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Liberazione non è altro che sbarazzarsi dell'idea che ci sia qualcuno
che abbia bisogno di essere liberato.
Ramesh Balsekar
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La realtà è ciò che è; La verità è ciò che è; la vera domanda è: chi
sei tu?
Steve Hagen
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Esporre e diffondere i concetti è semplice, lasciarli cadere tutti è
difficile e raro.
Nisargadatta Maharaj
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Qualunque cosa tu faccia, veda, oda, tocchi, fiuti, mangi o dica, renditi
conto che la tua natura essenziale è la pura coscienza. Questa è la via
per la liberazione.
Maharamayana
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Stiamo arrivando alla nostra vera eredità del mondo; stiamo estendendo
la nostra coscienza, nella continua ricerca di un'unità sempre più elevata;
avvicinandoci sempre più all'unica verità universale, che è onnicomprensiva.
Rabindranath Tagore (1861-1941)
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Una buona motivazione è ciò che ci vuole: compassione senza dogmatismi,
senza complicate filosofie; retta comprensione che gli altri sono fratelli
e sorelle e conseguente rispetto dei loro diritti umani e dignità. Che noi
esseri umani possiamo aiutarci l'un l'altro è una delle nostre capacità
peculiari.
Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
Meglio un giorno solo vissuto con energia e costanza piuttosto
che cent'anni vissuti nell'apatia e nella fiacca. (Dhammapada,
112)
Quando iniziai a rispondere a questo semplice, ma significativo messaggio
pensavo di cavarmela con poche battute formulate ad hoc. Tuttavia, nel procedere,
mi rendevo conto che una volta per tutte dovevo prendere il coraggio a due
mani ed affrontare – si fa per dire – taluni risvolti della pratica meditativa
su cui, in genere, avevo preferito sorvolare. Ci sono dei punti fermi che
non si possono ignorare, delle situazioni che è impossibile trascurare.
La spiritualità non è come il finto giochino di un corso yoga-qualcosa.
La spiritualità è la melodia del silenzio. Quanto più cerchi di spiegarla,
tanto più t'allontani. La meditazione accade sempre durante una pausa ...
Messaggio ricevuto il 28-04-09
Nome del mittente: NiX
Soggetto: farcela con poche energie intorno...
Salve salius, parlo per voce di due ragazzi che studiano a Forlì. Abbiamo
sentito il bisogno di scriverle visto che improvvisamente, grazie all'aiuto
di una buona attività fisica, siamo entrati in un mondo completamente diverso
da quello che conoscevamo. Abbiamo iniziato a vedere di più, a muoverci
meglio e questo ci ha dato la possibilità di capire tutto ciò che avevamo
sempre avuto sotto gli occhi, ma di cui invece non avevamo notato nulla.
Anche le nostre esperienze passate hanno acquisito più senso e la conoscenza
che avevamo è divenuta istintiva.
Tutto ciò ci ha sanati e salvati, quindi ci ha anche riempito il corpo di
gioia, ma nello stesso tempo ci ha escluso da convinzioni e certezze che
un tempo ci guidavano nell'esistenza. Piano piano, con il passare dei giorni
riusciamo sempre meglio a sopperire a quanto ci è venuto a mancare, anche
se non è facile rendersi conto che il resto rimane in un limbo oramai incomprensibile
al nostro occhio.
In ciò che lei sostiene abbiamo trovato un ottimo punto di vista per reinterpretare
le nostre nuove scoperte, così abbiamo deciso di scriverle per cercare di
capire ancora meglio. Ma soprattutto per sapere se questa voglia (innata
ora) di fuggire via, correre lontano verso l'orizzonte senza girarsi mai
e tornare a fondersi con la natura, risulti anomala o preoccupante all'occhio
di un meditatore più esperto.
Grazie anticipatamente dell'aiuto.
Ciao Nix, rispondo come se mi rivolgessi ad un interlocutore soltanto.
La spiritualità – come hai già ben compreso da quanto posso evincere dalla
tua stimolante esposizione – ha diverse sfaccettature.
Semplificando, in primo luogo c'è un approccio di base, da cui è auspicabile
partire. Ed è quello della fisicità. Sia che si pratichi lo Hata Yoga, o
che si preferisca nuotare, o ci si esprima traducendo le proprie istanze
più intime secondo i canoni di una qualche forma artistica, ciò che conta
è agire sempre consapevolmente. Con cura, attenzione, dedizione, ma senza
farne una fissazione. Funziona così: ci si propone di procedere dando il
meglio, poi si dimenticano le speculazioni teoriche per impegnarsi totalmente
nell'attività prescelta. Questa, in realtà, è una forma di meditazione codificata
persino dalla tradizione. In qualche articolo l'ho chiamata, con una metafora,
correre verso la vita. Il che significa impegnarsi con gioia, entusiasmarsi,
credere nelle proprie attività e iniziative, gioire per il fatto stesso
di muoversi, lavorare, studiare, adoperarsi per tentare di realizzare i
propri sogni indipendentemente dalle inevitabili svolte che la vita imprimerà
alla loro successiva attuazione.
In virtù di una mappa esclusivamente orientativa – in secondo luogo – c'è
un approccio emotivo che implica il rispetto delle tradizioni pregresse
le quali possono, beninteso esser superate, ma solo nel contesto di una
maturazione spontanea, e non di una scelta aprioristica.
Fin qui le dinamiche sensoriali. Poi c'è il silenzio, la quiete di colui
che si ritira temporaneamente dal tran tran per ritemprarsi e ripartire
con soddisfazioni ancora maggiori verso ... Dove? Dov'è che dovremmo andare
oggigiorno, se non verso l'ideale di uno sviluppo, sociale ed economico,
compatibile con la natura, sostenibile! Ed ecco la spiritualità. Una corsa
all'incontrario, verso se stessi, ma che può esser effettuata solo andando
avanti nel tentativo di afferrare la propria ombra. Fintantoché non ci si
renderà conto che quella proiezione non esiste e siamo sempre noi stessi
che edifichiamo, distruggiamo, ricostruiamo secondo una successione che
gli antichi saggi chiamavano "il gioco della vita".
Talvolta può accadere che l'energia suscitata dalla meditazione stimoli
l'esuberanza, il desiderio di fuggire - ti prendo alla lettera, di fondersi
con la natura. Ovviamente questa sensazione è un po' esagerata. I rimedi
abituali consistono: nel perseguire l'equilibrio; nel diventare coscienti
del fatto che siamo sostanzialmente interdipendenti; nel coltivare benevolenza,
compassione, sollecitudine e reciprocità verso la globalità degli esseri.
Ma tutto ciò non basta se non ci si orienta, parimenti, verso l'apice della
coscienza, verso quel che taluni chiamano Dio e da tal'altri viene inteso
come elevarsi verso l'intrinseco, la natura-di-buddha. Ovverosia ricercare
una sorta di purezza della mente, che nel processo meditativo diviene vieppiù
chiara, limpida, scevra da contenuti meramente ideologici o dottrinali e,
quindi, relativamente libera dai condizionamenti più appariscenti.
Sarà mai sufficiente? Non credo! Senza un po' d'amore, senza la sensibilità
di colui o colei che coglie un fiore e lo dona senza motivo alla prima persona
che incontra (speriamo l'apprezzi); senza la sensibilità di colui o colei
che non coglie alcun fiore, giacché è consapevole che la pianta stessa ne
soffrirebbe (non è forse sufficiente ammirarlo?); senza la sensibilità di
colui o colei che dona un sorriso per il solo fatto di sentirsi felice incrociando
uno sconosciuto (auspichiamoci che non lo travisi); non si va da nessuna
parte, non si corre e non ci si fonde. L'energia che consegui con la meditazione
può trasformarsi in una benedizione, ma dipende da come l'adoperi. Se la
trattieni e quindi diventa stagnate, allora eccita e ti allontana dal tuo
nucleo più intimo sensibilizzandoti eccessivamente. Se la dissipi inutilmente
– perseguendo, ad esempio, l'edonismo ad oltranza – corri il rischio di
ritrovarti sempre al punto di partenza, nonché riscoprirti di continuo eterno
principiante. Oppure se ne fai buon uso, cioè la condividi e l'esprimi in
modo costruttivo, svilupperà la tua creatività.
Nix, la natura siamo noi. Quel che cerchi ce l'hai già. L'impulso che provi
di fonderti con la natura corrisponde, probabilmente, alla passione che
suscita la gioia di una nuova scoperta. Dovunque tu vada, qualunque percorso
tu segua, girerai sempre in tondo. La fine della corsa corrisponde alla
riscoperta del cielo interiore. Le nubi pensiero che inesorabilmente l'oscuravano
si diradano e ciascuno sperimenta delle pause ristoratrici durante cui le
onde dell'immaginazione involontaria si distanziano sino a rivelare l'oceano
dello spirito per antonomasia, il parco giochi della quotidianità. Mentre
persino la routine si colora delle tinte più seducenti, la bellezza del
presente e, di converso, anche quella del futuro, diventa pressoché inesprimibile.
16-06-09 - nick.salius
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