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Questi articoli saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Suggerimento: «Leggi la poesia con attenzione. Se qualche
verso ti sembra ermetico interpretalo intuitivamente. I significati non
sono mai univoci, bensì determinati dalla propria consapevolezza. Sei giunto
sino in fondo, ti sei applicato a sufficienza? Bene, ora dimentica la poesia.
Lascia cadere i pensieri, non fantasticare su nulla.»
Nell'immaginario collettivo gli asceti rappresentano delle figure carismatiche
che hanno rinunciato al perseguimento dei benefici corporei più immediati
o istintivi per rivolgersi alla ricerca dell'intangibile e dedicarsi alla
cura dello spirito di consapevolezza. In effetti, gli asceti, indipendentemente
dal cammino specifico – ossia di sublimazione, purificazione o trasformazione
delle passioni – perseguono soprattutto tre obbiettivi: risvegliare l'inestinguibile
fiamma dell'entusiasmo, cogliere l'ineffabile mistero della psiche, intuire
l'inesprimibile segreto della verità. Un cammino, tuttavia, che non può
esser considerato del tutto avulso e indipendente dal contesto sociale cui,
inevitabilmente, i contemplativi o i mistici si rapportano. Questi versi
sono dedicati a degli ipotetici asceti moderni, alle loro presumibili vicissitudini
interiori e ad una singolare domanda finale: una poesia può avere la pretesa
d'investigare, se non illustrare, siffatto genere d'argomenti?

Piovve o non piovve?
Due asceti
dimentichi di se stessi
pregavano un Dio senza nome
e privo di forme.
Ma, perché?
A chi e a che cosa serviva?
E l'utilità, qual'era?
Per amor del vero
quelle preghiere così sospirate e intense
erano tanto sentite e dolci
da sembrare al tempo stesso
poesie, sentimenti irriducibili,
sensazioni di glaciale indifferenza,
odio, amore, diffidenza,
silenzio.
Infatti, ai primi freddi si dileguarono.
Tuttavia ne fummo lo stesso sorpresi
e sin dal loro nascere
rincorrendo piogge di simboli ...
Oh, quante parole!
Fluendo, ma ne valeva la pena?
E soffiando nel vano vento dei ricordi,
ma è proprio il caso
o solo un tentativo caotico?
Dovunque veda o vada,
gente che dorme,
me stesso
e un'incompiutezza di fondo.
Poesie! Cos'è una poesia?
Cos'è quel canovaccio di legno?
Si mi dimentico, delle mille
e gialle mille foglie cadute
di cento e uno inveterati autunni.
Poesie, solo tentativi, per esprimere,
no, non per esprimere,
semmai per seminare
briciole di verità.
Sensazioni e pensieri indefiniti
che una formula avrebbe distorto
o una sillaba persino traditi.
Già, la semantica!
Oggi, figuriamoci
è un giorno speciale,
è come gli altri.
Infatti ambedue ci nascondiamo.
Io dietro una penna
e tu, fumosa,
dietro questo incipiente inverno,
nebbia di sogno,
magari unico, il tuo,
ma personale pretesto.
nick.salius
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