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"Tu devi essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Lo disse Gandhi.
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L'amore mai non chiede e mai non dà; l'amore non soffre, non si risente,
non si vendica.
(Mohandas Karamchand Gandhi, 1925)
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Uccidere il Buddha quando lo si incontra significa superare il mito del
maestro, il mito del guru, il mito dello psicoterapeuta; significa rinunciare
al ruolo di discepolo e distruggere la speranza che qualcun altro, all'infuori
di noi, possa essere il nostro padrone.
(Sheldon B. Kopp)
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La compassione autentica è imparziale.
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
Aneddoti, favole, brevi racconti su cui riflettere,
storie per meditare. In questa pagina: "Il
lavoro della rana zen". L'elenco degli altri racconti è a destra
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I criteri di selezione dei candidati per un posto
di lavoro. Scelta dei curriculum condizionata dal sesso, dall'età, dall'aspetto
fisico e dalla regione di provenienza. Dopi i 35 anni la ricerca di – nuova?
– occupazione si trasforma in una missione impossibile. Il mercato rigetta
questa fascia d'età.
Come la maggior parte di noi oramai conosce, il paese delle rane zen
era attraversato da una crisi economica e di converso sociale così profonda
da non lasciar più spazio alle solite congetture buoniste – predicate a
iosa dai mediocri imbonitori di turno – amplificate dai riproduttori mass-mediatici
diffusi oramai un po' dovunque sino a raggiungere le più remote lande dei
nostri abituali ricoveri lacustri, gli stagni. Oddio che frase!
"Maestro ho bisogno d'un lavoro", esordì d'improvviso la rana zen prim'ancora
d'accomodarsi ai piedi del suo riverito precettore. "Sono disperata.
In fondo in fondo persino la mia famiglia dubita delle mie scelte. Mi sento
una nullità. Non so più come reagire. Ma tu mi hai insegnato la non-violenza.
Quindi spetta a te suggerirmi una soluzione!"
"Figliola", le rispose senza indugi il venerabile, "Vaneggi? Credo
che tu sia davvero confusa. Io ti ho suggerito la moderazione nel vitto.
La gentilezza nei rapporti interpersonali. La maggior delicatezza possibile
con i sentimenti.
Al contrario sostengo che sia indispensabile forza, intensità, impeto e
nessuna pietà nei confronti degli aguzzini. Perdonali, ma solo dopo che
si saranno resi conto delle sofferenze che ti hanno procurato. Quindi, rimboccati
le maniche, gambe in spalla e partecipa senza indugi a tutte le iniziative
– pacifiche – tese a ristabilire l'ordine naturale,
la giustizia! Fa' di tutto per abolire le caste, abrogare i privilegi, eliminare
i monopoli, cancellare le lobby dei mantenuti politici, ripristinare – stavolta
si! – l'equilibrio sociale. Basati sempre sul senno di ora. Non credere
mai alle finte promesse. Prima i fatti, poi un equo processo per i disgraziati
che ti hanno turlupinato.

Figliola, sii presente a te stessa, non lasciarti raggirare per l'ennesima
volta. E' tempo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. La coscienza
collettiva è pressoché matura. La consapevolezza è oramai sufficiente per
realizzare quel salto quantico nella bontà che ti consente di operare al
meglio senza cadere negli errori ideologici del passato.
Ciò che devi perseguire è l'onestà tout court. Una ricerca di chiarezza,
limpidezza e onestà così ferrea da lasciar impallidire persino il più bianco
dei loti.
Figliola, per quanto mi riguarda sono disgustato dalla ferocia dimostrata
da questa classe decrepita e fatiscente di squallidi egoisti al potere.
E' tempo di ricominciare ... se inevitabile persino da zero. Rammenta, l'hanno
voluti loro!"
"Maestro sono allibita", replicò tra stupore e torpore l'umile innocente
ranocchia dei nostri volitivi e intermittenti, ma pragmatici racconti. "Sono
stupita ma felice. Ora so che ho ancora un futuro. Non mi lascerò abbattere
dall'inedia, ma nemmeno travolgere dalla violenza.
Ancora una volta mi hai dato la forza per andare avanti. Ora so cos'è che
devo fare!"
"E voi lo sapete?", concluse perentorio lo scrittore.
01-10-11 - nick.salius
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