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Nome: Lupin
Date: mercoledì 11 settembre 2002
Time: 22.15.57
Quesito:
Carissimi, ho iniziato
da poco a praticare Vipassana, ma la posizione da seduto (su un cuscino)
mi provoca fastidi alla schiena e alle gambe. Durante tutto il tempo (1
ora) devo ignorare i "dolori" o posso appoggiarmi con la schiena, o sedermi
in altro modo? Osho dice di mettersi comodi. Qual'è la posizione giusta
possibile?
Risposta:
La posizione ti disturba? Cambiala
subito! Evita, però, di appoggiarti con la schiena. Tuttavia, se proprio
non riesci altrimenti ... trova un compromesso. Prova con una semplice sedia
senza schienale, uno sgabello, senza incrociare le gambe. Questa tecnica
non è esattamente Vipassana. Non decidere apriori il tempo da dedicarvi.
Osho non dice, ma parla a determinate persone in particolari contesti, non
dimenticarlo, non bisogna generalizzare.
From: Mat
Sent: Tuesday, September 17, 2002
6:19 PM
Subject: Domanda sulla meditazione
Domanda:
Ciao, mi chiamo Mattia. Sono interessato alla meditazione perché mi hanno
detto che aiuta ad aprire la mente e ti voglio chiedere se è vero. Non ci
crederai, ma ho 17 anni e ti sembrerà un po' strano che un ragazzo della
mia età si voglia dedicare a questa disciplina, perché con i tempi che corrono
quasi tutti i miei coetanei non fanno scelte autonome e se una cosa la fa
uno la fanno tutti. Da un anno a questa parte essendo, un tipo solitario
(a causa dei gusti diversi che ho rispetto alla massa) ho riflettuto molto
su me stesso e su quello che è giusto fare o non fare, tutto è iniziato
con la mia voglia di conoscere e grazie al web sono riuscito a documentarmi
in qualsiasi campo, anche se superficialmente, e mi sono fatto delle idee
personali, in particolare sulle religioni. Fino a poco tempo fa ero cattolico,
ma avendo letto tutto questo mi sono accorto, a proposito della genesi,
che il mondo non è stato creato da un Dio. Tra le tante teorie, secondo
me, la più realistica è quella del meteorite che conteneva dei batteri.
Ti chiedo scusa se ti ho detto tutto questo e in più sei la prima persona
con cui lo faccio. Finalmente ti porgo le mie due domande: 1.Quando medito
devo pensare a qualcosa o devo solo respirare? 2. Sul web ho letto che i
monaci buddisti che praticano meditazione eseguono anche esercizi strani;
secondo te devo praticarli anche io per raggiungere la meta? Ti ringrazio
molto e chissà, se non ci dovessimo incontrare in questa vita ci incontreremo
nella prossima. Un amichevole saluto, Mat.
Risposta:
Ciao
Mat, grazie per la tua email. Cercherò di essere esauriente. La meditazione
non aiuta ad aprire la mente perché la mente è già aperta. Semmai dà una
mano ad usare la mente con più rispetto ed ordine, sia verso se stessi che
nei confronti degli altri. Non mi sembra affatto strano che tu voglia sperimentare
la meditazione. Se la cosa ti attrae perché non provare? Nel tuo caso specifico,
tuttavia, ti consiglio vivamente di non iniziare da solo, ma frequentando
un corso, preferibilmente di Hata Yoga, con allievi e istruttori qualificati.
Altrimenti potresti isolarti ancora di più, mentre un fattore relativamente
secondario, ma non per questo meno importante, della meditazione, è la condivisione,
il confronto, la socializzazione. D'altra parte rammenta che la meditazione
può essere praticata indipendentemente dal proprio credo religioso. Ora
risponderò alle tue domande. Considera comunque che è sempre meglio conciliare
la meditazione con l'esercizio fisico come accade in certe forme di Yoga
e talvolta nelle arti marziali. Quando si medita non bisogna pensare a nulla
di specifico, ma seguire semplicemente il flusso spontaneo del respiro.
Non serve alcun esercizio "strano", nella maniera più assoluta. Non credere
ciecamente a tutto quel che leggi sul web, verifica sempre confrontando
più fonti attendibili. Nella meditazione non esiste nessun obbiettivo metafisico
da raggiungere, perché la meta siamo noi. Affermazione sibillina? Forse
è solo una licenza poetica. Oppure la vita reale.
From: Francesco
Sent: Tuesday, September 24,
2002 11:19 AM
Subject: messaggio
Domanda:
Sto
imparando a conoscere il Buddhismo, ma ho le idee confuse riguardo alla
statua del Buddha. Mi chiedo la differenza tra quello longilineo con un'espressione
meditativa e quello più grasso e sorridente. Potete spiegarmelo? Grazie.
Cordiali saluti.
Risposta:
Si tratta di espressioni folkloristiche,
tradizioni popolari che per noi occidentali hanno importanza relativa. In
linea di massima in India, per l'influenza della filosofia samkhya e dello
yoga, si rappresenta il Buddha con un fisico atletico e asciutto. Le parvenze
esteriori coincidono con la realtà interiore. L'afflato spirituale è di
elevazione e ascesi. Invece nell'Asia continentale la raffigurazione del
Buddha è stata influenzata dal taoismo. Il centro dell'essere umano è l'ombelico.
Durante la meditazione l'attenzione è rivolta sovente ai movimenti che la
respirazione imprime all'addome. Il Buddha sorride perché quei popoli sono
più estroversi e il loro modo di concepire la spiritualità è un po' meno
metafisico, più pratico. Ma in realtà il Buddha è comunque il simbolo di
un essere che durante la propria ricerca ha conosciuto se stesso. Ha riconosciuto
la transitorietà, l'impermanenza, la vacuità e, di converso, la straordinaria
ricchezza, importanza e vitalità di ogni manifestazione vivente. Ha ricercato
e trovato la gioia nel proprio cuore e l'ha condivisa con tutti coloro che
hanno recepito i suoi insegnamenti.
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