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Nome: Stefy
Date: venerdì 04 aprile 2003
Time: 10.57.13
Quesito
Salve. Mi chiamo Stefania
e ho 17 anni. La vita sociale era per me un'ossessione. Ogni secondo della
mia vita non facevo che pensare a come comportarmi, quale giudizio la gente
avesse sul mio conto. Mi faceva male anche uno sguardo sfuggente, e mi tormentavo
per essere accettata da tutti. Mi dicevo che per risolvere i miei problemi
dovevo recitare, essere qualcun altro, nascondere le mie debolezze. Ma non
ottenevo che risultati ogni volta peggiori.
Così mi sono accorta
che oltre a imbruttire dentro, lo facevo anche fuori. Stavo male con me
stessa, avevo dei disturbi nel mio rapporto col cibo. Per diventare davvero
qualcun altro o comportarmi come volevo mi dicevo che dovevo ripetermi ogni
secondo una frase che mi convincesse di chi dovevo essere, fino a che non
potevo più fare a meno di farlo.
Quando ho capito che quello che
dovevo cercare era solo la pace interiore, visto che mi ero resa conto finalmente
del mio vivere male, non riuscivo più a non pensare a questo. E' come se
cercassi per forza qualcosa da pensare ogni secondo della mia vita, quasi
come conforto, come un'indicazione per il mio comportamento. Però mi rendo
conto che la cosa migliore sarebbe non pensare a niente, ma come raggiungere
questa tranquillità mentale che sembrano avere tutti tranne me?
Il
problema si sta affievolendo con il mio avvicinamento allo yoga, ma non
se n'è del tutto andato. Adesso per esempio mi ripeto "devo essere me stessa".
Ma è sbagliato farlo sempre vero? Non riesco a non pensare ad una frase
del genere. E' come se la mia mente fosse prigioniera. Come posso farlo?
Sto usando un libro di Richard Hittleman. Credo che fosse un grande uomo.
La mia vita sta cambiando grazie a quel libro, però questo problema non
riesco a superarlo. Sicuramente sono meno nervosa di prima, ma perché devo
per forza pensare a qualcosa? Come si fa a non pensare a niente? La gente
nella vita quotidiana, ha la mente sgombra?
Nel libro ho letto che
un tipo di meditazione attiva è quello di distogliere la mente da pensieri
vuoti, fantasie sul futuro o ricordi del passato che ci distolgono dalle
nostre attività quotidiane. Anche i miei pensieri devono essere distolti?
E se sì, come? C'era anche un periodo in cui pensavo sempre a distogliere
la mia mente da pensieri, ma in questo modo ci pensavo di più! Cos'è che
devo fare quando il mio pensiero va sempre lì?
Risposta
Gent.ma Stefy, hai scritto due mesi fa e come ritardo nella risposta non
c'è male. Potrai scusarci?
Ho notato che ti esprimi davvero bene
e sei chiarissima. Non solo, ma stai già risolvendo i tuoi piccoli, modesti
e temporanei problemi. Innanzitutto continua così, persevera, se necessario
chiedi aiuto e apriti con persone meritevoli di fiducia. Non conosco il
libro cui accenni. L'esserti avvicinata allo Yoga si rivelerà senz'altro
utile. Questo genere di problemi non si risolvono pensando o ripetendosi
qualcosa, indipendentemente se sia vero o meno. D'altra parte è assurdo
cercare di distogliere la mente. Da che cosa, poi, se la mente siamo noi
stessi? Tuttavia esiste una possibilità che richiede un po' di pazienza,
ma è molto semplice e risolutiva. Si tratta di "osservare". Non appena te
ne rammenti comincia ad osservare, il respiro, il tuo corpo fisico, i pensieri,
gesti, movenze, sentimenti, risoluzioni, tentennamenti, certezze. Osserva,
ma con scioltezza, perché non si tratta di un imperativo, ma della vita
medesima che rivela i suoi segreti solo a coloro che, attenti, sanno coglierli.
Ciao e auguri.
From: Lia
Sent: Wednesday, April 09, 2003 7:01
PM
Subject: articolo "Yoga per la pace"
Quesito 1
Salve, ho letto quanto segue nell'articolo "Yoga
per la pace", ma non ho capito cosa intende il compilatore quando cita:
... oppure, ed è lo stesso, non fare nulla, ma ad una condizione, evita
di essere ripetitivo.
Quesito 2
Salve, ho ancora un quesito
sulla ripetitività. Domando: l'uso di un mantra (nella meditazione), sia
cantato che interiorizzato, non è già, di per se stesso, una ripetizione?
La calma che ne deriva secondo me è importante e anche se giustamente come
lei suggerisce non bisogna aspettarsi una qualche grazia, a causa del fatto
stesso di non essere condizionati per quanto possibile dalla mente, nel
quotidiano trasmettiamo, anche senza le parole, quello che siamo realmente
dentro. Non trova? Quali potrebbero essere altre tecniche da adottare? Grazie
e a presto, Lia.
Risposta
Lia, ti ringrazio tantissimo
perché mi hai fatto notare una svista del webmaster. Aveva omesso di completare
la frase su cui hai chiesto delucidazioni:
"Per quanto non sia indispensabile
adotta una tecnica. Oppure, ed è lo stesso, non fare nulla, ma ad una condizione,
evita di essere ripetitivo, non agire meccanicamente, sii presente a te
stesso come a tutte le tue azioni".
Per quanto riguarda un eventuale
mantra sarà indispensabile che tu lo pronunci con grande attenzione, scandendo
sillaba per sillaba, consapevolmente, senza addormentarti. Non confondere
l'assopimento o la sonnolenza con l'assorbimento, l'interiorizzazione della
mente, la calma. Dapprincipio sembrano uguali.
La posizione da assumere
dovrà essere anatomicamente corretta. Siedi con la schiena ben dritta. Tuttavia
non è ancora sufficiente, rammenta la presenza di spirito. In pratica dovrai
essere, nel contempo, consapevole di te stessa.
Noi siamo anche e
soprattutto la nostra interiorità, non ci sono dubbi, direi che è splendido.
E lo trasmettiamo volenti o nolenti a tutti coloro che avviciniamo. Che
c'è di male? Le reazioni degli altri nei nostri confronti sono come uno
specchio che riflette la nostra effettiva realtà. Per questo è negativo
isolarsi. Bisogna vivere la propria vita sociale al meglio, cercando sempre
un equilibrio tra il lavoro, gli altrettanto indispensabili impegni frivoli,
e la ricerca spirituale, condotta con metodi adeguati e che ha come risultato
indiretto l'esplorazione della propria intimità.
Le tecniche di meditazione
sono tantissime, se lo credi opportuno segui le tue preferenze. Mi sembra,
comunque, che tu abbia già un po' di esperienza.
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