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della directory Risposte.

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Il modo in cui noi umani siamo,
è una casa per gli ospiti.
Ogni mattino un nuovo arrivo.
Una gioia, una depressione, una cattiveria,
una momentanea consapevolezza
viene come un ospite inatteso.
Dai loro il benvenuto, ed intrattienili tutti.
Anche se sono una folla di dolori
che violentemente spazzano via
tutti i mobili della tua casa.
Tratta ugualmente ogni ospite con onore.
Forse ti sta ripulendo per prepararti
a qualche nuova delizia.
Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia.
Incontrali sulla porta ridendo
ed invitali a entrare.
Sii grato a chiunque venga
perché ciascun ospite ti è stato mandato
come guida dall’al di là.
(Rumi)
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“Vivi come se fossi libero dal pensiero ordinario, al di là dei confini
della logica e della ragione, andando oltre la forza di gravità. Fai scelte
coraggiose e stravaganti, vivi come se avessi il potere di cambiare il mondo,
perché è proprio così! Ricordati che hai eccezionali risorse che devi ancora
utilizzare e mantieni l’attenzione sul presente”.
(Caroline
Myss - Guarisci l'Impossibile)
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Poiché cani e gatti vivono ancora in connessione con l'«essere», possono
aiutarci a recuperare questo stato originario. Quando ciò succede, tuttavia,
questo stato originario in noi diventa più profondo e prezioso e si trasforma
in un dono: «la consapevolezza».
(Eckhart
Tolle)
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"La contemplazione non è né rapimento, né estasi, né l'udire improvvise
parole inesprimibili, né vedere luci arcane. Non è il calore emotivo né
la dolcezza che accompagnano l'esaltazione religiosa. Non è l'entusiasmo,
né la sensazione di essere «afferrati» da qualche forza primordiale e trasportati
impetuosamente verso la liberazione tramite una frenesia mistica. Tutte
queste cose [...] non sono opera del nostro «io profondo»; sono solamente
frutto di emozioni, del subcosciente somatico; sono un insorgere delle forze
dionisiache del subcosciente. [...] La contemplazione [...] è uno spaventoso
infrangere e bruciare di idoli, una purificazione del santuario, affinché
nessuna immagine scolpita occupi il posto che Dio ha ordinato fosse lasciato
vuoto: il centro, l'altare esistenziale che semplicemente «è»"
(Thomas Merton)
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"In ogni istante, potreste essere presi dallo scoraggiamento. Allora,
ditevi immediatamente: «La cosa non durerà». Rifugiatevi da qualche parte
in voi stessi, come se andaste in letargo, e restate là finché non ritroverete
il soffio della vita. Lo scoraggiamento è come l'inverno, ma dopo l'inverno
ritorna la primavera; ... Prima o poi, lo slancio e l'energia ritorneranno."
(Omraam
Mikhael Aïvanhov)
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Unisciti a coloro che non hanno mai detto: “basta, bisogna fermarsi qui.”
Perché così come all’inverno fa seguito la primavera, niente può finire,
e la strada del guerriero è un cammino senza fine. Una volta raggiunto l’obiettivo,
egli incontra una nuova sfida e deve ricominciare di nuovo, usando sempre
tutto ciò che ha appreso mentre camminava. Unisciti a coloro che cantano,
raccontano storie, si godono la vita e hanno la gioia negli occhi. Perché
la gioia è contagiosa, e riesce sempre a impedire che gli uomini si lascino
paralizzare dalla depressione, dalla solitudine e dalle difficoltà. Unisciti
a chi procede a testa alta, anche se ha gli occhi pieni di lacrime.
(Paulo
Coelho - Manuale del guerriero della luce)
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Quando la coscienza è unificata, comunque, ogni ansia viene abbandonata.
Non c'è ragione di preoccuparsi, sia che le cose vadano bene oppure male.
Dedicati alla disciplina dello yoga, perché lo yoga è intelligenza in atto.
(Bhagavad Gita II, 50)
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Un dio disse: «Chi ha figli gode dei propri figli, chi ha bestiame gode
del proprio bestiame. Le proprietà sono invero la gioia dell'uomo, senza
possessi non c'è gioia nel mondo». Il Buddha rispose: «Chi ha figli si preoccupa
per i figli, chi ha bestiame si preoccupa per il bestiame. Le proprietà
invero sono per l'uomo fonte d'ansia e senza possessi non c'è più ansia
al mondo».
(Sutta Nipâta)
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Narada chiese a Brahma: "Com'è lo stato dell'uomo risvegliato?". Brahma
rispose: "Duro da raggiungere è lo stato dell'uomo risvegliato. Solo pochi
lo conseguono. Ma anche uno solo è abbastanza. Poiché riposa nell'incontaminato
Brahman, egli è in verità il Brahman descritto nei Veda. Egli è invero grande
perché la sua mente riposa in me ed io, per tale ragione, dimoro in lui.
(Paramahamsa Upanishad,
dallo Sukla-Yajur-Veda)
La meditazione è una sfida senza interlocutori, senza oggetto.
Se credi di dover superare te stesso, educare e quindi condizionare la mente,
scalare la coscienza per conquistare la vetta della consapevolezza sei già
in errore. Il benessere è solo una conseguenza secondaria, cioè indiretta,
dell'unità di corpo, mente e spirito.
Lo spirito della meditazione non è un folletto facilitatore, ma l'essenza
della contemplazione. Un approccio che non non può essere illustrato, ma
solo esemplificato, senza cioè poter dire nulla tranne l'indicazione di
un esercizio che la tradizione ritiene moderatamente utile.
La meditazione non cura
i sintomi, non s'interessa, ad esempio, dell'ansia o della depressione in
quanto tali, ma coltiva il terreno su cui cresce il giardino interiore.
Si occupa del rapporto con il sostrato inerente, quello dell'essere, in
modo diretto, senza l'intermediazione del pensiero. In tal senso non ha
nulla a che fare, nel modo più categorico, con la psicologia, la cui utilità
è peraltro inestimabile nel favorire l'integrazione e l'adattamento ottimale
di ciascun individuo alla specifica società d'appartenenza. Certo, rendersi
conto che l'ansia è una spia, un segnale d'insofferenza, aiuta molto, ma
spetta alle discipline della mente sviluppare quest'ambito.
Al contrario, la meditazione,
col semplice tocco impalpabile del suo sguardo amorevole, tenta di far germogliare
i semi della gioia, prova a rendere l'aria dell'ambiente recondito un po'
più respirabile, si cimenta nel creare un ambiente di relax ove le piante
umane possano fiorire e raggiungere il vero apice delle loro effettive potenzialità.
Messaggio inviato il 01-04-11
Nome: Gianmarco
Oggetto: suggerimenti per superare la depressione
Messaggio
La grande stima che provo nei suoi confronti mi porta a porle la mia questione:
si può meditare in condizioni di depressione? Ho fatto tutti i tentativi
possibili, ma la mente mi trascina verso le sue più assurde visioni ....
le sarò grato se volesse dedicare una sua riflessione sull'argomento particolarmente
sentito in questo periodo da molti. Grazie.
Risposta
Gent.mo Gianmarco,
io non sono un medico, tanto meno uno psicologo. Sin dagli esordi, cioè
sin dall’inizio dei miei interessi al riguardo ho considerato la meditazione
come una questione prettamente spirituale. Ed anche se gli interessi e gli
studi in materia hanno oramai travalicato gli ambiti tradizionali dello
yoga e della religiosità in genere, credo, per esperienza diretta, che non
si possa prescindere comunque da nessuno degli aspetti summenzionati. Una
riflessione sull’argomento? In effetti
ho già
scritto qualcosa.
Ora si tratterebbe d’integrare, con la massima oggettività possibile, evitando
di essere ripetitivo. Ecco, quindi, qualche appunto compilato di primo acchito.
La mattinata è splendida e il mio umore è in sintonia con l’ambiente. L’abitudine
a rimanere relativamente ancorato al presente mi facilita, in questi casi,
un approccio positivo. Non è una scelta, in realtà non si può decidere il
proprio stato d’animo, ma si possono gettare le basi, seminare per cogliere
in seguito le opportunità che l’attitudine odierna comporterà l’indomani,
il giorno seguente, quello ancora successivo, secondo una sequela crescente
che rafforza via via la fiducia in se stessi e – anche se non sempre ben
riposta – negli altri.
Me la sto cavando con la sola dialettica? No, colgo l’opportunità senza
uno scopo predeterminato. Pur rimanendo aderente al tema non m’impongo dei
limiti prestabiliti. La vita deve fluire, gli accadimenti si devono succedere
senza irretirli, senza tentare d'incanalarli se non nei limiti che il buon
senso suggerisce. La meditazione aiuta davvero – e in che misura – a superare
la depressione? La fenomenologia è molto vasta e, lo ribadisco a scanso
di equivoci, non essendo un esperto mi baso soprattutto sui miei riscontri.
Dapprincipio la meditazione acuisce la sensibilità individuale e ciò – nei
soggetti più inclini – può comportare la comparsa o l'intensificazione di
stati d'ansia pregressi, sotterranei o camuffati. Una sensibilità che interferisce,
inevitabilmente con la lucidità e con l'umore. Nel prosieguo e nella maggior
parte dei casi questa problematica si risolve da sé, ma considerata l'estrema
delicatezza del problema è meglio farsi seguire da uno specialista.
Non ti ho detto nulla di nuovo, vero? Non sto tergiversando per riluttanza,
ma perché penso che senza un piccolo e sistematico sforzo d'approfondimento
queste note non servirebbero affatto. Mi analizzo un attimo. In passato
ho subito dei traumi? Ho difficoltà oggettive, problematiche irrisolte di
cui nel peggiore dei casi non ne sono nemmeno cosciente? E' ovvio che l'acuirsi
dell'auto-consapevolezza che la meditazione inevitabilmente comporta mi
creerà uno scompiglio. Ma cos'è la meditazione? E' davvero sedere a gambe
pressoché incrociate per osservare, indomiti, pazienti e caparbi, il respiro,
i pensieri, le reazioni, o c'è dell'altro?
La meditazione è soprattutto consapevolezza
che siamo già sostanzialmente liberi. Sennonché lo temiamo, noi paventiamo
la libertà, in effetti preferiremmo dipendere; e la meditazione diventa
una corsa ad ostacoli, in qualche caso persino un calvario. Perché se da
una parte ci rendiamo quasi subito conto dei benefici complessivi che comporta,
dall'altra ci spaventa. Faremo, quindi, di tutto per rimanere in superficie,
per non approfondirla mai, per posticiparla, veleggiare su un mare di buoni
propositi, di finte promesse, in un oceano di speranze. In questi casi l'intento
di praticare diventa l'ennesimo appiglio, forse persino un ostacolo alla
propria salute.
Mi dispiace per alcuni esperti odierni – comprendo che spesso debbano offrire
un gingillo, un trastullo – ma la meditazione non consiste esclusivamente
nell'addestrare o esercitare la mente per incanalare l'attenzione in modo
da realizzare o accedere a una sorta d'empireo – di spazio alternativo –
e raggiungere una visione così profonda da percepire la calma, la quiete,
la chiara luce della fonte ... Meditare
è innanzitutto comprendere la natura composita della vita; rendersi conto
che ogni risposta solleverà ulteriori quesiti che a loro volta richiederanno
altrettante risposte. Il rilassamento metodico, di converso, è estremamente
utile. Quanto più, ad esempio, il respiro si calma, tanto più percepisci
l'unità di corpo, mente e spirito. Una seduta di meditazione è accettabile
solo se diventa, nel contempo, una seduta di rilassamento.
Quando chiesi aiuto al mio maestro, un insegnante zen, mi rispose
all'incirca così. Ti propongo una meditazione assurda, una meditazione per
temperamenti – come accadde, quindi, anche a me – temporaneamente depressi.
Quanto più credi che la meditazione ti aiuti, tanto più troverai riscontri,
starai meglio. Ma sono fenomeni temporanei. Prima o poi il vaso di coccio
delle credenze s'infrangerà sul muro dell'effimero, del transeunte, di tutto
ciò che muta e non permane mai. La coscienza non è un fenomeno statico,
bensì libertà, dinamismo, creatività. La coscienza,
che è vita, è gratuita, non ha fini, potremmo persino dire che è senza senso.
La meditazione, che è inutile, è la ricerca del senso della vita.
Meditare è realizzare proprio questo circuito. Chiaro? :-)) Più che spiegare
la meditazione ho cercato di trasmetterne lo spirito.
La meditazione è una possibilità già prevista dalla natura, ma se suscita
visioni potrebbe significare che ti stai concentrando eccessivamente, o
per lo meno forzando l'attenzione. D'altra parte concentrare il proprio
spirito è solo una delle vie possibili. Non si può imporre la fine – ossia
la calma, il rallentamento, la relativa quiescenza – del pensiero. E' un
evento che deve accadere da sé e noi possiamo solo permettere che si compia,
ossia creare le condizioni affinché lo stato meditativo subentri spontaneamente.
Leggi questi brevi appunti di
J. Krishnamurti
sulla meditazione. Tieni, altresì, presente che le tecniche di meditazione
formali non sono imprescindibili.
Considera pure l'importanza di seguire la via di mezzo. La mente è per sua
natura estremista. Attieniti all'equilibrio e non potrai che giovartene.
La stessa energia che si manifesta come ansia (o depressione) può trasformarsi
in calma, serenità e gioia di vivere. Infine, se da tutto ciò nascesse la
fede come certezza sarebbe un evento positivo. Spero tanto di esser stato,
non dico esaustivo, giacché ne dubito, ma per lo meno un po' utile. Un sorriso
e un ringraziamento.
10-01-12 - nick.salius
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