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Questi articoli saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
Suggerimento: «Leggi la poesia con attenzione. Se qualche
verso ti sembra ermetico interpretalo intuitivamente. I significati non
sono mai univoci, bensì determinati dalla propria consapevolezza. Sei giunto
sino in fondo, ti sei applicato a sufficienza? Bene, ora dimentica la poesia.
Lascia cadere i pensieri, non fantasticare su nulla.»
Meglio dirlo subito, altrimenti potrei esser travisato, questa poesia è una metafora. In genere sono riluttante a fornire delucidazioni in merito ai versi, ma stavolta preferisco spiegarmi in anticipo. Entrare in meditazione equivale ad intraprendere un viaggio per esplorare i reami più reconditi della propria coscienza. La difficoltà non è il viaggio in sé, che poi non è altro se non il susseguirsi naturale degli eventi della vita, ma accedere, principiare, familiarizzare con una sorta di reame da cui, nei primi frangenti, traspare soprattutto silenzio. Dunque per accostarsi all'interiorità più pura bisogna accantonare – temporaneamente – la logica e cavalcare l'onda della curiosità, dell'impulso amorevole. D'altra parte, per facilitare il lettore nella meditazione, devo sbigottirlo, sorprenderlo, creargli dei dubbi. Questa poesia non è una metafora.
Ho un evaso per amico.
Egli, un giorno, non tanto lontano
mi lasciò, a contar le stelle
come fosser pecorelle.
Egli astuto, senza tradirsi
mi lasciò come per gioco
tra le grate delle celle
lo rividi e mi schernì.
Sono abile, lo sai
entro ed esco a piacimento
tu lo puoi, ma ti vergogni
temi il regno, temi il sogno.
Il mio amico è un vero indegno
passa il tempo a curiosar
passa il segno, và nel tempio
tra le pieghe delle gonne
è un ingegno, non c'è dubbio
ciocche riccie, checché vacche
sono il massimo
della sua puerile
abilità.
nick.salius
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