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Meditare significa tornare alla vostra vera casa, a voi stessi. Allora,
saprete come prendervi cura di ciò che accade dentro di voi, e saprete come
prendervi cura di ciò che accade attorno a voi. Tutti gli esercizi di meditazione
mirano a riportarci alla nostra vera casa, a noi stessi. Se non ricreiamo
in noi la pace e la calma e non aiutiamo il mondo a ritrovare pace e calma,
non andremo molto lontano nella pratica.
Thich Nhat Hanh
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Alle volte la gente pensa che quando si medita non dovrebbero assolutamente
manifestarsi né pensieri né emozioni; e quando, invece, pensieri ed emozioni
si manifestano ugualmente, questi praticanti si arrabbiano e si esasperano
con loro stessi, pensando di aver fallito nella pratica. Nulla potrebbe
essere più lontano dalla verità. C’è un detto tibetano che recita in questo
modo: “E’ un ordine inverosimile chiedere carne senza osso e tè senza foglie”.
Fino a quando avrete una mente, avrete sempre pensieri ed emozioni.
Sogyal Rinpoche
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Per penetrare nel profondo della nostra vera natura. Per conseguire una
vitalità efficace e solida in ogni circostanza, nulla può superare la meditazione
nel pieno dell’attività.
Hakuin (1686-1769)
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«Quelli per cui solo il mondo esterno è reale vivono in una notte scura;
ma quelli per cui solo il mondo interiore è reale vivono in una notte ancor
più scura. I primi sono indotti a una vita attiva, i secondi a una vita
contemplativa. Ma quelli che combinano l'azione con la meditazione, con
le azioni attraversano il mare della morte e con la meditazione entrano
nell'imperituro. Così abbiamo udito dalla bocca dei saggi».
Isha Upanishad
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Cosa dovremmo “fare” con la mente, in meditazione? Niente del tutto.
Semplicemente lasciarla così com’è. Un maestro descrive la meditazione come:
“Mente, sospesa nello spazio, in nessun luogo”.
Sogyal Rinpoche
Ciascuno di noi non ha altra scelta se non di cominciare
là dove si trova con quel che ha. Questa è la nostra sfida, la nostra vita,
la nostra pratica. Ogni ostacolo, ogni problema, ogni handicap fa parte
della pratica. Ogni vantaggio, ogni successo aiuta la comprensione della
pratica. (Non c'è altra
scelta - Marc Lesser, Zen of Business Administration)
Messaggio ricevuto il: 10-05-2010
Nome del mittente: Pippo
Oggetto: costanza
Cosa determina l'incostanza nella pratica? Soggetti che siamo alle smanie,
ai capricci ... finiremo per essere incostanti anche nella meditazione.
Ciò può causare un blocco nella crescita spirituale, addirittura una regressione
ed ogni volta bisogna ricominciare da zero ... Pippo.
Pippo, ti ringrazio subito per il messaggio. Ero a corto d'idee. Sai,
dopo aver scritto all'incirca un articolo, almeno una volta al mese, per
diversi anni, di tanto in tanto mi trovo in imbarazzo sui temi da sviluppare.
Ovviamente, non è che li abbia esauriti, in questo campo ci sarebbe d'approfondire
sempre e poi sempre, ma con il tempo sono divenuto più guardingo, soppeso
meglio i termini o i concetti che uso perché mi rendo conto del peso o del
valore che possono avere, nella vita di ciascuno, affermazioni senza riscontro,
se non relativamente avventate.
Prima di tentare di capire cos'è che causa davvero l'incostanza nella pratica
della meditazione, oltre il solito ritornello che bisognerebbe nutrire delle
giuste motivazioni, sarebbe meglio spiegare cosa significa crescita spirituale.
In genere, dimenticando che si tratta di un concetto metafisico gli attribuiamo
le stesse categorie riscontrabili in altri campi. La crescita spirituale
non è un accumulo di meriti, non si tratta nemmeno del proprio benessere.
Semmai è un livello di comprensione. Tuttavia non ci si può allenare alla
comprensione. Solo la presenza mentale può determinare le circostanze favorevoli
per raggiungere un livello di comprensione e intuizione vieppiù qualificato.
Quando ci s'accinge ad apprendere una nuova attitudine, una nuova arte,
ma anche il più banale tra i talenti, come ad esempio, è indifferente –
andare in bicicletta? – è indispensabile applicarsi con determinazione.
Si, sto parlando della volontà, da non intendersi, tuttavia, come uno sforzo.
Quando il desiderio di realizzare alcunché è sostenuto, soprattutto, dall'entusiasmo,
qualunque incombenza diventa una passeggiata.
Ma per cosa dovremmo entusiasmarci in merito alla meditazione? Non vi sono
eden da conquistare, peculiarità straordinarie da conseguire, performance
prodigiose da comprovare, nessuna promessa illusoria – quelle te le instillano
solo coloro che intendono sfruttarti – che possa agevolarci. La meditazione
ti riavvicina al tuo centro, è una realizzazione soggettiva e divieni più
tollerante e pacifico, ma solo perché non hai più mire egoiche. Hai cominciato
a conoscerti, ne hai intravisto l'essenza, e questo stesso fatto ti rende
senz'altro un individuo migliore – più felice? – di tutto ciò che non avresti
mai minimamente sognato.
Tuttavia i proponimenti, seppur nobili o disinteressati, per quanto apparentemente
virtuosi, lasciano sempre il tempo che trovano. La dura realtà è che posponiamo
sempre. Un osservatore esterno ne rimarrebbe perplesso. Sembriamo attratti
dalla sofferenza. Non riusciamo a scrollarci di dosso certe cattive abitudini.
Siamo affascinati dal mistero, ma nel contempo lo temiamo. Abbiamo scorto
o intuito o immaginato la soluzione, ma ne temiamo l'esito. Perché tentenno?
Corro davvero il rischio che una parte ritenuta sinora essenziale della
mia personalità sia superata, se non vinta, sormontata? Si, ma solo quella
che si basa sull'accumulo di cognizioni, d'averi, d'orgoglio ... E' l'ego,
l'indispensabile, ma al contempo famigerato, fatidico ego.
A questo punto sorge la vera domanda. Come superare le assurde e ridicole
– ma lo capirai solo in seguito – idiosincrasie dell'ego? E' come un cane
che tenta di mordersi la coda. Sennonché nella foga, persino l'incredibile
rincorsa ti sembra una circostanza plausibile. A volte con l'immaginazione
sopravanzi o salti un ostacolo che nemmeno esiste. Guardati intorno. Riconosci
che solo tu sei a favore del tuo incredibile ego. Non vedi come lo collochi
sempre su un piedistallo, mentre gli altri l'osteggiano sempre, vi sono
tutti contro? Sei solo una tra le mille onde dell'oceano, che infatti non
se ne accorge nemmeno. Ciascuno si sente importante, finanche essenziale.
Ci sono persino momenti in cui credi che il mondo ruoti intorno a te.
Perché non siamo sufficientemente costanti? Nella maggior parte dei casi
dipende, per l'appunto, dalla riluttanza a superare la via del noto per
inoltrarsi in un ambito che ancora non conosciamo. Ti senti affascinato
o sedotto a causa delle finte promesse di un futuro da sogno? Dubita, discrimina,
alla fin fine ritroverai solo te stesso. E' vero, sarai ripulito dall'inutile
bagaglio di suggestioni ammalianti che un certo tipo di cultura ti ha propinato.
Forse non avrai più modo d'illuderti, di perpetrare il tuo mondo di favole,
la sequela di supposizioni, l'infinita congerie di ridicole speranze che
ti accompagnano da sempre. Ma avrai ritrovato un amico, il solo che non
potrà mai tradirti o profittare della tua bontà, te stesso.
Prima o poi sopraggiungerà il momento in cui ne riderai, è ovvio. E rammenterai
ogni cruccio, le banali difficoltà che al momento ti sembrano persino insormontabili,
con nostalgia. Hai letto sin qui? Bene, ora lascia perdere le spiegazioni,
le sistematizzazioni teoriche, giacché per ogni tesi c'è sempre un'antitesi
che la contraddice. Chiudi gli occhi e rimani in silenzio, per qualche minuto,
senza pensare. A che diamine serve la costanza – nella meditazione – se
non a coloro che desiderano ... per forza l'ennesimo giocattolo con cui
gingillarsi? ... Dopo un po' ... Perbacco, sono riuscito a meditare rileggendo
il mio stesso articolo.
Con tutto ciò non voglio dire che la costanza nella meditazione non serva,
ma se proprio non ci riesci, accetta pure l'incostanza ... come diceva un
noto maestro di meditazione, diventa
consapevolmente incostante. Prima di trovare la costanza cerca colui che
dovrebbe essere costante.
24-05-10 - nick.salius
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