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Meditazione nel web » Racconti » Clandestino

Aneddoti, favole, brevi racconti su cui riflettere,  storie per meditare. In questa pagina: "Clandestino". L'elenco degli altri racconti è a destra ...
 

Un racconto a due voci, quella del protagonista, la cui narrazione è tratteggiata in guisa di una testimonianza; e quella dell'autore che ne integra la cronaca.
 
«Parlo con i delfini. Anche se non son capace nemmeno di leggere, traduco il linguaggio dei gabbiani e interpreto gli sbuffi del mare, il tramestio delle onde, il fruscio del vento che spira dal nulla. Tra i riccioli, scompigliati, sulla pelle riarsa. Il sole, cui chiedevo clemenza, il rollio. Perché ti meravigli, pensavi che stessi ancora dormendo?»

Dopo "rom" fu la volta di "senza-terra", clandestino per eccellenza. Un po' bianco, un po' nero, mezzo etiope, mezzo non sapeva nemmeno lui che cosa, tentò, come qualche migliaio dei suoi disgraziati confratelli della disperazione, la traversata della vita. Ma quando si rese conto che il paese cui intendeva chiedere asilo o rifugio se non misericordia era retto da un manipolo di spietati egoisti, era già troppo tardi.

«Ieri ho visto la terra. La zattera, giacché di una barchetta si trattava e non di un vascello da diporto, beccheggiava per la risacca. La spiaggia si trovava, oramai ad una spanna. Se tendevo il braccio e allungavo le dita mi sembrava di sfiorare ancora il volto di mia madre ... il giorno in cui l'avevo lasciata.»

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Ricacciato indietro, pressappoco come pericoloso invasore, subì un molteplice oltraggio. Fu crocifisso moralmente più volte: in quanto povero; perché bisognoso d'aiuto; per il fatto d'amare i suoi figli. Quando s'avvide dell'immane durezza con cui veniva rigettato tra le implacabili fauci dell'inedia, della fame e della malattia, pianse. Vi ripensò e ripianse. Invaso dalla paura, affranto dallo sconcerto, scrutò i volti sofferenti dei suoi incolpevoli carcerieri. Ciò che vide fu altrettanto drammatico: dolore, disgusto, rassegnazione infinita.

«E pensare ch'ero disposto a integrarmi. Adottare una nuova lingua, nuovi costumi. Rifiutare il mio clan, anteporgli nuovi amici ed esser grato per sempre ai miei salvatori.»

Dopo che ne ascoltai il racconto non mi vergognai più di nulla.

«La brezza mi ha ravvivato le pupille, tra un po' raggiungerò il mio paese ... Mentre pensavo di farla finita un fendente nebulizzato mi ha sferzato le gote. Ero gonfio dal pianto, senza più lacrime, nemmeno per sperare, ma ho provato subito sollievo. Grazie mare, grazie per avermi accolto, grazie per avermi cullato, grazie infine per avermi svegliato.»

 

(Questo racconto è © Copyleft www.meditare.it)

01-08-11 - nick.salius

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