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per meditare. In questa pagina: "Il sorriso dello scorpione". L'elenco
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Il sorriso dello scorpione
Questa volta prenderò spunto da una email, tanto pregevole quanto
autentica.
From: Elisa
Sent: Monday, September 20, 2004
Subject: racconti
Quesito (sintesi)
Sono un'ex-cattolica, un'ex-islamista, un'ex-comunista (leninista).
Tutte le ideologie sono state mie. Ho vissuto con estremismo la ricerca
della giustizia e della verità e ho trovato in queste sette solo ingiustizia
e menzogna, sete di potere e violenza. Ma il mio desiderio di verità
è stato ogni volta più forte ed il destino mi ha aperto sempre nuove
porte per fuggire o capire.
Ho 25 anni. Attraverso un momento di profonda riscoperta della mia energia
interiore. Ho apprezzato i tuoi articoli, nonché le storie della rana
zen ...
C'è un altro racconto, letto altrove, di cui sono rimasta prigioniera
per anni. Il racconto della rana e dello scorpione. Lo scorpione chiede
alla rana di aiutarlo ad attraversare lo stagno, ma a metà del percorso
lo scorpione punge la rana che lo trasporta sul suo dorso ed entrambi
affogano. Prima di morire la rana domanda il perché di quest'azione
sconsiderata. E lo scorpione risponde che fa parte della sua natura.
Penso che non sia vero, che non si nasca rane o scorpioni. E' una storia
così triste.
Per questo a me piacciono tanto le rane e penso che bisogna perseverare
... non so quando ho letto le tue storie della rana zen sono stata così
felice. Mi faresti la cortesia di raccontarmene un'altra? Te ne sarei
grata in eterno.
Un bacio e un abbraccio. Elisa.
Risposta
Ciao Elisa, sono lieto che i racconti della rana zen, molto semplici
e senz'alcuna pretesa artistica, ti siano piaciuti. Lo scorpione della
tua storia è stato essenzialmente inconsapevole. Non esiste una natura
umana di per sé violenta, ma solo degli esseri ignoranti per i quali
tutto ciò che conta è unicamente la superficie. Mentre noi, invece,
siamo sia lo spazio esterno che l'essenza, sia esteriorità e apparenza
che sostanza, sia corpo fisico che mente e la loro sintesi, la consapevolezza.
D'altra parte siamo anche, un po' tutti, sia scorpioni che rane. Nonostante
il raziocinio spesso prevale la natura istintiva. Pensare di poterla
controllare sempre, comunque o dovunque, è titanico, assurdo. Anche
se ci affidassimo fiduciosi al buon senso, lo scorpione potrebbe rivelarsi
parimenti letale.
Ma v'è un punto oltre il quale lo scorpione s'annulla. Dire oltre sembrerebbe
che ci si debba condurre in chissà quale luogo. Oppure che si debbano
superare chissà quali prove. E invece non v'è luogo e non v'è prova
perché tutto si realizza qui e ora, in questo spazio, in questo stesso
momento. Ciò che chiamiamo eterno, verità, trascendere la mente, è nell'istante
presente.
Percepire l'attimo, coglierlo a volo come un'opportunità irripetibile?
Si, è importante. Ma rendersene conto solo intellettualmente è inefficace,
parziale. Non dischiude nessuna nuova opportunità. Questa via, semmai,
è soprattutto esistenziale. Non si tratta, cioè, di pensare al momento
presente, ma di viverlo.
Per raggiungere tale pseudo-obbiettivo non bisogna far nulla di speciale.
Meditare? Basta rilassarsi periodicamente con la propria interiorità
cercando solo di rimanere ben svegli; rispettare le proprie preferenze,
le inclinazioni spontanee, correggendole di quel tanto appena che sia
sufficiente per vivere in società.
Eh, per l'appunto, la società ... Per quanto mi sforzi non vedo un'emancipazione
collettiva che non sia preceduta da quella individuale. Ovviamente non
serve che tutti trasformino il veleno del proprio lato-scorpione in
un benefico elisir di pace, lungimiranza e compassione. Sarà sufficiente
che un numero via via crescente d'individui realizzi che siamo tutti
essenzialmente uguali e interdipendenti.
Nondimeno, prima che quest'idea divenga un po' meno utopica, sarà indispensabile
promuovere intese, concordia. Si tratterà pur sempre di accordi fittizi
e temporanei, lo riconosco. Compromessi basati su convenienze comuni,
sul timore dei propri partner e non sull'affetto reciproco. E i rapporti
fondati sulla solidarietà? Un altro modo di fingersi buoni e caritatevoli,
ma che sovente dissimulano ipocrisia e celano disprezzo, commiserazione.
- Che cerchi, amica, una parvenza di mondo migliore, un qualche luogo
di beatitudine eterna, il paradiso?
- Si, rispose la rana. Questo!
Per migliorare la propria condizione esistenziale è indispensabile aver
fiducia in se stessi e nel sistema in cui si vive. Semplice, ma ciò
presuppone conoscere se stessi, nonché stima del sistema.
Il metodo più efficace per conoscere se stessi è la consapevolezza.
Apprezzamento del sistema e consapevolezza della propria interiorità
dovrebbero procedere di pari passo. Ma il sistema, o società, o consesso
civile, così come la mente, non può essere irrazionale, contraddittorio,
violento, superstizioso, condizionato, oppure frammentato e diviso.
Congetture? Auspici per aggregazioni alternative? Macché, mi riferisco
a contenziosi molto più banali ...
Fintantoché mancheranno unità e univocità d'intenti le tendenze conflittuali
saranno sempre in aumento. Onestà e trasparenza promuovono sicurezza
e certezze. Frammentazioni e disunioni li dissolvono.
Quando c'è chiarezza v'è anche amore.
Sentendomi, dunque, vivamente riconoscente nei tuoi confronti, ho chiesto
alla rana zen di raccontare un'altra delle sue frivolezze. Se non che,
com'era lecito attendersi, ha declinato l'invito. Oggi la rana zen è
un po' scettica. Ha qualche remora. Nulla di particolare, dipende solo
dal suo stato d'animo attuale.
Per quanto mi riguarda, la rana zen è la nostra mente che sogna, fantastica,
che non riesce a rinunciare ai suoi privilegi, antichi retaggi di una
cultura dispotica e di predominio. Tuttavia la rana zen non è così scortese
come sembra. Infatti mossa da benevolo impulso ha preteso di dedicarti
un aneddoto di tutt'altro tenore.
Tre sorrisi (racconto)
Impara dall'acqua: i torrentelli di montagna, tra fessure
e orridi, scorrono rumorosamente, ma i grandi fiumi fluiscono silenziosi.
(Sutta-nipata, 720)
Quando ero ancora bambino mi divertivo a mettere in difficoltà i
miei parenti con domande insistenti, insinuanti e un po' assurde. Una
volta chiesi perché il procedere delle acque fosse così mutevole. Talvolta
rapido e rumoroso, tal'altra calmo e pacifico. Infine domandai perché
mi chiamassi in tal guisa, Tre Sorrisi.
Mio nonno, ottimo esemplare di homo domesticus, ma astuto come una volpe,
si prodigò a chiarire.
- Figliolo un primo sorriso di comprensione e sincera benevolenza è
quello che rivolgerai a parenti, amici più cari e alla tua donna. Quindi
ai tuoi figli ... e così di seguito reiterando fintantoché non ne comprenderai
il recondito, il motivo intrinseco, il senso.
Un secondo sorriso, direi di convenienza, sarà per la gente comune,
forse per gli sconosciuti o tutti coloro verso cui ti sentirai indifferente.
Infine sia i tuoi padroni o signori che i tuoi possibili inservienti
subiranno il terzo, il sorriso ipocrita. Secondo i casi altero o sottomesso,
ma sempre predisposto, finalizzato, sfuggente. -
E l'acqua dei fiumi, ruscelli, perché è cotanto mutevole? - gli chiesi
maliziosamente.
— Quando invece dei tre sorrisi ne avrai uno solo, gioioso o indifferente,
ma uno per tutti, allora capirai l'acqua, il suo flusso, il lento e
continuo deflusso. —
Ovviamente, lì per lì, non compresi. Ora, però, seppure a sprazzi, mi
sembra d'intuire, mi sembra ...
Dunque dentro di noi c'è la capacità di dirigere qualsiasi
forza della natura, di influenzare ogni atomo dell'universo. Tuttavia,
lo stato di coscienza in cui attualmente si trova la maggior parte di
noi ci ha convinto di essere piccoli e impotenti. (Deepak Chopra)
- Bene, l'articolo è concluso, osservò la rana. Ora dovresti essere
un po' più tranquilla. Che temi?
- Temo il sorriso dello scorpione, confessò ingenuamente l'amica.
nick.salius
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