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della directory Risposte.

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"Ben più gravi sono gli effetti prodotti in noi dall'ira e dal dolore,
con cui reagiamo alle cose, che non quelli prodotto dalle cose stesse, per
le quali ci adiriamo o ci addoloriamo."
(Marco Aurelio)
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"Non sono i fatti che turbano la mente degli uomini, ma è il giudizio
che gli uomini esprimono sui fatti a turbare la loro mente".
(Epitteto)
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Piccoli sottili pensieri, prendendo forma affliggono il cuore. Coloro
che non lo sanno lasciano vagare la mente qua e là. Ma coloro che
lo sanno, determinati e consapevoli, domano il mentale nel pensiero. Superata
la produzione incontrollata di pensiero, il risvegliato abbandona questi
pensieri e non rimane più nulla.
(Udana IV, I)
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Distaccati da tutti gli oggetti mentali, arresta tutti i pensieri: non
lasciare che buoni o cattivi pensieri entrino nella tua mente; non pensare
nemmeno agli insegnamenti buddisti o ai fenomeni del mondo.
(Huai-t'ang)
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La mente viene spesso paragonata a un cavaliere e il respiro a un cavallo.
Al cavaliere un cavallo selvaggio e indomito non serve a nulla, mentre gli
è molto utile un cavallo domato e addestrato. Se cavaliere e cavallo sono
entrambi ben addestrati e affiatati, allora si ha la combinazione perfetta.
(Chokyi Nyima Rinpoche, "Unione di Mahamudra e Dzogchen")
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Per comprendere correttamente le situazioni interpersonali, dovete innanzitutto
conoscere voi stessi. Una volta conosciuto lo stile delle dinamiche della
vostra mente, allora potete cominciare a vedere come quello stesso stile
funziona quando interagite con gli altri. E, infatti, sulla base dell'autoconoscenza,
la conoscenza interpersonale viene con naturalezza. Scoprite che qualcuno
ha sviluppato la sua mente; allora potete sperimentare come le due menti
interagiscano a vicenda. Ciò porta alla scoperta che non c'è affatto una
cosa come la mente dalla parte esterna e la mente dalla parte interna; allora "la
mente" sono in realtà due menti che vengono a contatto insieme, e che,
in un certo senso, sono la stessa mente.
(Chogyam Trungpa, "La sanità innata")
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Anche se una mente sospettosa non è un bene, è tuttavia sbagliato aggrapparsi
a ciò che non si dovrebbe credere, o non riuscire a chiedere notizie su
una verità che si dovrebbe indagare personalmente.
(Dogen)
I sensi sono ombre di nuvole vaganti nel cielo e ciò che
li avvelena, cioè la libidine, l'ira, e l'ignoranza, sono bolle di schiuma
che appaiono e scompaiono. Verificata la vera forma, non resta nient'altro
e l'effetto dell'inferno, all'improvviso, è distrutto. [Yoka
Daishi (VII sec.), "Canto del Risveglio]
Trincerarsi nella roccaforte mentale credendo sia inespugnabile o immune
alle inevitabili tensioni che l'odierna vita quotidiana comporta è pia illusione.
Pensare di temprarla mediante il semplice ausilio di metodi peraltro straordinari
come la meditazione è un ulteriore miraggio. Quanti meditatori si sono resi
conto che il surplus di energia reso disponibile dalla pratica non era incanalato
o impiegato in modo ottimale? Quando si confonde una parte con il tutto
ci si ritrova quasi sempre menomati. Se vuoi meditare con profitto sii totale,
rammenta d'identificarti soprattutto con i reami di coscienza più autentici,
come, ad esempio, la compassione e la tolleranza. Edifica la tua fortezza
sulla roccia della meditazione. Ora il quesito di un cortese visitatore
concernente ira e sfoghi che possono verificarsi malgrado la pratica.
Messaggio inviato il 22-07-2010
Nome: Pippo
Oggetto: Castelli di sabbia
Messaggio
Medito già da circa un semestre con apprezzabili risultati, soddisfatto
dei cambiamenti interiori e delle novità. Tuttavia al primo soffiare del
vento contrario mi lascio andare a sfoghi d'ira incontrollabili che demoliscono
chi mi sta vicino e demoliscono anche me, Scatti d'ira che nell'ultimo periodo
ero riuscito a contenere, adesso mi sovrastano e non so e non voglio limitare...
Chiedo troppo: un consiglio. Pippo.
Risposta
Pippo, non ho capito bene se questi impulsi d'ira li avevi già, anche sei
mesi fa, prima d'iniziare a meditare, oppure ti sono capitati solo - o in
particolar modo - dopo. Se me lo chiarisci posso rispondere in modo più
adeguata. Poi dovresti, gentilmente, descrivermi in sintesi il tipo di meditazione
che pratichi. Grazie.

Replica
Questi scatti d'ira li ho sempre avuti, è anche per questo che ho cominciato
a meditare, per attenuarli..., qualche risultato c'è stato, ma ogni tanto
mi lascio andare... pratico la meditazione seduto, con le gambe incrociate
su di un cuscino, focalizzo la mia attenzione sul respiro, cerco di limitare
in modo attivo l'affiorare di pensieri anche se questi, quando arrivano,
non permangono tanto da ingigantirsi. Ho acquisito un certo automatismo
(se così si può dire) durante la pratica, una propensione a limitare i pensieri,
attraverso momenti estatici a cui cerco tuttavia di non attaccarmi, sviluppo
visualizzazioni che mi aiutano a focalizzare la mia attenzione, prego, chiedo
benefici per persone a me care, per i miei colleghi, per noi tutti. Dopo
riesco a annusare odori mai sentiti prima, fruscio di foglie al vento, giochi
di luce tra rami ondeggianti. Una sensazione di gioia interiore mi pervade.
Ringrazio, sempre.
Risposta
Pippo, ti sei mai chiesto come l'osservazione del flusso naturale del respiro
dischiuda un dominio percettivo che può esser definito o considerato la
dimensione della coscienza spirituale? La maggior parte dei commentatori
ritiene che il relax della mente comporti maggior chiarezza e di conseguenza
un approccio esistenziale più profondo, una qualità di consapevolezza più
espansa. Ma tu, che sei soprattutto un meditatore, ti sarai senz'altro reso
conto che suddividere la sfera della mente da quella del corpo è un approccio
del tutto artificioso, per certi versi persino riduttivo. Noi siamo mente-corpo,
un'entità unica, inseparabile.
Sorvolo sulle questioni teoriche e considero subito gli impulsi emotivi.
Se non c'è equilibrio, se la meditazione coinvolge solo gli ambiti in cui
sorge e decade il pensiero, può capitare che le reazioni agli stimoli siano
esacerbate. Quando poi c'è un disagio pregresso – sia pur lieve, oggigiorno
persino generalizzato – il malessere diventa ancora più marcato. La consapevolezza
rimuove il terriccio superficiale e le inevitabili contraddizioni intime
emergono in tutta la loro evidenza.
Una parentesi. Il primo passo è ovviamente quello di
rivolgersi al proprio medico, eseguire gli esami clinici di routine e valutare
l'eventuale disagio psicologico. Se non c'è necessità di ricorrere a cure
mediche puoi provare i rimedi che le tradizioni spirituali suggeriscono.
Noi siamo corpo-mente. Non addestrare solo un frammento pensando che il
resto seguirà. Se la salute o l'età te lo consentono pratica le asanas dello
hata yoga e la meditazione camminata. Effettua lunghe passeggiate, almeno
il doppio del tempo dedicato alla contemplazione e-statica. Non disdegnare
l'esercizio fisico, i lavori manuali. Ci sono anche ottime meditazioni dinamiche,
come quelle di Osho. So per certo che il Tai Chi Chuan, una sorta di meditazione
in movimento, ha aiutato molto. Più in generale, quasi tutti gli esercizi
che richiedono modalità fisiche di consapevolezza espressiva sono alquanto
utili.
Gli escamotage per lenire le proprie eventuali tensioni sono tanti. Oltre
la meditazione camminata, che suggerisco sovente, potrebbe dimostrarsi utile
meditare in compagnia di un ... albero. Non uno qualunque. Scegli quello
che ti attira di più e che, per l'appunto, dovrà essere sempre lo stesso.
Avvicinalo come se fosse un amico. Instaura un rapporto
empatico.
Sentilo, toccalo, parlagli, abbraccialo e con il tempo avrai la sensazione
che un'energia indescrivibile fluisca e circoli gratificando entrambi. Diventa
l'albero, sii tutt'uno con esso.
Lo scopo di tutto ciò è sempre quello di attingere al sostrato inerente,
che non è solo tuo, ma puoi considerarlo come l'anima del mondo. Noi siamo
mente-corpo. Ciao e grazie.
I castelli di sabbia della vita: la convinzione di poter essere sempre
e comunque autosufficienti senza dover dipendere mai da niente e da nessuno;
la certezza che le proprie opinioni siano sempre le migliori, le più appropriate,
nonché opportune; la sicurezza di esser già pienamente consapevoli. Prima
ci si arrocca in un presunto fortino spirituale che coincide con un determinato
credo, con la fede. Poi ci si isola dimenticando che siamo essenzialmente
tutt'uno con qualunque manifestazione senziente. Infine ci si identifica
con le peculiarità dell'egoismo e della materialità più becere trascurando
che "reciprocità" non è un termine astratto, ma il modo in cui
ciascuno si correla con l'esistenza, nonché la maniera secondo cui la vita
risponde.
01-06-11 - nick.salius
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