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Sent: Wednesday, October 18, 2006 9:59 AM
Subject:
dubbi
Quesito
Ciao, mi chiamo Andrea e volevo innanzitutto
farti i complimenti per il sito che è molto interessante e può dare veramente
una mano a persone che come me si avvicinano alla meditazione e hanno moltissimi
dubbi e domande da porre.
Inoltre apprezzo molto il modo in cui ti poni
e rispondi alle mail e per questo vorrei sentire la tua opinione su alcuni
miei dubbi.
Mi sono avvicinato alle discipline orientali leggendo
un articolo sul Reiki, ma prima di ricevere l'iniziazione mi sono ritrovato
a frequentare un corso di Tai chi (che tuttora pratico); devo dire che mentre
nel secondo ho avuto da subito un riscontro positivo, nel primo sono rimasto
abbastanza deluso (probabilmente anche per le persone che ho incontrato).
La mia domanda è proprio sulla pratica del Reiki: sembrerebbe che il fondatore
della tecnica fosse un monaco buddista; ma secondo te è possibile che dopo
una semplicissima iniziazione vengano aperti dei canali energetici? E cosa
sarebbe questa energia universale che scorre diversa dall'energia propria
dell'uomo?
Il metodo però secondo alcuni funziona veramente; tuttavia
anche attraverso la meditazione, se uno si concentra in una zona dolorante,
si può avviare un processo di guarigione, o sbaglio?
(naturalmente non
sto parlando di tecniche sostitutive alla medicina tradizionale).
Mi piacerebbe avere la tua personale idea in merito in base alle tue
esperienze che di sicuro sono in numero n-volte maggiori delle mie e dandoti
la mia parola che il contenuto non verrà usato in nessun altro modo se non
per chiarire le mie personali incertezze al riguardo. Grazie mille, cari
saluti, Andrea.
Risposta
Ciao Andrea, grazie per gli
apprezzamenti, ma soprattutto per la chiarezza espositiva.
Il Tai
chi, insegnato da istruttori qualificati, è ottimo, consigliabile a tutti,
e se eseguito con equilibrio e moderazione non può che produrre ottimi risultati.
In quanto al Reiki sono perplesso. Ne potrei apprezzare taluni aspetti
se pratica e insegnamento non fossero divenuti, manifestamente, ricettacoli
economici, di lucro. Io non sono un moralista, ma questa contaminazione
è quanto di peggio ci si possa auspicare.
Discutiamone ancora. Dopo
una semplice iniziazione accade ben poco. Se il "maestro" è davvero capace,
nel senso che riesce ad esprimere sul serio determinate doti o qualità "meditative",
o per chiarire, è in sintonia con se stesso, quindi con gli altri, il suo
prossimo; è auto-consapevole; non si tratta d'un individuo egocentrico;
non è motivato, per l'appunto, da interessi alternativi; in tal caso ci
si potrebbe attendere che riesca ad indurre una temporanea apertura emotiva
dei soggetti interessati conducendoli a rilassarsi in modo sufficientemente
repentino e profondo da "iniziare" - è proprio questo il vero senso dell'iniziazione
- a percepire il proprio mondo interiore.
Riassumendo - in effetti
bisognerebbe essere ben edotti sul vero significato d'iniziazione spirituale,
aspetto che la maggior parte di colori che si avvicinano a tali discipline
religiose ignora - l'iniziazione, in genere, è solo una sorta d'introduzione
alla dottrina che s'intende trasmettere e che in pratica avviene solo simbolicamente.
Proseguendo, coloro che sperimentano gli stati di coscienza su menzionati
possono talvolta definire le personali aperture emotive, la disponibilità
pregressa a lasciarsi coinvolgere, come canali energetici. Ma dal riconoscerli
come risultato interpretativo di talune possibilità percettive, all'affermarne
l'esistenza obbiettiva, ce ne corre!
L'energia universale di cui
si discute sarebbe il cosiddetto "spirito santo" delle tradizioni cristiane,
il "prana" in quelle di matrice vedica. Su questo non mi pronuncio perché
la sua esperienza è soggettiva.
Se durante la meditazione ci si concentra
sulla parte dolorante? Scusami, ma è un modo un po' improprio di porre la
questione, Ora tento di spiegarmi. Il processo di ciò che vien detto meditazione
si può sviluppare, indicativamente, attraverso tre momenti: concentrazione,
contemplazione, meditazione. L'equivoco nasce dal fatto che ciascuno di
quelli successivi contiene il precedente. Quindi si può dire che un individuo
in meditazione stia anche contemplando e, per certi versi, si senta anche
concentrato. Ma non è vero l'opposto. Una persona concentrata non è in meditazione.
Quando ci concentriamo siamo ancora in ambito mentale, escludiamo
l'ordinario flusso dei pensieri circoscrivendolo ad un'unica idea. Al contrario,
il sistema che avvicina guarigione e meditazione è l'osservazione. Se ci
si sofferma con pazienza, fermezza, distacco e senza giudicare sull'eventuale
disturbo, può capitare che il dolore si attenui o sparisca. In effetti,
con ogni probabilità, non sarà avvenuta nessuna guarigione, mentre il disagio
potrebbe essersi, anche se solo temporaneamente, relativamente attenuato.
Tuttavia ci sono individui che incanalando tutta la propria attenzione
e immaginando che il respiro - o l'energia vitale, il prana, se non lo spirito
stesso nella sua estrinsecazione più pura ed immotivata - fluisca sulla
zona sofferente, affermano di favorire o persino indurre, anche se in un
secondo momento e non come riscontro immediato, la guarigione vera e propria.
Come vedi si tratta di tesi relativamente opinabili, ma non siamo ancora
nel campo della misteriosofia, perché anche se l'attenzione incanalata in
una determinata direzione modificasse davvero una specifica percezione,
o non avesse, presumibilmente, persino un'influenza più organica e generalizzata,
sarebbe ancora possibile spiegare l'evenienza senza ricorrere a concetti
arcani e indimostrabili.
In conclusione, fermo restando che la prima
cosa da fare in caso di necessità è quella di rivolgersi, sempre e comunque,
al proprio medico di fiducia, bisogna riconoscere che le persone aperte,
disponibili ad aiutare il prossimo, o più semplicemente gli individui compassionevoli,
si ammalano raramente e sono così pieni di energia da sembrar davvero che
ne ricevano a iosa e la distribuiscano effondendo benevolenza, pace, amore,
saggezza. Si tratta di ricettacoli, canali, o più semplicemente della loro
semplicemente fantastica buona volontà?
I modi di dire, i termini
adoperabili sono tanti. Quali sceglieremo? Quelli della propria cultura.
Ma per scorgerne le vere radici sarà sempre indispensabile attendere che
le onde generate involontariamente dagli indomiti pensieri si plachino in
modo da riuscire a scorgere un tantino al di là - opaca o riflettente che
sia - al di là della momentanea apparenza, della superficie.
Gentilissimo,
ho approfittato del tuo ottimo quesito per scrivere un articolo che, dopo
opportuni eventuali adattamenti, pubblicherò nel sito. Non ho molto tempo
ed utilizzo ogni occasione possibile per arricchirne i contenuti.
Replica
From: Andrea
To: "nick.salius"
Sent: Thursday, October 19, 2006
Subject: Re: dubbi
Ciao Salius,
volevo ringraziarti per la celerità nella risposta sempre
molto esaustiva.
Sono perfettamente d'accordo con te sulla dannosità
di certi fenomeni in diffusione e mi sento a favore di quello che viene
chiamato "controvalore libero" ovvero offerta libera post "insegnamento"
(considerando comunque tutte le spese che si devono affrontare per organizzare
alcunché nel nostro Paese e presupponendo una certa onestà da parte dei
partecipanti).
Volevo poi tranquillizzarti: anche se mi sono avvicinato
a certe pratiche un po' fuori dalla concezione occidentale (e soprattutto
dalla mia preparazione "ingegneristica") per problemi fisici (psicosomatici
- definiti dai medici) e, non nego, inizialmente sperando in un miglioramento
nel breve termine, ora so che non devo avere aspettative.
Questi problemi
fino ad oggi hanno dato un impulso negativo e degenerativo al mio modo essere
e di pormi nei confronti della vita, della religione e soprattutto verso
le persone che più amo; ritrovare me stesso (qualsiasi cosa questo voglia
dire) non potrà portare che benefici; certo la strada sarà lunga e i dubbi
su come agire tanti ma la volontà è forte: bisogna fare solo un passo attento
e poi pensare al successivo.
Avendo la possibilità di domande te ne farei
a bizzeffe: di come hai cominciato, dei problemi incontrati, ma anche in
generale sulla vita, il destino e molto ancora perchè ascoltare le idee
di una persona schietta ma garbata, sapiente ma esente da ogni forma di
presunzione è senza dubbio un piacevolissimo momento che al giorno d'oggi
si ripresenta assai di rado.
Ma a questo proposito la tecnologia ci viene
incontro e spero di leggere presto altri tuoi interessanti articoli. Grazie
ancora. Con stima, Andrea.
Modulo inviato il 01/11/2006
Name: francesca
Subject: yoga
Quesito
Buongiorno, prima di tutto
voglio farvi i miei più sinceri complimenti per la chiarezza e completezza
di questo sito. Sono una ragazza di 27 anni che si sta avvicinando allo
yoga, mi sono appena iscritta ad un corso e mi sto interessando e documentando
al riguardo. Essendo il mio primo approccio al mondo dello yoga (che mi
ha sempre incuriosita e ultimamente, visto il mio momento di "crisi" dovuto
a dei grandi cambiamenti che mi hanno portata ad esasperare questo mio stato
di ansia e agitazione continua, anche consigliato) avete qualche suggerimento
da darmi? La mia lezione è alle ore 20,30. Il fatto di cenare prima di andare
al corso può influire negativamente sulle tecniche di rilassamento-meditazione?
Grazie infinite.
Risposta
Ciao Francesca, lo Yoga ti
aiuterà senz'altro. Naturalmente ricorri contestualmente alla scienza medica.
I cambiamenti? Più che farne parte, sono la vita! In quanto allo Yoga, comincia
sempre con l'approccio fisico, lo Hata Yoga, che peraltro è quasi sempre
previsto. Per riconquistare una dimensione relativamente neutrale o equilibrata
di relax interiore non basta tentare di rasserenarsi interiormente, ma è
indispensabile, altresì, esercitarsi fisicamente. Considera, ad esempio,
l'alternanza tra meditazione "seduta" e "camminata: assumere una determinata
semplice postura, come andare a spasso, ma sempre consapevolmente. E non
attenderti nessuna realizzazione speciale, la meditazione non serve a nulla,
è proprio per questo che si pratica ...
Prova a fare un leggero spuntino
un paio d'ore prima del corso ed al tuo rientro una modesta cenetta.
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