato la cosa sotto questo aspetto, ma ogni volta che guardiamo
l’orologio o chiediamo a qualcuno che ore sono, noi portiamo la nostra
attenzione al presente, condizione necessaria (anche se non sempre sufficiente)
per lo stato meditativo. Come infatti per acquisire la consapevolezza
del luogo in cui siamo c’è bisogno di confrontarsi con dei riferimenti
geografici (le coordinate rispetto ad una origine nota), così per portare
la mente al presente bisogna acquisire una rete di relazioni temporali
(solo per la mente, si badi bene, che per l’essere non si verifica una
tale necessità, tanto che l’orologio di uno spirito veramente illuminato
potrebbe dare sempre un’unica risposta: “adesso”).
Naturalmente, anche nell’atto elementare di interrogarsi sul quando
dell’adesso si possono avere vari livelli di consapevolezza. Se sono
preoccupato per qualcosa che dovrà avvenire nel corso della giornata
mi ritroverò spesso a chiedere l’ora, ma solo per sapere quanto ancora
mi separa dal momento atteso. Diverso è il caso di chi guarda l’orologio
senza un preciso scopo e con ciò fa un breve salutare atterraggio nel
presente, magari solo un istante, per poi ritornare subito a svolazzare
come foglia secca strapazzata dal vento di novembre, tra ansie ricordi
e ipotesi.
Queste considerazioni potranno forse sollevare qualche perplessità;
nell’immaginario comune siamo infatti abituati a rappresentarci la persona
stressata dal lavoro e dalle scadenze costantemente con l’occhio all’orologio
per districarsi tra i mille appuntamenti di cui rigurgita la sua giornata,
dalla mattina presto a tarda notte, mentre è sommamente libero chi può
permettersi di ignorare l’ora esatta, scorrendo la sua giornata fluida
e senza impegni determinati. In realtà chi vive senza orari e scadenze
precise non è un Buddha, è un disadattato. Basti pensare che nei luoghi
più spirituali – i monasteri – il giorno e la notte sono organizzati
in base ad una rigida scansione di impegni di preghiera, studio, lavoro,
meditazione. In effetti la radice della libertà personale non è tanto
nella mancanza di obblighi e doveri, quanto nel riuscire a considerarli
come la propria particolare situazione esistenziale all’interno della
quale muoversi con distacco e consapevolezza, amorevole attenzione al
mondo e saldo ancoraggio alla verità.
Sotto questa prospettiva un piccolo aiuto nel cammino di consapevolezza
può venire da quelle micro-meditazioni consistenti semplicemente nel
domandarsi che ore sono e con ciò rivolgere per pochi istanti l’attenzione
al presente. Non è necessaria una particolare concentrazione o silenzio,
immobilità o altro ancora; è sufficiente un atto elementare di consapevolezza
per fissare la mente sul fatto che stiamo vivendo quel particolare momento
della giornata.
A dispetto della semplicità di questa tecnica mi sembra di ravvisare
in essa almeno tre conseguenze positive. In primo luogo è un modo semplice
ed efficace per spezzare i circoli viziosi di pensieri; naturalmente
questa non è una tecnica per ottenere automaticamente un vuoto mentale
assoluto e persistente, riesce però ad inserire un utile punto di rottura
a cui agganciarsi per dissolvere le nebbie che separano la mente dalla
realtà. In secondo luogo la giornata disseminata di questi “punti di
consapevolezza” è percepita come più lunga; si ha una dilatazione del
tempo psicologico per cui viene a cadere quella sgradevole sensazione
che capita a volte anche alle persone più attente, in base alla quale
certe giornate sembrano trascorrere in un battito di ciglia. Infine,
questa semplice pratica evolve rapidamente, per cui dopo poco tempo
ci si accorge che l’informazione sull’ora esatta è diventata superflua
e tutto ciò che è rimasto è un atto elementare di attenzione al presente,
un puro rendersi conto dell’adesso che può svanire insieme al momento
a cui è legato o aprire la porta ad uno spazio indeterminato di meditazione.
Alessandro
Cordelli
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