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Meditazione nel web » Risposte » Quesiti 48

Name: Carlo
Sent: Thursday, November 23, 2006
Subject: dubbi


Quesito
Salve, sto seguendo un metodo d'iniziazione alla "Vecchia Religione" che prevede, come base, la meditazione. Il libro su cui sto leggendo dice che prima di meditare bisognerebbe farsi una doccia o un bagno o in alternativa rilassarsi per 15 minuti. (...) Chiedo se a parer vostro non sia necessario lavarsi prima di meditare. (...) Il suddetto libro consiglia anche di meditare sempre alla stessa ora, sempre con gli stessi abiti (riservati alla meditazione), con una candela bianca davanti e un incenso acceso. Mi preme conoscere se questi sono solo elementi atti a favorire una corretta meditazione o invece persino indispensabili. (...) Grazie dell'attenzione.


Risposta
Gent.mo, non posso entrare in merito al libro che stai leggendo perché non lo conosco. D'altra parte non ne hai nemmeno specificato il titolo. Comunque ho fatto una rapida ricerca su questa "vecchia religione" e devo ammettere che non si è mai abbastanza edotti. Ti suggerirei, senz'altro, di lasciar perdere questo genere d'iniziazioni.

Per meditare non è necessario seguire alcun rituale. Lavarsi, indossare determinati abiti, ascoltare della musica di sottofondo, bruciare dell'incenso, stabilire un orario, dovrebbero essere scelte personali e non imposizioni.
Prima d'inoltrarti nella meditazione cerca di essere sempre più attento, consapevole. Se lo sarai ti renderai conto di come siamo interdipendenti. Allora diverrà facile esprimersi in modo veritiero e seguire principi di giustizia e bontà. Quindi la meditazione accadrà quasi spontaneamente, osservando un cielo limpido all'esterno, come la straordinaria chiarezza della propria mente. Solo ora riuscirai a rimanere seduto ed in silenzio senza fingere o identificarti con il nuovo ruolo del meditante. Se ci provassi prima, salvo il caso di una propria o particolare predisposizione naturale, sarebbe come attendere ... un temporale. Non v'è alcun grigiore da dissipare, ma solo uno incredibile effluvio d'amorevole compassione d'accogliere.

Grazie per l'opportunità che mi hai dato nel poterti rispondere.


Sent: Tuesday, December 05, 2006
Name: Renato
Subject: pratiche


Quesito
Ammiro il Vs. operato, sono un bioterapeuta. Oltre ad utilizzare la medicina alternativa e la pranoterapia applico anche il rilassamento zen con i miei pazienti. Continuate così, mi spiace solo che tanti confondono queste pratiche con l'esoterismo. Congratulazioni.


Risposta
Ciao Renato - perché non sottolinearlo? - in ciò che fai non v'è nulla di misterioso. Magari può capitare che rispetto a talune questioni la scienza non sia ancora giunta a capire. Ma basta evidenziarlo senza nascondersi dietro un dito ...
In quanto al rilassamento meditativo, ottimo. Non comporta professioni di fede. Ciascuno può continuare a credere in ciò che più ritiene opportuno. Ed in effetti non bisognerebbe nemmeno sollecitare eccessivamente le persone verso la consapevolezza. Riporto, a tal proposito, un bel "Proverbio Navajo": "Non si può svegliare chi finge di dormire". Quindi, suppongo che sarebbe più opportuno suggerire ai propri amici di diventare, ovviamente per quanto possibile, e limitatamente alle circostanze del caso, eventualmente ancora più autentici e spontanei di quanto già non lo siano.


Modulo inviato il 17/01/2007
Name: Anna
Subject: richiesta

 
Quesito
Sto cercando risorse che affrontano il tema dell'identità e come questo si rapporta alla meditazione. Forse è una domanda che qualcuno o molti hanno già posto prima di me, ma non sono riuscita a trovare risposta. Mi potete dare qualche suggerimento?Grazie, un cordiale saluto, Anna.


Risposta
Gent.ma Anna, abbiamo parlato più volte d'identificazione, ma penso che tu intenda esattamente ciò che hai chiesto, le problematiche inerenti l'identità.
La nostra identità è soprattutto la propria essenza. Un nucleo che trascende le identificazioni provvisorie, ma non le nega. Semmai le valuta per ciò che sono, ne usufruisce. Naturalmente il processo della consapevolezza ci porta a riconsiderare spontaneamente chi siamo, ciò che vogliamo e di cui necessitiamo davvero. Di conseguenza le identità superficiali si modificano nella stessa misura in cui iniziamo a ragionare e riflettere autonomamente. Tuttavia il cuore fondamentale rimane sempre lo stesso. Non muta, non si trasforma, semmai diventa una certezza. E non si tratta di persuasione o convincimento, non è scoperta o ritrovamento, nemmeno rivelazione. Alcuni buddisti dicono che è la liberazione dalla polvere dello specchio coscienza. Ma sembra, più semplicemente, un flusso di calma interiore che ci consente di sorridere del passato, di accettare pienamente ciò che siamo, di adoperarci costruttivamente per quello che vorremmo divenire.
Sicché l'identità diventa plastica, si adatta, diviene fluida, comincia, ahimè, ad intuire le finzioni, l'ipocrisia. Ma non demorde giacché ora non trae le sue risorse nel contingente, nell'effimero. Come dicono i maestri zen, ha ravvisato il suo vero volto, quello originale ...


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