|
Meditazione nel web » Risposte
» Quesiti 13
Nome: Loredana
Inviato: mercoledì 19 dicembre 2001
Time: 12.19
Quesito:
Ho problemi di respirazione nasale e spesso respiro dalla bocca.
Quanto può influire tutto questo su una corretta meditazione?
Risposta:
Ciao Loredana, se l’esercizio è statico e non dinamico i problemi
di cui parli influiscono poco o nulla. Respira spontaneamente senza
alcuna forzatura. Tuttavia fatti controllare comunque da uno specialista.
Grazie per la visita.
Nome: Emanuele
Inviato: giovedì 10 gennaio 2002
Time: 17.39
Quesito:
Fa bene ripetere a se stessi regolarmente quello che si sta facendo,
cioè pensare, ora sto inspirando, ora sto espirando ... ?
Risposta:
Ciao Emanuele, dapprincipio è giusto. Successivamente, con il tempo
non ce ne sarà più bisogno perché la consapevolezza aumenterà gradualmente.
La tua attenzione si focalizzerà spontaneamente sull’azione e non sul
pensiero.
Nome: Alessandra
Inviato: giovedì 24 gennaio 2002
Time: 14.37
Quesito:
Ciao a tutti voi di Meditare! Ho visto con piacere che nell'ultima
lezione inserita nel sito è stata riportata la domanda che vi ho posto
qualche tempo fa. Ora ho un nuovo quesito. Vorrei sapere quale è la
differenza tra il training autogeno e la meditazione basata sulla visualizzazione.
Grazie.
Risposta:
Ciao Alessandra. Il training autogeno non può esser considerato
nemmeno lontanamente meditazione. Si tratta, in sostanza, di un metodo
per condizionare positivamente le nostre risposte automatiche a degli
stimoli o sollecitazioni, sia interne come per esempio le reazioni psicosomatiche
a vecchi traumi, che esterne e contingenti.
Tecniche di meditazione basate sulla visualizzazione ce ne sono tante.
Si possono distinguere in proiezioni positive, le quali servono a poco,
e negative, come la visualizzazione della luce o la percezione della
felicità separate e indipendenti dalle loro cause. Luce senza alcun
oggetto illuminato e felicità immotivata. Queste tecniche di meditazione
basate sulle proiezioni negative sono utili perché le sensazioni (luce,
felicità ...) senza oggetto si dissolvono presto e la mente diventa
silenziosa. Tuttavia rammenta di non praticare più tecniche contemporaneamente.
Le mie precisazioni sono semplicemente teoriche e speculative. Grazie
per la visita e la domanda.
Nome: omissis
Date: mercoledì 13 febbraio 2002
Time: 12.13.55
Quesito:
Da alcuni anni pratico Hata Yoga presso una associazione di omissis.
Molto tempo fa, dopo aver completato il servizio militare, per risolvere
dei problemi psicosomatici ho intrapreso una psicoterapia che poi, nel
desiderio di comprendermi a fondo, si è protratta con impegno e costanza
circa 5 anni. Tutto ciò ha cambiato molto la consapevolezza dei miei
pensieri, sogni e desideri.
... omissis: seguono particolari personali; una bella descrizione di
alcune vicissitudini e frammenti di vita privata.
E' trascorso un lungo periodo, gli impegni si sono susseguiti freneticamente,
una attività in proprio come omissis che ha assorbito ogni mio pensiero
e infine una certa tranquillità: un lavoro impegnativo, ma che iniziava
a dare i suoi frutti, tanti amici, un figlio meraviglioso, una buona
e sincera relazione matrimoniale, palestra, attività sportiva e benessere
fisico.
... omissis: di punto in bianco, circostanze avverse o uno strano destino,
mi sono ammalato.
Improvvisamente un piccolo virus, una malattia infantile, omissis, alcuni
neanche si accorgono di averla avuta. Sei mesi di febbre, gli amici
spariti, i progressi nel lavoro annullati. La tiroide e il sistema immunitario
danneggiati, una miriade di infezioni e tre anni di stanchezze, debolezze,
malesseri, impossibile sia il vivere che il morire. Nonostante ciò mi
dicevo di esser divenuto come un filo di erba: resistendo alla neve
e piegandomi alla furia del vento avrei ritrovato la primavera.
Oggi finalmente sono quasi guarito. Ho ricostruito il mio lavoro, riesaminato
la mia vita, le priorità, Non voglio più costruire castelli di sabbia
con il pericolo che un'improvvisa mareggiata li distrugga. Come dicevo
ho incontrato lo Yoga e me ne sono innamorato. Ho praticato con un buon
istruttore e ho letto i libri di molti maestri, alcuni erano troppo
distanti, altri più vicini al mio sentire. Ho trovato per caso dei testi
di Swami Rama e del Sentiero di Fuoco e Luce ( essere testimoni, concentrarsi
e meditare sul respiro …).
Leggevo le sue opere e mi pareva di conoscerlo da tempo immemore, quella
era la dolcezza, la delicatezza, la tolleranza, la comprensione che
avrei voluto realizzare. Spesso istruttori e maestri di Yoga, parlano
del potere del serpente, della Kundalini esplosiva e distruttiva, di
poteri e altre siffatte violenze, invece qui ho avuto la sensazione
di un abbraccio gioioso dal basso verso l’alto e viceversa. Ho proseguito
a studiare lo yoga e a praticare le asanas, ho iniziato a sedermi tranquillo
ogni sera una decina di minuti osservando il respiro. Perché? Non per
sviluppare una qualche sorta di facoltà o attitudine, non per raggiungere
con un balzo un risveglio improvviso, ma perché penso che riuscendo
a procedere dalla concentrazione alla meditazione finalmente costruirò
la mia "casa" sulla roccia e non sulla sabbia.
In un secondo tempo, sul più bello, l’istruttore yoga mi ha detto: "io
non pratico più la meditazione perché ci si potrebbe perdere chissà
dove e non ritornare, è meglio praticare solo asanas". Penso che sia
un suo problema e non un fatto reale.
Dopo essermi esercitato per qualche tempo ancora, durante l'osservazione
del respiro, mi pareva che tutto si fosse fermato, di non respirare
più. Avevo la sensazione di desensibilizzarmi e diventare leggero. Ho
pensato, sarà una fase di "assorbimento", il ritiro dei sensi. Avevo
un po' di timore, ma mi sono aggrappato al respiro che mi ha rassicurato.
Tuttavia, a seguito di tale episodio mi sono fermato. Successivamente
ho visitato il vostro sito e da alcuni mesi ho ripreso a meditare, 10
minuti ogni sera.
Prima di sedermi penso che nulla è importante, neanche raggiungere uno stato
meditativo, solo il respiro, non esperienze, non i pensieri, nulla,
solo il respiro. Questo sta sicuramente cambiando il mio modo di praticare
le asanas, avverto una differenza. Nondimeno, di tanto in tanto, ascolto
che taluni suggeriscono di non meditare da soli, ma di trovare un maestro,
qualcuno parla di grandi rischi. Qualche volta ho vagheggiato: seguendo
il sentiero tracciato da Swami Rama e applicandomi nell'attenzione sul
respiro, senza pormi domande, prima o poi riceverò i suoi diretti insegnamenti
(ma egli, il maestro, è morto, dice la mia ragione, e i morti non insegnano,
tutt'al più si può leggere un buon libro, ma allora non avrei imparato
niente, chiudiamo un’attimo la ragione in un cassetto, pensa che sia
possibile ricevere oggi il suo insegnamento?). Sicuramente sono ancora
così inconsapevole che la cosa non può funzionare. Forse ancora qualche
mese e quando starò bene bene dovrò cominciare a muovermi per il mondo
in cerca di un maestro. Sento che devo solo sedermi e osservare il respiro,
ma mi domando, e se perdessi tempo senza la guida di un maestro? Cosa
ne pensa ?
Risposta:
Ciao omissis. Grazie per la bellissima email. Mi ha fatto piacere
leggerla perché dalle tue parole traspare sincerità e buona volontà.
Stai facendo benissimo a praticare lo Hata Yoga. Persevera. Rammenta
un fattore importantissimo: se eseguirai le ananas consapevolmente,
cioè non meccanicamente, ma prestando la massima attenzione a qualunque
gesto, anche a movimenti insignificanti e/o necessariamente ripetitivi,
riuscirai a trasformare tale attività in un esercizio meditativo che
in poco tempo si rivelerà, per certi versi, utilissimo. Coloro che adottano
tale sistema affermano di sentirsi più energici. Successivamente, come
in una catena consequenziale di cause ed effetti positivi, con il miglioramento
dell’umore, della gioia di vivere, anche i processi naturali di guarigione
subiranno discrete accelerazioni.
Per quanto riguarda la ricerca di un maestro non sono d’accordo. Ciascuno
deve diventare innanzitutto maestro di se stesso. Certo, potrai avere
degli amici che condividono i tuoi stessi interessi o che, in qualche
modo, ti ispirano, ma preferibilmente nulla di più.
Rammenta che meditazione ed esercizio fisico devono procedere di pari
passo. Credo che nel tuo caso sarebbe vantaggioso camminare molto, cioè
fare lunghe passeggiate, tutti i giorni, ma sempre compatibilmente con
eventuali indicazioni mediche qualificate cui ti converrebbe, comunque
o se non altro per tranquillizzarti, ricorrere periodicamente.
Per concludere, siedi in meditazione quanto ti pare, ma poi, anche se
non subito dopo, cammina per un periodo di tempo che sia come minimo
uguale a quello trascorso osservando il tuo stesso respiro.
|
Fate click sulla foto in alto per ritornare alla pagina iniziale della directory Risposte.

|