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Name: Carlo
Sent: Thursday, November 23, 2006
Subject: dubbi
Quesito
Salve, sto seguendo un metodo
d'iniziazione alla "Vecchia Religione" che prevede, come base, la meditazione.
Il libro su cui sto leggendo dice che prima di meditare bisognerebbe farsi
una doccia o un bagno o in alternativa rilassarsi per 15 minuti. (...) Chiedo
se a parer vostro non sia necessario lavarsi prima di meditare. (...) Il
suddetto libro consiglia anche di meditare sempre alla stessa ora, sempre
con gli stessi abiti (riservati alla meditazione), con una candela bianca
davanti e un incenso acceso. Mi preme conoscere se questi sono solo elementi
atti a favorire una corretta meditazione o invece persino indispensabili.
(...) Grazie dell'attenzione.
Risposta
Gent.mo, non
posso entrare in merito al libro che stai leggendo perché non lo conosco.
D'altra parte non ne hai nemmeno specificato il titolo. Comunque ho fatto
una rapida ricerca su questa "vecchia religione" e devo ammettere che non
si è mai abbastanza edotti. Ti suggerirei, senz'altro, di lasciar perdere
questo genere d'iniziazioni.
Per meditare non è necessario seguire
alcun rituale. Lavarsi, indossare determinati abiti, ascoltare della musica
di sottofondo, bruciare dell'incenso, stabilire un orario, dovrebbero essere
scelte personali e non imposizioni.
Prima d'inoltrarti nella meditazione
cerca di essere sempre più attento, consapevole. Se lo sarai ti renderai
conto di come siamo interdipendenti. Allora diverrà facile esprimersi in
modo veritiero e seguire principi di giustizia e bontà. Quindi la meditazione
accadrà quasi spontaneamente, osservando un cielo limpido all'esterno, come
la straordinaria chiarezza della propria mente. Solo ora riuscirai a rimanere
seduto ed in silenzio senza fingere o identificarti con il nuovo ruolo del
meditante. Se ci provassi prima, salvo il caso di una propria o particolare
predisposizione naturale, sarebbe come attendere ... un temporale. Non v'è
alcun grigiore da dissipare, ma solo uno incredibile effluvio d'amorevole
compassione d'accogliere.
Grazie per l'opportunità che mi hai dato
nel poterti rispondere.
Sent: Tuesday, December 05, 2006
Name: Renato
Subject: pratiche
Quesito
Ammiro il Vs. operato,
sono un bioterapeuta. Oltre ad utilizzare la medicina alternativa e la pranoterapia
applico anche il rilassamento zen con i miei pazienti. Continuate così,
mi spiace solo che tanti confondono queste pratiche con l'esoterismo. Congratulazioni.
Risposta
Ciao Renato - perché non sottolinearlo? - in
ciò che fai non v'è nulla di misterioso. Magari può capitare che rispetto
a talune questioni la scienza non sia ancora giunta a capire. Ma basta evidenziarlo
senza nascondersi dietro un dito ...
In quanto al rilassamento meditativo,
ottimo. Non comporta professioni di fede. Ciascuno può continuare a credere
in ciò che più ritiene opportuno. Ed in effetti non bisognerebbe nemmeno
sollecitare eccessivamente le persone verso la consapevolezza. Riporto,
a tal proposito, un bel "Proverbio Navajo": "Non si può svegliare chi finge
di dormire". Quindi, suppongo che sarebbe più opportuno suggerire ai propri
amici di diventare, ovviamente per quanto possibile, e limitatamente alle
circostanze del caso, eventualmente ancora più autentici e spontanei di
quanto già non lo siano.
Modulo inviato il 17/01/2007
Name: Anna
Subject:
richiesta
Quesito
Sto cercando risorse che
affrontano il tema dell'identità e come questo si rapporta alla meditazione.
Forse è una domanda che qualcuno o molti hanno già posto prima di me, ma
non sono riuscita a trovare risposta. Mi potete dare qualche suggerimento?Grazie,
un cordiale saluto, Anna.
Risposta
Gent.ma Anna, abbiamo
parlato più volte d'identificazione, ma penso che tu intenda esattamente
ciò che hai chiesto, le problematiche inerenti l'identità.
La nostra
identità è soprattutto la propria essenza. Un nucleo che trascende le identificazioni
provvisorie, ma non le nega. Semmai le valuta per ciò che sono, ne usufruisce.
Naturalmente il processo della consapevolezza ci porta a riconsiderare spontaneamente
chi siamo, ciò che vogliamo e di cui necessitiamo davvero. Di conseguenza
le identità superficiali si modificano nella stessa misura in cui iniziamo
a ragionare e riflettere autonomamente. Tuttavia il cuore fondamentale rimane
sempre lo stesso. Non muta, non si trasforma, semmai diventa una certezza.
E non si tratta di persuasione o convincimento, non è scoperta o ritrovamento,
nemmeno rivelazione. Alcuni buddisti dicono che è la liberazione dalla polvere
dello specchio coscienza. Ma sembra, più semplicemente, un flusso di calma
interiore che ci consente di sorridere del passato, di accettare pienamente
ciò che siamo, di adoperarci costruttivamente per quello che vorremmo divenire.
Sicché l'identità diventa plastica, si adatta, diviene fluida, comincia,
ahimè, ad intuire le finzioni, l'ipocrisia. Ma non demorde giacché ora non
trae le sue risorse nel contingente, nell'effimero. Come dicono i maestri
zen, ha ravvisato il suo vero volto, quello originale ...
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