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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.
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Meditare vuol dire disfarsi della corazza che ci siamo forgiati, dei
vestiti superflui che indossiamo; allora abbandoniamo a uno a uno gli abiti
mentali, per restare nella nudità primordiale. In questa distensione si
sperimenta lo stato naturale della mente come luce, come coscienza conoscente,
come viva lucidità. Questa chiarezza della mente è definita come coscienza
istantanea, immediata, uno stato esente da elaborazioni mentali o reificazione.
(Ghendun Rimpoce)
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Se cercate la verità, dovreste investigare le cose in modo tale che la
vostra attenzione, mentre osservate, non si perda in quel che trovate, né
sia diffusa e dispersa; e nemmeno fissa e identificata. Colui che non è
distratto trascenderà la nascita, la morte e il tempo. Mentre camminate
o vi alzate in piedi o vi sdraiate, mentre allungate le membra o le ritraete,
fate tutte queste cose attenti a ciò che sta sopra, sotto e su ogni lato.
Qualunque sia il vostro posto nel mondo, siate colui che osserva il movimento
di tutte le cose composte con attenzione.
(Itivuttaka Sutta)
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"Osservate il corpo nel corpo, osservate le sensazioni nelle sensazioni,
osservate la mente nella mente, osservate gli oggetti mentali negli oggetti
mentali" significa vivere nel corpo in piena consapevolezza del corpo,
non solo studiarlo come un oggetto separato. La meditazione non rivela un
concetto di realtà, ma una visione diretta della realtà stessa.
(Thich Nhat Hanh)
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Meditazione significa addentrarsi nella propria essenza immortale, nella
propria dimensione di eternità, nella propria divinità interiore.
(Osho)
Ricordati, è stato dichiarato che l'attenzione è la sola Via percorsa
dai Buddha. Osserva il tuo corpo e le azioni compiute per suo tramite. Essere
negligenti in questa osservazione rende vani tutti gli esercizi spirituali.
Questa continua attenzione è chiamata "non essere distratti".
(Nagarjuna)
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Sedersi con le braccia messe in un certo modo o con le gambe incrociate
in quell'altro modo non ha affatto importanza. Quel che davvero importa
e' verificare se la meditazione che si fa sia un rimedio realmente efficace
per la nostra sofferenza.
(Lama Thubten Yeshe, "Energia di saggezza")
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In una notte scura brancolano coloro per i quali solo il mondo esterno
è reale; in una notte ancor più scura vivono coloro per i quali solo il
mondo interiore è reale. La prima convinzione inclina a una vita d'azione,
la seconda a una vita di meditazione. Ma solo coloro che uniscono l'azione
con la meditazione possono attraversare il mare della
morte con l'azione ed entrare nell'immortalità con la pratica della meditazione.
Così abbiamo udito dai saggi.
(Isha Upanishad)
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Molte persone studiano diligentemente e si esercitano nel dharma, ma
non raggiungono alcun risultato. Molti lama sono scontenti di non aver potuto
generare la realizzazione nei loro studenti; e gli studenti sono egualmente
scontenti, perché pensano di non aver ottenuto alcuna realizzazione. Il
motivo di tutto questo è che molti lama danno risalto alla retta visione
e alla meditazione, ma non danno risalto al retto comportamento. Allora
trasmettono quest'atteggiamento ai loro allievi, che, così, a loro volta,
considerano importanti la retta visione e la meditazione ma non considerano
altrettanto importante il comportamento. Questi lama insegnano l'accumulazione
di saggezza e l'accumulazione di meriti, ma l'accumulazione di saggezza
è messa in risalto e vi si presta molta attenzione, mentre l'accumulazione
di meriti è considerata insignificante. Questa è la ragione per cui non
si raggiungono risultati nella meditazione.
(Thrangu Rinpoche)
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"Più zucchero mettete nell'acqua, più dolce essa diventa. Similmente,
più a lungo meditate intensamente, e più grande sarà il vostro progresso
spirituale."
(Paramahansa Yogananda)
"Una volta una donna anziana chiese al Buddha come
potesse meditare. Lui le rispose di stare attenta a ogni movimento che faceva
con le mani mentre prendeva l'acqua dal pozzo, sapendo che se l'avesse fatto,
presto si sarebbe trovata in quello stato di calma attenta e spaziosa che
è la meditazione". (Sogyal
Rinpoche)
Mi sembra che a molti sfugga ancora cosa sia la meditazione: è ciò che
sei, non quello che fai. Quindi non confondiamola con le eventuali tecniche
architettate per favorirla e che nelle prime fasi sembrano, per lo più,
metodi distensivi. Siccome i principianti ben difficilmente sono in grado
di raggiungere quel particolare tipo di rilassamento in modo lucido e diretto,
si ricorre ad un'escamotage, la tecnica.
Le tecniche di meditazione sono artifici per ricondurre l'attenzione a se
stessi ed al momento presente. La meditazione è un'esperienza di apertura.
Quando si medita bisogna rimanere aperti all'esperienza, possibilisti. Senza
cioè attendersi che accada necessariamente quanto inconsciamente prefigurato
o consciamente vagheggiato, sospirato, invocato, auspicato.
Le tecniche di meditazione dovrebbero essere spiegate solo da coloro che
le abbiano sperimentate direttamente. Lo scopo principale, oltre che descrivere
il più fedelmente possibile le varie circostanze cui si va, presumibilmente,
incontro, è quello di illustrarle con termini adeguati e pertinenti. Espressioni
che non solo rendano l'idea delle prospettive concrete, ma che corrispondano
agli intendimenti comunicativi. Insistere su tale aspetto è tutt'altro che
banale. Le distorsioni interpretative cui si può incorrere sono tantissime.
Perché meditare? Meditazione come ricerca della Verità, o verità sulla meditazione?
La Verità è nel presente. Inseguire la Verità equivale a cercare il momento
presente. Tuttavia cercare è un'attività. Come tale è rivolta all'esterno
e implica vitalità, dinamismo, versatilità. Ma quando la ricerca converge
su di un solo obbiettivo, l'istante, si crea una situazione del tutto particolare.
Le energie d'attenzione impiegate ordinariamente per interagire con il mondo
esterno saranno adoperate per esplorare quello interiore. Tutte le tecniche
di meditazione sono accorgimenti per ricondurre la mente dal passato o dal
futuro al presente.

Nel momento stesso in cui ci s'impegna o coinvolge nella ricerca di una
dimensione spirituale e della verità, essa sfugge e diventa un oggetto mondano.
Al contrario, essere qui e ora, presenti al proprio presente, è verità,
libertà, nirvana.
Le tecniche di meditazione sono metodi per eliminare le barriere e aprire
le porte alla luce della Verità. Ma quali sono queste barriere? La prima
è il pensiero, molteplici livelli di pensieri. Ecco un esempio di possibile
fraintendimento.
Quesito ricevuto il 28 settembre 2004
Nome: Salvio
Oggetto: contenuti linguistici
Quesito
Ho letto, il discorso del maestro Buddha
sulla pratica della consapevolezza del respiro. Il mio quesito è semplice,
quando medito e dirigo l'attenzione sul respiro, devo coscientemente formulare
il concetto: "adesso sto espirando", "adesso sto inspirando"?
Non mi è chiaro se la mia attenzione deve essere priva o meno di contenuti
linguistici. Non ho ben capito, potreste aiutarmi in merito? Ve ne sarei
molto grato.
Risposta
Nessuna formulazione mentale. Approfondiamo brevemente l'argomento. Innanzitutto
presta attenzione qualche attimo alla posizione fisica che assumi per la
meditazione. Siedi correttamente e spina dorsale ben dritta. Rivolgi l'attenzione
alle componenti meccaniche del respiro. Ad esempio l'addome che si solleva
o tende, ecc. Non ti descrivo nei dettagli il processo perché dovresti scoprirlo
da te. Se mi dilungassi tu non faresti altro che seguire le mie illustrazioni
perdendo quella curiosità minima che ti consentirebbe di rimanere interessato
e ben sveglio. Tuttavia rammenta che non v'è nulla da afferrare, modificare,
indirizzare. Si tratta solo di comprendere quanto accade spontaneamente.
Successivamente, con il tempo, giorni, settimane, mesi, dovresti procedere
dall'attenzione alla componente fisica del flusso del respiro verso la percezione
del respiro in sé. Quindi non più la sensazione tangibile del flusso dell'aria,
della sua freschezza, della vitalità che ti trasmette rigenerandoti e contribuendo
a rasserenarti, ma di una qualità dell'aria medesima che riuscirai ad individuare
autonomamente non appena la tua meditazione diverrà pure serenità, calma,
limpidezza, trasparenza, chiarezza.
Di che si tratta? Ancora una volta, se te lo dicessi non ti sarei di alcun
aiuto. D'altra parte, nei libri c'è già molto più di quanto non ti abbia
esposto così rapidamente. Due sole raccomandazioni. Esegui questi esercizi
solo ed esclusivamente se ne trai benefici concreti. Altrimenti tralasciali
perché non è detto che siano indispensabili. La meditazione è innanzitutto
vita, presenza di spirito, consapevolezza e non tecnica. Dedica almeno lo
stesso lasso di tempo impiegato per l'esercizio di meditazione a svolgere
una consona e adeguata attività fisica.
Prima di concludere, un'ulteriore breve precisazione. La descrizione appena
riportata non è l'illustrazione di una specifica tecnica quanto il tentativo
di chiarire la differenza sostanziale tra il pensare ad una determinata
circostanza e il viverla. Un conto sarebbe, ad esempio, immaginare o prefigurarsi
una nuova promettente splendida alba, ben altro, invece, ritrovarcisi dentro.
Le tecniche di meditazione sono espedienti concreti che vanno vissuti e
non pensati.
Non è bene distinguere tra mente e corpo. In realtà esiste solo l'entità
mente-corpo. Una unità organica. Con la meditazione si tenta di essere più
attenti e quindi più consapevoli, sia verso se stessi che nei confronti
degli altri. La differenza tra un essere umano, un animale, un vegetale,
una roccia, è solo una questione di maggiore o minore consapevolezza. Per
quanto riguarda la pratica vera e propria si può scegliere. C'è chi ritiene
inutile assumere una determinata postura o impegnarsi in un certo esercizio,
ma così, a mio avviso, tutto diventa più difficile. E c'è, invece, chi adotta
una tecnica.
In effetti chi si dedica alla pratica di una tecnica non smette mai di
pensare, è ovvio. Anche le sensazioni di pace interiore, silenzio, che s'incontrano
durante la meditazione, sono forme di pensiero. Per quanto lo specchio della
mente si possa ripulire da ogni singolo granello di polvere in modo che
sia nitido e terso e rifletta i suoi oggetti senza esserne scalfito o condizionato,
sperimentando calma e serenità, si tratterà pur sempre di una normale attività
percettiva. Tuttavia è possibile sospendere analisi, etichettatura o interpretazione
di ogni singolo dettaglio. Durante l'esercizio specifico di meditazione
i pensieri si diradano con una certa gradualità. Colui che medita abitualmente
riesce a percepire una sintesi delle circostanze generali e a rispondervi
secondo vera necessità e non in modo superfluo. Quel senso di compartecipazione
distaccata che prima o poi sopraggiunge non è solo comprensione di ciò che
è, ovvero accettazione passiva, ricettività, quanto vera efficienza. Si
abbandona il superfluo per l'essenziale. Tutto qui.
Il meditante esperto si lascia coinvolgere sempre meno sia dai propri
che dagli altrui pensieri. Non s'identifica più come prima. Non subisce
passivamente. Tuttavia il fatto di non identificarsi non significa che rimarrà
freddo e insensibile, tutt'altro. Non si ritroverà vittima della propria
o altrui volubilità. Il rancore, l'odio, tutte le emozioni cosiddette negative
non lo scalfiranno nemmeno. Ovviamente le percepirà, ma in lontananza. Come
se non lo riguardassero davvero. La possessività, gli attaccamenti, le passioni
amorose, si trasformeranno in condivisione, senso d'interdipendenza, gioia
ed amorevolezza. D'altra parte l'ego si defila, le paure inconsce svaniscono
e con esse il mero bisogno di false certezze, impossibili sicurezze. Certo,
l'amore ci sarà sempre. E sarà mille volte più vivido perché il meditatore
esperto diventa finalmente capace di condividere se stesso senza più alcun
timore di poter essere sopraffatto, sia da persone amiche che da circostanze
impreviste.
Ho dissertato un po' sulle tecniche come stratagemmi che possono o meno
adattarsi a diversi tipi di persone. Ciascuno troverà quella più confacente,
che risponda ai propri bisogni del momento. Un grave errore sarebbe invece
credere che le tecniche siano valori assoluti di riferimento. Come concludere
senza un suggerimento generico che sia valido per quasi tutti gli approcci
meditativi, cioè per la maggior parte delle tecniche?
In questo momento non so proprio ciò che accadrà tra un attimo, figuriamoci
più in là. In questo momento vivo istante per istante. Usufruisco, ma non
m'identifico. Ora non mi serve programmare, mi basta essere attento ...
Spero di essere stato abbastanza chiaro. Talvolta adopero delle metafore,
oppure tento di servirmi del linguaggio per indurre una comprensione altrimenti
impossibile. L'articolo non è ancora terminato, leggerete
il prosieguo non appena possibile e successivamente
descriveremo alcune tra le tecniche di meditazione più interessanti. D'altra
parte questo web è tutto vostro. In amicizia,
nick.salius
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