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Per chi è religioso non basta essere dedito alla preghiera. Piuttosto,
è moralmente obbligato a fare la sua parte per risolvere i problemi del
mondo.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
Aneddoti, favole, brevi racconti su cui riflettere,
storie per meditare. In questa pagina: "Il
serpente buddista". L'elenco degli altri racconti è a destra
...
Un istruttivo, quanto emblematico racconto indiano. Un
bodhisattva
ebbe l'infelice idea di convertire un feroce e spietato serpente ai principi
nonviolenti e compassionevoli del Buddismo.
Quale fu lo stupore del bodhisattva quando, appena un anno dopo, lo incontrò
di nuovo. Irriconoscibile. Pieno di graffi, tagli, segnato dalle percosse
... Il sant'uomo, sbigottito, gli chiese cosa fosse accaduto. Il serpente
rispose che dal momento stesso in cui era divenuto buono aveva perso il
rispetto di tutti, nessuno lo temeva e chiunque, bambini compresi, lo malmenavano
senza il benché minimo rimorso. Nessuna paura? Bell'affare! In cambio della
sua silente affettuosità, della propria premurosa benevolenza, aveva ricevuto
solo disprezzo.
A quel punto il bodhisattva strizzò gli occhi perplesso, ma sorrise. Si
rese conto di non esser riuscito a spiegar nulla del Buddismo, men che meno
di nulla riguardo la "retta condotta" di vita. Rincuorò, quindi,
la malcapitata belva puntualizzando che per rinunciare agli sconsiderati
appigli dell'ego, ai suoi attaccamenti, nonché all'illusione d'un intramontabile
sé, non avrebbe dovuto affatto immolarsi. Gli chiarì che, semmai, il miglior
sacrificio sarebbe stato quello di perseguire l'equilibrio. E che l'atteggiamento
eccessivamente bonario – l'esporsi, cioè, alla gogna – sarebbe equivalso
solo a risvegliare le tendenze negative già presenti, quantunque assopite,
negli altri.

Il feroce serpente si guardò intorno. Aveva afferrato subito la lezione.
Compassione non implica necessariamente il dover subire,
sempre e comunque, ad oltranza. Benevolenza non comporta l'esser costretti
a sopportare i peggiori soprusi. Amorevolezza non richiede, inevitabilmente,
il proprio sacrificio. Su la testa, si disse: "Ammonirò chi tenterà
d'annientarmi dimostrandogli, senza tentennamenti, a quali pericoli incorre
... rinuncerò agli estremismi, ma verità e fermezza saranno le mie nuove
guide"!
L'aneddoto si conclude qui. Ciascuno può aggiungervi uno scorcio della propria
vicenda personale, nonché interpretarlo in virtù dei tempi, di quanto scorre,
muta o permane ...
La sottomissione eccessiva, ben lungi dal risolvere alcunché, alimenta
solo l'altrui protervia. Non è affatto indice d'alta spiritualità, bensì
di straordinaria viltà.
Tuttavia la vera fermezza nasce soprattutto dall'aver conseguito la pace.
Quando la maggior parte degli abituali conflitti interiori si sono dissolti
la qualità della propria energia muta considerevolmente. E' la volontà dello
Yogi che nel trascendere la forza bruta dell'egoismo emana un'armonia tale
da convertire chiunque alla giustizia.
Grazie.
(last update: 01-12-11) - nick.salius
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