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Suggerimento: «Leggi la poesia con attenzione. Se qualche
verso ti sembra ermetico interpretalo intuitivamente. I significati
non sono mai univoci, bensì determinati dalla propria consapevolezza.
Sei giunto sino in fondo, ti sei applicato a sufficienza? Bene, ora
dimentica la poesia. Lascia cadere i pensieri, non fantasticare su nulla.»
Mi sono chiesto spesso fino a che punto sia possibile conciliare
poesia e meditazione. Ovverosia se la poesia non sorga a seguito della
meditazione stessa. Cos'é che ci spinge ad ascoltare prima, a tacere,
cioè rimanere in silenzio poi? L'afflato della trascendenza, un richiamo
soprasensibile?
La ruota della vita
La meditazione è come il vento che scuote i drappi della tua coscienza
identificata, i paramenti dei tuoi ultimi appigli, l'ego.
La meditazione è come l'acqua che ondeggia lieve o vorticosa per creare
flutti d'amorevolezza o passione.
La meditazione è come la solitudine d'un canto che furoreggia nell'animo
... che mentre echeggia tra le valli dell'imperscrutabile, mira alle
più sublimi vette del cielo.
Proprio laddove il confine tra umano e soprasensibile sembra annullarsi
definitivamente per glorificare la ruota della vita.
Senza esaltare o disprezzare alcunché, pregi o virtù che siano.
Il ritmo, scolpito nella pietra, decalca il canto che si contrappone
al silenzio.
Fintantoché il coro della volontà di conoscere celebra all'unisono gli
ineffabili simboli della propria cultura, lo scabro ritmo imposto dalla
realtà diviene dolcezza.
E se le ombre disertano, ahimè senza lasciare impronta, rimane la levità
della gioia di essere.
nick.salius
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