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Meditare significa soprattutto silenzio. Ma ben pochi lo rammentano.
Se il tentativo di raggiungere la quiete diventa eccessivamente metodico,
persino le vie dei saggi d'ogni epoca si fanno decisamente impervie.
Come pensi di ottenere vantaggi e benefici se non riesci ad ascoltar
nemmeno la tua interiorità, la sola legittimata a stabilire il giusto
ritmo per procedere verso la meta che intendi cogliere, pace, amore,
sensibilità, armonia, risveglio?
Ricevuto il 02/10/2008
Nome: Daniel
Soggetto: Effetti collaterali?
Quesito
Salve, mi chiedevo se la meditazione potesse peggiorare sintomi depressivi
e di ansia. Questo mi succede quando pratico con maggiore assiduità
e ho la sensazione di avere ancora maggiore necessità di praticare.
"Ovviamente" tutto ciò mi porta a interrompere, scoraggiato, per diverso
tempo, per poi riprendere quando la situazione migliora. A scanso di
equivoci voglio chiarire che sono stato e sono in cura da uno specialista
per questi disturbi e che questi mi ha sempre caldeggiato l'utilizzo
di tecniche meditative. E' giusto insistere in questi casi? Fa parte
di un normale percorso? Grazie.
Risposta
Gent.mo Daniel, qualche anno fa ci soffermammo spesso a parlare di ansia
e meditazione. Mi capitò, quindi, di ascoltare – tra gli scambi di idee
sviluppate nell'ambito del nostro forum – le esperienze di parecchi
meditanti. Discutemmo, soprattutto, con coloro che cercavano nella meditazione
formale un rimedio ai loro disturbi depressivi e di ansia. Io non sono
un medico, e nemmeno uno psicologo, ne discuto solo perché mi dedico
allo Yoga. Le mie deduzioni sono formulate in prospettiva spirituale.
Non considerale, quindi, come il contributo di un esperto, bensì come
le opinioni – relativamente opinabili – di un meditante.
Anche se la meditazione formale in un primo momento, calma e rilassa,
tuttavia se condotta con eccessivo cipiglio sollecita la propria reattività,
le proprie energie sopite, al punto da creare, involontariamente, ulteriori
lievi malesseri. Nulla di particolarmente significativo. Si tratta di
circostanze del tutto casuali e/o temporanee. Ma coloro che soffrono
di ansia, più sensibili rispetto alla media, ne risentono subito...
Quindi, come ho sempre sostenuto, la sconsiglio, meglio dei palliativi
come la preghiera, o la recita di un mantra. Meglio mollar subito la
presa dell'intenzionalità meditativa e lasciarsi fluire nella vita con
gioia. Cogliere qualunque opportunità si presenti per camminare, per
correre, per divertirsi, ritornar seri, e reiterare la ruota della vita
consapevoli ch'essa non s'avvolge mai su se stessa, ma si sviluppa secondo
una straordinaria spirale tesa, immancabilmente, verso l'alto. Anche
questa è meditazione.
Tuttavia ci sono delle pulsioni interiori che ci precludono, comunque,
un sollecito esito favorevole, allontanano la guarigione sino al punto
d'ammantarla d'un irrazionale alone misterico. Un buon psicoterapeuta
ti aiuterà a scoprirle. Solo allora sarà possibile meditare adeguatamente.
In caso contrario, quegli ostacoli causerebbero ancora ulteriori malesseri.
Esiste una categoria di persone convinte di riuscire a saltare a piè
pari le dinamiche del pensiero, salvo, poi, il doversi ricredere, anche
dopo anni ed anni d'inani sforzi, rendendosi conto d'aver affrontato
le bizze della mente con la mente. Certo, ci sono anche situazioni che
si risolvono da sé, oppure evolvono positivamente dopo aver individuato
autonomamente i conflitti egoici alla base del malessere, ma è arduo,
meglio essere guidati da un bravo, volenteroso, medico specialista.
Per il momento medita solo se ti accade spontaneamente. Rammenta che
la vita non è perenne acquisizione, ma un dare e prendere, lasciare
e ricominciare. Mentre il flusso vitale del respiro sale sino a saturare
la parte più elevata del nostro vertice fisico, e l'attenzione lo segue
come la piena d'un fiume che inonda a profusione l'arido campo del proprio
assetato stupore, mille gocce di stelle sorridono donandoti la volontà
d'intuire che ciò di cui abbiamo timore non è tanto il giudizio degli
altri, ovverosia il fatto d'infrangere l'immagine perfetta che ci siamo
proditoriamente creati, quanto di un'ombra. Tremiamo per una povera,
inconsistente, immaginaria ombra fatta di nulla. Sussultiamo all'idea
di ciò che ci potrebbe accadere.
Un'autentica e valida meditazione è soprattutto l'accettazione.
Cordiali saluti, salius.
Replica
Carissimo salius, ti ringrazio molto per la risposta. Ad un primissimo
senso di frustrazione legato alla sensazione di una porta che si chiudeva
ne è succeduto un'altro, di maggiore chiarezza.
Intraprendere la meditazione come se si trattasse di una questione di
vita o di morte, dell'unica possibilità di affrancamento dalle fatiche
e dalle paure della vita non ha certo portato ai risultati sperati,
anzi me le ha sbattute in faccia con la stessa forza con la quale io
cercavo di allontanarle.
Seguirò il tuo consiglio quindi e smetterò per ora l'esercizio meditativo
per dedicarmi ad altro. Penso di tornare a praticare il tai chi chuan,
questa volta però senza la pretesa di avere quei giovamenti che inseguo
da anni e che non arrivano mai. Ora capisco perché tempo fa il maestro
disse. "Se volete avere qualche miglioramento di salute dovete studiare
il tai chi chuan per quello che è: un'arte marziale." A furia di guardare
quello che sta dietro alle cose non riesco più a mettere a fuoco le
cose stesse.
Tempo di levare gli occhiali?
Ancora grazie, Daniel.
E' vero, tempo di levar gli occhiali, consideriamo la meditazione
soprattutto per quel che è, uno stile di vita, un'arte, una scienza
soggettiva, un modo di rapportarsi al mondo in modo adeguato, obbiettivo
e pacifico, che non pretende, nel modo più assoluto, di possedere o
rappresentare né verità soprasensibili, né risultanze scientifiche.
Tra le tante alternative all'approccio meditativo classico, che talvolta
fossilizza senza consentirci di verificare gli eventuali conseguimenti
raggiunti, v'è un iter che procede dall'uso consapevole della ragione
a quello creativo della propria vita. Il peculiare equilibrio spirituale,
così pervasi di meraviglia quanto compiuti, quindi totali, alla prova
sull'impudente piazza del mercato.
05-02-09 - nick.salius
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