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Meditazione nel web » Meditazione » Spigolature sulla meditazione

Un breve excursus d'idee e opinioni diverse per offrire spunti, incentivi per riflettere, occasioni per rilassarsi, ....
 

  1. Introduzione
  2. Ego
  3. Fenomenologia paranormale
  4. Esercizio fisico
  5. Luoghi di meditazione
  6. Cos'è la meditazione?
  7. Postura, un esercizio
  8. Epilogo
     

Introduzione

La meditazione non implica la necessità d'aderire ad alcun convincimento. Talvolta, i meditanti più adusi hanno barlumi di verità soggettive. Il tutto gli appare così colmo d'estasi che per brevi frangenti vanno al di là del sentire comune. Allorquando giungo a vedere te come il riflesso di me stesso, Dio mi appare dovunque. Negli anditi più remoti, nei recessi meno evidenti, come nell'ordinarietà più comune.
Rimane, quindi, un dubbio. Il fatto di non sentire più il bisogno di certezze - come accade a coloro che presumibilmente raggiungono un certo livello di comprensione (realizzazione?) - implica davvero che queste "certezze" non esistano? Il mio tentativo è solo quello di fare un po' di chiarezza. Spero tanto che alla fine sarete così confusi o stanchi da mollar la presa dell'ego e riuscire a meditare ...

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Ego

Immaginiamo per approssimazione la mente come il database di un forum. Se tu, utente, non inoltri le richieste-pensieri allora il database-mente non risponde. O, per lo meno, non reagisce in modo opportuno. Quindi, ciò che in genere si definisce mente è in prevalenza un flusso, più o meno lucido, di pensieri. Quando siffatti pensieri sono irretiti esclusivamente dalla coscienza periferica, quando cioè perdono contatto con il proprio centro, la fonte di consapevolezza da cui scaturiscono, diventano ego. E l'ego è un'entità virtuale che di per sé non esiste. Ma chi è colui che inoltra le richieste? Beh, a ciascuno le sue preferenze, cioè le definizioni che predilige, la sostanza non cambia, ovvero parlarne è irrilevante, forse perché indagare - in prospettiva spirituale - la mente con la mente è tempo perso.

Pensare di riuscire a calmare durevolmente la psiche con la suggestione o qualche escamotage analogo è altrettanto illusorio. Fintantoché il periplo della propria navigazione esistenziale avviene in superficie le onde del pensiero si placheranno solo per brevi frangenti. Affinché l'intelletto colga la verità nell'armonia del puro silenzio, nella propria genuina interiorità, bisogna soprattutto smascherare la pseudo-entità illusoria epidermica con cui ci siamo identificati, ciò che crediamo specialmente di essere. La via che si prospetta non mancherà di sorprese.

Puntualizzo, noi non diverremo mai calmi tentando di essere calmi, ma ricercando la calma che è già in noi e consentendole di emergere. Intervenire sulla realtà esterna senza prima elevare lo stato di coscienza? Sarebbe tutto inutile!

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Fenomenologia paranormale

La fenomenologia cosiddetta paranormale è attinente, innanzitutto, al dominio del pensiero. L'ego, che è il flusso ininterrotto e disordinato del pensiero, è sempre pronto ad occuparsene perché l'ego, per procrastinare l'illusione che lo sostiene, è anche e soprattutto giochi di potere, ricerca della supremazia, dogmatismo irrazionale, ecc. Invece l'ambito della meditazione è un ambiente ove ogni tensione si distende. All'ordinaria coscienza subentra una sorta d'autoconsapevolezza che favorisce subito un atteggiamento più tollerante, paziente e disponibile. Per inoltrarsi nello studio del presunto paranormale è altresì indispensabile un approccio etico. D'altra parte le facoltà intuitive potrebbero risultare utili nella misura in cui riuscissero a far luce su determinati presunti misteri. Intendo la scienza che progredisce e tenta di spiegare o interpretare l'esistenza.

Naturalmente esistono pratiche che favoriscono l'insorgenza di stati di coscienza più profondi. Si tratta di metodi che non prescindono subito dal pensiero, non trascendono la mente-ego, ma la rafforzano. In linea di massima sono le tecniche che fortificano la volontà. Approfondiremo, quanto prima, nella directory dedicata allo specifico argomento.

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Esercizio fisico

Una questione che viene dimenticata sovente. Quando si medita bisognerebbe dedicarsi sempre, tutti i giorni, anche e soprattutto all'esercizio fisico. Senza distrazioni, consapevoli dei propri gesti, siano pure cose semplici come il camminare. Senza preoccuparsi di nient'altro che l'agire. Perché così facendo la qualità della meditazione cambierà in meglio e colui che si muove, colui che cammina, riuscirà ben presto ad emergere autonomamente e senza sforzo. Via di mezzo è anche equilibrio tra i vari impegni e le diverse occupazioni o mansioni.

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Luoghi di meditazione

Auspichiamo luoghi di meditazione e di contemplazione liberi, aperti e gratuiti, di cui possano usufruirne sia credenti che non credenti. Luoghi aperti ed accessibili a chiunque, privi di ogni simbolo religioso, ovverosia dove quelli più tradizionali siano tutti indifferentemente presenti,  per favorire il raccoglimento e la meditazione alle persone di ogni paese e credo. Veri e propri ponti di collegamento fra le diversità, perché al di là delle differenze storiche e culturali, coloro che pregano o meditano percorrono, sempre e in ogni luogo, un medesimo cammino spirituale.

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Cos'è la meditazione?

Esemplifico, brevemente, due approcci apparentemente antitetici.

Primo orientamento. Osserva attivamente, partecipa agli eventi, non tenerti in disparte. Ad esempio, se corri, diventa la corsa, ... La tua posizione non dev'essere quella di un testimone distaccato e imparziale. Essere testimone non è una scelta. Il vero testimone sopraggiunge solo in un secondo momento. Il testimone interviene quando la simbiosi con l'oggetto osservato è tale che non rimane più alcuna coscienza di se stessi o della distanza che intercorre tra osservatore e osservato. Tra i due esiste soltanto una circostanza unica cui nel prosieguo, quasi di punto in bianco, subentra una consapevolezza globale. Ovvero uno stato d'animo che può essere considerato a tutti gli effetti come una nuova attitudine, lo spirito di testimonianza. Non ti sentirai più emotivamente coinvolto. Di punto in bianco avvertirai un benefico rilassamento interiore.

Secondo orientamento. Osserva ogni cosa come se tu ne fossi separato. Rilassati convenientemente, almeno due volte al giorno, e riuscirai pian pianino ad osservare con più distacco, come se fossi diventato un'entità relativamente neutrale, con tutti i vantaggi che, ovviamente, la cosa comporta. Il testimone emerge quando il rilassamento interiore ha raggiunto una specifica soglia individuale. La spiegazione del meccanismo secondo cui si manifesta lo stato di testimonianza è solo successiva. E' un appiglio logico per comprendere un fenomeno che sembra trascendere l'ordinarietà. Mentre sappiamo bene che, in realtà, non v'è nulla di straordinario. Si tratta solo di abituarsi al fatto di non essere più emotivamente coinvolti come prima, non più identificati.

Che ti sia immerso negli eventi, come nel primo caso, ovvero ti sia mantenuto in disparte, come nel secondo, perverrai, con il tempo, allo stesso risultato.

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Postura, un esercizio

Non mi stancherò mai di accennare ulteriormente alla postura. Se fai meditazione formale il tenere la schiena dritta e' importante, ma lo e' anche nella vita ....
La schiena poggia naturalmente come una pila di monete su se stessa.
Ci sono dei canali sottili che in quella posizione sono nella loro dimensione naturale e il "prana", veicolato dal respiro, tende spontaneamente ad armonizzarsi e questo e' verificabile facilmente.
Con uno zafu (cuscino per la meditazione) dovresti risolvere gli eventuali problemi, ma anche una sedia va bene.
Puoi fare un esperimento e osservare la qualita' della meditazione con la schiena dritta o da sdraiato (in quest'ultimo caso ti addormenti).

Oltre gli aspetti già trattati in precedenza c'è da considerare che il dover trovare un giusto equilibrio psicofisico favorisce una sorta di centratura spontanea. La pur minima autodiscipilna necessaria ci aiuta a comprendere che, anche se la meditazione è rilassamento, non basta desiderare di rilassarsi, ma bisogna pure essere corretti - proprio così come la postura indica e richiede - innanzitutto con se stessi, quindi avendolo compreso anche con gli altri. Sennonché serve aprirsi, rendersi disponibili in pratica ad ascoltare, se è il caso ad aiutare e servire senza attendersi nulla in cambio, per il solo gusto di agire - evitando di reagire confusamente e distrattamente - ... e la meditazione, pian pianino, comincerà a rivelarsi ... per ciò che è .... lo stesso mondo da cui e l'identico modo in cui, parliamo, procediamo, proviamo reciproca attrazione, siamo animati dal fervore di sapere.

Prova questo esercizio tradizionale. Siedi comodamente. Cerca di rilassarti, è un gioco. Presta comunque particolare attenzione al portamento. Che sia consono con tutto ciò che intendi realizzare. Il più alto scopo nella vita. Finalizzare i tuoi obbiettivi esistenziali all'auto-conoscenza. Vuoi diventare consapevole delle tue pulsioni più intime, conoscere la bellezza, sperimentare la calma, gioire per tutto ciò che ci viene offerto, elargire amicizia, ricevere simpatia?
Ora dondola lievemente sulle natiche. Sposta il tuo peso a destra, poi ciondola verso sinistra. Reitera il ciclo. Quindi riduci gradualmente quest'oscillazione come un pendolo che rallenta sino a centrarsi nel punto d'equilibrio naturale. Al bilanciamento così ottenuto nella centratura fisica, nonché alla simmetria conseguita nella rinnovata postura, corrisponderà la realizzazione d'una sorprendente armonia. Che siffatto flusso proceda dall'interiorità, o pervenga alla coscienza dall'alto, poco importa. Come una pianta che svetta alla ricerca del cielo, osserva il firmamento intrinseco, lo splendore dell'empireo interiore. Dopo qualche minuto riprendi il tratran quotidiano.

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Epilogo

Caro lettore, cos'è che temi? In te non c'è nulla che non vada. Come potrebbe essere altrimenti? Persino la serenità ce l'hai già. Ti propongo una metafora. Forse è come se la tua serenità fosse celata da un sottile strato di polvere. Basterebbe rimuoverlo. Si, ma come? In queste pagine stiamo cercando il come, ovviamente non ci sono ricette. Talvolta è l'atto stesso di cercare a rimuoverlo. Tal'altra, una possibile chiave è la comprensione che non v'è proprio nulla da cercare. Dov'è il segreto? Nell'armonia, nell'equilibrio, nella compassione, nella devozione ... Ciascuno deciderà, sempre e comunque, secondo il punto di vista che gli è più peculiare, secondo ciò che ha compreso. Io ti offro lo spunto per riflettere, ma spetterà dunque a te trovare la soluzione.

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12-07-08 - nick.salius

Meditazione nel Web » Immagini per la meditazione (la foto, Woman sitting by the beach doing meditation, è © dreamstime.com)

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Questi articoli sulla meditazione saranno soggetti ad ulteriori revisioni.

§

Colui che medita sul Brahman e lo realizza, scopre che ogni cosa nell'universo - lo spazio e l'energia, l'acqua e il fuoco, il nome e la forma, la nascita e la morte, la mente e la volontà, le parole e le azioni, i mantra e la meditazione - tutto promana dal Brahman.

Chandogya Upanishad

§

«Ciò che può fare un maestro benevolo, che abbia a cuore il bene dei discepoli, io l'ho già fatto per amor vostro. Ci sono queste radici di alberi, queste stanze vuote: meditate, monaci, non procrastinate, altrimenti più tardi potreste pentirvene. Queste sono le mie istruzioni per voi».

Majjhimanikaya 8, 152

§

La conoscenza è, dunque, superiore alla pratica; superiore alla conoscenza è la meditazione; ma ancora superiore è il distacco dal risultato, perché ad esso fa subito seguito la pace.

Bhagavad Gita XII, 12

§

Il fuoco non si vede finché l'acciarino non viene sfregato sulla pietra focaia, benché il fuoco sia già là, nascosto nella pietra. Nello stesso modo il divino rimane nascosto nel corpo finché non viene rivelato dal mistico mantra. Lascia che il tuo corpo sia la pietra e che il mantra sia l'acciarino. Sfregali l'uno contro l'altro in meditazione e realizza il divino.

Shvetashvatara Upanishad

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Quando lo yogi controlla il pensiero con la meditazione sul Sé, è simile ad una fiammella di luce che non trema in un luogo senza vento. Quando il pensiero si arresta con la meditazione; quando l'ego è veramente soddisfatto della visione del Sé; quando l'infinita Gioia che trascende i sensi viene percepita dall'intelletto; quando lo yogi si stabilisce nel Sé e non si distoglie mai dalla Realtà del Sé; quello stato che, una volta realizzato, lo yogi considera il tesoro più prezioso; lo stato in cui egli non viene scosso neppure dal più forte dolore.

Bhagavad Gita, 6, 19-22

§

Coloro che aspirano allo stato di unione (yoga) dovrebbero cercare il sé nella solitudine interiore con la meditazione. Con corpo e mente controllati, dovrebbero esercitarsi costantemente nella focalizzazione su un punto solo, esente da aspettative e da attaccamento ai beni materiali.

Bhagavad Gita 6:10

§

Se si desidera rimanere nello stato libero da pensieri, una lotta è inevitabile. Si deve combattere per farsi strada prima di recuperare il proprio stato originario. Se si riesce nella lotta e si raggiunge l'obiettivo, il nemico, vale a dire i pensieri, si placheranno tutti nel sé e spariranno interamente.

Ramana Maharshi

§

Lascia andare corpo e mente, finché non raggiungi uno stato di grande abbandono, come se ti lasciassi andare da una scogliera alta dieci miglia, essendo come uno spazio aperto. E non produrre rappresentazioni delle distinzioni dei pensieri casuali che vengono e vanno via; nel momento in cui una convinzione s'attacca alla tua mente, utilizza la spada della saggezza per tagliarla subito via, non lasciarla continuare.

Huai-t'ang

§

La realtà così com'è diviene la retta visione del meditante; il pensiero di essa così com'è si trasforma in retto pensiero; la consapevolezza di essa così com'è si trasforma in retta consapevolezza; la concentrazione su di essa così com'è si trasforma in retta concentrazione; le azioni corporali e verbali, allora, sono allineate alla realtà così com'è. In questo modo il meditante si evolve fino al compimento.

Majjhima Nikaya

§

Man mano che l'approccio del Buddha alla meditazione s'affinava, lui si rese conto che gli espedienti non sono altro che esteriorità nevrotiche. Perciò decise di cercare ciò che è semplice, ciò che c'è veramente, di scoprire il rapporto tra corpo e mente, il rapporto tra la stuoia d'erba kusha su cui stava seduto e l'albero della bodhi sopra la sua testa. Esaminò, molto semplicemente e direttamente, la sua relazione con ogni cosa. Non fu una cosa particolarmente emozionante, non ci furono flash di alcun genere, ma fu illuminante.

Chögyam Trungpa

§

«Monaci, osservate senza intermissione la decadenza inerente a questo corpo; stabilite bene di fronte a voi la concentrazione sull'inspirazione ed espirazione, e permanete nell'osservazione dell'impermanenza (aniccâ, anityâ) di tutte le cose composte. Coloro che perdurano nell'osservazione del degrado insito nel proprio corpo, abbandonano ogni tendenza passionale verso ciò che appare attraente. Per colui la cui concentrazione sull'inspirazione ed espirazione è ben fondata all'interno, la tendenza a pensare cose esteriori associate a ogni forma di turbamento mentale non esiste più. Colui che mantiene la messa a fuoco sull'impermanenza e il degrado di tutte le cose composte abbandona l'ignoranza e dà spazio alla conoscenza».

Itivuttaka, 85

§

Nella pratica della meditazione, non incoraggiamo le emozioni e nemmeno le reprimiamo. Vedendole chiaramente, permettendo loro d'essere mentre si manifestano, non consentiamo più che fungano da mezzi di intrattenimento e distrazione. In questo modo si trasformano nell'energia inesauribile che può compiere l'azione disinteressata.

Chögyam Trungpa

§

La meditazione è necessaria solo quando la mente è distratta da false immaginazioni. Sapendo questo, io sono qui. Senza gioia e senza dolore; senza aggrapparmi a nulla, senza respingere nulla: o maestro, io sono qui.

Ashtavakra Gita 12:3-4
 

§

Seduto in un luogo solitario, libero da desideri e con i sensi sotto controllo, medita esente da pensieri sulla tua infinita natura.

Shankara

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Fate conto che un orafo prenda le tenaglie e metta dell'oro nella fornace per fonderlo. Se soffierà troppo sul fuoco, lo riscalderà troppo, e parimenti se spruzzerà troppa acqua, lo raffredderà. Se lo toglierà continuamente dal fuoco per esaminarlo, ugualmente non raggiungerà il risultato voluto. Ma se farà tutte queste cose al momento opportuno, conoscendo la natura dell'oro, riuscirà a lavorarlo e a renderlo brillante con facilità. Nello stesso modo, ci sono tre qualità cui un praticante dovrebbe prestare attenzione: la concentrazione, la determinazione e l'equanimità. Se presterà a queste qualità la giusta attenzione al momento giusto, la sua mente diventerà come l'oro, modellabile, brillante e pura.

Anguttara Nikaya III, 103, Nimitta Sutta

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