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Abbi fiducia nelle tue potenzialità spirituali, nella tua capacità di
trovare la tua unica via. Impara pure dagli altri e utilizza ciò che certamente
trovi utile, ma impara anche a fidarti della tua saggezza interiore. Abbi
coraggio. Sii sveglio e consapevole. Ricorda anche che il buddismo non consiste
nell'essere buddisti, ossia non è l'ottenimento di una nuova etichetta.
Non consiste nemmeno in una raccolta di nozioni, di conoscenze, di pratiche
e di tecniche. Si tratta in definitiva di lasciar andare tutte le forme
e i concetti e divenire liberi.
John Snelling
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È il nostro atteggiamento mentale a rendere il mondo ciò che esso è per
noi. È il nostro pensiero a rendere le cose belle oppure brutte. Il mondo
intero è nella nostra mente.
Swami Vivekananda
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Pratica il jhana, monaco, e non essere negligente. Non accompagnare la
mente ad aggirarsi sulle rive della sensualità. Che tu non debba, disattento,
ingoiare [nell'inferno] la palla di ferro rovente; che tu non debba gridare,
mentre bruci: «Questo è dolore».
Dhammapada, 371
In Oriente esistono molte scuole di buddismo basate sul jhana (in sanscrito
dhyana, samten in tibetano). Secondo la tradizione, il monaco Bodhidharma
introdusse in Cina, al Tempio di Shaolin, la pratica del dhyana, in cui
è stato traslitterato come chán divenendo poi seon in Corea, thien in Vietnam,
e, infine, zen in Giappone (ndt).
Riflessioni in prospettiva spirituale, considerazioni, opinioni, commenti
su notizie, dati, aneddoti, curiosità di provenienza eterogenea. Articolo
di nick.salus del 02-01-08.
Vi propongo una breve serie di rapide speculazioni introspettive. Vi
siete mai accorti che prim'ancora d'informarvi esaurientemente in merito
ad un determinato argomento nutrite già qualche sottile pregiudizio? Siete
già predisposti. Nel vostro intimo vi sentite subito favorevoli o contrari.
Tranne, ovviamente, il caso più specifico dello studio, non provate nemmeno
a comprendere.
La prospettiva che cerco di trasmettervi con questo semplice articolo
è quella della neutralità. Yoga, Buddhismo, sarò drastico, ma in realtà
non v'è nessuna differenza. Si tratta di ricerca interiore, spiritualità
laica, e come tale va affrontata con molta cautela. Affidarsi alle istruzioni
di un qualche precettore esterno che si propone come maestro spirituale
- tranne, ovviamente, il caso degli insegnanti più attendibili o noti -
è rischioso. Meglio vivere una vita attenta, equilibrata, dedicare attenzione
alle ragioni degli altri almeno quanto ai propri moventi, quindi a se stessi.
Per valutare o giudicare gli altri bisognerebbe prima immedesimarsi nella
loro situazione.
L'ambito su cui convergono le ricerche spirituali di ogni tradizione
è sempre il medesimo. Taluni esploratori si fermano prima, parlano dell'esperienza
di un Dio unico e creatore, e lo percepiscono come amore. Tal'altri diventano
consapevoli di questo medesimo amore e lo esprimono come compassione.
La mia ricerca si è svolta sempre sulla falsa riga di due approcci, due
ambiti apparentemente molto distanti. Il primo riguardava le preghiere.
Mi sono chiesto. Che cosa sono davvero le preghiere? Invocazioni, richieste
d'aiuto, espressioni di ringraziamento? Ebbene, sono giunto alla conclusione
che in realtà le preghiere sono colloqui con se stessi. Eccessivo? Che differenza
c'è tra dentro e fuori, me e te? Ciò non toglie che in assenza di un'adeguata
energia di consapevolezza, nutrire fiducia e quindi speranza ci lascia più
aperti, disponibili a ricevere, ma senza appigli. Di conseguenza più rilassati.
D'altra parte, credere che la situazione personale, o quella dei propri
cari, volgerà per il meglio è già un trampolino, il miglior auspicio per
l'opportuno compimento di attese, desideri e persino miraggi.
Il secondo criterio d'indagine è stato quello meditativo. Ho perso anni
ed anni per rincorrere la chimera della meditazione come assenza di sforzo,
e con un gran numero di piccoli disagi secondari. Infine mi sono rimboccato,
si fa per dire, le maniche ed ho ricominciato da zero, cioè da dov'ero sempre
rimasto. Ho osservato il respiro, mi sono concentrato su inspirazione ed
espirazione fin quando ho visto i pensieri allontanarsi da soli. Ora non
mi devo sforzare più come prima e la meditazione mi accade piuttosto naturalmente.
Quindi non si può cominciare già da metà strada! Potrebbero esserci anche
dei fortunati predisposti a partire da dove io sono appena sopraggiunto,
ma quanti sono?
L'anelito spirituale come investigazione di se stessi per tentare di
ri-trovare una condizione di relax, gioia immotivata. Ecco ciò che conta.
E la passione necessaria per seguire un simile percorso dipende dalla curiosità
e dall'energia di cui disponiamo. Affinché l'energia sia viva dovremmo rammentare
che questa unità corpo-mente è un'entità impermanente e dinamica. Sicché
solo la nostra partecipazione attiva al lento fluire degli eventi, ma tale
tale da non coinvolgerci oltre misura, risolve ogni dubbio su come riuscire
ad "essere", cosa fare per realizzare se stessi, ecc. La consapevolezza
che l'alternarsi dubbio/certezza è implicito alla nostra attuale condizione
e che il suo superamento può avvenire solo allo schiudersi o sbocciare della
dimensione interiore. Il segreto del risveglio, ben lungi dal desiderio
è, semmai, il soffio, proprio l'anelito.
I buddisti considerano la mente come un altro senso, uno strumento, ma
noi non siamo lo strumento.
Talune persone, proprio perché più sensibili, hanno bisogno di sentirsi
al sicuro. Nell'affrontare determinate nuove circostanze tentennano. Questa
sensibilità è un premio, consente di osservare certi aspetti della vita
che ai più risultano del tutto sconosciuti, incomprensibili. Ma al tempo
stesso si deve evolvere. Spesso questa percettività implica sofferenza esistenziale,
ansia, che a sua volta ostacola la facoltà di esprimersi ed interagire liberamente.
Trasformare le proprie debolezze in punti di forza è essenziale. Un esempio:
affermare che noi non siamo la mente, cioè non siamo il flusso di pensieri
che le danno vita ed origine, è un artificio. Non è detto che sia vero in
assoluto, ma è utile perché ci rammenta che è preferibile evitare una mera
identificazione con i propri pensieri, ovvero con tutto ciò che riteniamo
di essere ... capaci di fare, predisposti a reagire, ecc.
Tuttavia sembrerebbe che i pensieri positivi ci diano forza. Ma ogni
pensiero positivo comporta pure la sua ombra, la negatività. Quindi ritengo
sia meglio attenersi all'essenziale senza teorizzare eccessivamente e prediligere
una via di mezzo, di equilibrio e moderazione. Esiste il momento o il tempo
della serietà e quello del divertimento, cioè della spensieratezza. Il funambolo
cammina sempre in bilico, ma non cade perché conosce l'arte della vita,
protende a destra o a sinistra secondo necessità.
Comprendere le ragioni degli altri mantenendosi equidistanti non significa necessariamente accettare supinamente tutto ciò che ci viene proposto. Il che vale soprattutto per queste stesse riflessioni. Verrà comunque il momento in cui ci toccherà fare delle scelte. Ma saranno tanto oculate, quanto più l'anelito per la ricerca di soluzioni adeguate sarà divenuto, via via, passione, comprensione, discernimento, buonsenso.
nick.salius
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