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Modulo inviato il 15/03/2005
Name: Enrico
Subject: Meditazione
Quesito
Ho 26 anni e da poco più di 5 mesi pratico meditazione vipassana. Le
scrivo sperando di ottenere informazioni e chiarimenti riguardo ad una
situazione molto particolare che sto vivendo in quest'ultimo periodo.
Una sera durante la seduta meditativa, dopo aver raggiunto uno stato
di profondo rilassamento, fino a non percepire più il corpo e con la
mente completamente libera, ascoltando esclusivamente il respiro ed
il silenzio totale, indirizzai l'attenzione dentro la testa, osservandomi
con il cosiddetto terzo occhio. Successivamente, poco tempo dopo, mi
ritrovai immerso in una luce bianca intensissima. Contemporaneamente
sentivo che il mio corpo non esisteva. Per me è molto complicato spiegare
le sensazioni, perché è come se in quel frangente i miei sensi fossero
svaniti nel nulla, non era una percezione terrena. Tornato allo stato
normale piansi, tale era la bellezza della situazione appena vissuta
Le mie uniche parole furono: grazie, grazie, grazie. Questo fu il primo
episodio.
Le tre volte successive riuscii ugualmente a raggiungere lo stato appena
descritto, ma una volta entrato in quella dimensione (non so come nominarla)
mi irrigidii e ritornai ad una condizione normale ...
[omissis]
Dopo questi episodi ho notato un notevole cambiamento, come se la mia
consapevolezza e coscienza si fossero intensificate a livelli esponenziali,
una lucidità mentale ben superiore alla norma, grande energia fisica
e modifiche caratteriali. La situazione attuale è questa: continuo a
meditare ma senza spingermi troppo in profondità, evito volutamente
di raggiungere quello stato di meditazione profonda perché sinceramente
ho paura di entrare in quella "dimensione" e non riuscire a tornare
indietro. Per il poco tempo che sono rimasto nella luce assoluta mi
è sembrato di riuscire a gestirmi solo col pensiero. Come può immaginare
le domande che mi pongo sono tantissime.
Vorrei chiederle:
Cosa mi è capitato? Dove sarei finito se mi fossi lasciato andare nella
luce? Ho corso qualche pericolo? Come posso regolarmi una volta entrato
in quello stato? Dovrei seguire un corso di meditazione nonostante sia
arrivato sino a questo punto in completa solitudine? Vorrei farle tante
altre domande ma mi affido ai suoi consigli (magari potrebbe indicarmi
qualche buon libro dove trovare risposte in merito). Probabilmente le
mie domande possono sembrare banali ma il fatto è che in termini teorici
sono abbastanza ignorante sull'argomento "meditazione"; questo perché
mi sono dedicato esclusivamente ed assiduamente (30 minuti al giorno)
alla pratica meditativa senza documentarmi sapientemente a livello teorico.
Probabilmente ho esagerato nelle sedute, non ho mai saltato un giorno).
Tengo a precisare che il rilassamento e l'eliminazione di ogni pensiero
mi riesce velocemente e con una certa semplicità; probabilmente perché
da anni pratico training autogeno e respirazione pranayama per raggiungere
miglior risultati e svolgere con maggior sicurezza le mie passioni preferite:
apnea profonda e fotografia subacquea in apnea.
Confido in una sua risposta che mi possa far comprendere cosa è giusto
fare in questa fase della vita.
Grazie per l'attenzione, un abbraccio, Enrico.
Risposta
Gent.mo Enrico, cosa ti è capitato lo hai descritto da te molto bene.
Sicuramente meglio di quanto non avessi potuto fare io stesso che, in
un certo senso, sono abituato ad ascoltare questo genere di racconti.
Se tu ti fossi lasciato "andare" nella luce? In merito ci sono tante
narrazioni, descrizioni fantastiche, ma pur sempre soggettive. Ciò che
conta è l'esperienza personale, la quale non è mai univoca, nel senso
che è piuttosto difficile che più individui concordino su quanto hanno
visto, udito, provato. Fondamentale è sempre il soggetto che sperimenta
e che, di converso, ne diviene l'interprete.
Casomai tu continuassi a meditare e si ripresentasse la situazione appena
citata non perdere mai di vista te stesso, la tua soggettività. Se poi
questa soggettività si dilata ed espande sino a comprendere ciò che
ti circonda, uomini e cose, allora avrai conosciuto da te e potrebbe
capitarti di dover spiegare ad altri il significato ed il valore dell'esperienza
spirituale. Ma nonostante i tentativi di sinteticità e chiarezza, probabilmente
ti renderai conto che per raccontarti dovrai ricorrere sempre a metafore,
esempi e circostanze condivise, deformando, così, il nucleo stesso di
quella luce.
Quando sento parlare di luce mi viene in mente, per l'appunto, la chiarezza.
Direi che quella luminosità è proprio simbolo di maggior chiarezza,
distensione, efficienza.
Non è detto che si debba seguire un corso di meditazione. Ora descrivo
per sommi capi e solo titolo informativo, un'alternativa tradizionale
(penetrazione intuitiva). "Evitare di forzare la situazione come accade
quando ci si concentra su determinati punti. Seguendo il respiro si
può raggiungere un certo stato di assorbimento, ma non appena conseguita
una determinata calma è possibile scegliere, in alternativa al predetto
assorbimento o interiorizzazione della mente, di osservare i dettagli
della respirazione, le pause, sino a risalire al movimento stesso della
mente che precede l'azione fisica di inspirazione ed espirazione, ecc.
Se il respiro diventa flebile,o sembra rallentare quasi del tutto, bisognerebbe
ugualmente rimanerne consapevoli. Leggi:
http://www.meditare.it/forum/_disc1/04-07-19.htm
(in particolare la sezione conclusiva).
E' possibile evitare taluni stati mistici non essenziali, rimanere ancorati
alla realtà? Si, ma con una qualità di consapevolezza sempre più ragguardevole.
Se, al contrario, intendi approfondire le tue esperienze, non puoi procedere
da solo, ma frequentare insegnanti competenti, sui quali, tuttavia,
non posso fornirti nessuna informazione specifica.
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