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"Ciò che non potete trovare nel corpo, non potrete trovarlo da nessun'altra
parte."
(Georges Ivanovič Gurdjieff)
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«Nell'immensità della coscienza appare una luce, un puntolino veloce
che traccia forme, assembra pensieri e sentimenti, idee e concetti, come
la penna sul foglio. Tu sei quel puntolino, e muovendoti ricrei ogni volta
il mondo. Ti arresti, e il mondo scompare. Va' dentro, e vedrai che quel
punto luminoso è l'"io sono", come il riflesso nel corpo dell'immensità
della luce. Solo la luce è, tutto il resto appare».
(Nisargadatta Maharaj)
Aneddoti, favole, brevi racconti su cui riflettere,
storie per meditare. In questa pagina: "Ricomincio
a vedere". L'elenco degli altri racconti è a destra ...
La nostra cara amica rana zen si recò per l'ennesima volta dal suo proverbiale
maestro.
Bene, gli ingredienti per un nuovo racconto ci sono tutti. C'è l'autore,
cioè lo scrivente che ebbe la fortuna di riuscire ad annotare le confidenze
del maestro, mentre ora le riporta tali e quali. Poi c'è il discepolo, e
ovviamente non mancherà il sentiero, il giardino, il tempio della meditazione
e la pagoda presso cui i monaci ricevevano gioiosamente sia i loro ospiti
che gli incommensurabili doni ... della loro presenza. Che credevi, che
fossero avidi?
Ok, sembrerebbe dunque che il mosaico sia perfetto. Ogni cosa è collocata
al proprio posto. Esattamente lì dove avrebbe dovuto esserci.
La rana zen si guardò intorno tranquilla, poi trasalì. Si, accidenti, per
qualche attimo le si sconvolse la mente. C'era la sabbia, la rastrelliera,
le pietre che delimitavano il nulla, gli spazi effimeri che t'inducevano
inevitabilmente a meditare, ma mancava un elemento essenziale. Investita
d'improvviso da un raptus ansiogeno si precipitò fulminea verso quel gong
translucido così levigato che bene o male poteva fungere da specchio e realizzò
l'inspiegabile.
Mancava, si, c'era qualcosa che mancava. Mancava proprio se stessa. L'immagine
riflessa nel superbo gong rivolto al centro della pagoda che dava sul viale
che conduceva dritto dritto al lago non era affatto l'abituale sagoma di
una giovane rana. Nello specchio non c'era nulla.

- "Maestro, ho trasceso il corpo?"
- "No, figliola."
- "Ho realizzato l'essenza, il mio volto d'origine, quello che possedevo
prim'ancora di nascere?"
- "No, figliola, hai dimenticato gli occhiali".
E la rana zen conseguì un satori. O, almeno, così credette.
La rana zen sorrise di cuore. Ve l'immaginate una rana che sorride? Beh,
se non l'avessi vista con i miei occhi non ci sarei riuscito nemmeno io.
01-11-11 - nick.salius
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